Ma gli animali sono antispecisti?

di Rita Ciatti

Qualcuno ogni tanto si chiede (e si risponde): ma gli animali sono antispecisti? Perché se non lo sono, allora non c’è ragione per cui lo si debba essere noi.
La mia risposta è: sì. Gli animali sono naturalmente antispecisti, o meglio, sono a-specisti poiché nella storia della loro evoluzione lo specismo non si è mai venuto a strutturare.
Innanzitutto vediamo in cosa consista lo specismo: molti erroneamente ritengono che esso sia quel pregiudizio morale che ci fa considerare le altre specie inferiori e quindi nella convinzione di questa loro presunta inferiorità si formerebbe, giustificherebbe e legittimerebbe la prassi del loro sfruttamento. Questo assunto però non spiega affatto dove si formi l’idea dell’inferiorità delle altre specie rispetto a quella umana (a meno che non si abbia una visione rigorosamente cattolica secondo la quale solo gli esseri umani sarebbero dotati di un’anima mentre tutto il resto del creato è messo a loro disposizione affinché se ne servano).
La verità è che si confonde la causa con l’effetto. Non è vero che gli animali sono sfruttati perché inferiori, è esattamente il contrario, ossia li consideriamo inferiori proprio perché viviamo all’interno di una cultura in cui essi, gli animali, sono ridotti a cose, sono sfruttati.
Ora, le altre specie animali – tranne quella umana, appunto – non possono dirsi speciste perché, sebbene alcune per motivi di necessità legati alla loro natura siano predatrici, di certo non allevano, sfruttano o usano per esperimenti le prede che uccidono. Non considerano inferiori le loro prede, né le trattano come oggetti, semplicemente le cacciano per nutrirsene. Quindi lo specismo in natura non esiste. Esso è essenzialmente una prassi della cultura umana perché è la maniera in cui storicamente l’uomo ha sottomesso, schiavizzato, imparato a sfruttare altri esseri viventi (animali ed uomini compresi) per accumulare risorse a proprio esclusivo vantaggio.
Lo specismo, al di fuori della Storia, non si dà. Esso è la storia dello sfruttamento del vivente da parte dell’uomo ed è ascrivibile solo all’interno della cultura umana.
Allo stesso modo calpestare una formica per sbaglio, non significhi che si sia specisti e che sia impossibile quindi divenire antispecisti perché tanto capiterà sempre che qualche animale muoia per mano nostra. Un conto è uccidere un vivente per sbaglio, un altro è agire lo sfruttamento per fini economici e culturali.
Quindi chi asserisce che essere antispecisti sia impossibile, non ha capito un punto fondamentale.
L’antispecismo è quella teoria e prassi che lotta per de-costruire il sistema dello sfruttamento del senziente, un sistema che si è andato configurando storicamente, antropologicamente, politicamente nel corso dei secoli.
L’antispecismo non vuole annullare le diversità tra specie, ché esse rimangono incontestabili (il leone predatore continuerà sempre a mangiare la gazzella preda), né aspira a realizzare una sorta di utopia edenica in cui la pecora giacerà accanto al lupo ed il serpente accanto al topo e non ci sarà più dolore. No, affatto. Il ciclo della nascita-distruzione-vita-morte continuerà indisturbato. Quello che l’antispecismo si propone di abbattere è lo sfruttamento del vivente che si è andato strutturando storicamente, politicamente.
E poiché esso è una prassi politica, è solo mettendone in discussione gli assunti base che lo si potrà decostruire.
Dividere il mondo in buoni (prede, agnelli ecc.) e cattivi (predatori, vivisettori, cacciatori ecc.) non serve a nulla. Questa divisione così astratta è del tutto arbitraria perché in realtà è solo entro certe precise dinamiche di sistema che si viene a configurare. Il nemico è il sistema, non il leone predatore o la persona che mangia carne perché vittima anch’essa del sistema.
Spero mi si perdoni l’estrema sintesi di questo breve articolo  – quasi una didascalia – ma del resto sono argomenti che sono stati già ampliamente ed originalmente trattati da Marco Maurizi nel suo Al di là della natura e che io mi sono limitata a riprendere in parte per provare a dare una risposta alla domanda posta nel titolo (dell’articolo).
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Comments
25 Responses to “Ma gli animali sono antispecisti?”
  1. Mattia ha detto:

    Sarà anche vero che bisognerebbe abbattere il sistema di sfruttamento dell’altro che sta alla base di tutti i comportamenti definibili “specisti”, ma ciò non toglie che un leone non è giustificato ad uccidere una gazzella, perché essa possiede comunque il diritto alla vita.
    Dire che “il nemico è il sistema” e non la singola persona che mangia carne è vero, appunto, solo per gli esseri umani, perché i leoni o qualsiasi altro animale predatore non hanno nessun “sistema” se non quello biologico che li porta a dover mangiar carne per sopravvivere.
    Se crediamo veramente che l’etica indichi ciò che è giusto o non è giusto che accada, allora dovremmo renderci conto che il sistema “natura” (ovvero ciò che letteralmente costringe i leoni a mangiare le gazzelle) è sbagliato, e dovremmo anche cominciare a pensare a se e come cambiarlo.

    • rita ha detto:

      Mattia, il senso di questo mio articoletto è che, semplicemente, l’antispecismo non si occupa del “sistema natura o biologico”, ma del “sistema della cultura umana che ha dato vita allo specismo” e questo perché tra gli animali, lo specismo così come lo si intende, non esiste.
      Certamente una gazzella ha diritto alla sua vita, ma non possiamo impedire al leone di nutrirsi, altrimenti negheremmo il diritto alla vita al leone, ti pare? L’antispecismo non vuole cambiare la natura, il ciclo di nascita-morte o il funzionamento dell’ecosistema ecc., ma si propone solo appunto di abolire la pratica dello sfruttamento insita nella cultura umana.
      In altre parole la domanda “ma gli animali sono antispecisti?” non ha senso; sarebbe come domandarsi se gli animali possono divorziare o giocare in borsa. Ovvio che no, visto che non si sposano e non scambiano denaro come noi esseri umani.
      Lo specismo – ripeto, come prassi storica e politica dello sfruttamento del vivente – esiste solo nella cultura umana. Quindi gli animali al massimo si possono dire a-specisti. Pure se io ho giocato con la domanda ed ho risposto che sono antispecisti.

      Cambiare la natura? No. Come fai? Dovresti cambiare la biologia dei predatori. L’intero ecosistema. Non è compito che spetta a noi. Non siamo Dio. 🙂

      Il leone è giustificato eccome ad uccidere la gazzella, è la sua biologia che lo giustifica, altrimenti morirebbe di fame. Noi non siamo giustificati invece a sfruttare ed uccidere gli animali perché possiamo vivere bene diventando vegani e anzi, in un modo libero dall’oppressione e lo sfruttamento vivremmo pure pure tutti meglio.

    • MM ha detto:

      Mattia leggi, quando uscirà, il primo numero di “Animal Studies”. C’è tutto un dibattito su questo 😉

  2. Mattia ha detto:

    E io sono (in parte) d’accordo con te!
    Quando parliamo di “antispecismo” parliamo di combattere il sistema di sfruttamento dell’altro (animale o umano che sia) che è ad oggi parte integrante della nostra cultura. Non ho dubbi sul fatto che questo sia l’obiettivo principale che dobbiamo proporci.
    Tuttavia, il ragionamento etico che mi ha portato e credo abbia portato molti di noi a questa conclusione parte dall’idea che tutti gli animali senzienti abbiano almeno diritto alla vita e a non provare dolore. In parole povere: ad ogni interesse deve corrispondere un diritto.
    Non possiamo negare dunque che una gazzella debba avere questi diritti base (non sono un esperto ma credo che una gazzella sia assimilabile ad un cavallo, tanto per restare nell’esempio del leone).
    Riguardo ciò a mio parere non ci sono vie di fuga: il fatto che la Natura abbia “deciso” che il leone debba mangiare la gazzella non giustifica una violazione di quei diritti che noi stessi condividiamo con buona parte degli animali superiori, e anzi, l’unica cosa che fa è dimostrare che la Natura non è etica.
    Sul perché la natura non sia etica non avrei le conoscenze per spiegarmelo, in linea di massima mi sono risposto ricordando che mentre l’etica è una cosa inventata dall’uomo, la Natura è risultato del caso (e qui si apre un grosso discorso sulla indispensabilità dell’antispecismo di essere ateo, ma non voglio mettere troppa carne al fuoco).
    Non nascondo che questo è un problema gigantesco: cosa fare?
    Dovremmo cercare di indurre artificialmente l’estinzione di tutte le specie di animali carnivori, senza però ledere i diritti del singolo individuo, oppure modificare attraverso l’ingegneria genetica quegli stessi animali per renderli erbivori? Oppure ancora, modificare geneticamente le prede per renderle non-senzienti e dunque non soggetti di alcun diritto?
    Scenari inquietanti, ma non possiamo negare che sarebbero “giusti”.
    Per ora mi consolo con l’impossibilità tecnica di queste procedure, in modo che se qualcuno mi chiede: “allora dovremmo ammazzare tutti i leoni?” io rispondo “eh, ma come fai?”
    Mi rendo conto che è un trucco, e che il problema non è risolto…

    • rita ha detto:

      Mattia capisco meglio di quanto tu possa immaginare quello che dici, credimi.
      Io pure resto annichilita di fronte al ciclo di vita-morte che è nella natura, ma non si può che accettarlo.
      Il diritto non credo faccia parte della natura, credo sia una sovrastruttura della cultura umana. Altrimenti dando quel diritto a vivere alla gazzella, lo negheremmo al leone.

      Per ora direi di lottare per cambiare la società basata sullo sfruttamento. Il resto è certamente interessante sotto un profilo filosofico, escatologico ed ontologico, ma sinceramente non saprei come affrontarlo.

  3. catullo00 ha detto:

    Bell’articolo, mi sento quasi onorato di aver ricevuto una risposta in questo modo, grazie!

  4. nando ha detto:

    Ma se la pratica dello sfruttamento è insito nella “cultura umana” (meglio “cultura-natura”), perché bisogna abolirla e snaturare per l’uomo quello che non si può fare per gli animali ? Inserire “l’etica” nella “cultura-natura” mi sembra una forzatura. e poi, l’etica di chi ? non certo dello “sfruttatore”, cioè l’uomo, che non si riconoscerà in quest’idea di “etica”

    • ritaciatti ha detto:

      Beh, allora secondo questo ragionamento dovremmo pure smettere di combattere la Mafia perché di certo i mafiosi non si riconoscono nella nostra idea di onestà, etica e civiltà; e allo stesso modo poiché gli schiavisti erano ovviamente a favore dello sfruttamento dei neri, avremmo dovuto lasciar perdere il cammino in vista dell’ottenimento dei diritti civili per tutti.
      Tutto ciò che conduce ad un progresso etico non mi pare affatto una forzatura. Mi pare anzi un dovere.
      Lottare per un mondo liberato in cui tutti sarebbero liberi (animali umani e non umani) a me pare una gran bella cosa, altro che forzatura.

      Ripeto un punto importante: l’uomo sfrutta (e non è necessario che lo faccia), gli animali predatori cacciano le prede per mangiare ed è necessario che continuino a farlo.

      • nando ha detto:

        Se un sopraffattore (mafioso, ad es.) ti attacca, ti difendi e, se vinci, lo sopraffai.
        il termine non è negativo in sé. Il coltello è “buono” come utensile ed è “cattivo” per uccidere, ma, se lo usi per legittima difesa torna ad essere “buono” !
        Usare gli esseri viventi è bene o male ? Tu per i vegetali dici che è bene, anzi necessario per sopravvivere, ma si può sopravvivere anche di animali ?
        Tu dici di no perché aggiungi il termine “senzienti”, ma:
        – metto un cane “a catena”, soffre e faccio del male;
        – faccio un’anestesia al cane, lo metto “a catena”, non soffre, ma faccio del male lo stesso non perché soffra, ma perché uso, sfrutto, sopraffaccio un essere vivente !
        Questo per me è il discriminante assoluto, in quanto ognuno, altrimenti può aggiungere un termine (senziente, strisciante, credente o quello che vuoi) e stabilire cosa sia etico.
        Può anche farlo, ma che resti ad usum proprium e non diventi un’etica universale, visto che si è partiti da un discrimine soggettivo. Da una scelta soggettiva non si può pretendere che derivi una verità assoluta.
        L’unica considerazione etica è il rispetto per la Vita.
        Ma allora come sopravviviamo ? Usando, sfruttando, sopraffacendo, perché solo questo permette la conservazione della nostra specie.
        Usare metodiche “umane” fa diventare “eticamente sopportabili” questi comportamenti.

  5. nando ha detto:

    commento secondo: quello che non mi convince è che parli di rapporto uomo-essere senziente; forse perché hai rispetto per la categoria “senzienti” ! ma non si dovrebbe avere un generale rispetto per la categoria “viventi”, vista la magia di quella cosa che si chiama vita ? O sentire vale più che vivere ?
    Ed allora perché è possibile sfruttare la categoria vivente “vegetali” ? Allevarli (= coltivare); straziarli (= potarli) etc., non è forse specismo ? Foese perché mangi vegetali e non animali ? Ma se è legittimo sfruttare una categoria di viventi, perchè non lo è per tutti ?
    Credo che se la buttiamo in filosofia non se ne esca !
    L’uomo è l’unico essere dotato di pensiero originale: oltre ad usare, trasforma e quindi crea (in questo è ad immagine e somiglianza di dio, per usare un termine biblico).
    Oltre a sfruttare ha saputo fare musica, poesia, arti figurative, filosofia, invenzioni, ricerche etc. non vedo catastrofismi in tutto questo. Teniamoci l’uomo per quello che è, temo che togliendo dei pezzi, il giocattolo si possa rompere !

    • ritaciatti ha detto:

      Riguardo i vegetali non c’è bisogno di buttarla in filosofia: senza mangiare vegetali non potremmo vivere, il loro uso e consumo ci è necessario almeno quanto lo è mangiare la gazzella per il leone. Per questo specifico sempre “esseri viventi SENZIENTI” (intendendo riferirmi al mondo animale e non anche vegetale).

      Perché temi si possa rompere il giocattolo uomo? Salvando quanto di buono nei secoli è stato in grado di fare ed eliminando invece i danni (l’uso indiscriminato delle risorse del pianeta ad esempio) o quanto di aberrante ha fatto e prodotto è semmai un miglioramento per l’uomo stesso.

      • nando ha detto:

        Per mafia e vegetali ho già espresso il mio parere nella mia 1.a contro-replica.
        Il discorso del “giocattolo” preferisco estrapolarlo.
        Io credo che tutto quello che di grande ha prodotto l’uomo dipenda dalla competizione (con gli altri e con se stessi).
        Pensa alle scoperte scientifiche in competizione tra gruppi di lavoro; ensa a tutte quelle applicazioni civili dovute a ricerche effettuate in tempi “purtroppo” bellici; alle correnti letterarie sorte sulle dispute e competizioni tra artisti (i caffè letterari); le famose dispute filosofiche platoniche tra Gorgia e Socrate per arrivare alla verità; l’odio tra Michelangelo e Leonardo da Vinci; persecuzioni subite dalle nuove tendenze musicali (valzer, rock etc.).
        Pensa a: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir vertute e conoscenza” ; le lotte dell’uomo ulisse contro altri uomini, dei, eroi per superare e superarsi sacrificando affetti e la vita dei propri compagni. Ne valeva la pena ? Per me la risposta è scontata.
        La placidezza credo produca poco. La competizione, la lotta, il dibattito migliorano e se questo comporta degli scotti da pagare … sopravviveremo come siamo sopravvissuti ai più torbidi medioevi.
        grazie per l’attenzione.

  6. rita ha detto:

    Dunque Nando,
    D’accordo che il discrimine senziente – non senziente possa essere problematico, allora diciamo così, il discrimine è tra animali (intendendo i non umani e quelli umani) e i vegetali o minerali (che comunque, per ragioni di salvaguardia dell’ecosistema tutto, non è che possono essere sfruttati in maniera indiscriminata).
    Ogni animale (umano e non umano) dovrebbe avere diritto alla propria libertà di vivere nel proprio habitat, libero appunto. L’antispecismo quindi si oppone allo sfruttamento e schiavitù degli animali (umani e non umani).
    Anche le piante sono vive, ma non sono animali e comunque, torno a ripetere, che ce ne dispiaccia o meno, senza vegetali non potremmo sopravvivere, senza mangiare animali e derivati invece sì.
    E comunque, chi tiene anche alle piante, tenga presente che allevare animali comporta uno spreco di risorse vegetali enorme, mastodontico.

  7. rita ha detto:

    In merito al discorso sulla competizione invece non sono d’accordo.
    Per me educare alla competizione è sbagliatissimo. Le logiche dell’efficienza, del successo, del competere per primeggiare ed ottenere risultati (tipiche della società statunitense ad esempio) non mi appartengono.
    Quello di cui parli tu (la rivalità tra artisti, lo scambio dialettico tra filosofi ecc.) è semmai un’altra cosa, è condivisione di saperi, è conoscenza che procede tramite elaborazione e superamento del pensiero altrui.
    Sospenderei il discorso sul fato e gli eroi della grecità classica, meriterebbe approfondimenti che ora non sono in grado di fare. E comunque l’hybris nella tragedia classica è sempre punita, altroché.
    La “canoscenza e vertute” dantesca ha matrici teologiche e e si deve comunque arrestare oltre un certo punto. Vertute è proprio ammettere l’esistenza del mistero divino e ad esso rimettersi. Tanto che nel canto XXIII dell’Inferno Ulisse ed i compagni vengono inghiottiti dal mare perché hanno osato addentrarsi nei territori dell’ignoto (oltre un certo limite quindi per Dante bisogna fermarsi e rimettersi al divino).

    • nando ha detto:

      Oltre a molte specie animali, anche alcune popolazioni mangiano solo carne (gli inuit); quindi sarebbe teoricamente possibile rinunciare ai vegetali, ma visto che sono un onnivoro … non ci penso lontanamente !
      Avevo introdotto il discorso sui vegetali (oltre che per sottolineare il Valore della Vita) perché nel titolo si parlava di antispecismo e, esistendo specie vegetali che sFRUTTIAMO (termine che etimologicamente si addice più ai vegetali che agli animali) mi chiedevo perché si possa essere antispecisti a metà.
      Dopo la tua precisazione, ho capito che era sinonimo di “rispetto per gli animali”. Al riguardo, se mi consenti, vorrei consigliarti il sito http://www.fondazioneveronesi.it; c’è un blog ove appare un articolo (risale al marzo u.s.) dal titolo “non sono animalista”, che ho trovato interessante pur essendo più vicino alle tue che alle mie idee.
      Sempre nel titolo, si parlava di filosofia, che dovrebbe essere l’amore e/o ricerca della conoscenza, ma … mafia, rispetto per i senzienti, non bisogna sfruttare, non bisogna essere competitivi etc, sono problemi etici. la filosofia li studia asetticamente.
      Ma l’etica non è universale, non vale per tutti e per sempre (basti pensare alla pedofilia, in uso tra gli antichi e aborrita ora). Quindi: ben venga la tua etica che rispetto, ma vorrei si facesse altrettanto nei confronti di chi ha sensibilità diverse; come si dovrebbero rispettare le credenze religiose, i costumi e le culture degli altri, anche se lontane dalle nostre visioni. Se così non fosse, si passerebbe dal vituperato specismo all’integralismo intollerante.
      Credo non saremo d’accordo su nulla, ma ritengo che la discussione fatta solo con chi la pensa allo stesso modo non faccia crescere; ma soprattutto sono sicuro … che non mi mangerai.

      • rita ha detto:

        Nando,
        se parliamo di rispetto delle altre culture e credenze religiose (o di qualsiasi tipo), posso dirti che pur rifiutando l’etnocentrismo (ossia quell’atteggiamento che giudica le altre culture sulla base dei parametri e valori della propria), pongo il discrimine laddove non si è arrivati all’acquisizione dei diritti che dovrebbero essere universalmente riconosciuti (tipo quelli umani, per il momento, ma l’antispecismo vi include anche quelli degli animali non umani). Ti faccio un esempio: tu te la sentiresti di rispettare la pratica dell’infibulazione per rispetto della cultura in cui è socialmente ammessa?
        L’etica non è universale proprio perché per il momento non ritiene che tutti gli animali debbano avere il medesimo diritto alla vita e alla libertà. Ma ci stiamo lavorando 🙂
        Il progresso solo per pochi, che progresso è? Vero progresso sarà quando nel suo cerchio includerà tutti gli animali (non umani ed umani).
        Non darei troppa importanza alla sensibilità soggettiva che però non tiene conto della libertà altrui.
        Il discorso della libertà di scelta (ossia che ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che gli pare secondo la propria sensibilità) non mi sta più bene se non tiene conto della libertà e benessere altrui. Secondo questo discorso, estremizzandolo, dovrei allora rispettare il killer sociopatico perché la sua sensibilità si ferma ad un cento punto. Molti mi dicono: ma io voglio essere libero di poter mangiare la bistecca. Ma tu così però condanni alla prigionia e ad una non-vita negli allevamenti l’animale che ti mangi.
        Leggerò poi l’articolo che mi consigli.
        Comunque, etimologia a parte, lo sfruttamento degli animali esiste eccome! Gli animali vengono trattati come oggetti, come risorse rinnovabili, imprigionati, costretti a lavorare per l’uomo, uccisi per produrre cibo, vestiti, accessori ed altro ancora. Finanche per divertimento. Rinchiusi negli zoo e nei circhi per lo svago dell’uomo. Questo oggi non è più ammissibile. Non riesco a pensare ad una forma peggiore di sfruttamento, che per di più va avanti da migliaia di anni. Gli animali sono stati i primi ad essere sacrificati. Soprattutto il discrimine tra animale umano e non umano ha favorito e favorisce le condizoni affinché ogni qual volta si è ritenuto e si ritiene necessario giustificare lo sfruttamento di un popolo, ad esempio, o di un gruppo specifico con determinate caratteristiche (tipo all’epoca della schiavitù dei neri, o anche delle discriminazioni delle donne) ecco che li si vorrebbe degradare dal presunto stato di superiorità che spetterebbe solo alla specie umana in quanto tale (perché dotata di razionalità o di anima secondo i credenti) a quello di inferiorità erroneamente attribuito alle altre specie animali, che si riterrebbero dotate di solo istinto, quindi irrazionali. Invece siamo tutti animali, anche noi umani ed il fatto che ci siamo evoluti in una determinata maniera non giustifica affatto l’antropocentrismo.
        Che tu ci creda o no, lo sfruttamento degli esseri umani procede di pari passo con quelllo degli animali non umani. Lo specismo è la base del razzismo, sessismo e molto altro ancora.

  8. nando ha detto:

    Ho visitato molte volte la Spagna, paese stupendo con gente splendida. Non sono mai entrato in una plaza de toros, perché ritengo allucinante quello spettacolo. Ma non mi sono mai sognato da “non spagnolo” di fare appelli o proclami contro la loro cultura. Oggi in catalogna c’è una proposta maggioritaria abolizionista. Avere rispetto delle altre culture per me è questo, Diffido di chi si crede portatore di VERITA’. Troppe ignominie sono state inflitte da portatori di verità (di cui non possiamo negare a priori la buona fede).
    Altra cosa sono i comportamenti deviianti, che, in quanto tali, deviano dalle leggi e dalle culture.
    Non ritengo che l’alimentazione animale sia un comportamento deviante. Certo è usufruire di altri esseri viventi, ma anche gli animali lo fanno. Tu dici che noi, differentemente da essi, possiamo scegliere, bene, ma, se possiamo scegliere, consentici di scegliere, altrimenti non è una scelta è una costrizione e questo è un comportamento deviante.
    Immagino un maiale che pensa: “questi uomini ci fanno nascere, ci alimentano e poi ci uccidono per mangiarci; però … se così non fosse, forse non nascerei, non vivrei, non avrei figli; in fondo anche se non fossi cibo, alla fine morirei: spero che tutto avvenga con la minima sofferenza !!!”
    Abolire gli allevamenti vuol dire anche impedire molte vite e, per alcune specie “alimentari”, forse anche l’estinzione (chi alleverebbe maiali e perché ?)
    Se non possiamo ergerci a DIO nel determinare la fine di qualcuno, possiamo ergerci a DIO nell’impedirne l’inizio ?
    Per me la vita vale “sempre” la pena di viverla.

  9. rita ha detto:

    Nando, mi spiace, ma non ci siamo proprio.
    Io non mi credo portatrice di nessuna verità, di fatto la sofferenza degli animali fatti nascere ed allevati al solo scopo di essere trattati come oggetti e risorse rinnovabili è intorno a noi. Non si tratta di fare proclami, si tratta di aprire gli occhi e guardare con una diversa capacità da quella avuta sino ad un certo momento, da quella assuefatta agli orrori e alla normalizzazione della violenza (rimossa, negata, quindi accettata socialmente). Non parlo di verità, ma di fatti, reali, concreti, dimostrabili, davanti agli occhi di chiunque voglia guardare per vedere sul serio, oltre le normali consuetudini veicolate dalla cultura in cui si nasce che ci fanno credere che uccidere animali sia “normale”.
    Anche per me per molto tempo una fetta di prosciutto è stata solo cibo da mettere dentro ad un panino, oggi invece realizzo che quella fetta di prosciutto è un pezzo di un animale la cui dignità ed esistenza è stata calpestata e privata di quelle caratteristiche di sviluppo ed eistenza che gli apparterrebbero di diritto come specie.
    Nessuna specie nasce per servire l’uomo (maledetta visione antropocentrica!), ogni animale nasce per vivere libero nel proprio habitat.
    E no, mi spiace, ma nascere in gabbia per vivere in gabbia (spesso in spazi talmente esigui dove non ci si riesce nemmeno a girare, se non ti fidi di quello che ti dico ti invito a guardare uno dei tanti video diffusi in rete sugli allevamenti) in attesa di essere uccisi non è una vita degna di essere vissuta, è una non-vita.
    Metteresti al mondo un figlio sapendo che dovrà trascorrere tutta una vita dentro una gabbia, senza mai respirare aria esterna, senza mai vedere il sole, conoscere il vento, senza mai correre, lontano dai suoi affetti, sapendo che magari verrà torturato in un laboratorio per la vivisezione (gli verranno procurati tumori, spezzati arti e cose del genere), o che verrà costretto a forza ad ingozzarsi di cibo, ormoni, antibiotici per sviluppare in breve tempo (come richiede la massimizzazione del profitto) una massa muscolare equivalente a quella che in condizioni normali richiederebbe anni, e poi per essere caricato su un camion, ammucchiato ad altri suoi simili e infine condotto al macello? Se mi rispondi di sì, se mi dici che anche questa per te è vita allora significa due cose: o per te gli animali non umani non soffrono come gli umani (ma ti invito a leggere testi di etologia cognitiva che dimostrano il contrario), oppure non riesci ad usare in maniera efficace la tua immaginazione per calarti in situazioni altre. Oppure ancora sei cattolico, quindi pensi che quello sia il destino degli animali non umani, nati apposta affinché l’uomo se ne serva.
    Ergersi a Dio? No, solo ad umani compassionevoli e rispettosi dei propri simili.
    Io sono atea. Dio cercherei di nominarlo il meno possibile, visto che non si può provare la sua esistenza e volere. Si può invece provare e dimostrare empiricamente la sofferenza degli animali non umani e si possono documentare le condizioni terribili della loro non-vita.
    Non hai risposto alla mia domanda precedente. Rispetti quelle culture in cui si pratica l’infibulazione? Dici che non ti immischieresti per far abolire la corrida perché non sei spagnolo. Quindi suppongo che secondo il tuo ragionamento dovremmo fregarcene pure ogni qualvolta un paese calpesta i diritti umani semplicemente perché noi siamo Italiani e quindi non dovremmo sognarci di far abolire pratiche di altri paesi.
    Le leggi non sono mica sinonimi di giustizia. Secondo te la pena di morte è una legge giusta? Secondo il tuo ragionamento dovremmo rispettare pratiche chiaramente lesive della vita altrui solo per essere politicamente corretti nei confronti di altri paesi e culture.
    I comportamenti devianti non sono soltanto quelli che deviano dalla “norma” (la norma è decretata o dalla maggioranza, o dalle leggi, ma non è sinonimo di giustizia o di sanità mentale, anzi, tra nevrosi ed adeguamento alle norme imposte socialmente c’è spesso una correlazione strettissima) ma anche quelli che appaiono invece sani, normali e che sono accettati socalmente pur essendo violenti. Ad esempio fare a pezzi un animale è un comportamento violento, ma poiché è accettato socialmente, normalizzato (oltretutto la violenza viene rimossa, difficilmente ti fanno vedere come vengono uccisi gli animali o ti fanno accedere ai macelli e nelle pubblicità il maiale è sempre ridente, la mucca felice e così via… ma tu, con le tue mani, uccideresti un animale?).
    Quindi, che so, se un domani venisse ripristinata la schiavitù dei neri in altri paesi, noi dovremmo starcene zitti per rispetto di altre culture?
    Tra schiavitù di un essere umano e di un animale non umano non c’è differenza. Se pensi che ci sia dimostrami (scientificamente, etologicamente, biologicamente che un cane non soffre, che un maiale non ha una psiche complessa, che una mucca non sente dolore quando le viene strappato il vitello).

    Il discorso sull’estinzione mi fa sorridere. I maiali sono animali che lasciati liberi si rinselvatichiscono nel giro di una generazione. Così come altri. Ma comunque sia, non sono contraria all’estinzione naturale.
    Mi sembra di capire che per te il concetto di animale non umano debba essere sempre e comunque legato a quello di allevamento. Perché parli di allevare maiali? Nessuno dovrebbe più allevare nessuno. Ogni specie è in grado di esistere da sola. Hai idea di quanto sia diversificato l’ecostistema, di quante specie animali esistano al mondo? E secondo te si salvano e stanno bene solo quelle allevate dall’uomo? E’ esattamente il contrario.
    Hai una visione troppo antropocentrica. Mi spiace dirtelo ma l’uomo non è l’unico animale sul pianeta, né il più necessario ed importante, anzi, è quello che di fatto sta causando piiù danni e spreco di risorse. Né è superiore alle altre specie. Diverso, ma non superiore.
    Prova a nuotare contro corrente come un salmone, e poi dimmi se ci riesci. Ogni specie ha caratteristiche diverse, ma tutte ugualmente significative e tutte vivono per loro stesse, non per un fine escatologico o per l’uomo.

  10. rita ha detto:

    P.S.: ho spiegato nel mio articoletto che gli animali non umani NON SFRUTTANO gli altri animali non umani, ma solo li cacciano e se ne nutrono per necessità.
    Ma secondo te gli animali non umani erigono stabilimenti, stabulari, circhi e quant’altro? Allevano le loro prede per cibarsene? Fanno nascere miliardi di altri esseri per poi usarli per i più svariati scopi? Addomesticano le altre specie?
    La pratica della domesticazione ed allevamento delle altre specie, che poi conduce di fatto al loro sfruttamento è solo umana. Ed ha avuto un unizio e origine precisa (e delle motivazioni precise). Non è stato sempre così.
    Le prime società umane erano nomadi e dedite alla caccia, ma l’uomo ancora si considerava animale tra gli animali, non aveva una visione antropocentrica e non aveva ancora decretato, attraverso lo sfruttamento, l’inferiorità delle altre specie.
    Nel momento in cui si formano le prime società stanziali dedite all’agricoltura inizia anche la domesticazione delle altre specie e contestualmente abbiamo i primi esempi di schiavitù anche dell’umano.
    Se vuoi farti un’idea più precisa di come la Storia dell’umano sia la Storia dello sfruttamento del vivente ti consiglio di leggere il bel saggio di Marco Maurizi Al di là della Natura.

    • nando ha detto:

      No, non sono cattolico e non ho mai cercato di dimostrare l’esistenza di dio perché, qualora esistesse, sarebbe metafisico e quindi indimostrabile con metodi fisico-chimici. C’è chi ci crede perchè sente in sé questa entità astratta, un po’ come si avverte l’amore, l’odio, l’amicizia; si percepiscono le conseguenze, ma non sono dimostrabili.
      Per rimanere in tema, mi dimostri la frase “nessuna specie nasce per servire l’uomo (…) ogni animale nasce per vivere libero nel proprio habitat”. E’ un pensiero, nobilissimo se credi, ma non è dimostrabile, che differenza c’è con un dogma ? E’ razionalmente condivisibile l’indimostrabile ? Al massimo si può dire: “lo sento dentro di me”
      Se uno non sente così è antropocentrico ? Ma se uno stabilisce cosa sia bene o male per le altre specie, cosa sia giusto o ingiusto, valutando in base a categorie costruite dall’uomo, non è antropocentrismo ? Noi abbiamo stabilito regole per l’umanità, lottando, discutendo, combattendo; sono diritti condivisi (ove c’è democrazia, ovviamente). Se è così è un “diritto”, altrimenti è un’attribuzione; come il “monarca buono” che stabilisce cosa sia il bene del popolo ed elargisce in base a quello che lui crede.
      A questo mondo, sfruttiamo il vento, le maree, il sole, le risorse idriche ed energetiche, i vegetali … poi arriviamo agli animali ed allora è malvagità ed antropocentrismo. Però sfruttiamo gli animali nella pet-therapy, nel ritrovamento di persone scomparse, nel rintracciamento di droghe ed esplosivi, nel salvamento a mare, nell’accompagnamento dei non vedenti. Li addestriamo e poi diamo ad essi il premio. Come la foca al circo che tiene la palla sul naso: alla fine arriva la sardina. Abbiamo una malattia infettiva ? prendiamo gli antibiotici che ammazzano i batteri, tanto non sentono. Questo no, ma avolte sì.
      Io vivo circa 9 mesi l’anno in Kenya. Sulla costa il terreno è una ex barriera corallina che si addentra fino a 2 km. Tutti gli abitanti (e sono molti perché sulla costa c’è turismo e si riesce a campare) possono coltivare ben poco ed allora allevano polli e caprette; si comprano con poco, si riproducono facilmente e mangiano di tutto (ovviamente le caprette stanno tutto il giorno legate ad un arbusto sotto il sole, altrimenti scappano o se le rubano). Diciamo alla popolazione di spaccarsi la schiena per ricavare un pugno di mosche (se piove !). Ci sono popoli che vivono in prossimità di laghi, con terreno paludoso attorno incoltivabile, vivono di pesca. Diciamolo a loro. Gli inuit non possono certo coltivare verdure sulla banchisa. Ancora una volta, questo no, ma a volte sì.
      Io non mi riconosco nelle parzialità. Sfruttare o è lecito o non lo è. Ribattere: “ma allora come viviamo, come mangiamo” non ha senso. Ci si doveva pensare prima di elaborare la teoria. Si poteva immaginare di arrivare a dei compromessi (questo no, a volte sì). Un concetto o è valido o non lo è e, se sì, lo si porta avanti fino alle estreme conseguenze o lo si abbandona. Non può essere invalidato per mera opportunità, perché l’opportunismo con l’etica è incompatibile.
      Se esiste un eccesso, discutiamo come risolverlo. Se si sprecano risorse idriche, razionalizziamo i consumi; non possiamo dire, dogmaticamente, poiché l’acqua (come tutto il resto) per san francesco è creatura di dio, non la tocchiamo ! (non che lui abbia detto questo, tutt’altro; è, ovviamente solo un esempio).
      Le condizioni animali sono miserevoli ? Miglioriamole, tutto è perfettibile, ma non dimentichiamoci che nel mondo milioni di persone vivono negli slum in condizioni ben peggior: E fanno figli !!
      L’infibulazione è una tortura ed è ampiamente condannata dalla carta dei diritti dell’uomo; la mia ovvia condanna può aggiungere poco.
      Per quanto riguarda la sperimentazzione animale, ti rimando al blog di Umberto Veronesi; persona i cui rapporti con gli animali, per quanto ha dichiarato in molte interviste, sono stati una scelta etico-filosofica (anche lui !!!). Non potrei rispondere meglio.
      I nomadi non coltivavano, essendo nomadi, erano allevatori ! Come sono ancora oggi tutte le popolazioni noimade.

  11. rita ha detto:

    Beh, che gli animali non siano nati per servire l’uomo mi sembra invece abbastanza ovvio, essi sono apparsi sulla terra molto prima di lui. 🙂

    Lascerei stare per il momento quelle popolazioni che vivono solo di caccia e pesca (tempo fa ho visto un documentario sui pastori Borana ad esempio), lo sfruttamento sistematico e sistemico è tipico del capitalismo e dei paesi occidentali (cui poi gli altri cercano di adeguarsi).

    Senti, perdonami, ma dire che non ha senso condannare lo sfruttamento degli animali perché esistono popoli che si nutrono solo di caccia e pesca è spostare il nocciolo della questione.
    Peraltro l’allevamento ed il consumo di carne è causa diretta dell’impoverimento del suolo, della deforestazione, della siccità e della fame nei paesi del terzo mondo. Hai idea di quante migliaia di ettari di terreno vengano utilizzati per coltivare cereali e vegetali destinati ad ingrassare gli animali, animali che poi invece andranno ad ingrassare i paesi occidentali? Non sarebbe più logico coltivarli a riso ed altri cereali con cui sfamare direttamente i popoli poveri?
    Ti consiglio Ecocidio di Rifkin, un testo molto interessante.

    Sul resto mi sono già espressa.
    Sfruttare gli animali è un delitto, comunque tu la voglia mettere o quali siano le giustificazioni che si possano portare.
    Potresti giustificare la schiavitù dei neri? A qualcuno portava vantaggio, no? Ma così non potremmo dunque giustificare qualsiasi nefandezza?

    Indubbiamente mangiare animali a qualcuno porta vantaggio, denaro, utili ecc., ma ciò non rende il gesto meno condannabile.

    Combattiamo lo sfruttamento qui (dove è massimamente concentrato) poi penseremo agli Inuit e ai pastori Borana.

    • nando ha detto:

      che vuol dire sono apparsi prima di noi e quindi non possiamo sfruttarli ? i vegetali sono apparsi prima di loro, li sfruttano e li sfruttiamo !
      Mangiare animali porta vantaggio a qualcuno quanto mangiare vegetali (di cui come sai il 30% dei prodotti viene buttato a causa della lunga filiera tra produttore ed utilizzatore). Ci sono sempre commercianti e latifondisti; esistono grandi aziende agricole, cooperative che finanziano partiti e comprano banche … ognuno vede nero solo dove vuole.
      Non volevo spostare il nocciolo della questione, volevo solo dimostrare che la lotta all’alimentazione animale porterebbe danni incalcolabili a popolazioni che possono vivere solo di questo e quindi la lotta non è condivisibile. se poi vuoi fare una lotta di nicchia è come voler combattere il razzismo solo in alcune parti ed in altre no. Se è questo che intendi, è altra cosa dal rapporto uomo-animale.
      Sulla schiavitù e le altre sopraffazioni tra uomini ho detto che si è combattuto; in modo condiviso, sono state accettate delle regole. Le condivido pienamente, ma bisogna ammettere che si è dovuto combattere perché la natura umana “sopraffattrice” queste regole, in modo naturale, non le prevedeva. Voglio dire: nessuno ha mai scritto la regola “bisogna respirare per vivere”, perché questo è naturale.
      Produrre riso e cereali ed esportarli ? e chi li compra ? qui un chilo di farina di mais per fare la polenta (piatto base) costa l’equivalente di mezzo euro ed è produzione locale. La retribuzione media non supera l’equivalente di 70 euro al mese. E non è il paese più povero del mondo !

      • sdrammaturgo ha detto:

        Ah Nando, e daje, te piace la porchetta, avemo capito.
        La legge te la garantisce, lo Stato è dalla tua parte, il 99% della popolazione mondiale è dalla tua parte, l’economia internazionale è dalla tua parte, quindi non preoccuparti, nessuno te la tocca.

  12. rita ha detto:

    Nando, ma fai finta di non capire?
    Ho detto che gli animali non nascono per servire l’uomo, nessuno nasce con un fine (la visione escatologica dell’esistenza è prettamente cristiana), visto che sono apparsi sul pianeta prima della sua comparsa. Non sto parlando della possibilità o meno di sfruttarli – che di fatto avviene – ma del fatto che la loro esistenza non ha un fine preciso, nello specifico quello di servire l’uomo, essendo la vita a-finalistica al di fuori del suo valore nell’ecosistema.
    Sul resto mi sono già espressa. Le popolazioni che oggi vivono solo di allevamento non sono certo la maggioranza e in una rivoluzione globale come quella antispecista, stai pur sicuro che ci sarebbe una riconversione di tutta l’economia.
    Del fatto che mangiare animali porti vantaggio a qualcuno, sinceramente me ne sbatto, visto che però porta svantaggio agli animali stessi.
    Non puoi pretendere di confutare l’antispecismo con gli argomenti che porti perché essi rimangono miopi e all’interno di una visione prettamente utilitaristica (nonché fondamentalmente specista). A te della sofferenza degli animali non importa nulla, visto che li mangi, è evidente quindi che quello che ci divide è più di quello che potrebbe avvicinarci.
    L’antispecismo si propone proprio di abbattere quelle motivazioni utilitaristiche (vantaggi economici, tradizioni culturali ecc..) che tu ritieni invece argomenti a sostegno dello specismo, quindi è evidente che ti sfugge il nocciolo della questione.
    Perdonami ma questa discussione la chiudo qui, e non perché io non ami il confronto, ma perché oltre un certo punto, proprio iniziamo a parlare un linguaggio diverso.
    Come ha detto di recente Steve Best, esistono dei blocchi nelle persone che non possono essere abbattuti. Il blocco potrebbe essere il mio, come il tuo, ad ogni modo, per me ora comincia a diventare una perdita di energie continuare questo dialogo.

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