Heavy Petting

di Serena Contardi

A me Peter Singer non piace, l’ho criticato in diverse occasioni, pur nel mio piccolo, perché credo col suo sistema etico abbia costruito un aggeggio teorico totalmente autoreferenziale, avulso dalla storia e dalla realtà. In pratica, inserisce dei dati nella sua macchinetta, li elabora come fosse un pc, e da questo deduce cosa sia da considerarsi “giusto” e cosa “sbagliato”. Molte delle sue posizioni che fanno scalpore e vengono demagogicamente impiegate per screditarlo, come lo status da attribuirsi a neonati, ritardati gravi e anziani senili, ad esempio, derivano logicamente dalle sue premesse, non sono certo il frutto di una mente sadica o disturbata. La nostra sensibilità ne è offesa ma, come diceva Carnap, “non ci sono morali in logica”, e un argomento può essere elegante anche se ci perturba a livello emotivo.

Leggo che c’è un gran fermento e tutti sono scandalizzatissimi dal suo pezzo Heavy petting del 2001. Io, conoscendo il suo pensiero, non lo sono affatto. Sarò una pervertita? Mica è necessario essere d’accordo, non lo sono, ma nemmeno mi viene da stracciarmi le vesti come una cresimanda e urlare stizzita all’orco cattivo.

Qui l’originale. Per chi non conoscesse bene l’inglese, traduco:

Non molto tempo fa, ogni forma di sessualità non funzionale alla procreazione era vista, nella migliore delle ipotesi, come sfrenata lussuria o, peggio, come una perversione. Uno per uno, i tabù sono caduti. L’idea che potrebbe essere sbagliato usare la contraccezione al fine di separare il sesso dalla riproduzione è ormai piuttosto antiquata. Se alcune religioni insegnano ancora che la masturbazione è “auto-abuso”, ciò dimostra soltanto quanto siano fuori dal mondo. Sodomia? Fa parte della gioie del sesso, consigliata per coppie in cerca di una vita erotica variata. In molte grandi città del mondo, i gay e le lesbiche possono essere aperti circa le loro preferenze sessuali in misura inimmaginabile un secolo fa. Si può anche fare nelle Forze Armate degli Stati Uniti, fino a quando non se ne parla. Sesso orale? Qualcuno contestò il presidente Clinton per la scelta del luogo e del partner, e altri pensarono che avrebbe dovuto essere più onesto su quello che aveva fatto, ma nessuno osò suggerire che egli non fosse degno di essere presidente solo perché aveva preso parte ad una attività sessuale che era, in molte giurisdizioni, un crimine.

Ma non tutti i tabù sono crollati. Avete sentito qualcuno, a qualche recente festa, conversare su quanto è bello fare sesso con il proprio cane? Probabilmente no. Decisamente il sesso con animali è ancora tabù. Se Midas Dekkers, autore di Dearest Pet, ha ragione, questo non è dovuto alla sua rarità. Dekkers, biologo olandese e noto naturalista, ha messo insieme un numero consistente di prove che dimostrano che gli esseri umani hanno spesso pensato all’”amore per gli animali” in modi che vanno al di là di una carezza e di un abbraccio, o di una giusta preoccupazione per il benessere dei membri delle altre specie. Il suo libro presenta una vasta gamma di illustrazioni, che ci portano indietro nel tempo sino a una rappresentazione rupestre svedese dell’età del bronzo, che ritrae un uomo intento a ingropparsi un grosso quadrupede di qualche specie indeterminata. C’è un vaso greco del 520 a.c. che mostra una figura maschile fare sesso con un cervo; una miniatura indiana del diciassettesimo secolo di un cervo che monta una donna; un’incisione europea risalente al diciottesimo secolo di un accoppiamento tra una suora in estasi e un asino, con altre monache che guardano, sorridendo; un dipinto ottocentesco di un soldato persiano ancora con un asino, e, dello stesso periodo, un disegno giapponese di una donna avvolta da un polpo gigante che sembra succhiarle la vagina, mentre le accarezza il corpo coi suoi molti tentacoli.

Quanto di questo è fantasia, archetipo à la King Kong di un’epoca lontana? Nel 1940, Kinsey ha interrogato 20mila americani sul loro comportamento sessuale, e ha scoperto che l’8 per cento dei maschi e il 3,5 per cento delle donne dichiarano di avere avuto, in qualche occasione, un incontro sessuale con un animale. Tra gli uomini che vivono nelle zone rurali, la percentuale sale al 50 per cento. Dekkers suggerisce che per i giovani braccianti di sesso maschile, gli animali fungevano da valvola di sfogo per i desideri sessuali che non potevano essere soddisfatti quando le ragazze erano meno disposte a fare sesso prima del matrimonio. Secondo il casellario giudiziale del ventesimo secolo in Austria, dove la zooerastia è stata regolarmente perseguita, gli uomini delle zone rurali preferiscono avere rapporti vaginali con mucche e vitelli, meno frequentemente con fattrici, puledri e capre e solo raramente con pecore o maiali. Essi possono inoltre usufruire del riflesso di suzione dei vitelli per arrivare a farsi fare un pompino.

Le donne che fanno sesso con tori o arieti, d’altra parte, sembrano essere più un un mito che una realtà. Per i tre quarti delle donne che hanno rivelato a Kinsey di aver avuto rapporti sessuali con un animale, l’animale in questione era un cane, e il rapporto sessuale completo era raro. Più comunemente la donne si limitavano a toccare e masturbare l’animale, o a farsi leccare i genitali da esso.

Molto dipende, ovviamente, da come definiamo il concetto di rapporto sessuale. Lo zoologo Desmond Morris ha svolto alcune ricerche che sembrano confermare l’osservazione comune secondo cui le ragazze hanno molta più probabilità di essere attratte dall’equitazione rispetto ai ragazzi, e ha suggerito che “sedersi con le gambe a cavalcioni su un cavallo in movimento ritmico ha indubbiamente un sottofondo sessuale”. Dekkers è d’accordo, e aggiunge che “il cavallo è la consolazione ideale per la grande ingiustizia inflitta alle ragazze dalla natura: risvegliarsi sessualmente anni prima dei ragazzi della loro classe, che stanno ancora giocando coi loro trenini…”.

L’esistenza di rapporti sessuali tra gli esseri umani e gli animali, e la potenza del tabù contro di essi, mostrano l’ambivalenza del nostro rapporto con gli animali. Da una parte, in particolare nella tradizione giudaico-cristiana – meno in Oriente – ci siamo sempre visti come distinti dagli animali, e abbiamo immaginato che un ampio, incolmabile abisso ci separasse da essi. Gli esseri umani sono i soli ad essere fatti a immagine e somiglianza di Dio. Solo gli esseri umani hanno un’anima immortale. Nella Genesi, Dio dà agli esseri umani il dominio sugli animali. Nell’idea rinascimentale della Grande Catena dell’Essere, gli esseri umani sono a metà strada tra le bestie e gli angeli. Noi siamo esseri spirituali, e allo stesso tempo esseri materiali. Per Kant, gli esseri umani hanno una dignità intrinseca che li rende fini in sé, mentre gli animali sono semplici mezzi per i nostri fini. Oggi il linguaggio dei diritti umani – diritti che noi attribuiamo a tutti gli esseri umani, ma neghiamo a tutti gli animali non umani – conserva questa separazione.

D’altra parte ci sono molti ambiti in cui non possiamo comportarci proprio come fanno gli animali – o i mammiferi, in ogni caso – e il sesso è uno di quelli più evidenti. Noi copuliamo, come fanno loro. Hanno peni e vagine, come noi, e il fatto che la vagina di un vitello possa essere sessualmente soddisfacente per un uomo mostra come questi organi siano simili. Il tabù sul sesso con animali può, come ho già suggerito, aver avuto origine come parte di un più ampio rifiuto della sessualità non riproduttiva. Ma la veemenza con cui tale divieto continua ad essere mantenuto, la sua persistenza mentre altri atti sessuali non riproduttivi sono diventati accettabili, suggerisce che c’è un’altra forza potente al lavoro: il nostro desiderio di differenziarci, eroticamente e in ogni altro modo, dagli animali.

Quasi un secolo fa, quando Freud aveva appena pubblicato i suoi rivoluzionari Tre saggi sulla teoria sessuale, lo scrittore viennese Otto Soyka diede alle stampe un volume di fuoco dal titolo Al di là del confine della morale. Mai ampiamente conosciuto, e ora del tutto dimenticato, è un saggio polemico diretto contro il divieto di sesso “contronatura” come la zooerastia, l’omosessualità, il feticismo e altri atti non-riproduttivi. Soyka vide questi divieti come tentativi inutili e fuorvianti di limitare la varietà inesauribile del desiderio sessuale umano. Solo la zooerastia, argomentò, dovrebbe essere illegale, e anche in quel caso, solo nella misura in cui comporta crudeltà verso un animale. Il suggerimento di Soyka fornisce una buona ragione per cui alcuni degli atti descritti nel libro di Dekkers sono chiaramente sbagliati, e devono rimanere crimini. Alcuni uomini usano le galline come oggetti sessuali, inserendo il pene nella cloaca, il canale funzionale alle evacuazioni e al passaggio dell’uovo. Questo è di solito fatale per la gallina, e in alcuni casi essa sarà deliberatamente decapitata appena prima dell’eiaculazione, al fine di intensificare le convulsioni del suo sfintere. Questa è pura e semplice crudeltà. (Ma è peggio per la gallina che vivere per un anno o più con quattro o cinque altre galline in gabbie sterili così piccole e sovraffollate da non consentirle di sgranchirsi le ali, venire sbattuta in una cassa e portata al macello, essere infilata a testa in giù su un nastro trasportatore e quindi uccisa? Se no, allora non è peggiore di quello che i produttori di uova fanno subire alle loro galline per tutta la loro vita).

Ma il sesso con animali non sempre comporta crudeltà. Chi non è stato in qualche occasione sociale perturbato dal cane domestico che, prese le gambe di un ospite, vigorosamente strofina il suo pene contro di esse? Il padrone di casa di solito scoraggia tali attività, ma in privato non tutti si oppongono al fatto di venire utilizzati dal proprio cane in questo modo, e, occasionalmente, attività reciprocamente soddisfacenti possono essere sviluppate. Soyka lo avrebbe probabilmente incluso entro la gamma della varietà sessuale umana.

In una conferenza sulle grandi scimmie di pochi anni fa, ho parlato con una donna che aveva visitato Camp Leakey, un centro di riabilitazione per oranghi catturati in Borneo gestito da Galdikas Birute, a volte descritta come “la Jane Goodall degli oranghi” e la più importante autorità del mondo su queste grandi scimmie. A Camp Leakey, gli oranghi sono gradualmente reinseriti nella giungla, e man mano che si avvicinano all’indipendenza, imparano ad andare e venire a loro piacimento. Mentre attraversava il campo con Galdikas, la mia interlocutrice è stata improvvisamente agguantata da un grosso maschio di orango, le cui intenzioni erano rese evidenti dal pene eretto. Combattere con un animale così potente non era un’opzione, ma Galdikas le disse di non preoccuparsi, perché l’orango non le avrebbe fatto del male, e aggiunse, come ulteriore rassicurazione, che gli oranghi “hanno un pene molto piccolo”. Così accadde che l’orango perse interesse prima che la penetrazione avesse luogo, ma l’aspetto della storia che mi ha colpito con più forza è stato che agli occhi di qualcuno che ha vissuto gran parte della sua vita con gli oranghi, essere visto da uno di loro come oggetto di interesse sessuale non è causa di shock e orrore. La violenza potenziale dell’aggressione dell’orangutan può essere stata inquietante, ma il fatto che si trattasse di un orango in sé non lo era. Questo può essere dovuto al fatto che Galdikas capisce molto bene che siamo animali, in maniera più specifica, siamo grandi scimmie. Questo non fa del sesso attraverso la barriera di specie qualcosa di normale, o naturale, qualunque sia il significato di parole tanto abusate, ma implica che cessi di essere un reato per il nostro status e la nostra dignità di esseri umani.

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Comments
24 Responses to “Heavy Petting”
  1. anna mannucci ha detto:

    :-O aiuto!!!!
    ma siamo sicuri che l’abbia scritto davvero Peter Singer e non qualche suo “nemico” per fargli fare brutta figura?

    • Serena ha detto:

      Nono, è di Peter Singer: ma cos’è che vi turba tanto? Non è un invito al sesso sfrenato con animali non umani, è un’analisi spregiudicata di questo tabù, che a mio avviso contiene anche spunti interessanti sulla teriofobia.

      “Molto dipende, ovviamente, da come definiamo il concetto di rapporto sessuale”: un allattamento interspecifico per qualcuno è già un contatto di tipo sessuale, e io sinceramente non ho niente in contrario. “Riguardo alle cose umane non ridere, non piangere, non indignarsi, ma capire”.

  2. anna mannucci ha detto:

    non mi turba il sesso. Tra adulti consenzienti, tutto è lecito.
    Mi turba il fatto che gli animali, anzi, le animale, non possono dare il loro consenso.
    Il problema è il consenso, la reciprocità. Come nei rapporti sessuali con i bambini.

    • Serena ha detto:

      L’orangutan era animale, maschio, molto consenziente 🙂

      Il grosso problema di questo testo è che lascia indefinito cosa debba intendersi per “contatto sessuale”. A mio avviso, Singer annovera i rapporti completi nella nozione di “crudeltà” di Soika, e dunque non li ritiene leciti. Dopotutto, si dice non contrario a certi “scambi” dopo aver fatto l’esempio del cagnolino che tenta la copula con la gamba di un ospite: quello è un contatto sessuale, e magari qualche padrone potrebbe non esserne infastidito. Fatti suoi. Ripeto, anche l’allattamento interspecifico è considerato da alcuni contatto di tipo sessuale: di certo non prevede crudeltà, e a me non sembra moralmente riprovevole.

      • anna mannucci ha detto:

        orango consenziente: il consenso dei maschi di solito è evidente…
        infatti parlavo di “animale”, femminile plurale: secondo te mucche e pecore sono consenzienti? possono esprimere il loro sì o no?

        Escludo l’allattamento da queste mie considerazioni.

      • Serena ha detto:

        No, ma ho già espresso il mio parere in merito: suppongo Singer annoveri la penetrazione forzata di mucche, pecore, ecc ecc nella nozione di crudeltà di Soyka, e dunque la ritenga sbagliata.

      • rita ha detto:

        Ma infatti secondo me il punto è proprio questo, ossia non si capisce bene cosa sia un contatto sessuale, se un mero strofinamento meccanico o una forma di comunicazione più complessa (perché il sesso, a mio avviso, è anche una forma di comunicazione).
        Soprattutto la sessualità nella specie umana contempla tutta una serie di sovrastrutture culturali (l’erotismo è cultura) di cui gli altri animali non possono essere messi a parte, in quel senso fallisce ogni tentativo di comunicare e quindi l’ipotesi di una sessualità interspecie.
        Riguardo al cane che copula con la gamba, ho sentito dire che sarebbe un atto volto soprattutto a mostrare all’estraneo che entra in casa chi è che domina e quindi una dimostrazione di assertività, di forza, di dominio territoriale, di voler sottomettere l’altro, ma non in senso sessuale. Non a caso lo fanno con gli estranei (almeno il mio fa così). E quando lo fa lo fermo subito perché deve capire che il capobranco non è certo lui.
        Poi, sempre il mio cane, a volte per esempio tenta di accoppiarsi con i gatti, ma anche qui è sempre solo una dimostrazione di forza ed un tentativo di volerli sottomettere, ma non in senso sessuale.

        Ovviamente non dimentichiamo che esiste, purtroppo, un commercio illegale di animali destinati a scopi sessuali e questo è un crimine in quanto un abuso, una crudeltà, l’ennesimo sfruttamento degli animali da parte dell’uomo.

      • Serena ha detto:

        La cosa divertente di ‘sto articolo, ne parlavo ieri con Marco, è che mostra quanto siano lucidi e insieme fuori di testa Singer e i singeriani, col loro modo di ragionare gelidamente analitico: Berardinelli direbbe che la loro saggezza consiste in un’amputazione. Tutte le considerazioni che noi facciamo dopo aver letto un contributo come questo, muovono dalla nostra sensibilità o comunque da facoltà che per loro non contano e anzi inquinano il ragionamento. La domanda è: siamo sicuri che non contino? Comunque, tra uccidere infanti e palpeggiare cavalli, meglio palpeggiare cavalli.

  3. Cartacce ha detto:

    Comunque è una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. si tratta di una perversione degli uomini, non credo che agli animali (escluso il mio cane) piaccia «ingropparsi» la scimmia-nuda-che siamo

  4. rita ha detto:

    Conta, conta, per me la sensibilità conta eccome. Il ragionamento analitico depurato da ogni altra facoltà, come dal sentimento, mi fa spavento;e infatti è il motivo per cui non mi piace Singer. Sono una sostenitrice della ragione più sentimento. 🙂
    Certo, tra uccidere infanti e palpeggiare cavalli, dovendo proprio essere costretti a scegliere, ma sarebbe meglio di no, direi la seconda, ma in entrambi i casi si tratta di una relazione fallita.
    Viva la sessualità libera, ma con possibilità di stabilire relazioni alla pari (o anche di dominio-sottomissione ma tra adulti consenzienti e consapevoli).
    Né con gli animali e né con i bambini è possibile questa parità. Si tratta quindi comunque sempre di un abuso.
    Purtroppo c’è un sacco di gente che è attratta dal sesso con animali e credo che il motivo risieda proprio nel senso di inadeguatezza scaturito dall’incapacità di stabilire relazioni con i propri simili. In quel senso l’animale è come un oggetto, non richiede nessun tipo di confronto.
    Purtroppo per l’animale, ancora una volta come oggetto.

  5. derridiilgambo ha detto:

    Rita, non capisco l’affermazione

    “la sessualità nella specie umana contempla tutta una serie di sovrastrutture culturali (l’erotismo è cultura) di cui gli altri animali non possono essere messi a parte, in quel senso fallisce ogni tentativo di comunicare e quindi l’ipotesi di una sessualità interspecie”.

    Mi pare se non falsa quantomeno dubbia, e quindi dubitabile.
    Per bonobo e scimpanzé la sessualità non sarebbe culturale?
    Ma se la usano anche per fare pace dopo i conflitti, per regolare le relazioni sociali… Cos’è allora cultura? Avere la possibilità di girare film porno o disegnare nudi?
    Mi pare davvero limitativo, una vera limitazione specista e antropocentrica del “culturale”.

    Qui, come al solito, il pessimo presupposto è l’eterna, davvero ormai insopportabile distinzione netta e acritica fra natura e cultura.
    In pratica ci stiamo ancora dicendo, anche se in modo più sofisticato, cambiando le parole (politically correct?) che gli animali hanno l’istinto e noi le pulsioni (o i sentimenti), e quindi loro son chiusi in un cerchio di necessità, mentre noi siamo aperti al possibile (la cultura, appunto…).

    La storia del cane che ti scopa la gamba per dominanza è un pregiudizio etologico duro a morire, ma se vuoi ti invito a casa mia quando Flash è “in fregola” per aver incontrato o annusato tracce di cagnette in estro, e ti mostro come il “mio” mostro si scopa le gambe SOLO in quelle occasioni. Cioè quando è eccitato.
    Per non parlare di quando – scusate l’oscenità – mi accingo a masturbarmi o faccio l’amore. Beh, non solo lo capisce, ma tenta di partecipare.
    Purtroppo io non gradisco, e gli chiedo gentilmente di levarsi dai coXXXoni.
    Insomma: sono io a non dargli IL CONSENSO.

    Ma qui c’è una distinzione da fare che nessuno sembra avere il coraggio di porre (benché l’articolo di Serena sia al solito di un’intelligenza spaziale).
    E cioè: che c’è una bella differenza fra lo zoosadismo e la zoofilia o zoorastia – prese da ogni casella psicopatologica, vi prego.
    C’è una differenza non suturabile fra chi stupra un animale (magari in quegli atroci bordelli che sembrano duplicare quelli di bimbi dell’est asiatico) e chi ha con un animale non umano un rapporto sessuale che non implica violenza, ma o piacere sessuale reciproco o comunque qualche forma di scambio affettivo (quante volte noi umani facciamo l’amore per affetto e non per piacere meramente sessuale? Tutto questo è comunque erotismo, cioè amore preso nella sua dimensione più profonda e abissale).

    C’è una differenza fra un uomo che penetra una gallina uccidendola e una donna che accetta il cunnilingus del suo cane.
    Fra la penetrazione di un alano femmina (non credo che nel caso l’alano non abbia voglia non mostri la sua “mancanza di consenso”) e quella di una siamese.

    Ci sono amori possibili e amori impossibili.
    Amori negati dalla violenza e amori che ascoltano l’altro.
    Questo mica vale solo fra umani e non umani.

    Sulla “barriera di specie”: e se esistesse una *barriera di genere* che noi allegramente rimuoviamo ad ogni rapporto eterosessuale??? Chi può essere sicuro che, alla faccia della cultura, scopare sia la stessa cosa o sia reciprocamente decifrabile fra un uomo e una donna?
    E se, ancora più vicini al particolare, esistesse un’invalicabile *barriera singolare*, per cui fra due chiunque (etero od omosessuali), si scavasse un baratro incolmabile tale da “cancellare” ogni comunicazione, pur nell’illusione che in quel momento sia “massima”?

    Abusando un po’ di Lacan, prendendo a prestito il suo tanto famoso quanto glossato detto: forse davvero “Il n’y a pas de rapport sexuelle”.

    Radicalizzando la disseminazione singolare può darsi che nessuno di noi tocchi mai l’altro, comunichi alcunché. Come direbbe Derrida, questa è un’aporia non solubile, non ricomponibile. Forse sì forse no, non lo sappiamo e non possiamo saperlo (deciderlo).

    Allora siamo sicuri che la “cultura” (questo presunto assioma molto poco tematizzato, nonostante i tanti libri scritti in merito) faccia comunanza (fra umani), e la… boh… “natura” (fra specie) meno o per niente?

    Mi pare dubbio, troppo dubbia, questa sicurezza, per non meritare di essere respinta. E quantomeno, quantomeno dico, rinviata a un supplemento di tematizzazione (e decostruzione)

    • rita ha detto:

      Scusa Derril, non mi puoi paragonare l’erotismo della specie umana con quello dei primati o di altre specie. Non ho affatto affermato che solo noi animali umani produciamo cultura, ma di certo le nostre sovrastrutture culturali sono diverse da quelle di altri animali.
      Ti farò un esempio davvero terra terra: dubito che un cane, un gatto, finanche uno scimpanzé possano trovare affascinante qualcuno per le sue abilità intellettuali e quindi da lì farne derivare un’eccitazione che dal piano intellettuale si estende a quello fisico. Per dire, io mi farei volentieri Philip Roth perché adoro la sua testa e la sua scrittura, pure se ha quasi ottant’anni e di certo non è un Adone. Trovami un animale non umano che contempli questo tipo di eccitazione erotica.
      So bene che la cultura non è solo appannaggio della specie umana, anche gli altri animali hanno i loro rituali, i loro prodotti e manufatti (un nido o una ragnatela sono prodotti culturali, secondo me), dico solo che la nostra è diversa, in quanto siamo specie diverse.
      E riguardo il sesso, certamente anche girare film porno ed eccitarci con dei simulacri è qualcosa che ci differenzia dagli altri animali. Non volevo davvero porre una limitazione specista ed antropocentrica del culturale (se così è sembrato, colpa mia che non mi sono spiegata bene), ma solo rilevarne le differenze. Quando dico che l’erotismo è cultura e si tratta di una cultura di cui gli altri animali non possono essere messi a parte, non dico che solo noi siamo capaci di produrre cultura, ma che la produciamo e recepiamo in maniera differente rispetto alle altre specie.

      Non credo che la pulsione del cane a “farsi” la gamba per motivi dominanti sia solo un pregiudizio etologico. Tu mi porto l’esempio del tuo Flash, io ti oppongo quello del mio Marty che invece lo fa solo nelle occasioni in cui entra un estraneo in casa. Mai con persone conosciute e mai con noi (me e il mio compagno) di cui evidentemente ha ben chiari i ruoli gerarchici. Forse non si può e non si deve generalizzare, in quanto ogni individuo è un individuo a sé ed evidentemente Flash e Marty seguono pulsioni ben distinte, anche in base alla loro formazione.
      Marty è un cane molto dominante, vuole sempre dominare (ma non in senso sessuale appunto), pure perché condivide l’appartamento con un bel po’ di gatti ed ha sempre problemi di gelosia o di stare al centro dell’attenzione. Ormai con noi e con gli amici che frequentano casa nostra il suo ruolo è ben definito, ma con gli estranei prova a fare il dominante e lo fa sottomettendogli la gamba o il braccio. E questo senza che abbia annusato cagnette in estro. Per questo ti dico che non c’è nulla di sessuale nel suo gesto.

  6. derridiilgambo ha detto:

    Quello che metto in dubbio è proprio la spiegazione lineare e invariabile dei comportamenti animali non umani. Lo stesso gesto, decontestualizzato, non significa nulla, e in questo senso la spiegazione invariabile è un pregiudizio. Sull’etologia in generale ci sarebbe molto più da dire, sulla sua costituzione biologista in tempo di competitivismo capitalista (qualcosa che nota anche il buon Lewontin, per non parlare di Goodwin), ma per questo mi permetto di rimandarti alla prima parte del mio articolo su Green Hill o del soggetto, in cui analizzo il trucco di specchi fra l’animale come referente negativo e, appunto, referente speculare.

    Sulle “regole dell’attrazione” che differenzierebbero nettamente umani e non umani ci sono almeno due cose da dire.
    Una, che ne sappiamo troppo poco per dire che fra i primati non ci siano forme di attrazione dovute a chessò, il fascino intellettuale. Anche se, parlando coi pregiudizi dell’etologia, pare che il solito Kanzi sia il “maschio alfa” del suo gruppo. Più abile nel procacciarsi le femmine, o vittima del fascino che esercitano le sue capacità intellettuali? Attenzione, che qui non rischiamo solo di fare specismo, ma anche sessismo extraumano :-).
    Due, che una forma consolidata, come un certo uso delle facoltà intellettuali, e un certo loro ruolo sociale, non coincide col suo “inizio”. Se cioè la linea di demarcazione fra umano e non umano non è netta ma suddivisa infinitamente, allora l’inizio di ogni facoltà o pratica umana recede sempre indietro rispetto alla sua “origine” o “emersione”. La sua bozza prelude sempre tale emersione, il che significa perciò che non c’è mai un’origine. Cioè che con gli umani comincia (chissà quando poi: neolitico? paleolitico? Sapiens, Neandertal?) p es ciò di cui parliamo ora, così come l’uso degli strumenti, la loro costruzione, la trasmissione culturale e non genetica.

    Ma alla fine di tutto questo discorso, l’antispecismo non si occupa proprio di differenza?
    E allora perché i differenti non potrebbero toccarsi, in tutti i *sensi*?

    • rita ha detto:

      Io non capisco perché mi parli di specismo e addirittura di sessismo.
      Se nego che tra animali umani ed animali non umani ci si possa scambiare effusioni sessuali in maniera paritaria (nel senso di capire e recepire entrambi allo stesso livello intellettuale quello che stiamo facendo) mica sto facendo dello specismo. Sto semplicemente prendendo atto di differenze culturali.
      Poi mi parli sempre di primati. Perché non anche di ovini o galline? Lo vedi che qui si complica ulteriormente il discorso.
      Dici: “Perché i differenti non potrebbero toccarsi in tutti i *sensi*? Forse perché esistono, nella nostra cultura, dei tabù? Perché allora l’incesto no?
      Possiamo allora seguire Singer con il suo ragionamento analitico ed arrivare ad ammettere tutto (sempre purché non vi sia abuso e violenza).
      Oppure tener conto di altri fattori, emotivi e culturali, ossia che nella nostra cultura ci dicono che alcune cose non vanno bene.
      Dunque, chi lo dice che il pedofilo eserciti sempre violenza e crei danni? Mica sempre. Eppure non ammettiamo nella nostra cultura certe forme di attenzione ed effusioni verso i piccoli (pure se siamo sempre addirittura all’interno della stessa specie). Dunque, se non ammetto questo, non ammetto nemmeno che ci si possa toccare in tutti sensi con appartenenti ad altre specie.
      Questo per quanto riguarda me e parlando molto terra terra, altrimenti, di che stiamo parlando? Alla fine il post di Serena è su questo che verte.
      Se dico che per me il sesso tra umani ed animali è inammissibile per una serie di ragioni, non puoi venirmi a dire che faccio delle specismo, dai. Non intellettualizziamo troppo certi discorsi.

  7. derridiilgambo ha detto:

    ps sull’animale oggetto: prova a rendere oggetto Flash, per abusarne.
    Non facciamo a tutti i costi del sentimentalismo (ma neppure, all’estremo opposto, della psicopatologia).
    E poi la “reificazione” dell’altro non comincia mica coll’animale – nei rapporti affettivi dico.
    Per cui perché non ammettere che si sia questa come altro, che ascolta l’altro e se ne fa complice?

  8. pasquale cacchio ha detto:

    Neanche sul senso estetico siamo superiori chissà quanto agli animali:
    ho visto un gatto contemplare le stelle, su un cassone della spazzatura,
    in una silenziosa serata d’estate, sì, contemplare.
    Per non parlare del gatto che contemplava la luna, descritto da Rita.
    E so di scimmie che vanno a visitare una cascata e a danzare di gioia per la bellezza dello spettacolo.
    Su questo non ci sono dubbi: l’etologia è una scienza ancora giovane
    ed è ancora vittima del concetto di istinto, benché la maggioranza degli etologi inizia a rifiutarlo.

    • pasquale cacchio ha detto:

      ah ah, la nostra superiorità consisterebbe nell’avere qualcuno che dipinge la Gioconda e una massa di coglioni che va a fotografarla per dire poi al pub “c’ero anch’io”.

    • derridiilgambo ha detto:

      Non posso che ringraziarti per questi tuoi brevi e folgoranti, poetici, commenti, Pasquale. E non perché sostengano questa o quella delle parti in causa nel dibattito.
      Grazie anche quando mi scrivi contro .-)

      • pasquale cacchio ha detto:

        Prego!
        Prego anche del “Grazie anche quando mi scrivi contro”, ma, come hai visto, mi mantengo alla larga, armato come sono di un vocabolario troppo misero per competere col tuo, mastodontico e ricco di richiami filosofici. 🙂

    • rita ha detto:

      Questo è vero. Quasi tutti gli animali ad esempio amano la musica. Ho avuto un cane che cantava quando suonavo il flauto.
      I miei gatti sono cinefili (e cinofili anche).
      In effetti ne sappiamo così poco degli altri animali, sappiamo così poco pure di noi. Passiamo (o forse dovrei dire sprechiamo?) l’intera vita a cercare di conoscere noi stessi e non ci accorgiamo delle meraviglie che ci circondano. Dovremmo smetterla di occuparci di noi e non perdere nemmeno più un secondo prezioso nel noioso compito di guardarci allo specchio per dedicarci interamente all’altro.

  9. derridiilgambo ha detto:

    Rita, qui nessuno è davvero antispecista: siamo tutti in cammino e chissà se ci arriveremo mai (e dove? e come?).
    “Non venirmi a dire che faccio dello specismo” è come dire “non venirmi a dire che sono specista”.
    A me, sinceramene, stai pure simpatica, e non ho nessuna intenzione di giudicare te.
    Critico delle idee, che non sono solo tue (così come le mie critiche non sono solo mie).
    Quindi, non cadiamo nella trappola dei personalismi, quella del “ah, vuol essere più antispecista lui”, “no, tu”, no, TU”.
    Io ho argomentato a sufficienza, mi pare, i motivi per cui ritengo pregiudiziale il divieto di contatto sessuale fra umani e non umani, e non ho parlato certo solo di primati. Se vuoi che replichi l’esempio di Kanzi sui canidi, beh ricomincio volentieri a parlare di Flash. Non nego la differenza fra diversi mammiferi, ma di nuovo, la differenza è una suddivisione infinita che spezza l’identità (di specie, individuale), per cui non smetterò mai di criticare l’idea che la differenza sia separazione netta (umano-primate-cane ecc…) che poi inchioda a identità (l’identificazione è esattamente ciò che va continuamente smontato, come sa bene quell’adorniano di Maurizi ;-).
    L’accusa di intellettualizzazione (spero non di marca psicanalitica) mi pare davvero fuori luogo: o si può discutere seriamente tutto della nostra tradizione e cultura, oppure non stiamo discutendo. Accasarsi nei tabù come in dei caldi rifugi che ci proteggono dalle terre selvatiche del pensiero è un’opzione anche praticabile, ma non mi pare molto florida per la comprensione della realtà e per un suo superamento.

    Al proposito ti dico che sì, anche la questione della pedofilia andrebbe ripensata a fondo, magari sulla scia di quel moltiplicarsi dei discorsi (giuridici, psico-psichiatrici, morali, medici) sulla sessualità, come li ha pensati Foucault, che non hanno il fine di liberarla ma di imbrigliarla costruendo un (sempre nuovo) regime simbolico-materiale di poteri. Pensare che il “bambino” sia lo stesso in ogni luogo e tempo è un’immunizzazione biologista che serve al potere. Che d’altra parte l’ha inventato di recente, il bambino, ché fino a qualche secolo fa non era che un adulto in potenza (se andava bene).
    Ritenere che i nostri discorsi sui diritti (e la “sostanza”) dell’infanzia non celino una massa di disciplinamenti è quindi quantomeno ingenuo. Ogni epoca ha i suo “mostri”, e se ci interessa la possibilità di una qualche forma di liberazione, bisogna andare a incontrarli.

    • rita ha detto:

      Prendo atto della tua opinione e la rispetto.
      Io invece non credo di reputare le differenze e quindi l’identità (della specie, del singolo all’interno della specie) come un qualcosa di negativo, anzi, al contrario, è per me un’attribuzione e riconoscimento di valore. Ciò che importa è che sulla base di queste differenze e quindi diverse identità – sempre rinnovabili, mai date una volte per tutte – non si facciamo discriminazioni e che esse non si fissino come un qualcosa di dato e stabilito per sempre. Viva le diversità invece.
      Rivendico, per dire, anche le differenze di genere (pure se magari evito di appiattirle solo sulla vecchia distinzione biologica perché non sufficiente a raccogliere tutti i diversi e variegati sentire). Purché non ci siano discriminazioni.

      Poi, mi sta bene ripensare tutto: quindi la pedofilia, l’incesto e tutto il resto? Rivedere e smontare tabù per arrivare ad immaginare un’idea di società completamente nuova? Annullare le tragedie classiche e tutto il resto? 😀 Sì, si può fare, un lavoro non da poco. 😀
      Forse sono più interessata, in questo breve lasso di tempo che è la mia vita, a combattere lo sfruttamento degli animali più evidente, macroscopico, mi interessa cioè che le vite di altri esseri senzienti non vengano negate. Per quello dicevo, OK, fermiamoci un attimo: i casi ci dimostrano che in genere, tranne eccezioni, quando si parla di sesso con animali c’è una forma di abuso e sfruttamento da parte dell’uomo sugli animali (così come quando si parla di pedofilia in genere si parla di abuso di un bambino da parte di un adulto). E dicevo che in questi casi non si può parlare di “incontri” perché vengono meno i presupposti (nel primo caso perché abbiamo a che fare con sistemi culturali diversi, nel secondo perché il bambino non ha ancora gli strumenti della consapevolezza). E questo, sinceramente, vorrei combatterlo.
      Il resto credo non possa prescindere dalla propria sensibilità. Io alcuni tabù li ho e me li tengo volentieri. So che in epoche distanti sono serviti ad un certo funzionamento sociale e tribale e quindi sì, si può discutere se oggi abbiano ancora ragione di essere, difficile però prescindere da quei fattori emozionali ed irriducibili della propria psiche.

      P.S.: pure tu mi stai simpatico, pure se non sempre ti capisco 😉 Ma in fondo questa del non capirsi pare debba essere la massima condanna di noi viventi. Non ci capiamo tra specie diverse, non ci capiamo tra simili. “Ognuno è solo con il proprio io” o qualcosa del genere (scriveva Joyce).

  10. derridiilgambo ha detto:

    No, infatti, fatichiamo a capirci 🙂

    Quando io parto di infinita suddivisibilità (quindi differenziazione) della differenza non intendo rovesciare la differenza in identità o comunanza fusionale.

    Il punto è che ci sono due modi di intendere la differenza: una parte dalle identità (per cui si può dire se questo è questo, questo non è quello, è differente) ed è il modo, per fare un esempio banale, del differenzialismo culturale (per cui le differenze valgono a partire dalle identità: io sono italiano e tu francese, quindi siamo differenti: ma occhio se ci mescoliamo, perché altrimenti la differenza la perdiamo).
    Una parte dalla differenza stessa, o dalle relazioni. E vede nell’identità stessa un frantumarsi differenziale, e nelle relazioni un sistema (ma in senso improprio, non formalizzabile) di relazioni (scusa la ripetizione, ma qui non è tautologia) che impediscono lo stabilizzarsi di identità.
    Nel pensiero della relazione (vedi Nancy), p es, non c’è identità, ma distizione ed esposizione del distinto. Nancy parla di essere singolare plurale, che non c’entra nulla con identità e soggetti, né con rapporti intersoggettivi individuali o di gruppo. Quando Nancy parla di *partage*, cioè con-divisione, non parla della spartizione di un comune, ma di un nihil che, distinguendo permette il con(tatto).

    Non voglio complicare troppo le cose.

    Aggiungo solo, rientrando in tema, che se la logica della differenza ha un senso, il senso sta ne fatto che ogni identità s’incrina, e s’incrina nella relazione.
    La specie si differenzia al suo interno, così come l’individuo nella sua rete di relazioni e nella sua temporalità.
    Così il confine umano-non umano: scavandosi suddivisioni differenziali nel confine netto fra l’uomo e l’animale, le differenze non scompaiono, ma si sgretolano le identità.
    Il confine si spalanca in abissi, ma contemporaneamente questi abissi avvicinano l’uomo che non è più tale all’animale che rompe la sua compressione ontologica.
    Ma questo vale anche per le specie. Kanzi non è sua madre adottiva, Flash non è Akira, Antonio non è Leonardo, Rita non è Serena, Serena non è Antonio: il taxos tassonomico, il rango si sarebbe detto 500 anni fa, va in pezzi, finché io, maschio, posso trovarmi più vicino a te che a Leonardo, o perfino più vicino a Flash che a Leo e te.
    Questo non fonda-fonde una nuova identità, ma fa accadere un incontro sul limitare oscillante della differenza. Ti tocco, mi faccio vicino, e questo mi/ci differenzia, non ci accomuna.

    Infine: anche io voglio fare qualcosa di concreto nel breve lampeggiare della mia breve vita: ma se posso inviare al futuri, ai futuri, una scintilla di sovversione… beh anche questo mi pare non privo di concretezza…

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