Animal Junkspace: Bozzetto in 10 punti

di Leonardo Caffo

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Questa prima versione del pezzo è stata scritta su commissione per il presidio organizzato a Pordenone contro il “Country Christmas” di questa Domenica per essere letta da un attivista in abbinamento a delle immagini da cui presto verà creato da un video.

“Quando si svegliò,

il dinosauro era ancora li”

Augusto Monterroso

1. L’incontro con l’animale, con gli animali, concepito in questo modo è un’affermazione perdente: non soltanto per gli animali Junkspace–che dentro ammirate come pezzi da museo e fuori mangiate cancellandone il valore – ma anche per gli umani che perdono, ogni istante, qualcosa della loro stessa umanità. Buon Natale, non c’è che dire, nell’osservare un vitello addestrato per divertirvi che poi, come unico fine, diventerà il vostro pranzo: e anche i vostri figli, osservando la normalità con cui tutto questo dolore va in scena, non potranno che crescere col disvalore dello specismo. In un modello stabile di continua espansione della violenza verso gli animali ci sarà sempre meno da condividere con loro: la nostra indifferenza potrà forse eliminare “l’odiosa emotività” con cui ci si oppone al massacro, mascherato da divertimento, a cui oggi partecipate.

2. Ma ciò che oggi vi sembra un vantaggio, per il vostro tempo di svago e per il gaudio del nulla, verrà depauperato diventando dannoso. È un assottigliamento quasi incosciente, esasperato dall’atteggiamento che conduce a guardare ogni non umano come un oggetto, che condurrà a una valanga per tutti: e la risposta non può essere l’ormai usurato, e senza sfoghi, concetto di “tolleranza”.

3. Affinché sia chiaro: noi non vi tolleriamo. Questo dolore immenso, travestito dal rosso del Natale che invece è il rosso del sangue, noi non lo tolleriamo. Non siamo qui per raccontarvi una nostra scelta, ma per salvare – e salvarci – dalla banalità del brutale che qui va in scena. La miglior motivazione per affrontare questo problema è quella che ci offrite oggi: “perché è là”. Lo specismo è l’estrema architettura della violenza. Di tutti le possibili categorie, quella dello specismo, è senz’altro la più grave: per le sue proporzioni, pare essere flessibile ed eterna come l’etere.

4. Gli animali soffrono. La sofferenza, cari signori, è causata da voi: la storia che il Sistema è il vero colpevole è una fiaba raccontata per permettervi di sorridere ancora mentre addentate la morte. Ognuno di noi è colpevole di aver aumentato la distanza con l’animalità: di aver artificializzato la vita umana dall’interno, esaltando la dimensione del cittadino al di là del bene e del male, che calpesta un fiore e una mattonella in modo indistinto – e violenta capre e maiali, mucche e cani, topi e conigli, come fossero i peli in eccesso di un’estensione del proprio corpo. Gli effetti combinati del singolo col sistema aumentano di certo la mostruosità degli animali appesi ai carri come vestiti vecchi, ma nessuno creda di essere qui oggi a far niente – perché è da posti come questo che tutto comincia. Superata una certa massa critica, una colpa diventa una Grande Colpa. Un tale abominio, come quello che tocca agli animali per volontà nostra, non può essere controllato da un solo gesto morale, e nemmeno da una combinazione di strumenti politici. Se non cominciamo a cambiare noi, e i nostri pensieri, del fuoco non resterà più nulla.

5. Ciò che è giustificato dalla legge, e dalla normalità che ci attraversa come una spada invisibile randomizzando il violento, non è giusto: non copritevi dietro lo schermo del potere, perché anche voi non sarete risparmiati. Ogni istante reca in sé una chance rivoluzionaria, diceva Benjamin, e anche quello che qui stiamo vivendo tutti insieme – osservando questa massa di vite piegate dal nostro peso – può far scattare l’autonomia delle parti del grande colpevole. La protesta della disobbedienza civile, del rifiutarsi di partecipare parte in causa alla violenza istituzionalizzata, ha la capacità di creare collegamenti meccanici annullando, svuotandolo dalle viscere, il principio che alimenta lo specismo. Questioni di “rimando” a quando il sistema sarà cambiato, sono ormai da temporeggiatori.

6. Lo avete mai visto, a tu per tu, lo sguardo di un vitello che viene privato della madre, della luce, e della vita per accontentare il capriccio del vostro far niente? Quale ordine universale autorizza voi a godere dell’aria, e gli animali non umani a crepare nel dimenticatoio? Lo stesso, forse, che relega il terzo mondo nelle cantine sanguinose della civiltà umana? È dunque la contingenza ciò che ci assuefà? Là dove lo Stato e la legge pongono certezze, la libera coscienza pone dei dubbi: trasforma la vostra sicurezza di essere al vertice delle cose create, in un accumulo di misteri e macerie – corpi senza vita, che dai Lager ai Macelli, si tengono insieme con un sottile filo di lana che si chiama “antropocentrismo”.

7. Tutte insieme, queste cose che vi ho detto, implicano una rottura definitiva, quella radicale: abbandonare ogni certezza violenta e disumana per recuperare la possibilità di un vero incontro con gli animali e con noi stessi. Con la trasparenza, con l’etica dell’antispecismo, è possibile capire, finalmente, che l’umano non esiste, ma coesiste. Viaggia entro un percorso in cui l’albero e l’ape, la nuvola e il gatto, tengono insieme un mondo fatto di sospiri, balzi e carezze. Il messaggio implicito, di quello che dovrà essere uno spazio architettonico nostro e per tutte le forme di vita, è fanculo lo specismo e le sue certezze.

8. Nello specismo, che pervade ogni nostra azione, il mondo viene scomposto in incompatibili frattali categorici: ma invece siamo tutti diversi, singolarità qualunque che non possono essere afferrate e confrontate moralmente. Gli animali che oggi vedrete, sono già morti a causa del vostro sguardo, che invece di osservare facendosi guardare, seziona l’esistente, lo appende a brandelli, verso il suo smantellamento e sparizione. Dietro a questa disgregazione della vita c’è anche il progetto di controllarvi: di farvi credere che le luci che addobbano la vostra città siano espressione di un benessere per cui dobbiamo ringraziare. Ma che benessere è quello che si distende sui corpi morti degli stessi animali che noi dunque siamo? In un’epoca in cui l’unica crisi che riusciamo a concepire, è quella del denaro, noi dobbiamo invece proporne un’altra: quella della non – violenza.

9. Siate artefici delle vostre esistenze, e non viaggiate sul già imposto senza neanche fare lo sforzo di comprendere che la possibilità di cambiare è l’unica, e incredibile, caratteristica che rende sensata la nostra vita. Gli animali che oggi mangerete, mentre passate dinnanzi a chi protesta come se nulla fosse, evitando gli attivisti quasi fossero ostacoli per un risveglio che rigettate, sono fatti della stessa materia delle stelle, dei pianeti e dei vostri corpi. Il sangue di cui vi macchiate le mani, non potrà essere lavato come se mai versato: perché ovunque potrete sentire le urla di una vita spezzata. Il Sistema non ha più bisogno dei cittadini, è in competizione con i cittadini, e dunque anche voi siete sacrificabili: unitevi agli animali per attuare questa rivoluzione, per un manifesto di un futuro possibile in cui ogni passo non sia orma di un sangue versato. Se il Sistema genera la violenza, lo specismo la sfrutta: l’antispecismo schiera l’incanto dell’amore contro lo specismo, e la necessità di una rivoluzione contro il sistema.

10. A dispetto delle sue dimensioni, la cattiveria umana è modesta. Non tutta l’umanità, non tutti i suoi programmi, non tutti i suoi accadimenti saranno inghiottiti dallo specismo. C’è un desiderio di pace che attraversa i vostri occhi, e c’è una scintilla che appare negli occhi dei vostri figli quando incrociano quelli di un vitellino. Loro lo sanno, e capiscono che qualcosa intorno va raschiato dal colore cupo che gli abbiamo donato. Le nuove generazioni, e la possibilità di un radicale cambiamento che queste rappresentano, sono la definitiva speranza per la liberazione animale. Un vitello libero potrà darvi molto di più, e un mondo senza violenza è possibile anche per continuare le tradizioni umane che fungono da “sacro” collante del sociale, e di cui certo nessuno vi vuole privare. Lo Junkspace – spazio spazzatura – in cui noi e gli animali siamo relegati – può essere pulito solo dal suo interno, spezzando e rivoluzionando il rapporto tra storia e identità. Oggi potete scegliere da che parte stare: da quella del vitello, che con suo sguardo vi insegna l’amore per la vita, o da quella della morte causata, che invisibile pervade il nostro mondo dai genocidi ai mattatoi. Abbandonate il panino, e impugnate il cartello. Liberate il vitello, e lasciatelo abbracciare con vostro figlio. Un mondo senza violenza è possibile. Dipende da voi … e il tremore eterno di un pollo, sbeccato e violentato, possa essere solo il ricordo di un tempo lontano in cui l’umano ha dimenticato di avere due zampe, e non due gambe.

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