Del Diritto e del Progresso Morale

di Rita Ciattibarbagianni

Una sentenza emessa dalla V sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che qualificare una persona con termini che si riferiscono ad animali (nello specifico, barbagianni, babbuino) ha “una obiettiva valenza denigratoria in quanto, assimilando un essere umano ad un animale, ne negano qualsiasi dignità in un processo di reificazione e di assimilazione ad una ‘res’ comunemente ritenuta disgustosa o comunque di disumanizzazione”. La notizia si legge qui.

Rilevo tristemente che per il Giudice in questione gli animali sono dunque una “res”, vale a dire, una “cosa”, come il termine latino indica; rilevo altresì come il suddetto si sia in sostanza dimenticato che l’essere umano, individuo appartenente alla specie Homo Sapiens, è, egli stesso, un animale. Dunque perché mai dovrebbe essere offensivo assimilare un essere umano ad altri animali, se egli stesso appartiene alla sfera animale?

E perché mai assimilare un essere umano ad un animale dovrebbe racchiudere un processo di reificazione (quindi di riduzione a cosa, ad oggetto) se l’animale è appunto, come le scienze naturali ci insegnano, un animale e non una cosa? Forse perché evidentemente alcuni animali cosiddetti da reddito (ma non è il caso comunque del barbagianni, né del babbuino) vengono effettivamente considerati cose nel nostro ordinamento giuridico? Ammettiamo pure che giuridicamente il Giudice abbia ragione (ma solo giuridicamente!) non si comprende però perché questi animali/cose debbano essere definiti anche disgustosi, ma tant’è.

Restiamo con i piedi per terra e valutiamo la nostra realtà sociale e culturale per quello che è, ossia prendiamo atto del fatto che purtroppo nella nostra cultura antropocentrica e specista gli animali non umani sono,  nella stragrande maggioranza dei casi, di fatto esclusi dalla considerazione morale; sono dei non aventi diritto e considerati solo in virtù dell’uso strumentale che di essi possiamo fare: risorse rinnovabili, cibo, vestiti, accessori, modelli per la sperimentazione animale, schiavi, macchine per produrre latte, uova ed altro ancora; poco più di oggetti, in effetti e non solo nell’ordinamento giuridico; da sempre relegati nella sfera dell’irrazionalità e degli istinti più brutali, di contro ad una presunta superiorità tutta umana che sola accede al dominio della ragione.

Ma se c’è qualcuno che è stato veramente privato della propria dignità non è questi proprio l’animale non umano? Chi ha ridotto a cosa i membri delle altre specie per fare gli esclusivi interessi della propria in virtù di una loro arbitraria esclusione dalla sfera morale atta a legittimare e giustificare quella prassi di sfruttamento che si è andata consolidando nei secoli grazie al dominio e alla sopraffazione e che si avvale del costante uso della forza per umiliare, abbrutire, sterminare migliaia di altri esseri senzienti dotati del medesimo valore inerente della vita quanto noi?

La sentenza in questione si dimostra quindi a mio avviso del tutto inadeguata agli obiettivi di un paese che intende perseguire il proprio progresso morale e civile perché non fa che confermare e ribadire proprio quegli assunti specisti dai quali è necessario liberarsi per intraprendere un percorso  veramente inclusivo dei diritti di tutti gli esseri senzienti che ponga fine una volta per tutte all’indegno – questo sì davvero indegno! – sfruttamento e sterminio sistematico di migliaia di esseri senzienti. Certamente, mi si fa notare, non spetta al Giudice farsi promotore di un siffatto progresso etico, eppure non penso di dire stupidaggini immaginando che il progresso di una società e la sensibilità comune possano cambiare, in meglio o in peggio, anche in seguito a sentenze giuridiche rivoluzionarie ed innovative rispetto al sentire comune. Vero è che le leggi sono spesso il risultato di richieste e rivoluzioni di pensiero nate dal basso, spesso ottenute dopo accesi dibattiti che hanno visto il coinvolgimento della comunità tutta e non di rado dopo aver comportato un ingente costo di vite spese in guerre e battaglie – così è stato per l’abolizione della pena di morte e della schiavitù ad esempio, per l’estensione del diritto al voto alla donne, per il divorzio ecc. – ma altrettanto spesso avviene il contrario, ossia è la lungimiranza di una sentenza particolarmente illuminata – ed illuminante – ad aprire un dibattito e a sensibilizzare su determinate questioni.

Cito qui, a memoria, il famoso caso dell’Amistad (da cui Steven Spielberg ha tratto l’omonimo film), la nave spagnola che trasportava illegalmente schiavi, ammassati e trattati al pari di merce e che nel 1839, durante un tragitto, fu fatta oggetto di ammutinamento proprio ad opera di uno schiavo che ha incitato e diretto i propri compagni a ribellarsi e quindi a liberarsi. Ri-catturati e sottoposti a giudizio, dopo varie peripezie e processi, furono infine assolti e dichiarati uomini liberi. Questa sentenza, che animò ancor più il già vivace dibattito pubblico sulla questione dell’abolizionismo (poi si arrivò alla guerra civile), di fatto costituì un precedente innovativo e decisamente rivoluzionario capace di scuotere sin nelle fondamenta i pregiudizi razziali ancora all’epoca fortemente radicati, soprattutto negli stati del sud, contribuendo così a creare il cambiamento e ad avviare quel progresso morale universale che ha poi condotto all’acquisizione dei diritti di tutti gli esseri umani.

Sono sicuramente troppo idealista se ho osato sperare che un Giudice particolarmente illuminato potesse emettere una sentenza in grado di validificare la dignità delle altre specie animali scalfendo ed intaccando alla radice il pregiudizio morale che nell’opinione comune ci porta a giudicarli inferiori e ci fa sentire offesi qualora ad essi paragonati, eppure non posso non pensare ad un progresso civile e morale che non sia in direzione del traguardo antispecista.

Aggiungo, come ultima cosa, che in difetto di sentenze particolarmente innovative in tal senso, starà a noi cercare di effettuare quel cambiamento sociale e culturale che ci porti a rifiutare la discriminazione di altri individui senzienti sol perché appartenenti ad altre specie, e potremmo farlo cominciando a smettere di usare appellativi animali con palese intento dispregiativo, contribuendo a scardinare l’associazione animale=inferiore e, quando invece rivolti a noi da altre persone, dovremmo mostrare di non sentirci offesi perché, se veramente siamo antispecisti, verso l’individuo appartenente ad altra specie dovremmo provare solo e nient’altro che curiosità e meraviglia – aprendoci a lui con accoglimento ed empatia –  non già disgusto o riprovazione.

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Comments
2 Responses to “Del Diritto e del Progresso Morale”
  1. sdrammaturgo ha detto:

    Per me è offensivo assimilare un essere umano a un giudice.

    • rita ha detto:

      Il fatto è che esistono leggi ingiuste. E chi giudica, spesso si limita ad applicare il codice senza elasticità mentale. Pensa che nel nostro ordinamento abbiamo leggi che addirittura risalgono al periodo fascista (tipo quella che un rappresentante delle forze dell’ordine può fermarti in qualsiasi momento e chiederti di esibire i documenti, anche senza alcun motivo. E’ successo tempo fa al mio compagno, uscito in piena notte sotto casa perché gli era sembrato che un gatto fosse finito sotto ad un’auto. Lo ferma una pattuglia e gli chiede i documenti. E se non fosse passato un conoscente, il quale ha garantito per lui, sarebbe dovuto salire in casa e poi scendere a portarglieli. Cioè, uno passeggia sotto casa di notte per cavoli suoi e può essere fermato; idem è accaduto a me una volta).

      Ma poi, che offesa sarebbe “sei un barbagianni”? 😀

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