Sulla liberazione dei visoni. Intervista agli attivisti di Essere Animali

a cura di M. Maurizi

visone

La recente liberazione di tre visoni da parte di Essere Animali e, ancor di più, la scelta di dare ampia visibilità a questo gesto assumendosene la responsabilità è stato un atto emozionante e coraggioso. Abbiamo colto l’occasione per fare alcune domande agli attivisti di Essere Animali.

Nel vostro comunicato specificate che questo gesto che restituisce la libertà a tre individui animali, e che ovviamente non ha bisogno di ulteriore giustificazione, viene fatto anche in nome degli altri 200.000 visoni prigionieri degli allevamenti italiani. In che modo pensate che questo gesto potrà contribuire alla liberazione anche degli altri visoni rimasti in gabbia?

Questo singolo gesto rientra in un progetto ben più ampio, esso oltre a celebrare la vita in quanto individualità libera e riscattata da una condizione di oppressione, è un’azione compiuta all’interno della campagna Visoni Liberi, una campagna nazionale per l’abolizione di questi allevamenti che si colloca all’interno di un più vasto contesto europeo. Se esaminiamo quindi le condotte strategiche dell’attivismo oltre i confini del nostro paese possiamo notare, anche in assenza di corrispondenze tra le varie associazioni che si battono per la chiusura degli allevamenti di animali da pelliccia, che esistono delle conformità per quanto riguarda le modalità e le prassi programmate all’interno delle varie campagne intraprese.

Per rispondere alla domanda in due parole, possiamo quindi affermare che questa liberazione per quanto possa essere interpretata come un’iniziativa a sé stante, in realtà è un’azione connessa a tutte le altre, compreso il corteo del 21 dicembre che abbiamo organizzato a Modena. Inoltre gesti come questo, suscitando l’attenzione dei giornalisti e dei maggiori canali informativi, contribuiscono a mantenere una certa centralità nei confronti di queste problematiche, problematiche che possono continuare a far riflettere persone che fino a quel momento rimanevano indifferenti.

A partire da alcuni eclatanti azioni (da Green Hill all’Università di Milano ecc.) in cui la rivendicazione “a volto scoperto” sembra giocare un punto importante, è in corso un dibattito nel movimento sul rapporto tra queste pratiche e le liberazioni in “vecchio” stile ALF. Quale è la vostra posizione in proposito: sono ambiti dell’azione che si integrano oppure è nato un modo nuovo e forse più efficace di porre la questione animale all’attenzione dell’opinione pubblica?

Sono ambiti dell’azione che si possono e si devono integrare. La nostra liberazione rientra nel concetto stesso di disobbedienza civile e i gesti compiuti dall’ALF sono vere e proprie azioni dirette. Entrambe le forme di azione si mettono in pratica nel momento in cui si avverte che le normali forme di attivismo permesso non funzionano e i risultati di tale attivismo si pensa siano insufficienti. Occorre quindi continuare a mettere in pratica azioni perché un cambiamento dello stato delle cose sia possibile.

Liberare degli animali a volto scoperto non vuol dire che farlo nell’anonimato è sbagliato. E’ un gesto che si fa in questo caso non solo per dare libertà a degli individui ma con un obiettivo più ampio e a lungo termine, per sfidare e spingere alla modifica di una legge e un sistema sociale che si considerano ingiusti. Lo si fa come parte di un processo di cambiamento politico e sociale. Per noi liberare un animale da una gabbia e dalla morte è un gesto che dovrebbe essere considerato normale, ovvio e dovuto, non un atto eroico per alcuni o criminale per altri. Per questo mostrarsi nel farlo e rivendicarlo è un modo per dargli questo valore e per poterlo difendere e spiegare pubblicamente, anche davanti a un tribunale se necessario.

In questo caso dei tre visoni in particolare stiamo discutendo di una determinata tipologia di sfruttamento, quella degli animali scuoiati e uccisi per essere trasformati in pelliccia, una pratica considerata crudele e non necessaria dall’83% della popolazione italiana. Ciò significa avere l’opinione pubblica dalla propria parte, ed esporsi sapendo che questo spinge ulteriormente a superare le normali pratiche di contestazione.

Il video che avete diffuso è bello e toccante: sembra difficile che qualcuno possa rimanere indifferente quando mostrate la gioia dei visoni per l’acqua e le corse sull’erba. Siete però senz’altro consapevoli che il sistema massediatico cerca in ogni modo di impedire la solidarietà dell’opinione pubblica puntando il dito su alcuni aspetti di gesti come questi come, ad es., l’illegalità che viene presentata come pura e semplice “violenza”. E, ovviamente, è più facile solidarizzare con la liberazione di un beagle che con quella di un visone o di un maiale. Pensate si possano superare questi ostacoli? E come?

Se parliamo della Campagna Visoni Liberi, al momento possiamo dire che i media hanno prodotto un’informazione neutrale, ma come già detto è vero che parlare degli animali sfruttati per la produzione di pellicce significa parlare di una piccolissima parte dello sfruttamento animale, sfruttamento che dai più viene considerato non necessario.

Detto questo, normalmente le informazioni filtrate dal sistema massmediatico, quando intendono informare, descrivono una verità che non rappresenta il reale, questo perché attualmente gran parte dell’economia all’interno della nostra società si regge in piedi grazie al sistematico quanto disumano sterminio di molti altri esseri viventi. In pratica chi racconta la storia, intesa come narrazione e interpretazione degli avvenimenti nel corso del tempo passato e presente, è chi nella storia ha continuato a perpetrare il suo dominio e la sua prevaricazione sulle altre specie viventi e sull’intero ecosistema, di cui è solo parte e non padrone assoluto. Si capisce che da questo punto di vista non è possibile descrivere nessuna realtà che non sia quella descritta da chi possiede il potere.

Ciò che noi facciamo è invece documentare la realtà per quella che è, ovvero rivelare la quotidianità del mondo da una posizione, si eretta, ma assolutamente neutrale. Lo specismo non ha nessuna giustificazione di essere perpetuato, questo è un fatto.

Se i beagle sono riusciti a spostare flussi di persone che al momento i visoni non riescono a muovere, significa che è ancora troppo confuso il concetto di antispecismo, ma consideriamo comunque positiva l’apertura dei media e della cosiddetta opinione pubblica verso l’idea di azione diretta o di disobbedienza come dovuta risposta ad un’ingiustizia. Se questo accade per i beagle sta a noi lavorare e allargare la sfera d’azione anche ad altri esseri viventi, perché in fondo l’ingiustizia è tale a prescindere da chi la subisce e questo è il messaggio di base dell’antispecismo.

Un altro degli argomenti standard che vengono usati contro le liberazioni riguarda le “conseguenze ambientali”. Su questo problema il vostro sito fa chiarezza però voi non nascondete che se la liberazione di tre visoni non ha di per sè alcun impatto ambientale (e comunque simile a quello che già ha la fuga spontanea di visoni dagli allevamenti) la liberazione di tutti i visoni detenuti in Italia potrebbe avere un effetto nocivo sugli ecosistemi. Come immaginate sia possibile in concreto risolvere questo problema?

Semplicemente è un problema che non è possibile risolvere se non chiudendo tutti gli allevamenti, poiché pensiamo che fino a quando ci saranno queste strutture ci saranno persone disposte a rischiare per tentare di aprire le gabbie dei visoni.

La nostra strategia non è quella di entrare negli allevamenti per tentare di aprire tutte le gabbie, diversamente mettiamo in movimento una serie di attività volte a dare origine ad un cambiamento culturale, sociale e politico nei confronti di questo specifico sfruttamento, per fare in modo che non possa più essere perpetuato. Infatti la campagna Visoni Liberi se presa in esame a 360° è appunto composta da diverse iniziative che rientrano in un determinato progetto ben pianificato.

Va da sé inoltre che se è innegabile l’impatto di specie alloctone rilasciate nell’ambiente, questo è davvero nulla se paragonato all’impatto devastante della nostra società nel suo quotidiano produrre, consumare, cementificare, inquinare e gettare. Le specie animali a rischio estinzione lo sono per l’impatto umano e l’antropizzazione, non per la presenza di specie alloctone che sono al solito dei comodi capri espiatori per porre l’attenzione da un’altra parte e non guardare alla vera radice del problema.

Se poi un giorno ci sarà da chiudere tutti gli allevamenti e decidere che fare dei visoni presenti, sarà un momento importante e ci penseremo, così come ci sta pensando anche chi ha fatto una proposta di legge in tal senso. Per ora preferiamo pensare a come arrivare a quel giorno nel più breve tempo possibile.

Liberare una vita in gabbia ha un valore assoluto. Aprire tutte le gabbie però è un obiettivo che non possiamo non perseguire. C’è chi ritiene questo obiettivo utopico perché l’essere umano sarebbe una specie crudele e insensibile. Ma se questo fosse vero l’attivismo per la liberazione di tutti gli animali sarebbe privo di senso. Voi ritenete possibile che un giorno si arrivi ad aprire tutte le gabbie? E pensate che questo cambiamento comporterà anche un cambiamento della società umana nel suo complesso?

Se è vero che i visoni sono animali per i quali liberazioni di massa sono effettivamente possibili, e questo certamente comporterebbero conseguenze agli ecosistemi, non è vero che liberazioni di massa possono essere effettuate nei riguardi degli animali sfruttati per la produzione alimentare. In generale non è possibile aprire le gabbie degli animali. Non esiste lo spazio fisico per ospitarli, non esistono i soldi per sfamarli. In Italia fortunatamente abbiamo alcuni santuari che ospitano animali che provengono da situazioni di sfruttamento e che sono stati sottratti al mattatoio. Queste strutture si fanno in quattro per sfamare un numero molto limitato di animali da reddito. Basta visitarli per capire che è impossibile continuare ad aprire le gabbie come prassi di attivismo, occorrono strategie ben diverse. Occorre agire all’interno dei funzionamenti della società stessa, ciò significa iniziare ad indagare non solo il flagello di una società specista carnefice degli animali, ma anche le catastrofiche conseguenze di una società antropocentrica carnefice della società umana stessa. Società umana intesa come comunità di individui organizzati che stabiliscono tra loro rapporti, condividono cultura, interagiscono con l’ambiente e ogni altro essere vivente.

L’essere umano non è una specie crudele e insensibile ma è per la maggior parte racchiuso in società basate sulla desensibilizzazione e il distacco dall’altro, animale o umano che sia. In realtà come scrive Daniel Quinn in Ishmael tutto si racchiude in quattro parole: “noi non siamo l’umanità”. Queste quattro parole scardinano completamente la nostra visione del mondo. Noi, popolo occidentale e civilizzato non siamo l’umanità, anche se ci piace considerarci tale. L’umanità è fatta anche di altro. Esistono altre culture, esistono altri modi di vivere su questo pianeta e di rapportarsi col mondo e gli altri esseri viventi. Esistono ma sono messe in disparte, nel dimenticatoio o riportate come materiale da documentari. Eppure queste altre umanità ci potrebbero ancora mostrare molte cose, soprattutto sulle possibilità umane di rapportarsi al mondo fuori da una società di massa e desensibilizzata. E questo ci può dare speranza, perché mostra che la natura umana non è intrinsecamente crudele, che è solamente una cultura specista che dobbiamo abbattere e non l’intera umanità.

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Comments
2 Responses to “Sulla liberazione dei visoni. Intervista agli attivisti di Essere Animali”
  1. Guido ha detto:

    “Non danneggiare alcun essere senziente” (dal Buddhismo Mahayana)

  2. Non conosco gli allevamenti italiani, conosco invece gli allevamenti in Spagna. Secondo il Bollettino Ufficiale dello Stato BOE, piú di centomila visoni sono scappati dagli allevamenti a lungo degli anni. Quindi la critica degli “ambientalisti” che considerano le liberazioni di visoni dannose per il medio ambiente sono irrelevanti. I veri ecoterroristi sono gli allevatori, che riproducono centinaia di migliaia di animali in condizioni crudeli e totalmente “antiecologiche” fuori dal loro habitat originale.. Ogni allevamento é una bomba ad orologería che prima o poi produrrá un disastro medioambientale. É che é giá in atto un lager per gli animali che vi abitano e soffrono.

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