Conferenza “La vita emotiva degli animali”: un Report

di Paola Sobbrio e Arianna Ferrari

Si è svolta a Genova il 12 ed il 13 Maggio la conferenza “ La vita emotiva degli animali”. La conferenza organizzata da Minding Animals Italy (Manita) in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova, l’Istituto italiano di Bioetica ed il Museo di Storia naturale G. Doria. Ospite autorevole è stato Mark Bekoff, professore di ecologia e biologia dell’evoluzione all’università del Colorado. Bekoff ha fatto due lezioni magistrali richiamando l’attenzione dell’uditorio, vasto ed eterogeneo, sulla vasta gamma di comportamenti che gli animali hanno per manifestare le loro emozioni e che a volte sono così tanto evidenti da non poter essere negate anche da chi ancora s’interroga se ne abbiano. Presentando gli ultimi dati scientifici sull’etologia animale, Bekoff ha mostrato come oramai non possono esistere dubbi sull’enorme varietà e complessità delle emozioni animali. L’osservazione dei comportamenti di scimmie ed elefanti, ad esempio, ha permesso di capirne la struttura familiare complessa e l’affezione tra gli appartenenti al gruppo sociale, affezione che si manifesta, ad esempio, nel vegliare per giorni il corpo morto del cucciolo di elefante da parte della madre o nel portare il proprio piccolo morto in giro per giorni senza lasciarlo mai (come accade tra le scimmie).

Nel corso della conferenza, infatti, è stato rimarcato il fatto che, se gli animali provano emozioni non possiamo più porci nei loro confronti in un rapporto di superiorità (dell’uomo)- inferiorità (dell’animale) ma in un rapporto darwiniano di co-evoluzione e rapporto paritario basato sul co-apprendimento. Gli animali sono nostri partner nell’evoluzione da sempre e, come ha sottolineato Roberto Marchesini, noi non discendiamo dagli animali, noi siamo animali. Ricordare questo aiuterebbe tutti ad agevolare questo percorso di co-apprendimento e di riconoscimento delle emozioni negli altri animali.

Angelo Gazzano, ha detto, infatti, che è stato proprio questo processo di coevoluzione a svelare nel cane “aspetti sorprendenti della capacità di apprendimento di questa specie animale e della sua capacità di leggere i segnali umani in modo addirittura superiore a quella degli scimpanzé con cui l’essere umano condivide gran parte del proprio patrimonio genetico”. Tuttavia sebbene spesso riconosciamo agli animali l’appartenenza ad una specie, o peggio ad una razza, allo stesso modo non ne riconosciamo l’individualità cosa che, ha detto Luisella Battaglia, ci permetterebbe di passare dal concetto, molto controverso, di benessere, a quello di dignità intrinseca del singolo animale secondo il paradigma delle capacità di Martha Nussbaum che “ritiene possibile postulare una ‘dignità’ per ogni essere, definita ovviamente in maniera differenziata, in relazioni a parametri del tutto peculiari ma il cui fondamento dovrà essere il valore intrinseco, l’integrità dell’individuo, le capacità di cui è portatore”. Paradigma criticato da Marco Celentano poiché “appare, velleitario delegare, come fa la Nussbaum, il compito di prendere in seria considerazione la “dignità”, le differenze, i bisogni, non solo di tutti gli uomini, ma anche di tutti gli altri esseri senzienti, a quella stessa economia di mercato, e a quelle medesime istituzioni liberal-democratiche, che si dimostrano oggi  incapaci di garantirne il rispetto, persino nelle aree privilegiate del mondo da loro governate”.

Si potrebbe superare lo scoglio dello sfruttamento sistematico degli animali considerandoli stakeholders del processo produttivo si è chiesto Franco Manti. L’obiettivo è quello di “promuovere un approccio sistemico che ponga in relazione i contesti ambientali, le pratiche di biocultura e le nostre modalità di vita e di consumo. Ciò comporta, a partire dalla consapevolezza dei processi coevolutivi che ci legano, all’interno dell’ecosistema, con gli animali e, in particolare, con quelli domesticati, uno sviluppo anche delle nostre capacità”.

Gli interventi che si sono succeduti hanno mostrato che nonostante gli studi di etologia cognitiva siano tanti vi è una discrepanza enorme tra dato scientifico e dato normativo per cui come ha detto Michele Panzera “appare, pertanto, sempre più antropocentrica la considerazione degli animali in base al loro funzionamento, cioè alla loro utilità per un servizio da rendere all’uomo, rispetto a ciò che possono realizzare, attraverso la loro integrità fisica e mentale”. Sabrina Tonutti interrogandosi a sua volta su un’importante aspetto, forse poco approfondito domanda: “in che cosa consiste studiare una comunità interspecifica? Con quali strumenti euristici? Cosa dovremmo mutuare dalle scienze sociali e cosa dalle scienze etologiche? E, soprattutto, è possibile pervenire a una sintesi fruttuosa di questi due approcci?”. E ancora, Anna Mannucci, ritiene che “la scienza ufficiale ha sempre accusato di antropomorfismo chi riconosceva negli animali sentimenti, intenzioni, intelligenza. Spesso, le persone antropomorfizzanti erano e sono quelle che avevano a che fare con gli animali, che vivevano insieme agli animali, come gli allevatori tradizionali, oppure, ai nostri tempi, i padroni di pet (=cultura materiale, non naturale). Coloro che possiedono un sapere empatico, basato sulla relazione e lo scambio. Il comportamentismo, la cui influenza è purtroppo tuttora viva, ha sempre considerato la mente una scatola nera, rifiutando introspezione, empatia, compassione e ogni legame con l’animale studiato. Autorizzando, di fatto, anche la peggiore vivisezione. Ma chi non riconosce la mente altrui, non capisce i bisogni e i sentimenti degli altri e non sa mettersi nei panni degli altri, solitamente è considerato autistico.
Dunque- prosegue la Mannucci- proponiamo di definire autistica la ricerca scientifica che rifiuta l’interiorità negli animali e di considerare l’antropomorfizzazione un buon mezzo per conoscere almeno i mammiferi”.

Molti interventi durante la conferenza hanno posto più l’accento sulla necessità di puntare su un uso consapevole dell’animale piuttosto che su un non uso. Come ha, ad esempio, evidenziato Giuseppe Pallante dovremmo “sensibilizzare l’opinione pubblica ad un corretto approccio sia nella veste di partner di un pet sia quale consumatore di derrate alimentari di origine animale”.

Nella tavola rotonda dedicata a loro, le associazioni animaliste presenti (LAV-ENPA-ANIMALSASIA e MARCIA DI S.FRANCESCO) hanno ricordato che se si è arrivati a discutere di un nuovo rapporto uomo animale è stato anche grazie al ruolo delle associazioni stesse che, passo dopo passo negli anni, hanno permesso di raggiungere dei traguardi impensabili fino a qualche anno fa., come ad esempio la liberazione degli orsi della bile in Cina  o la richiesta di chiudere  Green Hill in Italia (Grazie a questa battaglia l’Italia è oggi guardata dal resto del mondo con occhi diversi nel panorama animalista).

Interessante ed innovativo è stato poi l’intervento dei teologi i quali hanno sovvertito tutte le certezze relative all’approccio biblico dell’uomo verso gli animali. Gli animali, secondo i teologi De Benedetti, Barricalla, Nicora, Massaro, nella Bibbia non sono per nulla descritti come oggetto di dominio ma sono state errate interpretazioni della stessa a condurre a questo fraintendimento. Gli animali, infatti, secondo la Bibbia, sono alleati dell’uomo, compagni o partner relazionali e quindi non possono essere cose da dominare ma soggetti da affiancare.

La seconda giornata si é aperta con la seconda lezione magistrale di Bekoff, nella quale, continuando la prospettiva sviluppata nella giornata precedente, ha affrontato il tema della giustizia selvaggia (wild justice, dal titolo del suo libro): come é possibile scoprire da molti dati empirici, in svariate specie animali si possono notare comportamenti “morali”, in particolare una naturale avversione per situazioni “ingiuste”, nelle quali animali vengono trattati in maniera non equa senza ragione. Secondo Bekoff, anche quella che é stata da molti indicata come essere l’unica proprietà che distingue l’uomo dall’animale, ossia il senso “morale” (ossia la capacitá di assumersi a responsabilità per le proprie azioni), in realtà é presente anche negli animali non-umani, che sono capaci di distinguere il bene dal male e quindi di comportarsi di conseguenza. Secondo Bekoff gli animali sono anche capaci di compire il male intenzionalmente, ma lo fanno solo in rarissimi casi, soprattutto quando altri animali sono stati trattati in maniera ingiusta.

La prima tavola rotonda, é stata dedicata al tema dell’antispecismo e delle sue varie connotazioni ed introdotta da Leonardo Caffo che ha sottolineato come l’antispecismo non è riconducibile ad una teoria ma a svariate e che ognuna potrebbe essere complementare all’altra se si abbandonassero le contrapposizioni. La psicologa Annamaria Manzoni ha descritto i vari meccanismi psicologici che permettono sia a livello del singolo individuo sia a livello sociale di tollerare la violenza inflitta agli animali in diversi campi, da quello della sperimentazione a quello degli allevamenti. Illustrando i risultati di importanti studi di psicologia, in particolare di Zimbardo e Milgram, Manzoni ha spiegato come oltre al noto meccanismo della rimozione e dell’allontanamento un altro importante concetto è quello del disimpegno morale: la violenza non è solo quella che proviene dall’azione di impulsi sfuggiti al controllo della coscienza, ma è molto spesso frutto dell’interpretazione determinata a livello sociale degli animali e della superiorità umana, quindi, in altre parole, della cultura specista. Il sociologo Valerio Pocar ha ribadito la pervasività della logica specista nella nostra società, soprattutto nelle scelte etiche quotidiane, completamente determinate dalla cultura dominante. Il giurista Luigi Lombardi Vallauri ha evidenziato come la legislazione pur riconoscendo in modo esplicito all’animale la senzienza consente dello stesso un utilizzo e l’adozione di pratiche che ricordano gli orrori dei campi di sterminio e che vengono giustificate dal ricorso alla necessità. Termine che è tanto vago quanto ingannatore.

La seconda tavola rotonda é stata dedicata al tema della sperimentazione sugli animali. Mentre Bruno Fedi e Susanna Penco hanno ampiamente illustrato la tesi dell’inutilità degli esperimenti sugli animali in quanto non applicabili all’uomo e quindi sinonimo di cattiva scienza, abbracciando appieno la prospettiva dell’antivivisezionismo scientico, Carla Bernasconi ha ribadito la prospettiva etica difesa nel codice deontologico dei medici veterinari, improntata all’applicazione del principio delle 3R (Replacement, sostituzione con metodi alternativi; Reduction, riduzione del numero di animali; Refinement, miglioramento delle condizioni degli animali). Se da un lato entrambe le prospettive concordano sulla necessità di implementare, anche attraverso un’implementazione dei finanziamenti, la ricerca sui cosiddetti metodi alternativi, dall’altro propongo valutazioni diverse del ruolo della sperimentazione animale nel generale panorama della cultura scientifica sperimentale. Nella discussione successiva con il pubblico é stata anche presentata la tesi dell’antivivisezionismo etico che non considera il problema epistemologico dell’efficacia o meno dei risultati ricavati dagli animali ma condanna la sperimentazione animale dal punto di vista etico come pratica violenta e ingiustificata.

Approfondendo il tema della sperimentazione animale, Arianna Ferrari ha ribadito come nel corso degli ultimi venti anni non solo il numero, ma anche gli ambiti di applicazione degli animali geneticamente modificati (GM) è aumentato in modo vertiginoso. Si ricerca per creare animali d’allevamento in grado di non sviluppare alcune malattie (per esempio la mastite nelle mucche da latte),in grado di produrre latte con proprietà organiche nuove (con meno lattosio per gli intolleranti o con le stesse proprietà biologiche del latte materno)o in grado di servire come riserva vivente di organi, tessuti o cellule per trapianti sull’uomo (xenotrapianti). Mentre é chiaro che l’ingegneria genetica si inserisce pienamente nell’ottica specista che vede nell’animale una risorsa da sfruttare, numerose questioni rimangono aperte riguardo ai concreti “costi” in termini di sofferenza e di animali sacrificati, superiori rispetto a tecniche di allevamento e selezione più´tradizionali.

Paola Sobbrio ha posto l’attenzione sulla nuova direttiva 2010/63 Ue sulla sperimentazione animale e, riagganciandosi a quanto evidenziato prima,  ha sottolineato che gli animali GM non esistono nella direttiva se non per brevi cenni così come gli xenotrapianti che vengono richiamati sono nell’allegato sulla gravità delle procedure. Questa “dimenticanza” sottrae alla tutela giuridica milioni di animali senza considerare che gli stessi animali GM soffrono di gravi patologie dovute alla modifica genetica . Considerare questi animali “sostanzialmente equivalenti” a quelli non GM significa non riconoscere loro la maggior sofferenza dovuta agli interventi genetici di cui sono oggetto.

Roberto Marchesini ha ribadito come le nuove tecnologie rimangano importanti e quindi rafforzino il paradigma specista e come, quindi, serva una profonda riflessione sulla nostra natura umana nel nome di una cultura della differenza, che sappia cogliere la specificità di ogni espressione cognitiva ed emozionale animale, compresa quella umana. Massimo Terrile, fondatore del movimento antispecista, ha ribadito come sia necessario, sulla base dell’empatia verso tutti gli esseri senzienti, trasformare il rispetto dei loro interessi in riconoscimento dei diritti a livello giuridico. Inoltre, secondo Terrile, a ricerca scientifica ha pertanto il dovere di prenderne atto, e porsi dei limiti etici, considerando il non umano analogamente all’umano, così come l’umano vuol essere a sua volta considerato dal non umano, ossia, privilegiando il giusto rispetto al bene dei più, al contrario di ciò che propone la teoria utilitaristica.

Matteo Gasparin, avvocato, ha passato in rassegna delle recenti sentenze in tema di maltrattamento e protezione degli animali sottolineando come sebbene i cambiamenti, nel corso degli anni, procedono molto lentamente nell’ambito giuridico sia a livello normativo che giurisprudenziale non sono da sottovalutare e stanno determinando anche un cambiamento positivo della società relativamente alla tutela degli animali anche non d’affezione.

Paola Fossati ha sottolineato le numerose difficoltà nel conciliare gli ambiti dell’utilizzo degli animali, in quanto fulcro di interessi molto divergenti. Secondo Fossati il legislatore si sta orientando verso una implementazione lenta ma rigorosa del benessere animale nei diversi contesti, proponendo strategie organiche: un esempio sono l’introduzione di indicatori animal based riguardanti il benessere degli animali (legati al sistema europeo TRACES per la movimentazione di animali), di diversi livelli di controllo delle condizioni degli animali e delle cosiddette “norme di coerenza” validi per il triennio 2012-2015. La UE pare, infine, decisa ad adottare una posizione di rigore rispetto alle scadenze stabilite per l’adeguamento degli allevamenti alle nuove (per quanto ancora perfettibili) disposizioni vigenti a garanzia del benessere animale (vedi il caso delle galline ovaiole e del comparto suinicolo).

Nella tavola rotonda sui migliori amici dell’uomo, i cosiddetti animali d’affezione, si é discusso della molteplicità, ambiguità e a volte incoerenza del rapporto dell’uomo con questi animali.

Matteo Andreozzi ha sottolineato le molteplici incoerenze che possono riguardare direttamente i nostri ‘animali domestici’, che vanno dagli spazi fisici e psichici, alle fonti di alimentazione e persino alla loro stessa condizione domestica. Andreozzi si chiede se sia il pet che ha bisogno di noi o se siamo piuttosto noi ad avere bisogno di lui costringendolo ad una vita non sua.

Silvana Daverio attraverso l’utilizzo metaforico di una favola di Esopo ci ha condotto a riflettere sul rapporto che noi abbiamo con gli animali e con noi stessi. Se è vero che l’animale vive in modo “innaturale” noi che vita viviamo? Siamo così legati l’un l’altro che “Solo percorrendo il sentiero del riconoscimento di rispetto e dignità a tutte le creature viventi è possibile imparare a vivere in armonia con la natura e, quindi, con noi stessi”.

Paola Marchei individua nell’allevamento il sentiero del rispetto poiché i cani allevati sono cani accuditi e curati e possono avere una vita riproduttiva preclusa agli animali liberi o non di razza che vengono piuttosto sterilizzati. La Marchei pare preferire i cani da allevamento anche se “confinati in spazi limitati, obbligati a toelettature e viaggi, sottoposti a “maltrattamento genetico” poiché così  non manca loro cibo, contatto sociale, cure mediche” Ci dobbiamo domandare, prosegue la relatrice “quanto sia più o meno legittimo questo, rispetto a sterilizzare gli animali impedendo il normale comportamento riproduttivo e materno, combattere la naturale tendenza ad organizzarsi in branchi dei cani vaganti, lasciare morire un animale di fame o di parassitosi”

Per chiudere la giornata Luisa Marnati ha dedicato ai nostri amici pets un momento di poesia ricordandoci la poesia del ponte dell’arcobaleno quel ponte dedicato agli amici che ci lasciano e che noi speriamo vadano tra i colori dell’arcobaleno e che su quel ponte possano ricongiungersi al loro amico umano che tanto l’ha amato ed hanno amato.

«Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro. E quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungete, vi stringete l’un l’altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi più.

Poi, insieme, attraversate il Ponte dell’Arcobaleno… »

(Autore ignoto, La leggenda del Ponte dell’Arcobaleno)

Che dire dunque. Noi non troviamo nessun buon argomento per sentirci qualitativamente diversi dagli animali non umani: e voi?

P. Sobbrio, A. Ferrari, “Conferenza “La vita emotiva degli animali”: un Report”, Asinus Novus: Rivista di Antispecismo e Filosofia, e-print online, Volume I, Numero V: Giugno 2012.

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Comments
9 Responses to “Conferenza “La vita emotiva degli animali”: un Report”
  1. Gianfranco Nicora ha detto:

    Congratulazioni per la capacita’ sintetica e la chiarezza con cui avete presentato,nulla tralasciando, interventi e discussioni.sto diffondendo il vostro Report! Gianfranco Nicora

  2. anna mannucci ha detto:

    il mio intervento era completamente diverso da quello che avete qui scritto!
    mi spiace…

  3. anna mannucci ha detto:

    proporrei di effettuare delle correzioni, o meglio, di riscriverlo

    (ma non avete il mio abstract?)

  4. anna mannucci ha detto:

    dai, LC, cambia tu il resoconto del mio intervento! ciao

    • L. C. ha detto:

      Anna, per tutti gli Asini, non posso fare un tubo. Devi farmi mandare da Paola e Arianna ‘sta benedetta revisione.

  5. anna mannucci ha detto:

    la revisione è il mio abstract…

    non basta?

    ciao

  6. anna mannucci ha detto:

    Anna Mannucci per il convegno La vita emotiva degli animali

    (Genova, 12-13-maggio 2012)

    Autismo versus antropomorfismo

    La scienza ufficiale ha sempre accusato di antropomorfismo chi riconosceva negli animali sentimenti, intenzioni, intelligenza. Spesso, le persone antropomorfizzanti erano e sono quelle che avevano a che fare con gli animali, che vivevano insieme agli animali, come gli allevatori tradizionali, oppure, ai nostri tempi, i padroni di pet (=cultura materiale, non naturale). Coloro che possiedono un sapere empatico, basato sulla relazione e lo scambio.
    Il comportamentismo, la cui influenza è purtroppo tuttora viva, ha sempre considerato la mente una scatola nera, rifiutando introspezione, empatia, compassione e ogni legame con l’animale studiato. Autorizzando, di fatto, anche la peggiore vivisezione. Ma chi non riconosce la mente altrui, non capisce i bisogni e i sentimenti degli altri e non sa mettersi nei panni degli altri, solitamente è considerato autistico.
    Dunque, proponiamo di definire autistica la ricerca scientifica che rifiuta l’interiorità negli animali e di considerare l’antropomorfizzazione un buon mezzo per conoscere almeno i mammiferi.

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