AGNUS DEI

  di Annamaria Manzoni

Ancora  pochi giorni e la mattanza comincerà per raggiungere il suo culmine in vista della Pasqua: l’agnello di Dio sarà ancora una volta  costretto suo malgrado  a togliere i peccati dal mondo, e inutilmente alzerà i suoi lamenti che arriveranno al cielo senza incrociare la pietà che invocano. E’ lui, perchè innocente, la vittima ideale per pagare le colpe dei colpevoli. “Felici le madri di questi agnelli sacrificali? – si chiede Josè Saramago nel suo Vangelo secondo Gesù Cristo – Quelle madri, se lo sapessero, ululerebbero come lupi”, perché  mai  avrebbero immaginato questa fine quando, neonati,  li leccavano e li nutrivano e volevano solo, quelle madri, farli crescere i loro piccoli per poi lasciarli  andare, a brucare l’erba o a correre nei prati. Non avevano capito cosa li attendeva; nè c’è da stupirsene perché nessuna legge naturale potrebbe contemplare  il teorema  indimostrabile per cui il peccatore lava le sue colpe con un altro peccato, quello dell’uccisione di un innocente, di milioni di innocenti, che devono essere fragili, teneri, indifesi:  un paradigma che trova nel diritto del più forte l’unica giustificazione. E così, secondo  riti e tradizione, la pasqua di sangue approntata in nome della pace riempirà la terra  di orrore,  di gemiti  e sangue, che si andranno a mischiare a quelli di tutte le vittime innocenti di ogni  barbarie.

Ad opporsi a tutto questo indicibile può essere solo una diversa alleanza tra tutti i viventi , solidale, rispettosa, amichevole verso ogni vita,  nessuna esclusa, che possa aprire una strada , in direzione ostinata e contraria, verso i luoghi di garbo e di gentilezza che  ognuno dovrebbe poter abitare, non solo nei propri  sogni. “Dì una sola parola” ed eserciti di vittime innocenti saranno salvati: in assenza del verbo che arrivi dall’alto, ad ognuno la responsabilità di opporre il proprio personale no al male che c’è nel mondo.

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Comments
5 Responses to “AGNUS DEI”
  1. martigot ha detto:

    Un bellissimo articolo, che condivido assolutamente.
    L’uccisione sistematica degli animali è sempre una cosa orribile, quando poi si tratta di piccoli è se possibile ancora peggiore. E’ a mio modo di vedere come uccidere dei bambini umani.
    Trovo la Pasqua un periodo particolarmente triste da questo punto di vista, e ogni anno non vedo l’ora che passi.
    Anche se purtroppo gli animali, adulti e piccoli, vengono uccisi ogni giorno.
    Io continuo comunque a guardare “in direzione ostinata e contraria, verso i luoghi di garbo e di gentilezza che ognuno dovrebbe poter abitare, non solo nei propri sogni”.

    un saluto

  2. CatoneIlCensore ha detto:

    Articolo molto suggestivo, ma fondato su un presupposto sbagliato: uccidere gli agnelli non è un sacrificio pasquale, almeno non per il cattolicesimo. Gesù Cristo si è fatto uomo, e ha sostituito lui l’agnello pasquale di tradizione ebraica: l’unico sacrificio ammesso dalla Chiesa Cattolica è quello del corpo di Cristo nell’Eucarestia. Qualunque altra interpretazione è una forma di paganesimo, o un’eresia. In molte immagini sacre Gesù Cristo è raffigurato proprio come un agnello seduto sul trono celeste; il suo sacrificio pone fine per sempre ai sacrifici pagani ed ebraici: non è più la bestia sacrificale a pagare le colpe degli umani ma direttamente Lui, il figlio di Dio, che fatto uomo ha assunto su di sé, nel sacrificio della croce, tutte le colpe dell’umanità. (1Cor 5,7)
    Non a caso, è quasi certo che Gesù Cristo non abbia mangiato l’agnello nell’ultima cena, come recentemente ribadito da Papa Benedetto XVI.
    (http://www.stampalibera.com/?p=10820
    http://usenet.it.rooar.com/showthread.php?t=2706060)
    L’AGNUS DEI, per riprendere il titolo ad effetto dell’articolo, cioé l’Agnello di Dio, è Gesù Cristo stesso, che è vittima e Giudice supremo al tempo stesso. Infatti durante la Messa si invoca: “Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi, dona a noi la pace” (Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis, dona nobis pacem).

    L’uccisione di agnelli è una tradizione becera, beceramente mantenuta in vita indubbiamente anche da una parte della Chiesa, ma come abitudine, come uso tradizionale, non certo come dottrina. A livello di dottrina sfido a trovare un solo prete disposto a sostenere che il sacrificio dell’agnello abbia una qualche funzione salvifica.

    • marcomaurizi74 ha detto:

      Verissimo. Ci si dimentica troppo spesso che il sacrificio di Cristo è la fine di ogni sacrificio. Così come troppo spesso ci si dimentica che il “digiuno” pre-pasquale dovrebbe essere appunto digiuno e non mangiare “meno” carne, pesce o mangiare “magro”. E’ vero che il cristianesimo libera il credente dai condizionamenti “esteriori” (e dunque anche dalle prescrizioni alimentari e cultuali tipiche delle altre religioni), ma questo modo di riadattare pratiche ascetiche per renderle più adatte alle masse sa davvero di escamotage popolare…

    • Federico ha detto:

      Certamente è una tradizione becera e criminale, ma la Chiesa, tramite i propri sacerdoti, si guarda bene dal far presente ai fedeli il vero significato della pasqua, tant’è che i fedeli da sempre si sono nutriti e continuano a farlo di cadaveri di Animali innocenti, ritenendo tale fatto intimamente collegato alla pasqua. La colpa non è imputabile all’ignoranza dei fedeli, ma è della Chiesa, che continua a tenerli nella più becera ignoranza. Non esistono infatti preti disposti a sostenere che il sacrificio dell’agnello abbia qualche funzione salvifica, però essi sono gravemente responsabili, perché si astengono volutamente dall’insegnarlo o ricordarlo ai propri fedeli, che, ignoranti dal punto di vista dottrinario, in quanto depositari di una carente educazione religiosa, continuano imperterriti ad associare il volgare e criminale pasto a base della vita dell’ agnello alla pasqua.

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