Semantica dell’inganno

di Alessandra Colla

Devo darvi due notizie — una buona e una cattiva.

Cominciamo da quella cattiva: la lobby della ricerca c.d. scientifica si prepara a impestare le nostre città con cartelloni e manifesti pubblicitari a favore della ricerca, lanciando una campagna in grande stile «insieme a voi per fare un impatto positivo su tutto il mondo, in piu di 30 paesi, e nella tua communita’» — come si legge, in un italiano un po’ approssimativo, sull’home page del sito http://www.ricercasalva.it, evidentemente ancora “under construction” (c’è anche una sezione intitolata rozzamente «Sei contro ricerca animale?», ma è vuota). Sono tanti, hanno i soldi e si appoggiano a istituzioni che il grande pubblico considera prestigiose.

Quella buona, invece, è che se pensano di dover uscire allo scoperto è perché si sentono minacciati, e per di più cercano di controbattere alle serie e numerose accuse portate contro le loro pratiche antiquate proponendo un messaggio debole e vecchio.

Vediamo un po’ i dettagli.

La foto del manifesto è questa:

Come si vede, l’immediatezza del messaggio è realmente di grande impatto — per chi? Ma per tutti quelli che, non conoscendo nulla dell’iceberg “ricerca scientifica”, vivono di rendita sul vecchio, vecchissimo argomento principe del bravo vivisettore: “preferisci sacrificare un topo o salvare tuo figlio?”.

Gli ingredienti per una vivace scossa emotiva ci sono tutti: il bambino, soggetto/oggetto par excellence di ogni pubblicità ovvero l’affetto più caro (per la verità le statistiche del 2010 registrano, per l’Italia, un infanticidio ogni 20 giorni), a fronte dell’odioso topo ( che si tratti di una candida cavia innocua non scalfisce minimamente l’immaginario collettivo che associa ogni muride al temibile Rattus rattus portatore della peste nera) incubo di quasi ogni donna e ogni madre.

È chiaro che i pubblicitari conoscono il loro mestiere — vendere il prodotto .

Da non sottovalutare nemmeno il link di riferimento, con un nome davvero ben trovato: “ricerca salva”. Ovvero la ricerca ti salva, ma tu che guardi, o viandante, devi salvare la ricerca se vuoi esserne salvato. Che, tradotto, significa “caccia la lira”. Obiettivo veramente primario per ogni istituto di ricerca, come sappiamo da tempo, e che costituisce il messaggio occulto.

Il messaggio palese, invece, è la quintessenza dell’antropocentrismo politicamente corretto: è in gioco la vita dell’essere umano, per salvare la quale s’impone il sacrificio di una vita non-umana. E la scritta non dice “un giorno ti potrebbe salvare la vita”, bensì “un giorno ti potrei salvare la vita”: è l’animale stesso a dichiararsi disposto a donarsi per la tutela di quel bene “superiore” che è la vita umana — tutto , a fronte del nulla rappresentato, per contro, dalla mera animalità. Nessuno meglio di Marguerite Yourcenar, a mio avviso, ha saputo dirlo meglio cogliendo «quell’aspetto sconvolgente dell’animale che non possiede niente, tranne la propria vita, che così spesso gli prendiamo» .

Ma di quale animale si tratta, qui? Del topo. Che un po’ ci è così familiare nelle vesti di Topolino, Jerry, Pixie&Dixie, Fievel, Bianca&Bernie; e un po’ merita, in qualche modo, di essere sacrificato per quella sua parentela (ah, Linneo…) con l’infelice Rattus rattus. Che si offra in sostituzione della vittima prescelta, dunque, è cosa buona giusta doverosa e salutare: come peraltro insegnano le radici della cultura occidentale — l’agnello che salva Isacco dal coltello di Abramo, o la cerva che salva Ifigenia dal coltello di Agamennone (e Lucrezio, lucido e puntualissimo, chiosa “Tantum religio potuit suadere malorum” , quali e quanti mali ha potuto suggerire la religione…).

Del resto la storia dell’umanità rigurgita di sacrifici animali, immolati su altari d’ogni tipo per celebrare vittorie, scongiurare sconfitte, espiare colpe o invocare favori — la predilezione di Jahvé per l’odore del sangue è imbarazzante forse più di quella del colonnello Kilgore per l’odore del napalm al mattino. Il che sembra aver fornito all’ homo occidentalis la legittimazione ideale per continuare, anche in questo nostro ancor giovane XXI secolo, a immolare vittime non-umane sull’altare della Scienza.

Ecco, questo sì che è preoccupante: considerare la Scienza (con la maiuscola, si noti) alla stregua di una divinità terribile ma giusta alla quale offrire quotidianamente innumerevoli sacrifici per salvarci la pelle. Non, si badi, per assicurarci la vita eterna nell’aldilà — oh no. Ma proprio per illudersi di sconfiggere la morte e tentare di prolungare il più possibile questa vita terrena, bene materiale quant’altri mai, prontissimi a infischiarcene della salute della nostra anima immortale nonché dello strazio di infiniti esseri viventi. (Io credo che l’Occidente cristiano in tutte le sue declinazioni dovrebbe interrogarsi su questa contraddizione che la dice lunga sulla fragilità di certe scelte).

Ma questa atroce divinizzazione della scienza non rappresenta forse la sconfitta di ogni illuminismo, e insieme il trionfo di quell’oscurantismo che dopo il 1789 si credeva di aver cacciato dalla porta e che subdolamente è invece rientrato dalla finestra? “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo […] con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio” ? Urge, s’impone, necessita imperativamente una nuova coscienza, una nuova consapevolezza e l’assunzione di nuove responsabilità.

Torniamo al topo, scelto non a caso. Perché sappiamo benissimo che gli animali utilizzati (sono o non sono “utensili animati” al pari degli schiavi, come diceva il sommo Aristotele che tanto piacque a Tommaso d’Aquino?) sono topi, sì, ma anche cani, gatti, scimmie (che sono primati come noi), uccelli, suini, ovini, equini, rettili, pesci — i ricercatori adempiendo così, in modo non eccessivamente arbitrario, l’antica missione: «dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Genesi, 1:28).

Ma naturalmente il topo, anche se è una cavia e non un topo di fogna, è molto meno carino di un cane o di un gatto: e si è più disposti a tollerare le sofferenze di quello piuttosto che di questi. (Anche Françoise Marie Martin, moglie di Claude Bernard, celebre fisiologo e campione della medicina sperimentale che l’aveva sposata per interesse nel 1845, tollerava a malincuore le pratiche vivisettorie del marito su topi e rane. Però quando il galantuomo arrivò a vivisezionare pure il cane di casa prese le figlie e se ne andò, nel 1869, trascorrendo il resto della sua vita a battersi contro questa pratica).

È probabilmente per questo che il nervosismo sale quando l’attenzione dell’opinione pubblica viene portata sugli allevamenti di cani destinati alla vivisezione; ed è per questo che risulta così difficile indurre l’uomo della strada a ritenere meritevoli di maggior considerazione animali diversi da cani e gatti.

Tirando le somme, però, sembra di poter concludere che noi, il popolo antispecista, non siamo messi poi così male. E che anzi stiamo lavorando piuttosto bene, se la lobby vivisettrice si sente in dovere di cercare approvazione per le sue pratiche biasimevoli (oltre che perlopiù fuorvianti, come sappiamo).

In concreto, cosa possiamo fare? Parola d’ordine, non abbassare la guardia. E poi: continuare a produrre materiale qualificato, non cedere alle emozioni, non rispondere alle provocazioni, restare distaccati e non dimenticare mai che sotto quei camici bianchi e quei sorrisi stereotipati si celano, intatti attraverso i secoli e i millenni, i portatori di ogni oppressione. Sarà solo questo che potrà salvare la vita di tutti, umani e non-umani.

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Comments
25 Responses to “Semantica dell’inganno”
  1. Mattia ha detto:

    il manifesto per fortuna ancora non è arrivato in italia, e l’immagine che vediamo è un photoshop di questa:

    Il sito ricercasalva.it, solo parzialmente funzionante e scritto in italiano stentato mi aveva fatto pensare / sperare ad una bufala, invece ad un controllo più approfondito ho trovato che il proprietario del sito è Pau McKellips, vice presidente della FBR, Foundation Biomedical Research.
    Sulla serietà e l’effettivo potere di questa Fondazione non ho maggiori informazioni, staremo a vedere se e quando aggiorneranno il sito italiano…

  2. martigot ha detto:

    Concordo con tutte le tue considerazioni.
    Che subdoli questi tipi che fanno leva sui sentimenti verso i figli e sul generalizzato disprezzo per i poveri topi…certo se al posto dello sventurato ratto mettessero un beagle o un micio l’impatto sulla maggior parte della gente sarebbe diverso! Ma naturalmente questo i pubblicitari, aimé, lo sanno bene.

    Spero soltanto che una campagna come questa sia effettivamente il sintomo di una preoccupazione della lobby della ricerca, che sente che, anche se lentamente e con mille ostacoli, il cammino per l’abolizione della vivisezione é in atto…

  3. Rita ha detto:

    Complimenti per il tuo bellissimo articolo.
    Dobbiamo continuare ad impegnarci per fornire la giusta informazione sull’orrore e la truffa della vivisezione.
    Spero anche io che questa campagna sia ciò che rimane delle ultime cartucce – è il caso di dirlo – sparate dai vivisettori.

  4. Sparrow ha detto:

    Articolo che ci vuole ma su una cosa è inesatto! Se si leggono i libri profetici si scopre che il Dio della Bibbia non ama affatto i sacrifici! E in Genesi quel “dominare” significa prendersi cura….tant’è che Adamo è stato creato completamente vegan e tale è rimasto prima dalla caduta.

  5. buridana ha detto:

    @ SPARROW
    Intanto bisogna chiarire cosa s’intende per “libri profetici”: perché l’Antico Testamento distingue fra profeti anteriori e posteriori, e fra questi ultimi individua ancora profeti maggiori e profeti minori. I quali
    tutti, in ogni caso, hanno scritto in epoche diverse e hanno inteso fornire messaggi differenti. Comunque, il profetismo non intende condannare i sacrifici in quanto tali, ma semplicemente perché vede in essi un’ostentazione di esteriorità, una ritualità vuota che pretende di sostituire l’autentico rapporto che lega il popolo eletto al suo dio. Non vi è condanna etica, ma teologica, per così dire.

    In Genesi, poi, “dominare” significa proprio “dominare”: la versione dei LXX riporta l’inconfondibile imperativo “archete”, dal verbo “archo” = dominare, comandare, signoreggiare, regnare, governare.
    Poi, sappiamo che in Genesi sono presenti due successive versioni della creazione: semplificando al massimo, per la prima Dio = Elohim, per la seconda Dio = YHWH il Signore. E sarà quest’ultima raffigurazione della divinità a reggere l’impianto teologico dell’Antico prima, e del Nuovo Testamento poi.

    In ogni caso, che Adamo e perfino le altre creature siano state create vegan non ha nessuna importanza: dal momento che è Dio stesso, dopo il Diluvio, a ribaltare le sue stesse decisioni originarie:
    «Genesi 9,1 – Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. 2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. 3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe». Si noti l’espressione “Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo”, che costituisce appunto il fondamento dell’antropocentrismo di matrice giudaico-cristiana.

  6. de spin ha detto:

    L’inganno è ovunque. Verrebbe da dire, solo il momento in cui ti rendi conto di essere circondato dall’inganno diventi essere umano, se ti succede…
    Oggi ho guardato in tv lo spot del Mulino Bianco, il sapiente mugnaio che racconta a due ragazzini che il suo segreto sono le buone uova che gli dà la sua amica gallina Rosita. Mentre miliardi di “Rosite” sono imprigionate tutta la loro breve (per fortuna) vita nelle gabbie degli allevamenti intensivi.

    […]

  7. elisaomm ha detto:

    Complimenti per l’articolo, davvero efficace. Non do mai denaro a quelle associazioni fabbrica-soldi che fanno leva sul buonismo d’accatto perché so quante lacrime e quanto sangue nascondano.
    La cavia, la scimmia, il cagnolino non salvano nessuno, salvano i congrui stipendi dei ricercatori e gli osceni profitti delle multinazionali
    farmaceutiche.

    Grazie! Lo riporto su http://www.lolandesevolante.net/

  8. Anne O'Nymous ha detto:

    Mo’ vabbene tutto, però sostenere che i ricercatori che si sono fatti un culo così sui libri prima e nei laboratori dopo seguano nel loro lavoro una logica del tipo “UGA BUGA KATANGA, SACRIFICARE ANIMALE PER AVERE PIOGGIA! IA IA CHTULHU FTAGHN!” è -nell’ordine- irrispettoso, assurdo e risibile.

    Anche il voler trovare a tutti i costi un filo rosso fra Bibbia e sperimentazione -quasi che non si possa dare scienza senza cristianesimo- mi risulta forzato, se non retorico e strumentale.

    Last, but not least: l’articolo omette i risultati conseguiti dalla sperimentazione animale… Forse perché altrimenti qualcuno potrebbe pensare che il gioco vale la candela?

    Saluti, Una Che Vi Segue Per Capire Cosa Vi Frulla In Testa Ma Non E’ Molto Convinta.

    • Serena Contardi ha detto:

      Ciao Anne O’Nymous,
      non credo che i ricercatori lavorino seguendo la logica “UGA BUGA KATANGA, SACRIFICARE ANIMALE PER AVERE PIOGGIA! IA IA CHTULHU FTAGHN!”, anche se in effetti la magia è considerata dagli antropologi la forma originaria in cui si presentano religione, arte e scienza, il primo emergere del concetto.
      A parer mio, che non sono affatto convinta la sperimentazione animale non abbia prodotto risultati, il riferimento ad un’affinità tra il sacrificio della cavia e quello compiuto dall’aruspice non è un’invenzione della Colla, ma descrive quel controllo sul vivente che le caste sacerdotali hanno inaugurato nel rito e che oggi si perpetua nei laboratori che utilizzano animali, gli unici esseri “sacrificabili” che ci sono rimasti. Forse, la lunga tradizione religiosa e culturale di cui tutti siamo permeati ha qualche ruolo in questa “sacrificabilità”.

      Saluti anche a te, seguici ancora, alcuni dei nostri lanzichenecchi cerebrali sono di buona compagnia.

    • marcomaurizi74 ha detto:

      Beh anche il fatto che ci segui per capire “cosa ci frulla per la testa” potrebbe suonare irrispettoso e risibile nei nostri confronti. Qui non “frulla” niente, vengono espresse pubblicamente (e senza anonimato come fai qui tu e come fanno molti pro-vivisezione in altri blog) idee, ragionamenti, ipotesi e se trovi contraddizioni o errori fattuali in essi siamo ben lieti di ascoltarli. Invece mi sembra che, in questo caso, il nocciolo dell’articolo non sia stato colto, visto che non ha nulla a che vedere con la ridicolizzazione e banalizzazione che ne hai fatto. L’articolo parte da un’osservazione molto semplice:

      Perché si usa il topo e non, ad esempio, il beagle o lo scimpanzé per difendere la sperimentazione? risposta: perché gli sperimentatori usano la RETORICA (e NON la scienza, NON il ragionamento, NON il convincimento razionale) per persuadere l’opinione pubblica, usando trucchetti emotivi da quattro soldi che vengono nell’articolo smontati in modo molto efficace. E possono farlo perché sfruttano in modo capzioso un sistema simbolico molto arcaico che fa del ratto l’immagine per antonomasia di ciò che è negativo-sporco-infetto, contrapponendolo al bambino bello-puro-innocente.

      Perché, se la vivisezione è una cosa così ovvia, normale e giusta come sostengono gli sperimentatori non facciamo vedere in prime-time gli esperimenti? Vuoi che parliamo dei risultati “positivi” della sperimentazione? Benissimo, allora al tempo stesso facciamo vedere ogni giorno, ogni ora, ogni minuto il numero di animali che vengono sacrificati e facciamo vedere PUBBLICAMENTE cosa viene loro fatto. Saresti d’accordo a far sapere cosa è veramente la vivisezione, a discuterne alla luce del sole? Facciamolo allora e poi chiediamo a chi vede questo spettacolo, senza retorica, senza trucchetti pubblicitari, “siete d’accordo?” “volete questo sterminio, volete la sofferenza e la morte di miliardi di animali?” “volete che questo si ripeta ogni giorno, ogni ora, ogni minuto”? E poi aspettiamo la risposta.

      Noi vogliamo che la gente sappia e che la società decida in modo consapevole (“sapete davvero cosa viene fatto?”) e trasparente (“chi mette i soldi? chi ci guadagna? Per fare cosa?”). Gli sperimentatori invece vogliono esattamente l’opposto: non vogliono che la gente sappia, minimizzano la sofferenza, danno ad intendere che sia tutto “disinteressato” e parlano sempre e solo dei vantaggi (veri o presunti), MAI dei costi etici di quello che fanno.

      Se permetti, come dice Alessandra Colla, i veri illuministi siamo noi.

      • Anne O'Nymous ha detto:

        Innanzitutto mi scuso se ho urtato la sensibilità profonda di qualcuno parlando in modo colloquiale, purtroppo a me lo scrivere erudito non risulta spontaneo, so’ limiti, ognuno ha i suoi. Personalmente io con “Robe che mi frullano per la testa” ci intitolerei pure un blog di filosofia, ma immagino che dipenda da persona a persona.
        In secondo luogo, se la infastidisce tanto l’anonimato, sono dispostissima a contattarla via facebook… In questa sede ho preferito questa forma perché il giudizio venisse dato sulle mie parole e non sulla mia persona (come troppo spesso accade su facebook).

        La suggestione che religione e sperimentazione abbiano “qualcosa in comune” è presente lungo tutto l’articolo, la mia non è un’osservazione peregrina. Il modo in cui è posta non si limita a considerare l’aspetto antropologico/simbolico del “sacrificio”, bensì suggerisce che la scienza sia soltanto un’altra maschera dei riti propiziatori. E questo, mi dispiace, ma è più deformante di uno specchio nel labirinto del luna park.

        “gli sperimentatori usano la RETORICA (e NON la scienza, NON il ragionamento, NON il convincimento razionale) per persuadere l’opinione pubblica, usando trucchetti emotivi da quattro soldi”
        Beh, lo stesso ragionamento si potrebbe applicare tante associazioni animaliste (non ditemi di no). Diciamo che colpire emotivamente è un modo molto efficace di persuadere, senza tentare di arrogarsi un primato che non c’è, da nessuna delle due parti.

        Il topo probabilmente è stata una scelta dettata da molteplici fattori, che includono un minore legame empatico, ma non si limitano a quello: il topo è l’animale più spesso usato nella sperimentazione, non il beagle e meno che mai lo scimpanzé, quindi in qualche modo è simbolico. A dire il vero si usano moltissimo anche i moscerini della frutta, ma chissà cosa si sarebbe detto in quel caso! Fra l’altro a me il topo dell’immagine non trasmette nè ribrezzo nè pestilenza, è bianco, è pulito, è uguale spiccicato a quelli che si possono comprare in un negozio di animali… insomma, è un topo molto carino!

        “Saresti d’accordo a far sapere cosa è veramente la vivisezione, a discuterne alla luce del sole?”
        Sì, subito, assolutamente. Dovrebbero esserci le telecamere negli stabulari, per me. Magari perfino delle webcam su internet in tempo reale, come quelle sui monumenti, anche se in effetti questo pone dei problemi di privacy per i ricercatori: gli esaltati che li “vanno a cercare” purtroppo esistono. Le immagini dovrebbero essere pubbliche, sia a scopo informativo che didattico. C’è un disperato bisogno di informazione. Così magari quelli che postano la foto del gatto investito e ci scrivono sotto “VIVISEZIONE” la smetterebbero.

        Quanto al costo etico: ciascuno dovrebbe essere libero di valutare se il costo etico della sperimentazione e dei suoi risultati è accettabile per lui. Credo che i medici dovrebbero avere l’obbligo di far firmare al paziente una liberatoria (come quella per i farmaci sperimentali) che dice che -in merito alla malattia diagnosticata- è favorevole ad essere trattato con cure che hanno coinvolto la sperimentazione animale, e magari anche che tipo di sperimentazione (ad esempio: è stato testato sui cani. La sperimentazione prevedeva questo. Alla fine il destino dei cani è stato questo). Perché no, è giusto, è sacrosanto.

        “Se permetti, come dice Alessandra Colla, i veri illuministi siamo noi.”
        Boh, ‘sta chiusa la si poteva anche risparmiare… non ho mai rivendicato di essere niente se non favorevole alla sperimentazione, mai messo niente in termini di “noi” e “voi” (sono solita parlare per me e basta)… a che pro quest’affermazione? E’ molto molto gratuita nei miei confronti. Ma va beh, stiamo discutendo.

      • marcomaurizi74 ha detto:

        Innanzitutto mi scuso se ho urtato la sensibilità profonda di qualcuno

        Ma no, figurati, era (questo sì) un artificio retorico per mostrare come l’offensività sia un concetto a volte molto soggettivo e che non può essere oggetto di discussione. A me sembrava che l’incipit del tuo (scusa se ti do del tu ma semplifica la comunicazione) intervento fosse un po’ piccato e offeso, per questo ho solo voluto mostrare come non sia il caso di affrontare questi temi con l’idea che l’interlocutore voglia fare provocazioni gratuite. Si può non essere d’accordo con Alessandra Colla ma il suo intervento mi sembra interessante e meditato, non è una “sparata” fatta tanto per…

        Sull’anonimato ok, non c’è problema, ma se vai a guardare vecchi post di questo blog siamo stati oggetto di improperi e assalti verbali da parte di difensori della sperimentazione che ovviamente lanciavano il sasso e poi nascondevano la mano dietro nick anonimi. A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, diceva quello, e nel tuo caso evidentemente non c’ho azzeccato. 🙂

        La suggestione che religione e sperimentazione abbiano “qualcosa in comune” è presente lungo tutto l’articolo, la mia non è un’osservazione peregrina. Il modo in cui è posta non si limita a considerare l’aspetto antropologico/simbolico del “sacrificio”, bensì suggerisce che la scienza sia soltanto un’altra maschera dei riti propiziatori.

        io non la leggo così anche perché Alessandra Colla, non è un’oscurantista anti-scientifica (sul suo sito http://www.alessandracolla.net ci sono bellissimi interventi in memoria di Giordano Bruno e Ipazia…) e dunque mi sembra un’interpretazione molto parziale. Ma poiché la “logica del sacrificio” è, secondo molti antropologi, alla base della cultura umana, anche ammesso che il suo testo vada in questo senso non ci sarebbe nulla di cui scandalizzarsi. Al limite è un elemento in più su cui riflettere. La ricerca scientifica non è nata dal nulla o dalla testa di Zeus e non è, non è mai stata e non potrà mai essere una pratica senza presupposti morali/metafisici, senza interessi e finalità legittimi/illegittimi…su cui noi TUTTI abbiamo il diritto/dovere di dire la nostra. La scienza non è un fine in sè, nè può giustificarsi nelle sue pratiche senza fare appello all’opinione pubblica e ai suoi valori.

        “gli sperimentatori usano la RETORICA (e NON la scienza, NON il ragionamento, NON il convincimento razionale) per persuadere l’opinione pubblica, usando trucchetti emotivi da quattro soldi”
        Beh, lo stesso ragionamento si potrebbe applicare tante associazioni animaliste (non ditemi di no).

        Ti dico di no. E’ ovvio che come ci sono difensori della sperimentazione idioti (ne abbiamo incontrati a iosa su queste pagine e su FB) ci sono avversari della sperimentazione idioti che usano trucchi invece di argomentare e magari usano anche immmagini sbagliate, spesso fidandosi senza verificare di ciò che hanno letto o visto da altri. Ma ATTENZIONE ogni volta che gli antispecisti mostrano un’immagine VERA della sperimentazione non stanno usando nessun trucco emotivo, stanno semplicemetne MOSTRANDO la verità! E dunque sono pienamente autorizzati e giustificati a farlo. Laddove i ricercatori non vogliono fare altrettanto, depistano, occultano, nascondono, minimizzano, fanno fotomontaggi per creare associazioni mentali che confondono invece di chiarire.

        La fondamentale differenza sta qui. Il più stupido degli animalisti nel momento in cui fa circolare un’immagine della sperimentazione sta facendo un’operazione di VERITA’ che è necessaria e giusta. E la reazione emotiva che ciò provoca, se la provoca, è necessaria e giusta anch’essa, perché l’opinione pubblica – come tu stessa dici – deve essere INFORMATA e deve SAPERE per poter scegliere. E deve anche guardare in faccia il dolore e la morte, altrimenti viene INGANNATA.

        Ricordo una volta che in una conferenza organizzata sulla sperimentazione, avevamo invitato uno storico della scienza a favore della vivisezione. Ricordo che venne letta ad alta voce (LETTA! senza mostrare immagini) la descrizione fatta da uno sperimentatore dell’esperimento che aveva compiuto. Ovviamente faceva accapponare la pelle. Subito il difensore della vivisezione protestò: “eh ma voi siete scorretti, leggendo questo avete già influenzato il giudizio del pubblico!” non so se mi spiego!

        Ma non devo dirlo a te visto che sei d’accordo che questa menzogna organizzata deve finire e che ci vuole trasparenza nell’informazione e nei processi decisionali. La ricerca è fatta in nome e per conto nostro, dunque si sappia quello che sovvenzioniamo, la società si assuma la respnsabilità della ricerca e non si faccia guidare dalla pubblicità e dal business. Se tutti ragionassero come te saremmo già a buon punto…ma ammetterai che non è così, purtroppo.

        “Se permetti, come dice Alessandra Colla, i veri illuministi siamo noi.”
        Boh, ‘sta chiusa la si poteva anche risparmiare… non ho mai rivendicato di essere niente se non favorevole alla sperimentazione, mai messo niente in termini di “noi” e “voi” (sono solita parlare per me e basta)… a che pro quest’affermazione? E’ molto molto gratuita nei miei confronti. Ma va beh, stiamo discutendo.

        In questo caso non voleva essere una risposta polemica e non era riferita a te! Quando dicevo “noi” antispecisti ci contrapponevo a “loro” che dicono che siamo oscurantisti e contro la scienza. Maddechè? 🙂

  9. ijk_ijk ha detto:

    Io vedo solo la notizia buona, sono venuti allo scoperto. Impensabile una campagna simile pochi decenni fa.

  10. Annamaria Manzoni ha detto:

    brava Alessandra: ho potuto leggere solo adesso e ho molto apprezzato. Il dibattito che ne è seguito dimostra quanti nervi scoperti hai toccato!

  11. buridana ha detto:

    Prima di tutto grazie a tutti quelli che hanno commentato.
    Poi, un grazie particolare a Marco Maurizi per aver risposto meglio di quanto avrei potuto fare io.
    Aspettiamo gli sviluppi 😉

    a.c.

  12. buridana ha detto:

    @ Ann O’Nymous
    ———————————–
    Gentile Anonima,
    nonostante gli sforzi dell’ottimo Marco Maurizi mi tocca intervenire personalmente, dal momento che s’impongono alcune precisazioni.

    Quando Lei dice: «La suggestione che religione e sperimentazione abbiano “qualcosa in comune” è presente lungo tutto l’articolo, la mia non è un’osservazione peregrina» ha perfettamente ragione. E sa perché? Perché — come ricorda Serena Contardi più sopra — religione e scienza sono forme differenziate del concetto, più antico e originario, noto come magia. E la magia altro non è che l’illusione di manipolare la realtà.
    Anche la scienza (o, se preferisce, lo scientismo) nutre la medesima illusione: anzi, con la stessa protervia che gli antichi Greci chiamavano hybris, ne ha la pretesa. E lo dimostrano i capisaldi del metodo sperimentale: la riproducibilità degli esperimenti e la replicabilità dei modelli.
    Ora, è evidente a tutti che un conto è osservare un organismo vivente nel suo ambiente naturale, in armonica interazione con gli altri agenti caratteristici del suo habitat ; e un altro osservare un organismo costruito in laboratorio e per ciò stesso sommamente innaturale. Tant’è vero che si parla di “modelli animali” — una versione più asettica degli “strumenti animati” di aristotelica memoria — insisto.

    Abbandono lo “scrivere erudito” e vado giù piatta: un conto è il tumore indotto nella cavia, e un altro il cancro che divora lo stomaco inimitabile del signor Rossi, che — per esempio — ha avuto un’infanzia difficile, soffre di problemi gastrici, si nutre male, fuma troppo, fa le ore piccole, non va più d’accordo con la moglie, convive con la suocera, non ha ancora risolto il gap generazionale con i figli, è stato cambiato di stanza e non si trova con i colleghi, fatica a pagare il mutuo eccetera eccetera.
    Intendo dire che ogni organismo vivente è per sua natura unico e irripetibile; ed è impossibile, oltre che passabilmente stupido, credere di poter abbracciare in un colpo d’occhio le infinite variabili che presiedono all’organizzazione, alla crescita e allo sviluppo del vivente. Non possiamo neppure individuarle tutte, perché il loro nome è legione.
    Così, c’è chi prende dell’acido acetilsalicilico quando ha mal di testa, e gli passa; e c’è chi lo prende uguale, ma il mal di testa non gli passa e anzi gli vengono pure i bruciori di stomaco. Perché l’equilibrio elettrochimico delle cellule non è uguale per tutti — non è nemmeno costante nel medesimo individuo, ma varia in dipendenza di molteplici fattori.
    Per giunta, come recita il principio basilare della Gestalttheorie (ma si studia ancora?) “il tutto è più che la somma delle parti”. Laddove la scienza moderna è parcellare anziché organica: ovvero smonta tutto in pezzi considerandoli nella loro separatezza — che è il buon vecchio meccanicismo di scuola cartesiana.

    A questo punto mi chiedo perché, se non abbiamo avuto troppe difficoltà a mettere da parte la fisica newtoniana per sostituirle quella quantistica, ci ostiniamo a mantenere in auge lo scientismo positivista invece di sostituirgli un diverso approccio che tenga nel debito conto le nuove cognizioni biologiche ed etiche che sono venute emergendo.

  13. marcomaurizi74 ha detto:

    In realtà mi sta venendo in mente che il nesso magia-scienza non è poi così peregrino da doverlo andare a cercare negli albori della preistoria. Ci sono dei bei saggi di Paolo Rossi (in particolare “La nascita della scienza moderna in Europa”) che analizzano tra l’altro come la figura del ricercatore emerga lentamente e progressivamete nel passaggio tra Rinascimento magico-alchemico e Età moderna meccanicista. E come sia proprio la figura faustiana del mago che “strappa” i segreti dalle viscere della natura a fare da sfondo a quella del futuro ricercatore disinteressato. Sia in Giordano Bruno che in Francis Bacon, con tutte le dovute differenze di stile e di obiettivi che già segnano un passaggio di “epoca” o di “paradigma” (per dirla con Kuhn), questa eredità è evidentissima.

  14. buridana ha detto:

    Hai ragione, Marco, grazie. E a parte gli ottimi lavori di Paolo Rossi non posso non citare un testo vecchiotto ma estremamente interessante: “La morte della natura”, di Carolyn Merchant.
    Su Faust, Prometeo e l’esiziale hybris si è detto molto e molto ancora si potrebbe dire 😉

    a.c.

  15. osservatore interessato ha detto:

    Salve sono un neo lettore del blog che, a mia vista, mi sembra l’unico posto della rete in cui discutere con persone contrarie alla sperimentazione animale senza che mi augurino di essere sventrato a me o ai miei cari. Sono più che altro interessato alla componente filosofica del problema, per voi fino a dove è lecito che l’uomo disponga della vita degli animali? Non è mai lecito? E’ lecito per l’alimentazione ma non per la sperimentazione?

    • L. C. ha detto:

      Ciao Caro,

      credo che non sia mai lecito disporre della vita animale, specie per alimentazione. Non esistono buoni argomenti filosofici per alimentare un male non necessario che faccia soffrire esseri senzienti intenzionalmente.

      Cosa non ti convince esattamente?

      (spero qualcuno della redazione continui questo dibattito perché sono in partenza e non riuscirò a farlo)

  16. viola ha detto:

    @ osservatore interessato

    Da un punto di vista filosofico (e non solo filosofico) l’uccisione degli animali si può sempre giustificare, ed è dunque lecita, per salvare da pericolo grave e imminente la vita propria o di altri esseri umani. A tal proposito vorrei segnalare il libro di fabio marchesi “àmati!” dove si espone un punto di vista originale sul vegetarismo. Si argomenta che l’uomo è un erbivoro – lo si desume dall’analisi del suo apparato digerente, dalla dentatura e dalla mani che, sprovviste di artigli, sono state “progettate” dalla natura per raccogliere i frutti; la capacità di digerire la carne è ciò che ha permesso all’uomo di sopravvivere nei momenti di carestia, ma costituisce una eccezione alimentare, non la regola. Pur non essendo un medico gli argomenti sono molto persuasivi. In pratica l’invito al vegetarismo è prescritto per tutelare la propria salute piuttosto che quella degli animali. Un approccio interessante.

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