Manifesto dell’Arte Post-specie

Breve introduzione al Manifesto

di Noemi Pierdica

Arte come pulsione dell’anima. Arte come specchio della società di cui è figlia. Arte come ponte culturale. L’arte per l’arte, come teorizzò Wilde. Infine, l’arte per il sociale. E dunque, dove e come inserire il Manifesto dell’Arte Post-Specie teorizzato da Massimo Deganutti nel 2011?

Le basi sono saldamente ancorate alla corrente post-human e alle teorie di R. Marchesini, ma la visione è decisamente più utopica. La referenzialità simbolica viene distrutta, la forma totemica dell’animale annientata e la teriomorfia abbandonata per un’evoluzione della creatività artistica che vede nella distruzione della dicotomia uomo/natura sia il punto di partenza che quello di arrivo.

L’artista post-specie è parte del tutto e il tutto è parte di esso. Abbandonando il simbolo si abbandona la mercificazione del concetto stesso e la banalizzazione dell’altro, animale o altra forma di vita che sia. Una sottile linea di connessione locale/globale sottintende a tutto il lavoro, dove l’alterità non esiste perché tutti siamo altri sia ai nostri occhi che agli occhi altrui. Una sorta di Ipotesi Gaia…traslata sul piano artistico.

Manifesto dell’Arte Post-specie

di Massimo Deganutti

Gli uomini non sono la cosa più importante sulla Terra e tantomeno nell’ Universo e non ne sono il metro di misura.

Nella visione dell’Artista Post-specie decade la concezione umanistica dell’uomo creatore autartico e con essa la dicotomia Natura vs.Cultura.

L’uomo non si è fatto da sè: la sua cultura non è altro che l’assimilazione di funzioni non umane di altre specie portate all’interno del repertorio umano, anche solo da un punto di vista fantastico. Questo gli ha dato la consapevolezza della possibilità di uscire dal proprio sistema di specie, aprendosi nuove prospettive esistenziali.

Abbiamo quindi la certezza della caduta definitiva del modello di purezza umana.

Per l’artista Post-specie nessuna opera che non abbia un carattere ibrido può essere un capolavoro.

L’artista P-s. esce dal suo modello antropocentrico e partecipa al mondo ed alla sua bellezza con umiltà ed empatia. L’artista è solo medium e non più “genio creatore”. E così niente è più strumento.

L’artista Post-specie attua l’antropo-decentramento che è una contaminazione, coniugazione e convergenza verso l’alterità senza però scendere nella denuncia etica.

E’ essenziale per un’azione di antropo-decentramento non prevaricare l’ Altro, quindi nell’arte Post-specie non potranno essere utilizzati animali non umani reali, vivi o morti, nemmeno nella contingenza. L’artista P-s. non dovrà mangiare nè la carne nè il pesce, vincolo inderogabile per relazionarsi verso l’alterità eterospecifica.

L’artista P-s. rompe decisamente con la concezione simbolistica e concettuale dell’ Arte. Rifiuta il simbolo, lo decostruisce e destabilizza in tutte le sue declinazioni.

L’artista P-s. distrugge ogni forma metrica o unità di misura modulare, abbandona tecniche artistiche tipicamente simbolistiche, come certa grafica, dove il rimando iconografico è unicamente antropocentrico.

L’artista P-s riporta l’arte ad un hic et nunc.

L’artista Post-specie è fondamentalmente uno sperimentatore postumanistico e rifiuta la visione antropocentrica di emancipazione dell’essere umano rispetto alle altre specie. La sua identità varia con l’eterospecifico di cui è medium, ed osa in assonanza con l’ ”hybris”.

Non necessariamente l’opera d’arte Post-specie deve essere compresa dagli umani, ma può essere creata per altri animali o forme di vita.

(No-human Art )

L’artista Post-specie reinterpreta con occhi nuovi la Storia dell’Arte.

L’artista P-s. conosce tanti linguaggi e forme d’arte, egli non attinge dal solito vocabolario scolastico concettuale, non ripete il sogno, la rabbia o fobia del Maestro d’Arte.

L’artista P-s fa nascere un’arte nuova fondata sull’osservazione, la controintuizione, la maestria artigianale, la complessità di forma e contenuto. L’artista P-s. inventa parole nuove, rifiuta la serialità contemporanea dell’artista fotocopia di se stesso.

Nella Musica, con un termine che conierei ‘Teriofusion’ ci sarà l’unione di Jazz e Rock (Fusion) con la musica Elettronica ed il Rumore. La musica Teriofusion si pone agli antipodi della Word Music, Ambient, Etnica e Folk.

La rivoluzione Teriomorfa è molto lontana dallo zoomorfo e teromorfo, (neologismo che esprime un concetto nuovo di matrice postumanistica).

L’animale non umano nell’Arte Post-specie non sarà:

un feticcio, una metafora, una decorazione, totemico, un minus-habens, un selvaggio, un prodotto alimentare, uno strumento, un mostro, una cifra animista, un segno zodiacale, un simbolo religioso, un esempio orrifico, uno schema di Lombroso, un ancestrale preumano, la nostalgia degli antenati oppure un iper-umano con valore di potenziatore delle qualità umane.


Il Manifesto dell’Arte Post-specie è stato pubblicato nel luglio del 2011, maggiori informazioni si possono ottenere visitando i seguenti siti web:
http://www.massimodegas.com
http://www.youtube.com/user/64roybatty?feature=results_main
http://post-specie.blogspot.it

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