Per un errore del boia – La dolce uccisione e la sua ipocrisia

di Nujud Qitta

gatti

Il 16 gennaio 2014, nel carcere di Lucasville in Ohio, finisce con morte programmata la vita di un uomo di 53 anni che nel 1989 aveva stuprato e ucciso una donna incinta di otto mesi. La pena di morte negli Stati Uniti non è una novità, la novità è la formula dell’iniezione letale che ha causato al detenuto un’agonia di tredici minuti. Muore così tra spasimi e rantoli Dennis McGuire, colpevole di un reato gravissimo, che ha aspettato l’esecuzione per oltre vent’anni. Il fatto ha suscitato indignazione e polemiche per l’inumanità del trattamento. I figli ormai adulti dell’uomo sono stati testimoni dei lunghi minuti di sofferenza del padre.

Un antispecista, una persona che prova empatia e solidarietà non può che riflettere sull’accaduto. Per molti l’atrocità della pena capitale è tale solo quando vengono messi di fronte alla sua durezza in modo brutale; e chi vorrebbe chiudere i macelli, i laboratori e tutti i lager di sfruttamento degli animali si chiede sempre se assistere alla realtà delle esecuzioni nelle fabbriche della morte può aprire gli occhi dei consumatori finali. Chi si schiera dalla parte della pena di morte e si augura l’istituzione della stessa nei paesi dove è stata abolita dovrebbe vedere gli occhi di chi la subisce? Sarebbero tutti in grado di mangiare una bistecca dopo aver visto in faccia l’animale vivo?

Viene anche da chiedersi se la miscela composta da un sedativo – il Midazolam – e Hidromorphone – una morfina molto concentrata, sia stata prima provata su animali, e in tal caso quale sia stato l’esito. Chi ha deciso che andava bene per uccidere Dennis McGuire? Da tempo le esecuzioni con questo tipo di metodo erano state sospese, in seguito alla decisione delle case farmaceutiche europee di non fornire i barbiturici agli Stati Uniti. E non si capisce perché in America non se li producano da soli. Secondo i testimoni McGuire ha provato intenso dolore e panico e si agitava come per mancanza d’aria. Non è difficile pensare ai polli che vengono uccisi per anossia (controlled-atmosphere killing, CAK), oppure ai recenti esperimenti con la schiuma soffocante.

Rispondo subito a chi potrebbe obiettare che quell’uomo era colpevole di un delitto orribile e gli animali sono innocenti. Non uccidere è una scelta di non morte relativa a tutti gli esseri viventi. Soprattutto se è una morte inutile. E la pena capitale è una morte inutile, è dimostrato che non è mai servita e non serve da deterrente. Cercare una morte dolce per i condannati, così come per gli animali nei mattatoi, rimane contraddittorio e ipocrita anche se senza dubbio bisogna combattere la sofferenza in ogni modo; un metodo indolore non può essere però un obiettivo, al limite solo una condizione transitoria prima di raggiungere il vero traguardo di non violenza.

Con l’occasione della drammatica morte di McGuire, ricordano i giornali che “secondo il Death penalty information center, il ricorso alla pena di morte negli States è in continuo calo. Nei 32 stati che ancora l’adottano, nel 2013 ci sono state 79 condanne a morte da parte del giudice, circa il 10% in meno dell’anno prima e 39 esecuzioni, il numero più basso degli ultimi 14 anni, dopo il picco del 1999 con 98 persone uccise dal boia. Inoltre, secondo tutti i sondaggi cresce, anche se è ancora minoritaria, la percentuale degli americani che preferirebbero l’ergastolo alla pena di morte”.

C’è una speranza che l’esecuzione del detenuto di Lucasville tolga un po’ di potere al boia. La morte ognuno l’affronta da solo, ma quando gli altri sono costretti a prenderne atto diventa forse più facile fare un passo in più per fermare le morti non per cause naturali.

La notizia http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/16/pena-di-morte-in-usa-utilizzato-per-la-prima-volta-un-cocktail-di-sedativi-e-morfina/846415/ (in italiano) http://www.huffingtonpost.com/2014/01/16/dennis-mcguire-execution_n_4610582.html (in inglese)

 

Per approfondire tra i tanti film Dead Man Walking  http://www.youtube.com/watch?v=-IbHQvpBLbY (in inglese)

 

 

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Comments
10 Responses to “Per un errore del boia – La dolce uccisione e la sua ipocrisia”
  1. simulAcro ha detto:

    Nell’articolo de “Il Fatto Quotidiano” indicato come fonte, si legge (riguardo l’utilizzo, per la prima volta, della miscela Midazolam e Hidromorphone):

    “Lo stesso giudice federale che ha mandato a morte Dennis ammette che s’è trattato di un esperimento.”

    Un esperimento…

    Mi vengono due cose da dire:
    1) Solo a leggere “che s’è trattato di un esperimento” manca il respiro… e viene la nausea…
    2) Questa di fatto è una sperimentazione farmacologica su un essere umano: qualcosa su cui dovrebbe riflettere chi separa liberazione animale e liberazione “umana” e rifiuta qualsiasi approccio “politico” all’antispecismo.

    • nujud ha detto:

      infatti.
      nella foto ci sono dei gatti uccisi con iniezione letale in un “kill shelter”. personalmente sono agghiacciata dalla morte dei gatti come da quella di McGuire. la sperimentazione viene condotta anche su animali umani, che piaccia o no (i pro-test vari eludono l’argomento mi sembra). la battaglia contro la vivisezione è una, ed è politica.

      • Boris ha detto:

        scusate, ma forse vi sfugge un aspetto della sperimentazione: gli esseri umani possono scegliere di sottoporsi a sperimentazione e non si vede con quale argomento opporsi a questo, al di là delle difficoltà sottese alla volontarietà dell’atto.

  2. nujud ha detto:

    mi sfugge che McGuire si sia sottoposto volontariamente a un esperimento. mi sfugge anche perché gli esperimenti con farmaci vengano fatti su detenuti che non hanno via d’uscita, bambini africani inconsapevoli, malati senza speranza cui forse sarebbe meglio alleviare il dolore.

    • Boris ha detto:

      infatti ho parlato di scelta, per questo legare liberazione animale e umana non si puo`, usando la sperimentazione come argomento.

      • nujud ha detto:

        non credo che McGuire abbia scelto proprio un bel niente. e non mi sembra di aver usato la sperimentazione come argomento. ho scritto di vittime del sistema, che queste siano animali umani o non umani non cambia l’esigenza di liberarle.

  3. Boris ha detto:

    Io ho commentato agganciandomi a simulAcro, con il quale mi pare concordi. Posso averlo male interpretato, ma mi sembra che egli abbia tirato in ballo la sperimentazione sugli uomini per far riflettere chi separa le lotte. Ora, io non sono fra questi, non le vedo neanche unite, non è questo che mi interessa dire adesso. Se si dice che la sperimentazione va combattuta e lo si dice anche in quanto si sperimenta anche sugli umani, per far riflettere chi pensa che sia una questione solo animale, tenendo anche conto del riferimento mi pare alla discussione antispecismo politico vs altro, dicendo infine che la lotta è una, si fa credo un errore. Perché le vittime animali sono vittime della sperimentazione in sé, dato che non possono scegliere, mentre le vittime umane sono vittime solo in quanto costrette, ma la sperimentazione in questo caso non è un problema. Quindi in che modo il fatto che si sperimenti sugli umani ha una qualche influenza sulla lotta contro la sperimentazione animale da un punto di vista anti-specista? Lo sarebbe se si fosse contrari anche alla sperimentazione sugli umani. Ma la questione umana riguarda i passi avanti sui diritti umani, consenso informato e uguaglianza sociale. Passi che possono tranquillamente essere raggiunti continuando a sperimentare sugli animali, magari anche grazie a questo. Mentre si può ugualmente ipotizzare che non si sperimenti sugli animali, ma lo si faccia sugli umani. Cosa alquanto improbabile, oltre che probabilmente deleteria, ma non è questo il punto. O una zona mista, sperimentazioni alternative sempre più efficaci unite a sperimentazioni successive su umani.

    • nujud ha detto:

      caro Boris, non sono un’esperta di anti-vivisezionismo (anche perché sostengo l’opposizione etica alla SA), e non volevo aprire un dibattito sulla ricerca con o senza animali. Volevo umilmente far notare che il sistema sfrutta schiaccia trita e annulla vittime senzienti; volevo anche raccontare della pena di morte. A questo proposito, a proposito di McGuire, ribadisco che non credo abbia dato il suo consenso all’esperimento della nuova formula. Conoscendo un po’ l’universo del “sorvegliare e punire”, posso dire che di solito vige un meccanismo di scambio – sia legale che sotterraneo che sottinteso – cioè: vuoi fare da cavia per questo nuovo veleno? ne avrai beneficio…… ma quale beneficio ne può aver avuto McGuire che doveva morire e non restare in carcere? Ne continui a fare una questione di consenso informato, ma credo che questo non sia il vero problema: mi risulta che si sperimenti anche su soggetti sani e non in grado di dare un libero consenso. Più mi addentro nella selva della sofferenza umana più mi appare intrecciata a quella animale. Non si scioglie l’una senza metter mano anche sull’altra

      • Boris ha detto:

        sì, capisco l’intento del post, e non volevo sminuirlo, infatti mi sono agganciato a un punto. Però a un certo punto parli di combattere la sofferenza in ogni modo. Il tuo testo mette bene in risalto l’ipocrisia di un sistema ( a me comunque il fatto che si continui a parlare di Sistema non pare un buon modo di portare avanti delle idee, ma di rilanciare cliché, il fottuto sistema, o il bio-potere ), ma ad esempio in questo caso c’è una contraddizione evidente e ineludibile. McGuire ha commesso un crimine, ha causato sofferenza. Ora, se non la pena di morte, l’ergastolo è una sofferenza. Vogliamo togliere l’ergastolo? Bene, detenzione a termine. Altra sofferenza. Come se ne esce? Direi che non si può combattere la sofferenza in ogni modo, direi che è più saggio accettare il fatto che un aspetto insormontabile della vita è la sofferenza. E passando alla sperimentazione umana ( intanto non vedo il problema di sperimentare su soggetti sani, o su bambini, ci sono certi farmaci che aiuterebbero i bambini che sono pericolosi da sperimentare su adulti, ci sono già state vittime ), il consenso informato è centrale, perché è solo grazie ai passi avanti fatti per garantire questo diritto sul piano giuridico che si possono eliminare le forme di discriminazione di cui parli ( fra uomini ). Il consenso informato negli USA non riguardava carcerati e malati mentali e ci fu anche un caso eclatante di una piccola contea negli anni ’30 nella quale 400 soggetti ammalati ( afro-americani ) di sifilide non curati per vedere il naturale decorso della malattia. E negli anni ’70 proprio un carcerato che aveva dato il consenso per una pratica di psicochirurgia, fece causa proprio per contestare la validità del suo consenso. Il consenso poi riguarda anche la possibilità di accettare cure mediche. è uno strumento fondamentale a garanzia delle persone. perché la sperimentazione a questo serve, a far progredire in modo da curare. La sofferenza si combatte anche così, e se oggi esistono sperimentazioni alternative e protocolli di garanzia per gli animali, per quanto ti possano sembrare ipocriti, è un fatto positivo. Senza contare che praticamente nessuno si sottoporrebbe a sperimentare un farmaco che prima non sia passato dalla fase pre-liminare sugli animali. Ma andare contro alla sperimentazione di fatto è accettare la sofferenza, ne toglierai agli animali, ne aggiungerai agli esseri umani. Certamente sono sofferenze intrecciate, il punto è che non si possono sciogliere. Si possono rendere meno gravi, ma con criterio.

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