Freakshow

di Serena Contardi

È di qualche giorno fa la notizia della morte del piccolo Til, il coniglietto nato senza orecchie e destinato, in virtù della sua particolarità, a diventare l’attrazione principale dello zoo di Sassonia. A sole tre settimane di vita, l’animaletto era già riuscito a conquistarsi i favori del grande pubblico che, prima ancora della sua presentazione ufficiale alla stampa, inondava la rete di immagini e filmati che lo ritraevano in pose tenere e buffe, in un morboso infrollimento collettivo. Tale crescente curiosità non potrà però più essere soddisfatta: in occasione della presentazione in tv, Til è rimasto ucciso, calpestato inavvertitamente da un cameraman. Piange lacrime di cordoglio, il grande, compassionevole pubblico, e piange anche il responsabile dello zoo, Uwe Dempewolf, vedendo sfumare il giro d’affari cui il coniglietto freak aveva appena dato avvio. Verrebbe da chiedersi quale dei due singhiozzi sia più “genuino”.
I conigli ce li mangiamo. I piccolissimi allevatori ancora li ammazzano a mani nude – «ci vuole un colpo secco a palmo aperto con il lato della mano o a pugno alla base del collo», ti dicono, con la stessa naturalezza di chi commenta un film. Ridotte a mere appendici dei nostri bisogni, queste sofferenti creature non hanno più nulla da dirci. Nessuno sguardo estraneo e imprevisto da cui sentirsi scrutati per un attimo; nessun reciproco, cauto avvicinarsi, nel timore di una fuga o di un morso; nessun enigma; nessun mistero; niente di niente. «Gli animali sono un tesoro da lungo tempo perduto», scrive Ceronetti. Ma noi tesori continuiamo a sognarne, e se forzieri colmi d’oro e gemme preziose non possiamo più averne, ci sporgeremo affannosamente di là dal confine di un familiare che tutto ha fagocitato per afferrare almeno uno specchietto di vetro, come gli indiani giocati dai conquistadores.
Serviva un animale malformato, il fenomeno da baraccone, perché riuscissimo di nuovo a provare stupore, perché il cuore ci battesse un po’ più forte. Per la felicità di tante persone che non si rassegnano all’idea di non poterlo più vedere, lo zoo valuterà l’ipotesi di imbalsamarlo. E raccontano che quelli “malati” sarebbero gli animalisti.

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Comments
4 Responses to “Freakshow”
  1. G ha detto:

    Condivido pienamente tutto. Vengono usati più o meno come oggetti: vengono usati, vengono esibiti. Se sono vivi o sono morti, poco importa a chi deve guadagnarci qualcosa.

  2. marcomaurizi74 ha detto:

    quanto vero. 😦

  3. Gianluca Barbuto ha detto:

    non impariamo mai niente siamo sempre più ridicoli e non riusciamo a mettere nel giusto equilibrio ciò che la natura ci offre ed insegna tutti i giorni ,inizio a pensare che dovremmo tutti fare un mea culpa se le cose stanno così.

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