Blancanieves: il toro vive e gli animalisti sbagliano?

a cura di Animalisti FVG

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Le repliche delle Giornate del Cinema Muto alle contestazioni nei riguardi della pellicola Blancanieves sono, è il caso di dirlo senza titubanze o giri di parole, oltremodo deludenti sia per i contenuti che per i toni; così a un iniziale rammarico per quella che abbiamo ritenuto una scelta poco felice (dedicare a questa pellicola la serata inaugurale della rassegna) si è, nei giorni, unito il rammarico per una reazione di stizza che certamente non ci saremmo aspettati da chi ha la responsabilità di curare e promuovere un evento di così alto valore culturale. Capiamo solo oggi- con non poco dispiacere- di aver preso un abbaglio nell’aspettarci da parte degli organizzatori delle Giornate una reale sensibilità ad un tema controverso ed estremamente delicato come quello delle corride.
La riflessione che qui segue vuole essere un commento sull’intera vicenda, che ci ha visti tra i protagonisti del volantinaggio pacifico davanti al Teatro Verdi proprio in occasione della serata inaugurale del Festival (sabato 5 ottobre).
Il volantinaggio, nato dall’esigenza di esprimere anche sul nostro territorio quello stesso dissenso che ha accompagnato Blancanieves fin dallla sua uscita nelle sale internazionali, è stato preceduto da un appello a cui hanno aderito tanti cittadini; gli stessi organizzatori della rassegna, con cui ci siamo confrontati sabato, hanno confermato la ricezione-in un solo pomeriggio- di più di trecento mail di protesta provenienti da tutta Italia; è forse questo, aggiungiamo noi, l’elemento della vicenda che meno hanno gradito. Una reazione inattesa con cui certamente hanno dovuto fare i conti, gestendola a nostro avviso senza il desiderio di un reale confronto.
Nel respingere al mittente ogni accusa e prendere le difese della casa produttrice di Blancanieves essi hanno liquidato come prive di fondamento le proteste e le istanze di quanti come noi (e, non dimentichiamolo, prima di noi) contestano la pellicola per alcuni suoi elementi e scene, oltre che per l’utilizzo dei tori contestato dalle associazioni internazionali fin dal 2012 (anno di realizzazione della pellicola).
José Enrique Zaldivar Laguía è medico veterinario, presidente e socio fondatore della Associazione dei Veterinari abolizionisti della corrida (AVAT) e vice presidente del coordinamento “La tortura non è cultura” (LTNEC); è proprio lo stesso coordinamento ad aver denunciato per primo i presunti maltrattamenti avvenuti durante le riprese di Blancanieves.
In primo luogo il coordinamento si è rivolto ai corpi della Comunità di Madrid (responsabile in materia di protezione animali); non ricevendo alcuna risposta nei tempi stabiliti, ha presentato denuncia presso il tribunale amministrativo di Madrid (numero 31).
Con tale denuncia è stata anche fatta richiesta di accesso ai filmati delle riprese in cui sono stati utilizzati i tori. La denuncia è stata presentata nel settembre 2011 e a quanto pare l’iter processuale sarebbe ancora in corso.
Della vicenda si parla anche in quest’intervista pubblicata sulla rivista spagnola Cronica Popular nel marzo 2013.

Ma cosa spinge gli organizzatori delle Giornate del Cinema Muto a difendere a spada tratta il film?
Forse, al di là del suo valore artistico (per quanto, a nostra opinione, non può esistere valore artistico tale da giustificare l’apologia di una pratica crudele come la tauromachia) gli interessi economici legati all’imminente distribuzione del film in Italia?
Se così fosse sarebbe alquanto triste; non vogliamo davvero credere che tutto si riduca alla mera promozione di un prodotto, dove la tutela dell’immagine di una casa di produzione (in difficoltà per un semplice e pacifico volantinaggio) prevale su temi etici che dovrebbero essere parte integrante di un progetto culturale.

Che la questione etica susciti scarso interesse appare piuttosto evidente anche dalle dichiarazioni a cura dell’organizzazione del festival; le energie sono concentrate nel desiderio di smentire categoricamente le voci circa i presunti maltrattamenti, sottolineando come vi sia ampia documentazione a dimostrare che- da un punto di vista legale- la pellicola sia inattaccabile. Nessun maltrattamento quindi, lo attesta la produzione e lo certifica una dichiarazione del medico veterinario presente durante le riprese nell’arena. Tutto è regolare, morte dei tori compresa (destinati alla macellazione a fine riprese), per cui le voci di dissenso possono tacere e le coscienze possono sentirsi sollevate.
In nessuna di queste puntuali dichiarazioni leggiamo parole ufficiali di condanna nei confronti della corrida (questione che pare lasciare indifferente lo stesso cineasta spagnolo, che mai coglie l’occasione per prendere una netta posizione nei confronti di questa pratica incivile). Eppure questa sarebbe stata, per le Giornate del Cinema Muto, l’occasione ideale per aprire una breve parentesi proprio sulla tauromachia con una presa di posizione che testimoniasse una reale sensibilità a certi temi; un’occasione persa a quanto pare per chi, forse, colloca ancora gli animali non umani al di fuori della propria sfera morale. E, nel farlo, ci invita più volte ad occuparci di “cose più importanti”. Il rimando alla tragedia di Lampedusa ci colpisce e ci ferisce come può ferire un colpo basso, scorretto e del tutto inopportuno.
Non bastava “utilizzare” i tori, ora si “utilizzano” anche i morti di Lampedusa. Una strumentalizzazione che offende gravemente ogni singola vita: uomini, donne e bambini, che da anni sono costretti a morire così sulle nostre coste.
Servirsi del rimando alla “mattanza di esseri umani” o alla tragedia di Lampedusa per ridicolizzare le campagne di sensibilizzazione sui diritti animali è, a nostro avviso, quanto di più triste si possa immaginare; non possiamo che prendere atto del livello cui si è voluto portare il dibattito su questo film, rammaricandocene e sentendoci a disagio per certe dichiarazioni.

L’arte, tutta l’arte, ha un immenso potere comunicativo: è ora che artisti e organizzatori (interessante sarebbe includere nella lista anche critici e giornalisti), consapevoli di questo (dovrebbero esserlo), si assumano la responsabilità di ciò che creano, divulgano e promuovono.

Blancanieves è la storia di una giovane che trova riscatto diventando donna torero (come se la parità dei diritti si potesse ottenere conquistando i settori più discutibili delle virili tradizioni), portando ancora una volta alla ribalta la triste pratica della corrida spagnola. La grazia concessa al toro è un fatto puramente strumentale, come altrettanto lo è la scelta di non inserire scene che possano rivelare come, nella realtà, i tori vengano torturati e uccisi durante le corride; tutto questo rientra perfettamente nell’atteggiamento di chi usa il buonismo per dire tutto e il contrario di tutto, confondendo l’interlocutore per omettere o mistificare la verità.
Di certo Blancanieves è un film che in questo preciso momento storico troverà grande sostegno da parte degli aficionados della corrida (tra cui anche politici e uomini di cultura). Esso si inserisce proprio quando- in Spagna e non solo- è in corso un vivace dibattito politico e culturale scaturito dalla proposta di far riconoscere la corrida come patrimonio culturale dell’umanità; proposta che ha superato un primo scoglio in sede parlamentare e che, se approvata anche dal Senato, farà avviare l’iter di richiesta ufficiale. Il riconoscimento della tauromachia quale patrimonio dell’umanità potrebbe annullare anche il divieto approvato in Catalogna, che evidentemente brucia ancora agli addetti ai lavori.
Ma forse questa notizia sarà sfuggita agli organizzatori delle Giornate del Cinema Muto, che non avranno avuto sufficiente tempo per raccogliere informazioni diverse da quelle fornite dalla produzione.

Ci pare che l’uscita di Blancanieves in un contesto di questo tipo non sia poi tanto casuale, come -lo ribadiamo-non lo è l’assenza di una chiara presa di posizione da parte del regista spagnolo contro la corrida, da lui definita romanticamente “una danza tra la vita e la morte“.

Non possiamo fare a meno di ricordare come il cinema abbia da sempre la straordinaria forza di colpire l’immaginazione degli spettatori; da qui il potere, per alcuni generi cinematografici presenti e passati, di far leva sul pubblico convincendolo ad appoggiare una determinata tesi. Il film propagandistico, utilizzato come strumento atto a condizionare l’opinione pubblica, ne è un esempio. Ne citiamo forse il più emblematico: Triumph des Willens (Il Trionfo della volontà), pellicola del 1934 premiata con una medaglia d’oro alla Biennale di Venezia. Nel film non vi erano certamente riprese degli orrori che l’ideologia Nazionalsocialista stava producendo; solo dopo molti anni abbiamo potuto vedere il “dietro le quinte” dei tanti premi cinematografici conferiti a questa pellicola.
Per vedere e sapere cos’è la corrida e cosa essa rappresenta oggi non serve invece attendere: fortunatamente la rete è ricca di materiale dettagliato e immagini inequivocabili, a disposizione di tutti e soprattutto di quanti hanno il sincero desiderio di guardare in faccia la verità.

Dal comunicato stampa rilasciato dall’organizzazione possiamo leggere : ” E’ vero peraltro che sono stati utilizzati tori che erano destinati al macello e che dopo la lavorazione del film hanno avuto questa sorte, ma tutto questo a prescindere dalla loro utilizzazione per il cinema.”
Ferma restando la nostra contrarietà a qualsiasi forma di sfruttamento animale, inclusi spettacoli o altre forme d’intrattenimento, nutriamo una forte perplessità circa il termine
a prescindere, utilizzato in questo contesto quasi a sollevare le responsabilità della produzione.
I tori “utilizzati” durante le riprese non sono stati di certo graziati come accade a uno di essi in una scena della pellicola. Tutt’altro. Erano destinati al mattatoio perché è questo il vero finale (quando il finale non è la morte in un’arena), questa la sorte disegnata per loro, a prescindere. A norma di legge, senza colpi di teatro, senza neppure il desiderio di un riscatto da parte della produzione, che avrebbe potuto come minimo salvarli e destinarli alle cure di un rifugio.
Forse che esiste qualche legge che impedisca di salvare un animale dal mattatoio? Crediamo di no, così come crediamo fermamente non esistano animali sacrificabili “a prescindere”: uccidere è sempre una scelta, anche in un macello; una scelta lucida e calcolata, dietro cui vi sono sempre dei responsabili, siano essi gli esecutori o i mandanti.

Le immagini “rubate” nell’arena di Aranjuez durante le riprese di Blancanieves e pubblicate in rete sono state poi bollate come non veritiere da parte delle Giornate del Cinema Muto, che affermano:
“Riteniamo che un canale come Youtube sia facilmente manipolabile con montaggi estrapolati da altri contesti e costruiti ad hoc”. Un’argomentazione che può far sorridere, soprattutto se si considera che è usata a difesa di una pellicola cinematografica, ossia di un prodotto per sua natura realizzato attraverso tagli e montaggio.

Ci fa infine riflettere il contenuto di una comunicazione in lingua inglese diffusa il 5 ottobre, con cui si minacciano azioni legali nei confronti di chi faccia menzione di presunti maltrattamenti nei riguardi dei tori che hanno preso parte alle riprese.
Traduciamo, citando testualmente:

AVVERTIMENTO-FALSITÀ PASSIBILI DI DENUNCIA: Sono in corso indagini atte ad identificare la persona o le persone responsabili di aver promosso false accuse contro i produttori del film BLANCANIEVES. Queste storie hanno il chiaro scopo di danneggiare le prospettive commerciali del film e screditare le Giornate del Cinema Muto. Documentazione ampiamente certificata dimostra che NESSUN ANIMALE È STATO MALTRATTATO O FERITO DURANTE LE RIPRESE DEL FILM “BLANCANIEVES”. Non esiteremo a perseguire chiunque continui a promuovere queste false e malevole accuse.
05 ottobre 2013

Sinceramente da parte di un festival tanto apprezzato, anche da chi scrive, ci si poteva aspettare di meglio.

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Comments
2 Responses to “Blancanieves: il toro vive e gli animalisti sbagliano?”
  1. c.m. ha detto:

    una volta il cinema anticipava i tempi , era all’avanguadia ,ora sembra essere più conservatore di altri , come anche altri tipi di arti ( vedi le mostre con animali morti o uccisi apposta ) . non mi piace più .

  2. Anabel Marín,veterinaria ha detto:

    Como veterinaria española, vocal de AVAT, no puedo entender que una película como Blancanieves continúe apareciendo en festivales cinematográficos con las denuncias por maltrato animal existentes en su contra y por la apología a la tauromaquia disfrazada de “inocencia infantil” que realiza,Como cinéfila me asquea que el lobby cinematográfico se sitúe por encima del maltrato que durante el rodaje fue grabado con cámara oculta y continúe negándolo por ir en contra de los intereses de la industria. “El film no justifica los medios”. Recomiendo visitar http://www.avatma.com.
    Anabel Marín, veterinaria,
    Vocal AVAT/AVATMA Andalucía, España

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