Senza colpa di Felice Cimatti

di Rita Ciatti

La storia si svolge all’interno di un centro per lo studio della coscienza animale, da cui, un bel giorno, il primatologo Sauvage scompare improvvisamente. L’ispettore Mark Soul, incaricato di svolgere le indagini, cercando di farsi strada tra le scarne informazioni che gli altri membri del centro rilasciano – tutti curiosamente affetti da una strana forma di omertà e invero assai poco preoccupati di sapere che fine ha fatto Sauvage – si addentra a poco a poco nei gironi di quella che risulta essere a tutti gli effetti una prigione infernale in cui, senza colpa alcuna, sono rinchiuse le vittime di quella tracotanza tutta umana che i Greci chiamavano hýbris. Solo che, a differenza di quanto avviene nelle tragedie classiche, stavolta nessuna Nèmesis interverrà a riportare equilibrio nell’ordine naturale sconvolto e nessuna giustizia potrà riparare alcunché.
Il primo romanzo di Felice Cimatti, professore di Filosofia del Linguaggio – basato su esperimenti scientifici reali effettuati sui primati, nonché sugli studi e pubblicazioni di Philip Zimbardo (“L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa?” – Editore Raffaello Cortina) e Stanley Milgram (“Obbedienza all’autorita. Uno sguardo sperimentale” – Einaudi) volti a stabilire gli effetti deterministici dell’ambiente sociale sulle nostre scelte e azioni – in definitiva affronta quello che si potrebbe riassumere come “il problema ontologico del male”, ampia questione su cui la letteratura da sempre si dibatte e che il poeta e pittore visionario William Blake seppe magistralmente riassumere nei primi quattro versi interrogativi (destinati a rimanere senza risposta) di The Tyger.

Esiste il male? Cattivi si diventa? E come? Fino a che punto l’ambiente influisce e determina le nostre scelte e quanto l’eseguire compiti trasmessi da un’autorità esterna – tanto più lontana ed astratta, quanto più percepita come indiscutibile ed irreversibile – dissolve la responsabilità individuale? E che ruolo gioca la scienza, ossia la scoperta, per dirla con Kubrick, di un monolite che appare come intermediario neutro, ma che invece, in quanto strumento di dominio del naturale, si fa dispositivo di oppressione e dominio dell’altro da sé? Mi sembra che ci siano delle analogie tra l’indimenticabile prologo di “2001: odissea nello spazio” e gli esperimenti effettuati sugli scimpanzé dal Prof. Sauvage in “Senza colpa”. Nel primo caso i nostri antenati scoprono i primi rudimenti della scienza, ossia capiscono che la realtà circostante offre essa stessa i propri strumenti di dominio (l’apparizione del monolite rappresenta forse il momento della separazione dell’uomo dalla Natura, la prima scintilla di consapevolezza di poter modificare e quindi controllare la realtà circostante), nel romanzo di Cimatti invece alcuni scimpanzé vengono addestrati a comprendere l’uso delle armi e quindi investiti, incaricati del potere di dare la morte; detto in altre parole, di emulare la massima ambizione della specie umana, ossia esorcizzare la paura di morire – ciò che è ineluttabile, incontrollabile – tramite il dominio dell’altro, nell’illusione che esercitando il potere su ciò che è al di fuori di noi, si possa anche sconfiggere ciò che temiamo di più, ossia l’ignoto per eccellenza: la morte.
In questa accezione, il male non può che scaturire allora dalla non accettazione della propria finitezza e si risolve in quell’hýbris di cui parlavo all’inizio che è smania di controllo e potere di ciò che, per sua natura, non può che rimanere ingestibile.
Senza colpa” ci apre così ad una riflessione sull’uso delle armi, della violenza e di chi detiene l’autorità grazie ad esse, ma anche sull’ingiustificabile arbitrio della scienza che in nome del progresso usa la mera forza bruta per schiavizzare ed uccidere migliaia di esseri senzienti al giorno: parlo della sperimentazione sugli animali.
E così come l’ispettore Soul imparerà che prima di formulare domande bisogna prima ascoltare tutti i presenti, compresi coloro che sono stati arbitrariamente zittiti, noi dovremmo imparare che prima di chiederci se la sperimentazione animale sia giusta o sbagliata, è ai veri protagonisti – le migliaia di animali, veramente senza colpa, rinchiusi negli stabulari di tutto il mondo – che dovremmo lasciare la facoltà di esprimersi perché forse a loro non interessa dominare la natura, bensì viverci in armonia nella piena accettazione dei suoi cicli di nascita e morte. E questo è anche ciò che noi dovremmo recuperare, smettendo di voler riprodurre asetticamente in laboratorio ciò che invece resta per sua natura irriproducibile: l’unicità di ogni singolo individuo, non barattabile, non rinnovabile, non riducibile a qualsivoglia fine.

Felice Cimatti – Senza colpa

Marcos y Marcos, 2010

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