Gesù e la compassione per gli animali: un breve esempio, Matteo 18.1-10

di Enrico Giannetto

 

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Veramente, Gesù non ebbe mai parole di compassione per gli animali? Veramente l’etica originaria del Cristianesimo è puramente centrata sull’essere umano, antropocentrica e specista? Così sembrerebbe a sentire la maggior parte di cristiani delle più diffuse confessioni. I cristiani vegetariani o vegani, a parte eccezioni che pure stanno crescendo nel mondo – in Italia, da un po’ di anni, c’è anche un’Associazione Cattolici Vegetariani -, si rifugiano così in testi che, seppure forse costruiti a fin di bene, restano comunque dei falsi inaccettabili: il cosiddetto “vangelo esseno della pace, scritto dal pluri-falsario e plagiatore, ormai morto, Edmond Bordeaux Szekely, vangelo che è stato adottato negli USA come “nuovo testamento” da una fantomatica “Essene Christ Church”; il cosiddetto “vangelo dei dodici apostoli”, scritto a seguito di una improbabile “rivelazione onirica” ricevuta a inizio novecento dal reverendo Gideon Ouseley in maniera conforme ad un presunto originale aramaico conservato in Tibet, e presentato come il vero “nuovo testamento” dalla profetessa tedesca Gabriele a capo del gruppo noto in Europa come “Vita Universale”, e a volte come invece trovato a Qumran. Il “vangelo esseno della pace” è in gran parte un plagio da manoscritti di Qumran realmente trovati nel 1947 e riferentesi ad un Maestro di Giustizia e invece qui riadattati a Gesù, mentre il “vangelo dei dodici apostoli” non è altro che una sinossi dei quattro vangeli canonici, a cui sono stati aggiunti dei passi sugli animali.

Eppure, ci sono invece dei testi autentici e antichissimi, parte di vangeli apocrifi non accettati dalle chiese o di detti sparsi di Gesù – i cosiddetti ‘agrapha’, in cui Gesù ha insegnato effettivamente una dieta vegana e l’amore per tutti gli esseri viventi. Questo è però anche uno dei motivi per cui sono stati considerati “eretici”, a fronte dei vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) che sembrano escludere questo aspetto dell’insegnamento di Gesù: sembrerebbe che Gesù avesse mangiato e fatto mangiare pesci e non abbia mai parlato degli animali. Per tutta la questione, compresa la dimostrazione che il termine ‘pesci’ nei vangeli vada inteso simbolicamente e indichi i ‘cristiani’, mi permetto di rimandare a una mia prima sintesi (E.Giannetto, Il Vangelo di Giuda – traduzione dal copto e commento, Medusa, Milano 2006).

Invero, le copie dei vangeli canonici che noi usiamo sono traduzioni, o meglio traduzioni di traduzioni: sono traduzioni dal greco, che di solito viene considerato dalla maggior parte degli studiosi come la lingua originale; ma tutti sono pronti ad ammettere che dipendano da fonti orali in aramaico – la lingua parlata da Gesù e dai suoi primi discepoli -, o da fonti scritte aramaiche perdute. Le traduzioni sono stereotipate, sono dipese dal contesto culturale occidentale, antropocentrico e specista, in cui sono state prodotte, e si ripetono da secoli con piccolissime varianti, nella convinzione che allontanarsene significherebbe rompere con la tradizione.

Tuttavia, alcuni testi aramaici dei vangeli canonici si sono preservati: nell’ottocento sono stati ritrovati due testi in antico aramaico siriaco (il Curetotoniano e il Siro-sinaitico) e una vasta selezione di frammenti in aramaico palestinese cristiano (Christian Palestinian Aramaic, CPA): mi sono così riproposto di tradurli a poco a poco senza avere presupposto in mente il modello conosciuto e diffuso di traduzione dal greco. L’esito è sorprendente e ne presento qui solo un esempio.

Matteo 18.1-10

“1. In quel giorno si avvicinarono i discepoli al Signore Gesù, dicendo: “Chi è perciò il più grande nel regno dei cieli?” 2. E il Signore Gesù proclamò una piccola creatura e la sollevò in mezzo a loro. E disse: 3. “In verità, io vi dico che se non sarete convertiti e non diventerete come una piccola creatura, non entrerete nel regno dei cieli. 4. Perciò, chiunque  umilierà sé stesso come questa piccola creatura, questo sarà il più grande nel regno dei cieli. 5. E tutti quelli che accoglieranno una di queste piccole creature nel mio nome, accoglieranno me. 6. E per chiunque arrecherà male alla vita di una di queste piccole creature che si fidano di me, sarebbe stato meglio che una macina di mulino da asino gli fosse stata legata intorno al collo e fosse annegato nelle profondità del mare. 7. Guai a questo tempo- del-mondo per i mali che vengono e per i mali che verranno, ma di più guai all’essere umano per cui essi vengono. 8. Se la tua mano o il tuo piede è mezzo per fare del male, taglialo e gettalo via da te. Perché sarebbe stato meglio per te essere nato monco o zoppo, piuttosto che avere due mani o due piedi ma andare a finire nel fuoco di questo tempo-del-mondo. 9. Se è il tuo occhio causa del male, cavalo fuori e gettalo via lontano da te; sarebbe stato meglio per te essere nato avendo un occhio solo, piuttosto che avere due occhi e andare a finire nella fossa della Geenna dove i rifiuti sono bruciati nel fuoco. 10. Guardatevi dal disprezzare una di queste piccole creature. Perché io vi dico che i loro angeli costantemente vedono il volto del mio papà che è nei cieli”.

La traduzione più diffusa fa riferimento a bambini umani solo attraverso una sotto-determinazione del senso del termine aramaico palestinese cristiano (CPA) “talia” – che indica un cucciolo di una qualsiasi specie -, causata da un contesto culturale di ricezione sicuramente antropocentrico. Il greco invero mantiene comunque il senso più ampio nel termine “pais”, ed è solo la traduzione successiva  in altre lingue che ne ha ristretto il significato. Che l’aramaico sia la lingua originale si nota anche dal gioco di parole che Gesù fa con il corrispondente del verbo entrare: “ala…talia…la taloun”.

La risposta paradossale di Gesù consiste nel ribaltamento di qualunque gerarchia, anche di specie, per cui la più piccola creatura è la più grande nel regno dei cieli. Questa interpretazione del termine greco che appare spesso nel testo evangelico è stata data per la prima volta, a partire da una traduzione di passi simili, in una memorabile predica di Albert Schweitzer. Il termine poi usualmente tradotto con “scandalizzare”, invero significa “recare male”, “recare danno alla vita” o anche “uccidere”: si comprende quindi la durezza delle parole successive di Gesù, anche dei versi 8-10, per chi ha arrecato questi mali.

Ecco: una nuova traduzione corretta ci restituisce l’insegnamento di Gesù a non fare del male e a non uccidere altri animali non umani! Un solo termine tradotto in maniera inaccurata ha portato all’oscuramento totale di questo insegnamento.

Il verso 9 riferito all’occhio si può così connettere al capitolo 9 di Giovanni, dove la vera cecità è propria di quelli che credono di vedere e non vedono.

In questa luce va compreso anche il verso 19.12 sugli eunuchi per il regno dei cieli: sarebbe meglio essere evirati piuttosto che fare violenza, fare torto alle donne con la propria virilità.

La prima condanna è poi non genericamente del “mondo”, come nelle solite traduzioni, ma di questo “eone”  (età del mondo) in cui domina il male: il termine “alma” aramaico corrisponde al termine “olam” ebraico e reso col greco “aiòn”, non indica il mondo ma l’attuale, temporanea, configurazione del mondo, che dovrà essere già ora e qui soppiantata dal “Regno di Dio” proclamato da Gesù, in cui, secondo Isaia 11.6-9, non ci sarà più il male, la violenza fra gli individui della stessa specie o di diverse specie viventi: l’essere umano avrà l’innocenza della piccola creatura qui anche evocata, che giocherà nella tana della vipera, mentre il lupo e l’agnello pascoleranno insieme.

La conseguenza del male non è la fine in un inferno “eterno”, ma la fine consiste nel lasciarsi consumare, in questa vita, dal fuoco inferiore di questa età del mondo, che è simboleggiato dalla bassezza della discarica di Gerusalemme, che era chiamata Geenna.

Che la traduzione corretta di “talia” sia “piccola creatura” e non “bambino” è evidente anche dal verso 10: altrimenti non si comprenderebbe perché si dovrebbero disprezzare i bambini umani.

E anche dal riferimento ai “loro” angeli, che sono distinti da quelli degli esseri umani. Questo implica anche che tutte le creature vedono Dio, che è identificato affettuosamente con un papà. Non solo non bisogna fare del male agli altri viventi, ma anche non bisogna disprezzare gli altri esseri viventi, le altre creature considerate “piccole” e “inferiori”, perché vedono e vedranno Dio e perché saranno le più grandi nel Regno di Dio.

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Comments
17 Responses to “Gesù e la compassione per gli animali: un breve esempio, Matteo 18.1-10”
  1. Guido Dalla Casa ha detto:

    Interessante anche l’articolo di Albino Fedeli che si trova su http://www.filosofia-ambientale.it cliccando su “articoli” e poi scorrendo fino a “maggio 2003”: è tratto dal libro di Holger Kersten che si trova su http://www.verdechiaro.com

  2. roberto d'uva ha detto:

    se gesu’ avesse avuto veramente a cuore la sorte di quelle innocenti creature di cui si sta parlando,le cose sarebbero state diverse. non avremmo trovato in un fiume di parole, solo una parola “talia” su cui costruire una tesi. gesu’ ha prodotto parole a non fiinire , con esse si sono scritti libri e libri. il suo amore secondo questa tesi verrebbe dalla traduzione “corretta” di “talia”. nella sua onniscienza non è stato consapevole di non aver lasciato un chiaro messaggio per dare voce a chi non voce non ha? il suo amore è tutto qui ? in queste poche righe?

  3. asinovus ha detto:

    Comprendiamo il suo disappunto ma se, invece di fare polemica, volesse approfondire la questione può leggersi i testi del prof. Giannetto dove le tesi qui esemplficate (“un breve esempio”) vengono ampliate e argomentate:

    Saggi di storie del pensiero scientifico, Bergamo University Press, 2005
    Il Vangelo di Giuda, Medusa, 2006
    Un fisico delle origini. Heidegger, la scienza e la Natura, Donzelli, 2010
    Note per una metamorfosi, Ortica, 2011.

    • roberto d'uva ha detto:

      mi spiace che il mio pensiero sia recepito solo come “polemica” e non invece un “altra” .opinione sull’argomento in oggetto.visto che fa dei rimandi allora potrebbe approfondire meglio le ragioni del mio pensiero in https://www.facebook.com/pages/Beateismo/516247238465462?ref=profile. “polemica” si rifa’ a guerra. per fare una guerra bisogna essere almeno in due. da parte mia c’è solo volonta’ di rispetto per tutti animali e uomini.e rispetto anche per l’intelligenza che non puo’ soccombere davanti alle “parole” ( o meglio “una” parola ) . l’intelligenza si inchina alla verita’ dei fatti.

      • pasquale cacchio ha detto:

        “Rispetto per l’intelligenza” vuol dire anche rispetto per gli studi di Giannetto sulle origini del cristianesimo, che richiedono conoscenze di greco, ebraico, aramaico… e che richiedono una revisione di tutta la storiografia tradizionale sulle origini del cristianesimo…, ah ah, non oserei mettermi a competere con lui sul suo terreno.
        Con tutto il rispetto per il tuo “Beaitismo” 😉

      • asinovus ha detto:

        Ogni opinione è legittima ma di fronte a un post che presenta “un esempio” di una rilettura completa del pensiero del (primo) cristianesimo commentare dicendo che si sta fondando una nuova interpretaizone basandosi su “una parola” significa considerare stupido l’interlocutore (tra l’altro, anche qui, non si tratta affatto di “una parola” ma della rilettura dell’intero contesto del brano). Dire “rispetto la cultura di tizio” oppure “siete troppo intelligenti per non capire che…” sono modi sottili di essere banalmente polemici. Certe formule di cortesia intendono esattamente il contrario di ciò che dicono: “tizio ha tanta cultura ed è tanto intelligente ma non capisce che…” (sottinteso: “mentre io sì”).

  4. roberto d'uva ha detto:

    ho grande rispetto di giannetto e della sua cultura. questo non significa che debbo censurare una mia opinione sulla tesi figlia di questa cultura . la cultura cattolica è enciclopedica . abbraccia 2 millenni di generazioni e centinaia di teologi e santi e altri “grandi” uomini. se avessi voluto rispettare la “cultura” e inginocchiarmi davanti all’evidenza di essa, adesso non sarei ateo. se avessi voluto inginocchiarmi davanti ad una “cultura” millenaria onnivora, adesso non sarei antispecista. “ah ah, non oserei mettermi a competere con lui sul suo terreno.” :ognuno valuta con il proprio metro… la causa che ha stimolato in me lo scrivere un commento non è stata la competizione,è un metro che non mi appartiene, e io lo so bene, ma la necessita’ di chiarire la “pochezza” di forza di questa tesi. “pochezza” di forza che meglio chiarisco in altri commenti sulla pagina facebook asinus. poi è chiaro che “pochezza” di forza della tesi non equivale ad affermare “pochezza” del suo creatore . per comprendere cio’ l’intelligenza deve essere minima.

    • pasquale cacchio ha detto:

      Che ce ne facciamo delle opinioni?
      Le mie, le tue, o quelle di Asinus Novus o di Giannetto.
      Il fatto è che con il suo articolo, estratto da un suo libro, Giannetto mette in discussione luoghi comuni della tradizione storiografica dei vangeli.
      Devi ammettere che sul suo terreno non possiamo scendere né io né tu, Roberto.
      Non vedo sulla tua pagina di FB studi sull’argomento.
      Dai quali luoghi comuni si originano molte delle nostre opinioni su Cristo e sul cristianesimo dei primi secoli.
      Non si tratta solo di “talia”.
      Giannetto ci offre i risultati delle sue ricerche, ah ah, ed, hmmm, le sue opinioni.
      Cosa gli offriamo noi?
      🙂

  5. roberto d'uva ha detto:

    “, Giannetto mette in discussione ”
    grazie per aver tu stesso attestato cio’ di cui anch’io avevo recepito l’invito ( evidentemente sbagliando).
    è ovvio mi stai che accusando di aver voluto accedere all’invito di “discussione” di giannetto solo con il bagaglio della mia intelligenza e capacita’ di giudizio e “opinione”.
    quando tu invece affermi (da quello che dici) chec’è necessita’ solo di una discussione alla “pari”. da studioso a studioso.
    ho sbagliato e chiedo scusa.
    mi asterro’ in seguito da qualsiasi intervento. non ho libri e studi come curriculum.
    le “verità” sono accessibili solo attraverso studi e approfondimenti. se per me è evidente che domani il sole sorgera’ e voglio ribadire questa “verita’”, in futuro mi asterro’ dal dichiarala . non ho libri e studi che la supportano.

    “Giannetto ci offre i risultati delle sue ricerche, ah ah, ed, hmmm, le sue opinioni. Cosa gli offriamo noi? :)”
    io non posso offrire null’altro che questo bel pensiero preso a prestito :”Anche in Italia non sembra possibile animare un dibattito che non assuma subito la forma della lite fratricida: la critica è interpretata come eresia, lo scambio dialettico vissuto come dramma personale. ” . lo posso fare , perchè esso è supportato da studi, libri e curriculum come richiesto.

  6. roberto d'uva ha detto:

    e.c. è ovvio che mi stai accusando

  7. Francesco S. ha detto:

    Ricorrere al principio di autorità, che sia Gesù o il filosofo di turno lo trovo sempre sbagliato nel campo delle opinioni; molto meglio un “secondo me” seguito da una serie di considerazioni logiche.

    • asinovus ha detto:

      In che senso “ricorrere al principio di autorità”? Il post ha come scopo suggerire una diversa interpretazione del messaggio evangelico che, come ovvio, può e vuole convincere solo chi crede; anche se non è privo di interesse per chiunque, da un punto di vista culturale, sapere se la cultura antropocentrica ne ha veramente modificato il messaggio originario per adattarlo a se stessa.

      • Francesco S. ha detto:

        Il principio di autorità è sottinteso nel fatto che siccome c’è un certo Gesù di Nazareth che dice certe cose che possono più o meno coincidere con le mie tesi allora ho ragione. E trascuriamo il fatto che tale Gesù di Nazareth era solito moltiplicare i pesci, raccontare parabole circa l’uccisione del vitello grasso etc.

        Ci sono due errori:
        1) si da un’interpretazione di Gesù che non sembra coincidere con quanto dice e fa altrove

        2) si ricorre al principio di autorità [siccome lo dice Gesù …]

      • asinovus ha detto:

        Se stai parlando dell’articolo del Prof. Giannetto non c’è affatto questo “principio di autorità” ma, appunto, qualcosa che può convincere chi crede e fornire utili informazioni sulla cultura antropocentrica a chi non crede. Gli errori che citi dovresti argomentarli perché in realtà non ci sono:

        1) è ovvio che nei testi, già citati, di Giannetto questa incoerenza non c’è, dunque dovresti come minimo argomentare criticando l’interpretazione complessiva (buona fortuna con l’aramaico!)
        2) Come già detto prima questo secondo errore sei tu a vederlo. Non si dice da nessuna parte “siccome lo dice Gesù” ma molto più semplicemnte: “Gesù non disse A bensì B”.

      • Francesco S. ha detto:

        Che cavolo vuol dire che nei testi già citati non c’è l’incoerenza che faccio notare: o si considerano tutti i testi che trattano di Gesù nel complesso o non se ne tratta nessun, non si possono prendere solo quelli che ci fa comodo per fare un’analisi onesta.

      • asinovus ha detto:

        Vuol dire molto semplicemente (se ti soffermi a leggere con calma e cercando di capire quello dice l’interlocutore) che nella discussione precedente sono stati già citati i testi DEL PROF. GIANNETTO che analizzano TUTTA la predicazione di Gesù e mostrano che quelle incoerenze che tu citi non esistono perché sono o falsificazioni successive o errate traduzioni. L’analisi del prof. Gianentto è onestissima e molto seria, basta leggersela, e poi uno può ovviamente condividerla o meno. Ma non siamo così scemi o ignoranti da pubblicare un’interpretazione del vangelo ignorando quello che “tutti sanno” (il miracolo dei pesci, l’antropocentrismo della chiesa ecc).

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