Polli senza cervello così la vita diventa merce

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6 Responses to “Polli senza cervello così la vita diventa merce”
  1. Mattia Sgrignuoli ha detto:

    Sono (quasi) completamente in disaccordo.
    Un pollo anencefalico non è un pollo, non è senziente, non ha interessi e quindi non ha diritti. Non è diverso da una pianta mentre conserva solo l’aspetto dell’animale.
    Abbiamo il diritto di creare esseri senza cervello? Certo, se non si violano i diritti non vedo perché non dovremmo, a meno di non mettere in gioco dogmi tipicamente cristiani come “la sacralità della vita”, o il cliché del “giocare a fare Dio”.
    Infine, non vedo significative differenze tra il nascere naturalmente anencefalici (ma che vuol dire “naturalmente”?) e il progettare l’essere anencefalico. Il risultato è lo stesso e cioè niente di significativo, un oggetto che si muove.
    Perché non mangiarlo?

    • Serena Contardi ha detto:

      Concordo con te: nessuna vita è sacra. E la carne umana potrebbe essere la più “adatta” al nostro tipo di organismo: che facciamo, progettiamo bambini anencefalici? Oddio, no!, risponderemo tutti: credenti e non credenti.

      Si nasce “naturalmente” anencefalici quando una madre, senza nessuna manipolazione del feto, partorisce un figlio anencefalico.

      • Mattia Sgrignuoli ha detto:

        In linea teorica, non vedrei problemi nel mangiare carne di bambini anencefalici, perchè non sono bambini, non sono umani, non sono tantomeno persone. L’appartenenza genetica ad una qualsivoglia specie non è di per sé una linea di demarcazione, non deve esserlo.
        Ovviamente stiamo parlando di un esperimento mentale: difficilmente riuscirei, in pratica, a mettere in bocca un pezzo di carne di un essere simile all’uomo ma senza nessuna capacità sensibile, e probabilmente mi riuscirebbe difficile farlo anche con il pollo anencefalico,
        Ma ripeto, sono fermamente convinto che se non si hanno interessi non si hanno diritti, a prescindere dalla specie di appartenenza, proprio come credo che, a prescindere dalla specie di appartenenza, ad eguali interessi corrispondono eguali diritti.

  2. Serena Contardi ha detto:

    Poiché sei fermamente convinto che il diritto debba essere derivato dall’interesse, puoi approvare il fine ma non il mezzo (per ottenere esseri “senza diritti”, dovremmo prima calpestare quelli di chi, a tuo parere, già ne avrebbe): ma, tolto il mezzo, non rimane più nemmeno il fine. Io, comunque, non riesco più a vederli così separati, non tanto perché condanni il “giocare a fare Dio” come estremo atto di hýbris, quanto perché mi pare l’ennesimo tentativo di disporre del vivente a piacimento, un rafforzarsi dello sguardo padronale.

  3. Mattia Sgrignuoli ha detto:

    Si certo, il mezzo non lo approverei…
    Non è sbagliato disporre del vivente a proprio piacimento, se quel vivente non è senziente in nessun modo, anzi direi che è necessario per aumentare l’utilità marginale…
    Comunque stiamo parlando di aria fritta dato che sono cose al di fuori di ogni contesto pratico =D

  4. Puffo Bontina ha detto:

    L’unico modo. L’una cosa fattibile affinchè nessun animale soffra per esser poi mangiato o utilizzato per fini commerciali è semplicemente NON MANGIARE NULLA CHE SIA DI ORIGINE ANIMALE.

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