Quando l’antivivisezionismo (pseudo)scientifico affonda la causa

vignetta_vivisezionedi Manuela Cassotta

La critica scientifica alla sperimentazione animale, la scienza che mette in discussione la s.a. esiste, ma non è animalismo. Badate bene che non sto dicendo che chi fa critica scientifica non può essere animalista ma che le 2 cose non vanno confuse.

Lecito e sacrosanto opporsi alla s.a. o – se vi piace di più – “vivisezione” in tutte le sue forme su basi etiche, ideologiche, ecc. Quello che invece non si dovrebbe fare è tirare in ballo la scienza a sproposito e senza averne le competenze. Chiunque abbia delle basi in materie biomediche ed un’onestà intellettuale non può illudersi (ed illudere gli altri!) di fare critica scientifica o antivivisezionismo scientifico – come dicono gli animalisti – citando come fonti libri di autori nettamente di parte, siti animalisti, filmati su youtube, articoli tratti da quotidiani, ecc. ed omettendo del tutto le fonti peer reviewed. Non può neppure pretendere di prendere pezzi di articoli specialistici ed adattarli alle proprie esigenze senza alcun ritegno.

Così si finisce soltanto per creare confusione tra scienza ed animalismo ed alimentare il solito copione che esiste già da anni e che non aiuta di certo la causa: animalisti spinti dall’emotività da una parte e scienziati saggi e razionali dall’altra. Si getta fango sul lavoro di quegli autori (ad es. Hartung, Rovida, Knight, Balls, Langley, ecc. solo per citarne alcuni) che si fanno un mazzo a pubblicare su riviste scientifiche quelle revisioni sistematiche o studi che mettono in discussione il dogma della predittività dei modelli animali. Si getta discredito sul lavoro di persone che essendo nel settore si impegnano concretamente nella ricerca e nella diffusione delle metodologie avanzate, così dette “alternative” agli animali. Quelle stesse metodologie che poi vengono inneggiate dagli animalisti.

Ma credete davvero che continuando in questo modo la comunità scientifica che mette in discussione la s.a. e si dà da fare nella direzione delle metodologie avanzate possa crescere?

Pensate forse che qualcuno del settore ma anche soltanto uno studente che abbia un minimo di basi possa prendere sul serio chi va in giro per le università dicendo tra le righe “la vivisezione non serve, siete solo dei sadici ignoranti, informatevi sul libro x dell’autore y”? autore che naturalmente non ha mai pubblicato nulla e non è neppure un ricercatore.

Alcune ricorrenti argomentazioni “(pseudo)scientifiche” in voga tra gli antivivisezionisti (solo qualche esempio):

1 – I 50 disastri della vivisezione. Si tratta di una lista che ha fatto il giro di internet, tuttavia controllando le fonti – qualora presenti – si scopre che queste non sono attinenti o sono riportate in modo palesemente tendenzioso, senza contare che le più recenti risalgono agli anni 80.

2 – I farmaci ritirati dal mercato nonostante siano risultati innocui sugli animali, ad es. il Vioxx.

E’ verissimo che i test animali non hanno evidenziato effetti tossici ma è anche vero che gli stessi effetti non sono emersi neppure dagli studi preclinici in vitro e in quelli su (migliaia di) pazienti umani nelle fasi cliniche. Che significa? che neppure i test in vitro e quelli clinici sono stati in grado di prevedere quegli effetti. Perchè?  perchè si tratta di effetti relativamente rari nell’ambito della popolazione (anche se gravissimi) e difficilmente si possono prevedere senza un approccio alla medicina personalizzata. Non a caso la vera sperimentazione inizia dopo la commercilaizzazione, quando il farmaco entra in contatto con tutte le fasce di popolazione e dubito che le cose possano cambiare anche utilizzando i più sofisticati metodi in vitro/in silico basati su tessuti umani. In questo caso affibbiare la responsabilità della tossicità dei farmaci ritirati unicamente alla s.a. è quanto meno superficiale.

3- Il caso talidomide: tutta colpa della vivisezione. In realtà non si può incolpare la s.a. per il disastro del talidomide ma si può semmai dire, a posteriori, che molto probabilmente i test su animali, in particolare roditori, non avrebbero potuto evitarlo. Possiamo dire anche che è un fatto tragico che viene molto (e troppo) spesso strumentalizzato, sia dagli animalisti che dai pro s.a. e questo non è di certo un approccio scientifico.

4- Chiamare la s.a. vivisezione ed i ricercatori che la praticano “vivisettori” quando si parla in termini scientifici.

Chiamarla con un nome o con un altro non cambia di certo i fatti: provocare tumori negli animali o intossicarli a morte con dei farmaci è crudele, indipendentemente dal nome che diamo alla pratica. Quel che invece cambia è che si dà adito ad inutili polemiche e discussioni da parte dei ricercatori, biologi, medici, ecc., ottenendo soltanto di sviare da quello che è il punto fondamentale: la critica scientifica. Si dà anche la possibilità ai pro-s.a. ed ai ricercatori che la praticano di lavarsene le mani “la vivisezione non esiste più: noi non facciamo vivisezione ma sperimentazione animale, ricerca”. Inutile ostinarsi a voler imporre il termine “vivisezione”, molto più costruttivo spiegare alla gente cosa significa “sperimentazione animale”, così almeno quando i ricercatori ne parleranno alla tv o alla radio, il pubblico saprà di cosa si sta parlando.

5 – Negare sempre e comunque l’utilità della s.a. in tutte le sue forme, in tutte le epoche ed i contesti, senza se e senza ma.

E’ una follia. Nessuno che abbia una minima base in biologia ed un po’ di sale in zucca potrebbe farlo.

Anche la produzione di anticorpi a scopo diagnostico implica (o meglio implicava, oggi per fortuna ci sono alternative)  l’utilizzo dell’animale ma chi potrebbe dire che è una pratica antiscientifica e fallace? lo stesso vale per alcuni utilizzi dell’animale, ad es. come generatori di ipotesi da testare sull’uomo, negli studi di fisiologia animale o ecotossicologia a scopi conservazionistici, nelle ricerche intraspecifiche (la specie su cui si sperimenta è la medesima a cui è destinato il farmaco, ecc.) in medicina veterinaria o quando l’animale viene utilizzato come incubatore di tessuti o virus. In questi casi si può parlare di etica e di possibilità di utilizzare delle alternative ma non di antiscientificità, fallacia, ecc. E’ un po’ allucinante anche negare che molte scoperte del passato abbiano coinvolto gli animali, negando l’evidenza. Ammettere che vi è stato il coinvolgimento degli animali e che a volte si sia giunti a dei risultati positivi, specie in passato, è onestà e non dice nulla sul potere predittivo del modello animale.

6 – I vaccini uccidono la gente, i farmaci fanno sempre e solo male, curiamoci tutti con l’omeopatia, i fiori di Bach e la dieta vegan.

Ok, posso condividere assolutamente e sulla mia pelle (ahimé) che a volte i vaccini ed i farmaci ammalano o uccidono e che la libertà di cura debba essere un diritto. Però non è ammisibile generalizzare: ci sono persone vive anche grazie alle cure antibiotiche, all’insulina, ecc. vogliamo forse spiegare loro che i farmaci sono veleni? Sono anche persuasa della debolezza della scienza e della medicina di fronte ai miracoli che può fare l’Universo, Dio, la Natura, ecc. ma vi sembra il caso di tirare in ballo le medicine “alternative” e rinnegare la scienza e la medicina ufficiali quando pretendiamo di parlare proprio di medicina ufficiale e di scienza? Non vi sembra un controsenso, chi volete che vi venga dietro se non gli animalisti affini a voi e chi non ha una preparazione nel settore? Ma non volevamo che l’antivivisezionismo fosse anche “scientifico”? Eh no, è inutile agire così e poi lamentarsi di essere esclusi dalla comunità scientifica.

Gli animalisti dovrebbero darsi una bella regolata e ricordarsi che le argomentazioni scientifiche vanno usate con cognizione di causa e parsimonia, altrimenti si rischia di demolire tutto il lavoro di chi, all’interno della comunità scientifica, si impegna nel mettere in discussione la pratica, laddove vi siano i fondamenti ed i presupposti reali per farlo.

E’ utile anche essere consapevoli che gli accaniti pro-s.a. non aspettano altro che gli animalisti mettano il piede in fallo, che parlino di scienza a sproposito, per gettare discredito sulla minoranza di scienziati che mette in discussione il loro credo. Questa minoranza sta loro incredibilmente sulle oo e fanno di tutto per metterla a tacere. Non hanno certo paura di imperatrice nuda, che – senza togliere alcun merito all’autore – è un bel libro ma rimane pur sempre un libro, né specialistico, né tanto meno soggetto a revisione paritaria: non hanno nulla da temere perché sono ben consapevoli che cose di questo tipo non creeranno mai divisioni all’interno della comunità, cosa che invece sta succedendo di recente grazie ad autori come Hartung, ecc. che pubblicano articoli che mettono in discussione il dogma della s.a., specie in tossicologia.  Guarda caso tali autori non parlano di “vivisezione, vivisettori, ecc” e guarda un po’, non negano in modo irrazionale tutta la s.a. dalle origini ad oggi né affermano che è tutta colpa della s.a. e dei farmaci se esistono i mali del mondo e che basta essere vegani e curarsi con i fiori di Bach per stare bene…   Soltanto 10-15 anni fa le pubblicazioni di questo genere erano tabù… oggi ne contiamo diverse decine, sono in aumento e si spera saranno sempre di più. Credete che sarebbe stato possibile giungere a questo punto a suon di vivisezione vivisettori ed argomentazioni di cui sopra?

E noi cosa vogliamo fare? darci la zappa sui piedi o svegliarci un po’?

Per info ed approfondimenti: Critica scientifica alla sperimentazione animale

http://www.facebook.com/sperimentazione.animale

http://sperimentazioneanimale.wordpress.com

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Comments
16 Responses to “Quando l’antivivisezionismo (pseudo)scientifico affonda la causa”
  1. rita ha detto:

    Un articolo doveroso direi.
    Il termine vivisezione però si può usare tranquillamente visto che:

    Encyclopædia Britannica: ”Vivisezione: operazione su un animale vivo per scopi sperimentali o terapeutici; più generalmente, qualsiasi esperimento su animali vivi.”

    – Encyclopedia Americana: ”Vivisezione: il termine si applica ad ogni tipo di sperimentazione sugli animali, che questi vengano sezionati o no.”

    – Dizionario De Mauro (ed. Paravia): ”Vivisezione: Dissezione anatomica di animali vivi effettuata a scopo di studio e sperimentazione | estens., qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.”

    – Dizionario Treccani.it: ”Vivisezione: Termine che, secondo un’accezione restrittiva, aderente all’etimo, designa ogni atto operatorio su animali vivi, svegli o in anestesia totale o parziale, privo di finalità terapeutiche ma tendente a promuovere, attraverso il metodo sperimentale, lo sviluppo delle scienze biologiche, o a integrare l’attività didattica o l’addestramento a particolari tecniche chirurgiche, o, più raramente, a fornire responsi diagnostici. Con sign. più ampio, il termine viene riferito – almeno ai fini dell’interpretazione giuridica ed etica – a tutte quelle modalità di sperimentazione, non necessariamente cruente, che inducano lesioni o alterazioni anatomiche e funzionali (ed eventualmente la morte) negli animali di laboratorio (generalmente mammiferi), come ustioni, inoculazione di sostanze chimiche, esposizione a gas tossici o ad alte energie (radiante, elettrica, di altra natura), soffocamento, annegamento, traumi vari.”

    Inoltre su articolo prettamente scientifici si legge di “esperimenti in vivo”.

    Diciamo che è un termine più divulgativo, ma del resto, se appunto a un animalista non dovrebbe spettare, com’è giusto che sia – almeno che non abbia competenze in materia (conosco animalisti medici, animalisti veterinari, animalisti studenti di biologia, psicologia ecc.) – opporsi alla vivisezione sotto il profilo scientifico, non vedo perché dovrebbe farsi scrupolo di adottare un termine asetticamente scientifico. 😉

    • stopthatrain ha detto:

      sono d’accordo con te Rita, giustissima precisazione. Il vocabolario è dalla nostra e la definizione sperimentazione animale non è che un eufemismo per sviare dalla barbarie di cui realmente si parla. Che non può non esser tale: neanche quando si tratta “solo” di reclusione a vita (a morire di paura in un ambiente angosciante) per trasfusioni del sangue o altri interventi poco invasivi.

    • Anna ha detto:

      Ma infatti un animalista non dovrebbe farsi scrupoli sulla terminologia, però magari un medico che sostiene la critica alla s.a. dal punto di vista scientifico, anche sì.

      • rita ha detto:

        Dunque cosa riportano l’encyclopaedia britannica e l’encyclopedia americana non conta niente?
        Esperimenti in vivo è un termine usato proprio negli articoli scientifici.

      • Anna ha detto:

        Esperimenti in vivo sì ma vivisezione in ambito scientifico non l’ho mai sentito. Mai letto il termine vivisezione su un articolo peer reviewed.

  2. Serbilla ha detto:

    Grazie per questo post.
    Non essendo una scienziata, avendo solo le basi scolastiche della biologia e della fisica, mi sento sempre in difficoltà a condividere documenti sulla scientificità della vivisezione o sulla sua non scientificità. Perché per altri versi frequento molto la manipolazione delle informazioni e la loro strumentalizzazione, e veder fare lo stesso, essere vittima io per prima, in buona fede, di questo, per qualcosa che per me è davvero importante, mi atterrisce.

  3. Riccardo ha detto:

    Complimenti Manuela per l’articolo molto lucido, spero serva da riflessione per molti attivisti.

  4. michele ha detto:

    una precisazione: è vero che gli esperimenti clinici non sono rappresentativi di tutta la popolazione, ma gli animali a disposizione sono moltissimi ( a differenza delle cavie umane) e riguardano minimo due specie (in genere molte di più). Per cui dire che il Vioxx l’Eraldin e le decine e decine di farmaci che hanno ucciso sono un effetto della mancanza di predittività della SA non è sbagliato. Non bisogna nemmeno dimenticare che fino agli anni 80 era normale fare esperimenti su cavie umane (legalmente e illegalmente) ed oggi lo è nel terzo mondo. E’ un errore dimenticare di dire che l’antipolio di Salk è stato testato su bambini disabili e che fece una strage; e questo è solo un esempio, insomma il progresso medico è stato fatto in gran parte sulla pelle di militari malati di mente disabili orfani malati ecc. cosa che i ricercatori non si sognano di dire forse nemmeno di pensare

    • Anna ha detto:

      @Michele, anche le cavie umane sono moltissime: 3 fasi cliniche e migliaia di volontari non sono pochi. Inoltre nella fase preclinica non vi sono solo gli animali ma anche i test preliminari in vitro, che comunque attualmente sono totalmente inadeguati (utilizzo di tessuti animali invece che umani, approcci non integrati, ecc.). In pratica il ritiro di un farmaco denuncia l’inadeguatezza di TUTTO il sistema, di tutte le fasi cliniche nonché precliniche, compresa la s.a., ma non soltanto l’inadeguatezza della s.a. Credo che nell’articolo si tenti di spiegare questo, si cerchi di mettere uno stop alle considerazioni superficiali ed approssimative: di solito infatti si parla in modo generico di “farmaci ritirati perchè la s.a. non funziona”, come se il farmaco passasse direttamete dal topo alla commercializzazione.

  5. Mattone ha detto:

    Direi che porsi domande sull’indispensabilità, efficacia, fallacia o quant’altro della s.a. sia un ragionamento evidentemente specista. Qualcuno si sognerebbe di discutere in tali termini se come cavie venissero usati, ad esempio, i malati di mente? Trovo il discorso di per sé grottesco.
    Credo che il fatto che la s.a. sia utile sia innegabile, ma lo trovo un dato assolutamente irrilevante. Se è per questo sperimentare sui reclusi nei C.I.E. lo sarebbe ancor di più, e allora?
    L’ antivivisezionismo “scientifico” mi sfugge, sul serio…

  6. Donato Volpicella ha detto:

    “Sperimentazione animale: buona o cattiva scienza?”

    In diretta il 22 marzo alle ore 21:20 per Spazio Life.
    Conversazione con Marco Mamone Capria, presidente della Fondazione Hans Ruesch per una medicina senza vivisezione.
    A cura di Giovanna Devetag, Segretario di Parte in Causa – Associazione Radicale Antispecista.
    La registrazione della diretta verrà messa a disposizione sul sito di Liberi.tv nei prossimi giorni.

    http://www.liberi.tv/webtv/in-onda-diretta-webtv

  7. Una precisazione sul punto 3, tratta dall’articolo: van Meer PJ, Kooijman M, Gispen-de Wied CC, Moors EH, Schellekens H. The ability of animal studies to detect serious post marketing adverse events is limited. Regul Toxicol Pharmacol. 2012 Dec;64(3):345-9.

    “One could argue that non-clinical studies are not designed to
    identify rare adverse reactions that appear after market approval.
    Although the number of animals used in non-clinical studies is relatively
    small, the studies are designed to find important side effects
    that are likely to occur in humans (International Conference on Harmonisation
    of Technical Requirements for Registration of Pharmaceuticals
    for Human Use, 2009). However, as high doses are
    administered for a prolonged period to elicit a complete toxicological
    response in animals, this approach can also estimate potential
    toxicities that could occur in humans. In 18 cases, true positive
    events in animal studies correctly predicted post-marketing adverse
    reactions. Nevertheless, the low incidence rate, high doses,
    prolonged exposure, and species specificity were important reasons
    to assume that these events were unlikely to occur in the clinical
    trial population. In addition, the number of adverse reactions in animals
    that have no corollary in humans (false positives) increase
    with increasing dose, suggesting that over-exposure might not produce
    meaningful results (Igarashi et al., 1995). Overall, 63% of all
    SARs had no animal counterpart, not even at a target organ level,
    and less than 20% of SARs had a true positive corollary in animal
    studies. Animal data is not sensitive enough to
    detect post-marketing adverse events” Quindi andrebbe corretto questo punto… è vero quanto affermato ma bisogna considerare le dosi, che sono molto piu’ elevate negli animali che nei volontari umani, quindi in teoria gli effetti tossici dovrebbero essere evidenti sull’animale! Per quanto riguarda l’inadeguatezza dei test in vitro invece concordo.

  8. Fox ha detto:

    Articolo veramente bellissimo. Complimenti

  9. Fox ha detto:

    Solo una cosa.. quella pagina http://www.facebook.com/sperimentazione.animale
    è gestita da FINTI scienziati che in realtà sono per la critica senza ragione alla SA. Guardate invece questa pagina che è più affidabile https://www.facebook.com/pages/A-Favore-della-Sperimentazione-Animale/199124936795298?fref=ts

    • Anna ha detto:

      Non sono d’accordo: sulla pagina di critica c’è materiale e bibliografia seri e gli amministratori sono persone sicuramente competenti, oltre che educate. Non so da cosa tu abbia dedotto quello che scrivi. Inoltre la ragione della critica alla sa mi sembra abbastanza chiara: ti consiglio di approfondire! La pagina a favore della sperimentazione di cui parli mi ha invece bannato al primo tentativo di dialogo e sinceramente piu’ che una pagina dedita alla scienza mi sembra una crociata contro gli animalisti ed un covo di maleducati, e questo indipendentemente dal fatto che siano pro o contro qualcosa. Poi ovviamente de gustibus…

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