Flatus Tori

di Leonardo Caffo

“Parlare “flatus vocis” è filosofeggiare di fronte alla morte e al dolore degli animali. Mentre un maiale cade a terra piegato dal dolore del carnefice, o una mucca viene intimamente violentata per dare il latte dei suoi figli ai nostri, molti si affannano a coprire di belle parole quanto accade: a giustificare ideologicamente ciò che immaginano, e mai vedono, con i loro occhi. Flatus Vocis è lo specismo, che si sforza di parlare dove bisognerebbe piangere ed agire, Flatus Vocis era il parlare di Hitler quando i “fumi semiti” coloravano il terso cielo del nord europa, ed è il parlare nostro – anche il mio di adesso – quando ad ogni battere di una tastiera un individuo animale viene smembrato per il nostro consumo violento, e non necessario”

Flatus Vocis è il commentare questa foto, cercare di comprendere l’intima sofferenza di quell’individuo animale che chiamiamo “un toro” – una vita – che lentamente muore sotto gli occhi divertiti di quelli che una volta erano animali umani, ma che oggi sono solo replicanti di un automa assuefatto al mondo, incapaci di lacrime, sogni e speranze di cambiamento.

«Credi sia aria quella che respiri ora?» … tutto è finto per il bipede implume, anche la sofferenza.

C’è ancora chi conosce solo te,

avanti o popolo,

e tu devi mantenere le promesse, affinché

io ti possa diffondere:

chi era solo ed ha trovato lo stato,

il contadino che sta con il padrone,

il catanese è milanese, il milanese

svedese,

l’ignorante sarà professore, e insegnerà la vita.

Chi non ti ha mai conosciuto,

avanti o popolo,

potrebbe non sapere più chi sei, neanche

dai libri:

tu che svanisci di fronte a troie e piscine,

rifatti verità, e sventola la pace

in un par di mutande.

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