L’animale più pericoloso della Terra?

di Serena Contardi

Tempo fa mi è stato chiesto di pubblicizzare sulla mia pagina facebook le iniziative del neonato sito Attenti all’uomo. Dopo un’attenta valutazione, ho pensato fosse meglio non farlo. Le iniziative che quel gruppo promuove sono certamente meritevoli, più o meno le stesse in cui sono impegnata anch’io, ma c’è qualcosa nel nome che si sono scelti che contraddice alle radici il senso di quello che faccio (quel poco che faccio). Se davvero l’uomo è l’animale più pericoloso della terra, se l’uomo, inteso come essere umano, come membro della specie, è fondamentalmente crudele – la vera bestia – , l’antispecismo dovrebbe, coerentemente, unirsi al movimento autoestinzionista, identificarsi con esso. Ma io credo che il VHEMT sia un’assoluta sciocchezza, una cosa folle e ridicola, e che la mistica di una specie umana corrotta e malvagia andrebbe decostruita, piuttosto che incoraggiata. Non è mai esistito un interesse comune degli esseri umani a mantenere in vita questo spaventoso sistema di sfruttamento del vivente, esso è sempre tornato a vantaggio di pochi. Che poi questi pochi ci infarciscano i loro racconti, e noi – animalisti e ambientalisti compresi – ce li beviamo pure, è un altro paio di maniche.

«Non dimenticherò tanto facilmente la mostra “ambientalista” organizzata negli anni ’70 dal Museo di Storia Naturale di quella città [New York], con una lunga serie di scenografie che mostravano al pubblico esempi di inquinamento e distruzione ecologica. L’ultima di esse, quella che concludeva la mostra, portava l’incredibile titolo “L’animale più pericoloso della Terra”, e consisteva unicamente di un grande specchio che rifletteva l’immagine del visitatore che si fosse trovato a sostare di fronte ad esso. Ho ancora in mente l’immagine di un bambinetto nero che guardava lo specchio, mentre il suo maestro bianco cercava di spiegargli il messaggio che l’arrogante scenografia tentava di comunicare. Non c’erano scenografie rappresentanti gli staff dirigenziali delle industrie che decidono di disboscare montagne intere o funzionari governativi che agiscono in collusione con essi. Il messaggio della rappresentazione era uno solo, fondamentalmente antiumano: sono gli individui come tali, non la società rapace e coloro che ne beneficiano, ad essere responsabili degli squilibri ecologici, i ceti poveri tanto quelli ricchi, la gente di colore non meno dei bianchi privilegiati, le donne non meno degli uomini, gli oppressi non meno degli oppressori. Una mitica “specie umana” rimpiazza così le classi, gli individui rimpiazzano le gerarchie, i gusti personali (molti dei quali sono modellati dai media) rimpiazzano i rapporti sociali, e i diseredati che vivono magre ed isolate esistenze rimpiazzano le multinazionali, le burocrazie aggressive e le manifestazioni violente dello Stato».

(M. Bookchin)

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