Marco Maurizi al primo convegno italiano antispecista di Firenze

Intervento di Marco Maurizi

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Comments
33 Responses to “Marco Maurizi al primo convegno italiano antispecista di Firenze”
  1. Sarrebbe patetico se non fosse preoccupante. [MV]

  2. L. C. ha detto:

    Quando si dice rispondere punto per punto ai problemi sollevati …

    da uno che ‘resiste razionalmente’ possiamo aspettarci un commento articolato in cui critichi in modo onesto la posizione di Maurizi o ci attendono altri insulti e pressapochismi?

  3. Serena Contardi ha detto:

    “Patetico”, in senso etimologico, è ciò che riesce a sfuggire al richiamo del quotidiano, nominando ciò che la (cattiva) coscienza si ostina a rimuovere e suscitando così commozione: ebbene sì, caro MV, anch’io trovo l’intervento di Maurizi splendidamente patetico. Preoccupante non so, forse per chi in quell’inerzia ci sguazza…

  4. Non rispondo in maniera articolata perché non vi reputo degni del mio disturbo. Preferisco parlare di Antispecismo rivolgendomi ai razionalisti e non agli antispecisti, poiché questi ultimi sono fervidi religiosi per i quali il ragionamento è superfluo, o meglio, subordinato all’emotività. Sarebbe esattamente come tentare di persuadere i creazionisti apportando prove scientifiche dell’evoluzione: le rifiuteranno sempre e categoricamente. Creazionisti e Antispecisti sono persone disinteressate alla ricerca della realtà oggettiva, preferiscono rifugiarsi nella fantasia e distorcono l’interpretazione dei fatti per adattarli alla propria concezione fantasiosa del mondo… guai a disturbare i loro sogni! Sarebbero da compatire se non fosse che la religione antispecista incombette rischia di fare seri danni (come l’ingerenza del vaticano ha prodotto l’abolizione dello studio delle cellule staminali).
    Ad ogni modo, se siete interessati alla nostra critica dell’antispecismo, leggete e seguite il nostro blog.

  5. L. C. ha detto:

    Cito: “Non rispondo in maniera articolata perché non vi reputo degni del mio disturbo” …

    credo, umilmente, che prima di criticare qualcosa dovresti conoscerla (tipo leggerti il centinaio di articoli e il migliaglio di paper pubblicati su riviste scientifiche e filosofiche).

    Siamo razionalisti, abbiamo anche collaborato con l’UAAR a iniziative congiunte [http://www.uaar.it/news/2011/04/01/online-le-lezioni-antispecismo/] e, comunque, anche se questo non è il caso, non capisco perché unire religione ed antispecismo dovrebbe essere un’argomentazione in tuo favore (ma ripeto, non è il caso, quindi lascia perdere).

    a proposito della frase “disinteressate alla ricerca della realtà oggettiva”: bello, caschi proprio male qua. Ci sono un fisico professore ordinario in Università, ricercatori e dottorandi di filosofia (io, per altro, mi occupo anche di teoria della verità), psicologi e antropologi accademici.

    Ed è per questo che, educatamente, dovresti rispondere per punti. Il tuo blog lo conoscevamo già ma, se proprio ci tieni, faremo in modo di seguirlo meglio.

    Noi siamo aperti e pronti a rettificare presunte inesattezze: da come tu hai commentato questo post, credo che l’unico con la mente chiusa è il tizio che vedi allo specchio ogni mattina.

    Cordialità razionali,

  6. SegaleCornuta ha detto:

    Praticamente vorrebbe parlare di razzismo solo con dei nazisti, ergendosi peraltro a loro capo (la NOSTRA critica all’antispecismo… oppure soffre del famoso “disturbo di Otelma”).

    La verità è che verosimilmente il video nemmeno lo ha visto e parla per partito preso.

  7. «prima di criticare qualcosa dovresti conoscerla »

    Con il resto del tuo intervento hai dimostrato di non conoscere le nostre argomentazioni… del nostro blog ti sei fermato al titolo evidentemente.

    «Ci sono un fisico professore ordinario in Università»

    Ci sono anche scienziati cristiani e creazionisti se per questo… voi antispecisti ragionate sempre, puerilmente, in termini assolutistici (tutto/niente)… se avessi letto il mio articolo “l’etica non è emotività” sapresti che è una questione di attitudine.

    La collaborazione con l’uaar non mi stupisce affatto, anzi è perfettamente nei piani della religione antispecista, dato che questa fa proseliti soprattutto tra gli atei.

    [MV]

    • Gioia ha detto:

      Beh ora non esageriamo, il tuo articolo “l’etica non è emotività” non è certo la verità, anzi, c’è del vero e del falso.
      “se avessi letto il mio articolo “l’etica non è emotività” sapresti che è una questione di attitudine.” leggendo l’articolo invece vedo che non hai ben chiaro cosa sia l’emotività, cosa sia l’emozione, che rapporti abbia con la “razionalità” (grande mito della cultura occidentale, assieme alla coerenza), cosa sia un’attitudine…
      l’articolo è un mix di luoghi comuni, pregiudizi, ragionamenti più o meno condivisibili, ma è e resta l’opinione di chi l’ha scritto, non si può certo accusare una persona di ignoranza perché non ha letto l’opinione di uno sconosciuto.

  8. L. C. ha detto:

    Ti ripeto, lasciando stare le pochezze del tuo ultimo intervento, dovresti rispondere all’intervento di Maurizi che critichi perché, tra persone razionali, si aspettano argomenti e controesempi e non insulti o allusioni.

    Se hai voglia di farlo, confermando il tuo amore per la ragione, siamo felici di ascoltarti. Dunque punto per punto, segnalando dove Maurizi dice cosa contesti, scrivi un controargomento valido e fondato (saprai cosa vuol dire, suppongo).

    Se invece preferisci non farlo, nascondendoti dietro il nostro ‘non essere degni’, nonostante generi continui paradossi commentando il blog, sei libero di farlo ma ti tratteremo come si trattano gli irrazionali: IGNORANDOTI.

  9. cito: «non si può certo accusare una persona di ignoranza perché non ha letto l’opinione di uno sconosciuto»

    Questo è uno dei motivi per i quali tendenzialmente eviterei di parlare con gli antispecisti: travisano e acusano in base a ciò che non si è asserito. Interpretano a loro comodo. Mi chiedo se si tratti stupidità (incapacità di comprendere) o di astuzia (far finta di non comprendere).
    [MV]

    • Gioia ha detto:

      Veramente non sono antispecista. Tendenzialmente, onde evitare giudizi affrettati dettati da saccenza, presunzione e predisposizione al pregiudizio, si chiede ad una persona chi è.
      Mi chiedo se si tratti di stupidità, o di stupidità grave.
      Strano perché dicono tu sia una persona educata, gentilissima e che non insulta mai. Bizzarro davvero!

    • FrouFrou ha detto:

      Io mi domando che cosa sei intervenuto a fare, seriamente:
      -Non stai discutendo del filmato nonostante ci siano innumerevoli spunti su cui parlare, dialogare e anche, perché no, confutare
      -Fai paragoni assurdi tra filosofie di vita e religione travisando e accusando
      -Ti limiti a insultare senza essere neanche minimamente costruttivo
      -Parli di te come se fossi una sorta di messia: “se volete sapere la nostra posizione leggetevi il nostro blog”… hai preso in considerazione che potrebbe non fregarci nulla delle vostre parole e del vostro blog? La discussione è qui, se hai qualcosa da confutare credo che tu sia liberissimo di farlo qui, e chi non è d’accordo ti risponderà. Se non hai voglia di scrivere, limitati a ignorare i blog degli altri, se ti riesce, dall’alto della tua sapienza e infallibilità papale.

  10. L. C. ha detto:

    Visto che hai deciso di non rispondere razionalmente a Maurizi, come ti avevo chiesto (ero realmente interessato), rispetterò la promessa: ti ignorerò.

    Parlare con i fanatici che non argomentano è davvero poco interessante.

    a mai più,

  11. C’era una vecchia regola in uso nel PCI quando si doveva discutere di qualcosa. Se A diceva di non essere d’accordo con B, prima di criticare era obbligato ad esporre a parole sue la posizione di A e solo dopo che B era d’accordo con questa sintesi e ci si ritrovava si poteva andare avanti con le critiche. Sarò tradizionalista ma penso che questa sia la minima condizione perché possa darsi un dialogo minimamente sensato. Visto che però il sedicente razionalista non vuole entrare nel merito delle questioni, temo che tutto ciò che dice sia solo spam.

  12. MV non vuole entrare nel pieno del discorso, e ha le sue ragioni. Il video lo sto guardando in questo momento, e praticamente in ogni parola trovo un’idiozia filosofica. Considerate che dura 26 minuti, è chiaro che non ci si può dedicare tutto questo tempo. E ci annoiamo anche a farlo, visto che sul nostro blog abbiamo trattato ampiamente la questione.
    In effetti, non valeva la pena di intervenire qui, e io mi sono astenuto dal farlo. Se dovessimo intervenire ogni volta che leggiamo/ascoltiamo sciocchezze singeriane nel web, e dovessimo ogni volta argomentare e ri-argomentare da capo le nostre posizioni staremmo freschi.

    Visto che ormai ci siamo, possiamo riassumere alcuni degli errori di prospettiva più marchiani del Maurizi:
    Il primo problema è che guarda al problema del “confine” degli aventi diritto in modo integralista: il confine va abolito. Tuttavia il confine non può essere abolito; l’insieme degli enti definibili tali in natura, senzienti o non senzienti, teleonomici o meno etc. etc., potrebbe essere infinito (visto che nell’ambito rientrano enti fisici, enti psicologici, enti sociali, classi di enti e via discorrendo). Abolire il confine è impossibile perché negherebbe le stesse distinzioni fra gli enti, e non è esagerato dire che sulla base di questa logica dovrebbe esistere non solo un diritto animale, ma uno vegetale, uno batterico, uno minerale…
    Conosciamo bene la banale risposta singeriana: un batterio non è senziente, ergo non ha “interessi”. Ovviamente la definizione di interesse qui è di comodo, visto che trascura tutte le funzioni teleonomiche del vivente, che sono comuni anche al batterio e alla pianta. Quello che i cosiddetti antispecisti propongono è di sostituire un confine che fa comodo a noi con un confine che fa comodo a loro, difendendo però i loro fini con una falsa copertura di superiorità morale.
    Già si intravede qui quanto profondo è l’errore di prospettiva filosofica espresso dal Maurizi qui sopra. Abbiamo già un problema di definizione logica degli enti, e se non v’è una visione definita dell’ordine del mondo, come si può pretendere di introdurre cambiamenti?
    E infatti commette subito dopo un errore ancor più grossolano, quando afferma che per “negoziare” (almeno ha intuito che la base dell’etica non è un principio fisso, come suggerito da Singer & co.) bisogna riconoscere che dall’altra parte c’è un soggetto. Errore gravissimo, perché se dall’altra parte c’è un soggetto, esso non ha bisogno di essere riconosciuto per imporsi. Il soggetto è tale perché si autoriconosce a si autoattribuisce un ruolo creativo nella società. E’ la famosa dialettica padrone-servo hegeliana, puoi essere soggetto e fare realtà solo quando e in quanto imponi te stesso nel reale. Non è nelle nostre possibilità trasformare gli animali in soggetti riconoscendone loro lo status, essi devono farsi soggetti da sé tramite la formazione di organizzazioni e strutture sociali che possano negoziare con le nostre, esattamente come hanno fatto ebrei, neri, donne, omosessuali.
    Affronta poi il problema della negazione come definizione, il che è anche esso un problema affrontato in termini hegeliani, ma abbastanza intuitivo: se vuoi definire l’umano, ovverosia l’umano come soggetto morale, devi anche avere un non-umano, non soggetto morale. Altrimenti non vi è ragione di tale definizione, e non vi è ragione di una morale. Una morale che non preveda una distinzione fra soggetti morali e non morali conduce ad aporie insensate, perché la vita si basa sulla trasformazione, sulla lotta, sulla morte. E infatti non esiste nessuna “catastrofe animale”, gli animali hanno sempre vissuto in quella che per noi uomini sarebbe una “catastrofe”, lo stato animale è tale e deriva dall’incapacità di formare strutture sociali complesse. L’animale obbedisce semplicemente all’ordine naturale che prevede morte degli inadatti, sopravvivenza del geneticamente più forte. Su questa base, l’uomo si è limitato a ritagliarsi uno spazio a sé, dato dall’ordine morale. Ma che questo spazio debba essere ampliato ad altri soggetti (che sono solo presunti tali, ma in realtà sono solo e sempre “oggetti di tutela”) non è un obbligo, non rientra come necessità né nell’etica né nella politica.

    E infatti il discorso prosegue nell’utopia più folle: già quella marxista, che prevedeva l’eliminazione dell’interesse personale dalla società umana, arriva a pretendere di eliminarlo addirittura nei rapporti interspecie.
    Errore ulteriore, e ancora più grave, è proprio il continuo riferimento allo specismo. Ma lo specismo, ovvero quella teoria secondo la quale l’uomo ha per natura dei diritti di dominio sulla natura, è ormai una teoria in sfacelo, che affonda le radici nell’etica sovrannaturalistica e moralistica del cristianesimo. In quello stesso terreno nasce l’anti-specismo, che ha un valore dialettico solo opposto allo specismo: se tu cerchi di dimostrarmi, tramite il ricorso al “principio superiore della morale”, che l’uomo ha diritti che l’animale non ha, allora io, facendo ricorso ad un identico principio superiore della morale, ti dimostro il contrario. Ma l’ottica è comunque strettamente antropocentrica, ovvero pone al centro dell’universo l’idea umana della morale, l’ordine che l’uomo dà al mondo.
    In un’ottica non antropocentrica, quale dovrebbe essere qualunque ottica sensata dopo Darwin, la distinzione non ha senso: l’uomo è un animale come gli altri, e dunque fa quello che vuole, proprio come gli altri, senza renderne conto a nessuno! Il principio regolatore non è esterno a lui, ma interno. Il cielo stellato sarà pure sopra di me, ma la legge morale, se esiste, è dentro di me.
    E’ ovviamente, come tutti gli animali, l’uomo vive un’esistenza basata sul dominio, ma questo è chiaro. Siamo organismi eterotrofi, ovvero che utilizzano sostanza già organicate per il proprio sostentamento. Lo sfruttamento, come lo chiama lui, della natura, è una cosa inevitabile per ogni vivente che respira; glie sseri viventi possono addirittura essere DEFINITI sulla base di questa loro funzione: sono dei sistemi che scaricano entropia nell’ambiente che li circonda, e sono tutti così. Se davvero la lotta per la sopravvivenza è “la radice sociale culturale storica e fuffologica dello sfruttamento umano (definire sfruttamento, please, un po’ di terminologia non guasterebbe)”, allora dobbiamo dedurne che lo sfruttamento si origina nella stessa necessaria ed inevitabile legge della natura. Ecco, l’abbiamo beccata, “l’architrave dello sfruttamento umano” (Marx si rivolta nella tomba al pensiero di essere citato in questi circoli…): la natura stessa dell’uomo. Be’, signori “antispecisti”, allora ritiratevi, perché ancora non siete Dio e la natura umana non la potete cambiare.

    Quanto alla questione ecologismo… Non si preoccupi il Maurizi. Noi abbiamo sempre avuto ben chiaro che gli antispecisti non sono ecologisti. L’ecologista ha un’idea di “equilibrio” naturale. Ovvero conosce e valuta la natura così com’è, ovvero come un bilanciamento perfetto di vita e piacere e di sofferenza e morte. L’ecologista sa benissimo che siamo tutti in questo stesso equilibrio, non pensa neanche di sfuggita che la morte e la sofferenza siano cose da eliminare. Anzi, vanno salvaguardate! L’ecologista è ben disposto ad accettare la caccia e la pesca per ridurre popolazioni che danneggerebbero l’ecosistema, l’ecologista considera tutti i viventi per il ruolo che hanno nel sistema complesso della natura. L’antispecista, nella sua follia (perché solo follia si chiama), non riconosce tali equilibri nella loro intrinseca necessità. L’antispecista non vede equilibri naturali, conosce solo equilibri umani (o meglio, la propria idea degli equilibri umani), e li vorrebbe vedere applicati a tutto il mondo della natura. Vorrebbe, al suo estremo, ELIMINARE LA MORTE. Se potesse. Ma non può. Crolla tutto, non è questione di poter fare qualcosa o tutto… Se l’obbiettivo finale che ti poni è logicamente e fisicamente un assurdo ontologico come l’abolizione del “male” sulla terra, sei nella prospettiva sbagliata, e non c’è nulla da aggiungere, devi ricostruire tutto.

    Onestamente, ciò che mi irrita di più di questi tizi è la sicumera con cui presentano le loro sciocchezze, con cui ritengono di aver trovato la chiave di lettura del mondo, con cui danno lezioni…
    Uno degli scopi della mia vita e miei passatempi preferiti, in effetti, è proprio svelare tutti gli artifici retorici e le fallacie logiche dietro queste pseudofilosofie. E non è davvero difficile… Sappiamo benissimo che non c’è mai stata una produzione filosofica di qualche valore dietro l'”antispecismo”, ma solo tanta leva sull’emotività, e poi una sofistica costruita ad hoc per giustificare decisioni già prese…

    [OI]

    • Rita ha detto:

      Non credo che gli antispecisti intendano voler abolire il Male dalla terra (o il dolore, la morte), ma semplicemente magari cercare di eliminare quello gratuito.
      Se mi viene un cancro, pazienza, dovrò accettarlo. Se uno stronzo mi prende a calci, no, quello magari vorrei evitarlo.

      Insomma, mi pare che la tua posizione, al di là di alcune definizioni che trovo valide, alla fine non giunga da nessuna parte se non a voler mantenere e confermare i rapporti di forza al momento esistenti, e cioè della specie umana a prevaricare tutte le altre.

      E di sicumera qua si è vista solo la tua.

      • Rita ha detto:

        Gli animali non sono soggetti morali? D’accordo. Forse.
        Ma sono almeno pazienti morali.
        E di certo lo stato di paziente non implica che vi sia contratto alcuno di “possesso”, ma al massimo di “tutela”.

  13. Come avevo detto, uno può esercitare una critica se dimostra di aver capito ciò di cui parla. Il fatto che invece dello spammatore razionalista A sia ora comparso in scena lo spammatore razionalista B che mastica qualcosa di filosofia non cambia molto. Poiché nell’intervento sono stato MOLTO attento a dire che il confine “se non può essere abolito va comunque rinegoziato” e che questo è un problema difficilissimo perché implica la questione di cosa sia – se esiste e come possa esistere – la “soggettività” animale (tra l’altro criticando la teoria dei “diritti” animali) direi che non ci siamo nemmeno come capacità minime di ascolto e di comprensione. Non si capisce perché il fatto che io mostri la problematicità di due concetti debba essere necessariamente una sequenza di due “grossolani” errori. Evidentemente per gli spammatori razionalisti non esistono problemi filosofici ma solo Verità eterne (le loro). Basta vedere come usano disinvoltamente il concetto di “natura” e di “naturale”…roba da liceali. Inoltre quel che dico di solito non solo non viene condiviso ma viene spesso osteggiato da altri che si definiscono, come me, “antispecisti”, direi che si dovrebbe anzitutto cominciare a smetterla di parlare di antispecisti come se fossero un blocco omogeneo di persone che dicono tutti la stessa cosa. Ma capisco che è difficile per voi: quando si ascolta con i pregiudizi mostruosi come i vostri è inevitabile che si finga di capire solo ciò che si è già attribuito all’avversario per partito preso.

    Sul marxismo (quale? Quello di Marx che si definì “non-marxista”, quello di Engels? di Lenin? di Stalin? di Mao? Il “marxismo occidentale”? quello “ortodosso”? Quello di Lukács, di Brecht, di Adorno, di Benjamin? Quello kantianeggiante dell’austro-marxismo? sarebbero tutte cose diverse ma vallo a spiegare…) non vale la pena nemmeno di spenderci una riga. “L’eliminazione dell’interesse personale dalla società umana” non significa proprio niente, sembrano banalità da parocchietta anni ’50.

    Dunque per quanto mi riguarda passo e chiudo su tutta la linea.

    Anzi no, due cose mi piace dirle. Lo spammatore razionalista accusava gli altri di essere “religiosi” (dando per scontato che si sappia cosa voglia dire questo termine, ma d’altronde lui può dare per scontate tante cose, dire banalità e poi insultare gli altri di essere “patetici” o, come ha fatto ora il suo degno sodale, di proferire “idiozie” filosofiche). La cosa buffa – se non fosse tragica – è che lo spammatore razionalista agisce così:

    – si presenta come la VERITA’ e chi non la pensa come lui è un infingardo menzognero

    – viene tra i miscredenti a proporre la sua Verità e lo fa come? Argomentando? No, perché non ci reputa degni di discutere con lui a meno che non leggiamo le sue SACRE SCRITTURE, cioè il suo blog

    Direi che lo spammatore razionalista assomiglia molto a un TESTIMONE di GEOVA e come tale andrebbe considerato.

    Altra cosa simpatica è che lo spammatore razionalista incarna alla perfezione la tesi di Adorno e Horkheimer nella “Dialettica dell’illuminismo”, ovvero come lo scientismo si rovesci in totale, cieca, brutale irrazionalità. Il fatto stesso che pur disprezzandoci e non ritenendoci degni del suo Verbo si ostini a venire qui a parlare con noi dimostra la totale illogicità della sua posizione. Si tratta di pura rabbia travestita di razionalità. E questo, se no fosse appunto tragico, sarebbe buffo. O forse, più semplicemente, tragicomico.

    Addio, spammatori, è stato simpatico incontrarvi anche se non mi avete dato la possibilità di scoprire nulla di nuovo, nemmeno su quanto possano essere sciocchi, volgari e arroganti gli umani una volta che si nascondono dietro comode tastiere e vivono la sensazione di onnipotenza che dà loro la capacità di “sfiorare il mondo con un dito”. Questo è Gaber.

  14. Accidenti, voi si che vi divertite.
    (Marco Maurizi è l’unico che ha abbinato nome e faccia, lo si può conoscere anche oltre la dittatura del pixel: è simpatico.)

  15. Serena Contardi ha detto:

    Si ricorda ai gentili (?) lettori che i commenti vengono pubblicati nella misura in cui non contengono offese dirette a persone, altrimenti vengono cancellati. Provocazioni gratuite, insulti velati e meno velati sono offese dirette a persone.

  16. Ohohoh. Ma che interessante. Prima ci si accusa di non rispondere punto per punto, dopodichè, quando arriva la risposta PUNTO PER PUNTO, ci si limita a grossolane e volgari prese in giro. E’ prontamente, mentre si difende affermando che non l’abbiamo capito, perché siam troppo limitati, crea fraintendimenti volontari, attribuendoci un misuso del termine “natura”. A meno che non abbia capito, al colmo dell’idiozia, che il termine veniva usato nel senso medesimo di Fichte ed eredi, dobbiamo dedurre che ci fraintende di proposito.
    Inutile poi andare a spaccare il capello. Signor Maurizi, lei è stato “molto attento a dire “se non può essere abolito va almeno rinegoziato”. Ma questo non fa la minima differenza, perché è mal mascherato, anzi, addirittura dichiarato, il suo desiderio di abolirlo, con tutte le conseguenti aporie.

    Signor Maurizi, io e lei abbiamo in comune una certa sicurezza in ciò che diciamo. L’unica differenza è che finora lei non ha voluto mostrare su cosa poggia, eccetto sulla lettura (e comprensione?) di Marx, Raegan e Singer (ovvero un filosofo a mio avviso molto scadente e due venditori di fumo). Potrebbe calarci dall’alto della sua posizione argomentazioni più solide?

    [OI]

  17. PS: perché i marxisti si divertono tanto a cercare di confondere l’avversario citando ogni volta tutti gli “illustri” nomi della propria squadra di calcio? Ogni volta che ci parlo evitano accuratamente di affrontare le tematiche proposta, ma iniziano con una sfilza di nomi e concludono con uno “tu non puoi capire”. Ci sarà qualche motivo specifico di tale continuità?

    • marcomaurizi74 ha detto:

      Gentile OI,

      (mi spiace non poterla chiamare per nome ma è così che si firma), io trovo davvero che il suo/vostro gioco sia talmente evidente che è imbarazzante dover rispondere alle sue/vostre incursioni. Anzitutto c’è lo stratagemma retorico di lanciare provocazioni e insulti (le ricordo: “patetico”, “idiozie filosofiche” ecc.) e poi, con una tattica nota anche ai bambini, schernirsi di essere stati “presi in giro”. Poiché frequento internet da anni la cosa non mi stupisce e, a dire il vero, non mi fa né caldo né freddo, anzi mi annoia semplicemente. Inoltre è del tutto evidente che lei/voi scriviate di argomenti che conoscete solo in modo approssimativo con la presunzione di dire anche cose originali e importantissime. Passi per la letteratura critica sull’antispecismo (ormai più che trentennale) di cui a mala pena conoscete qualche nome (pure sbagliato: è Regan, non Reagan, quello è l’ex presidente degli Stati Uniti), per vostra ammissione non la leggete e non volete leggerla perché si tratterebbe solo di chiacchiere. Passi anche per il marxismo di cui è del tutto evidente che avete un’idea grossolana ma, anche qui, potreste avere una qualche ragione a noi sconosciuta per cui vi abilitate a parlare di ciò di cui ignorate anche le basi. Purtroppo dalle quattro parole in croce che lei ha scritto usando il termine natura in modo dilettantesco (già solo pretendere di parlare di “natura” senza spiegare in che senso si usa questo termine è indice di una grossolana superficialità), si evince chiaramente che anche la sua/vostra conoscenza della filosofia in generale è discutibile. O forse no, magari è stata la brevità del suo intervento che l’ha costretta a scrivere in modo frettoloso e approssimativo. In tal caso mi scuso dell’ironia ma ammetterà che qualora si tratta di affrontare problemi grossi come quelli di cui sia noi che voi ci stiamo occupando è buona norma calibrare il tono e il linguaggio. Non si arriva da qualcuno urlandogli in faccia “coglione dici solo idiozie!” per poi lanciarsi in discorsi improvvisati e privi di rigore. Non crede?

      Già il modo in cui avete invaso questo spazio sarebbe bastato per non rispondervi per niente poiché il dialogo presuppone un minimo di rispetto per l’interlocutore. Se ho perso tempo a rispondere alle vostre accuse è stato solo perché non mi piace la “censura”, né potevo però permettere che il nostro blog fosse preso d’assalto senza una parola di risposta ad uso del pubblico. Ma, lo confesso, citandovi “non vi ritegno degni della mia riposta”, non solo perché, come ho detto, temo siate in aperta malafede, ma anche perché le cose che lei/voi avete scritto sul mio post sono assolutamente insignificanti (senza contare che il mio post è stato scelto “a caso” per fare pubblicità al vostro blog e solo in seguito lei ha avuto la cortesia di ascoltarselo e scrivere qualche parola di critica, presumibilmente mentre lo ascoltava poiché il senso complessivo del discorso è stato totalmente travisato).

      Non dubito che lei abbia colto qualche cosa circa il mio pensiero riguardo al confine umano-nonumano, ma la cosa fondamentale, che lei totalmente fraintende, è che a me non interessa affatto abolire quel confine, se fosse così l’avrei detto esplicitamente. A me interessa invece che si mostri quanto quel confine sia problematico e come esso necessiti di essere ripensato assieme al modo in cui noi socialmente (non individualmente, ecco perché è un problema politico e non etico) organizziamo la nostra vita e la nostra convivenza su questo pianeta con le altre specie.

      Per quanto riguarda i fondamenti del mio discorso, posso senz’altro dirle che, se lei avesse fatto anche solo un giro di piacere su internet (http://www.liberazioni.org/ra/ra/ma_ma/indicedimarco.html), avrebbe scoperto che non solo io non mi baso affatto su Singer e Regan ma, addirittura, la mia posizione è fortemente critica verso questi e altri autori antispecisti. Poiché “ciò su cui poggia” il mio pensiero non è riassumibile in poche righe (in effetti ho dovuto scrivere un libro per chiarire questi concetti: http://www.novalogos.it/prod.php?id=23 ) dedicherei volentieri il mio tempo a spiegarlo a chi dimostrasse di voler ascoltare, non certo al primo che capita che mi dà del “patetico” e dell’ “idiota”. Spero capirà.

      Ad ogni modo, uno che conoscesse anche solo di striscio la letteratura antispecista avrebbe capito già dal mio intervento nel video che esso non ha nulla a che fare con l’utilitarismo e altre impostazioni classiche del discorso sui “diritti animali”.

      Per quanto riguarda il marxismo, infine, le faccio notare che non ho affatto inteso disporre una squadra di calcio, semplicemente, anche qui, rendere evidente che è privo di ogni rigore e serietà pretendere di affrontare temi così importanti con qualche battuta spicciola. Nel caso presente, parlare di marxismo in generale è come parlare di filosofia in generale, una cosa senza senso. In effetti, nel mio intervento, salvo una battuta passeggera, non ne avevo parlato affatto e quindi il suo riferimento ad un presunto marxismo “in generale” mi sembrava totalmente fuori luogo.

      Se voi/lei vorrete effettivamente parlare di questi argomenti deponendo ogni gratutio sarcasmo e rispettando l’interlocutore sarò ben felice di discutere con voi ed ascoltare le vostre proposte. Altrimenti ognun per la sua strada. So di essere stato offensivo e anche in questa risposta non ho lesinato ironia ma spero che abbiate l’onesta intellettuale di ammettere che non sono stato io a cercare lo scontro con voi. Solitamente mi piace affrontare i dibattiti con uno stile diverso.

      Cordiali saluti
      Marco Maurizi

      • Davvero mi sfugge dove lei voglia arrivare. Vorrei ricordarle che lei è intervenuto in questo dibattito solo ben oltre la metà. Prima MV ha subito più volte l’invito, giustificato o meno, a ribattere punto per punto a quanto detto nel video. Non ha voluto farlo, al che ho provveduto io. E se lei pensa di poter trovare approssimazioni e imprecisioni nel mio discorso dovute alla brevità (non dicendo, di fatto, quali esse siano, dobbiamo fidarci sulla parola), evidentemente lei può aver fatto lo stesso errore. Io non posso certo dire se effettivamente lei sia idiota e patetico. Posso dire che il suo discorso conteneva una serie di assurdità a me palesi, e se preferisce il termine assurdità al termine idiozia ben venga, potrei spingermi a parlare di “errori di impostazione”, al massimo della delicatezza, ma non oltre. Lei non ha certo perso del tempo a definire il termine “sfruttamento”, o a definire il tipo di “enti” cui si riferiva, e via discorrendo. Non solo, non ha neanche dato chiare coordinate filosofiche per definire in quale background lei si inserisse, così da darci la possibilità, o per meglio dire l’obbligo, di andarci a documentare noi su quello di cui stava parlando.
        Non contento di ciò, ci rimprovera di non esserci debitamente informati sulla sua carriera accademica e sulla sua personalità. Non le sembra di prendere la cosa troppo sul personale? Qui non si sta parlando di lei, si sta parlando delle idee che lei veicola. Perché mai dovremmo andare a fare ricerca su vita morte e miracoli di Marco Maurizi? Non è poi questa incredibile celebrità la cui conoscenza sia indispensabile nella vita (se è per questo, non è necessario neanche aver letto tutta la critica marxista del novecento per farsi un’idea molto chiara di Marx e anche per accettarne o rifiutarne i presupposti). E se lei può farsi pubblicità linkandoci il suo precedente lavoro, o anzi addirittura ritiene che prima di giudicare la qualità di un suo intervento dobbiamo sapere anche tutto quello che ha detto e scritto nella vita, perché noi non dovremmo rimandare al nostro blog per farsi un’idea di come la pensiamo su argomenti già trattati? Potrei rimandarla al mio blog personale o addirittura farle leggere i vecchi interventi su quello che ho già chiuso per la definizione di “natura” che utilizzo, ma a quel punto diventa indegna pubblicità…
        Io ritengo che l’etica si basi sulla reciprocità, quindi mi spiace ma fin quando non si lavora in quel regime non può esserci dialogo.

        Riguardo invece alla parte più strettamente ad personam della sua ultima risposta (arriva ad attaccarsi agli errori di battitura, ma io non ho scritto neanche “Reagan” se ci fa caso…) lasci che chiarisca alcune cose:
        Siamo più autori, e non ci consultiamo a vicenda prima di commentare su altri blog, anche se forse dovremmo. In ogni caso lei non ha alcuna base per decidere quali siano i motivi che hanno spinto MV a commentare questo post prima, e me a intervenire con maggiore precisione dopo. Personalmente, io non intervengo mai su post così perché è fondamentalmente inutile: non si può riassumere tutto un pensiero filosofico e tutta una complessa trattazione scientifica in un commento, dunque alla fin fine si tratta solo di intervenire per dire “hai torto”, e rimandare alle sedi appropriate in cui la confutazione è in atto. MV è un po’ più impulsivo di me, per cui talora inizia il dibattito, ma comprensibilmente si secca di portarlo a termine. Io mi occupo di questi casi, tipicamente, e lo faccio di mia iniziativa.
        Quanto a rigore e serietà… Forse è lei a prendere le cose troppo sul “serio”, paradossalmente disperdendosi così nelle sciocchezze. Avrebbe potuto glissare su San Carlo, visto che non è sulla critica a Marx che si basava il mio intervento, e l’ho nominato soltanto perché davvero non resisto a lanciare frecciate contro di lui. Avrebbe potuto glissare anche sull’ironia, dopotutto il suo amato Marx non si astenne dal farvi ricorso, ad esempio, nella critica a Stirner, e abusandone al punto da perdere completamente di vista il senso stesso di ciò che stava aggredendo. L’ironia si può senza dubbio usare per trattare problemi “grossi”, per quanto grosso possa essere il problema del welfare state per topi di fogna.
        E un’altra cosa che le sfugge è che il bello della filosofia è che si tratta dell’unica materia di studi che non richiede conoscenza preliminare alcuna. Richiede solo di sapere pensare un po’ più e un po’ meglio degli altri, e di aver voglia di farlo. Devo conoscere bene la letteratura antispecista? Lei in realtà non ha la più pallida idea del mio livello di conoscenza dell’argomento, ma il punto è che è irrilevante, fin quando lei non mi dimostra un errore argomentativo. Potrei non aver mai letto un testo animalista (e non è così, lo sa bene), e ciò nonostante aver costruita una critica dell’animalismo così devastante da non farlo rialzare mai più. Fin tanto che lei si rifiuta di entrare nel merito il suo sventolare nomi e nozioni è forse divertente per lei e di qualche utilità alla sua autostima, ma non è certo in alcun modo più fruttuoso dell’intervento di MV che tanto critica.

        Ossequi,
        OI

  18. Serena Contardi ha detto:

    MV non si secca di portare a termine il discorso, semplicemente non ne è in grado. Ma non importa, a costo di abbassare il valore euristico di questa discussione: poche cose mi provocano più disagio dell’ospite che offende in casa mia. Non sono in grado di comprendere se tanta sgradevolezza sia cercata, e costituisca in qualche modo un espediente dialettico, o emani piuttosto in maniera del tutto naturale. Rinnovo dunque il mio invito alla moderazione, o sarò ben felice di mettere alla porta l’indesiderato provocatore e dedicarmi al welfare state per topi di fogna, un’attività che si fa esaltante, non appena la si paragoni al pazientare di fronte all’altrui scortesia.

    • E’ ammissibile l’offesa al Rattus norvegicus? Mi sembra l’unico soggetto che nei miei ultimi due interventi possa aver avuto da sentirsi offeso nel sentirsi dare del sorcio di fogna, una cosa attenuata dal fatto che si tratta effettivamente del nome scientifico del topo di fogna. Mi spiace emanare naturalmente sgradevolezza, un potere che qui sembra sconfiinare nel mistico, visto che posso farlo addirittura senza far uso del linguaggio; ma se l’accusa si limita a quella di essere antipatico, posso andarmene anche prima di essere scacciato per l’aura maledica che emano.

      [OI]

  19. Marco Maurizi ha detto:

    Gentile OI,

    quello che lei definisce “dibattito” per me è pura spazzatura e lo è esclusivamente perché il suo “impulsivo” amico MV non è in grado di esprimere un’opinione senza offendere il suo interlocutore. Dunque non sono affatto intervenuto in mezzo ad un dibattito, sono solo intervenuto dopo che lei ha rincarato la dose di offese del suo amico MV facendo finta di entrare nel merito del mio video. Come dimostrerò tra poco.

    Si rassereni, comunque, non ho mai scritto (la prego di citarmi nel caso mi ingannassi) che prima di criticarmi dovevate aggiornarvi sul mio CV o la mia opera omnia. Lei trova tracotanza e offesa un po’ ovunque, temo si tratti di un fenomeno proiettivo. Quello che ho detto è che se davvero voleva chiarimenti sui fondamenti del mio discorso (ammetterà che in un intervento di 25 minuti che affronta un tema così grande non si possono dire che cose generiche), avrebbe potuto anche informarsi altrove prima di sparare a zero come ha fatto. Io almeno di solito mi documento prima di parlare, non so come si usa dalle sue parti. Senza contare che non mi sono mai permesso nemmeno di fronte al più idiota degli idioti di dirgli che è un idiota. Ma l’educazione è cosa che si impara da fanciulli.

    E ora, visto che tiene tanto al suo post “analitico”, mi vedo costretto a rispondere a chi non mi ritiene degno di risposta. Poiché io, sulle orme del già citato Lévi-Strauss, parlo in nome di una “radicale umiltà”, di fronte alla sua ennesima, contraddittoria richiesta (se siamo idioti perché vi interessate tanto alle nostre risposte? Mah) non posso esimermi dal farlo. Ma il problema è che dubito fortemente ci sia un qualche interesse di capire da parte sua/vostra, poiché le modalità di un dialogo vero sono ben lontane dal turpiloquo con cui vi siete annunciati su queste pagine.

    Dunque:

    1) lei afferma che io dico: “il confine va abolito”
    Falso. Ho detto che va rinegoziato. Cosa c’è da confutare?

    2) lei afferma: “Abolire il confine è impossibile”
    Irrilevante (a ) visto che non ho mai detto che deve essere “abolito”.
    Irrilevante (b) visto che io stesso ho sottolineato come “ripensare” e “rinegoziare” il confine implichi problemi grossi e “se una politica antispecista fosse possibile” implicherebbe un radicale cambiamento della società (consiglio: le parentetiche sono parti del discorso, non orpelli retorici)

    3) Lei mi attribuisce “la banale risposta singeriana” su batteri & affini.
    Irrilevante: io non ho mai citato Singer, dunque è evidente che lei mi ascolta avendo nelle orecchie qualcos’altro.
    Nonostante ciò lei è sicuro di intravvedere “quanto profondo è l’errore di prospettiva filosofica espresso dal Maurizi qui sopra” attribuendomi la visione singeriana.

    4) Lei mi accusa di non dare una “definizione logica degli enti”
    Vero, ma il fine del mio intervento era delineare il concetto di politica antispecista non la sua prassi, né tantomeno come dovrebbe essere una società antispecista. L’impostazione del mio discorso era metodologica e lo era proprio per i problemi di definizione degli enti da lei indicati. La differenza tra me e lei è che laddove io penso che ci sia un “problema” da affrontare ed eventualmente risolvere attraverso una discussione collettiva, lei pensa che ci siano solo “assurdità” e che occorre chiudere il becco al suo interlocutore.

    5) Lei mi accusa di attribuire agli animali non-umani lo statuto di soggetto.
    Vero ma la sua (a) non è una confutazione, è un’affermazione senza prova. (b) Ammesso che sia vera, è del tutto coerente con il mio discorso.

    a) Lei anzitutto identifica di fatto “soggetto” col soggetto hegeliano.
    Sarebbe tutto da dimostrare (a1) che il termine “soggetto” implichi “auto-attribuirsi un ruolo creativo nella società” o che debba essere concepito secondo la “famosa dialettica padrone-servo” di Hegel. Inoltre, (a2) sarebbe tutto da dimostrare che gli animali non umani non siano in grado di auto-riconoscersi e di fare tutto ciò che lei attribuisce esclusivamente agli umani. Simpatici trattati di etologia e di zoosemiotica stanno lì a dirci che il comportamento animale è leggermente più complesso di quanto ci piacerebbe pensare.

    b) Tuttavia le dice bene visto che io, in effetti, sono hegeliano. Dunque diamo per scontato che il soggetto sia quella roba là. Proprio per questo motivo esso si inserisce perfettamente in una dialettica servo-padrone in cui l’umano si definisce attraverso la negazione e la contrapposizione frontale con l’animale non-umano. (si è mai chiesto perché gli umani in genere non trovano interessante auto-definirsi in contrapposizione con le piante?)

    Infine, gli animali, secondo lei, dovrebbero “farsi soggetti da sé tramite la formazione di organizzazioni e strutture sociali che possano negoziare con le nostre” che è un po’ come dire che neri, donne ed omosessuali avrebbero dovuto negoziare il proprio status di soggetti diventando bianchi, maschi ed eterosessuali. La negoziazione si fa a partire dalla diversità, non dall’identità, altrimenti non c’è niente da negoziare. Perché la soggettività animale possa manifestarsi siamo noi che dovremmo metterci in ascolto di essa secondo le sue modalità. Cosa problematica, come ho riconosciuto nel mio intervento, ma non certo “assurda” o “idiota”. Le ricordo di nuovo che l’aver considerato gli animali delle “macchine” per secoli ha impedito fondamentali avanzamenti nella scienza etologica. E se fosse per persone come lei staremmo ancora lì.

    6) Lei mi accusa di voler cancellare la distinzione tra soggetti morali e non morali.
    Accusa incoerente. Se gli animali sono soggetti, come certamente in qualche modo sono, hanno interessi morali. Se non lo sono, no. Dunque porre una distinzione tra soggetti morali e non morali non ha senso o come minimo andrebbe argomentato.

    7) Lei afferma: “la vita si basa sulla trasformazione, sulla lotta, sulla morte”.
    Osservazione irrilevante. A meno di non voler affermare che ciò sia in qualche modo “normativo”, cioè che dobbiamo dunque accettare che anche tra umani ci siano la lotta e la sopraffazione (come dopo infatti dirà, per la confutazione di ciò vedi sotto).

    8) Lei afferma: “lo stato animale è tale e deriva dall’incapacità di formare strutture sociali complesse”.
    Affermazione falsa o almeno inesatta. Occorrerebbe anzitutto definire cosa sono “le strutture sociali complesse” (etologia e zoosemiotica queste sconosciute).

    9) Lei afferma: “L’animale obbedisce semplicemente all’ordine naturale che prevede morte degli inadatti, sopravvivenza del geneticamente più forte”.
    Affermazione grossolana dalle implicazioni false o comunque inesatte.

    a) Anzitutto non è ben chiaro cosa sia “l’ordine naturale” e perché l’uomo non obbedirebbe “all’ordine naturale”. Mi sembra di intuire che ci sia qualche riferimento al neo-darwinismo. In tal caso la informo che per un darwiniano rigoroso “l’” animale non esiste.

    b) Nel mondo animale non-umano sono ben documentati casi di solidarietà e di comportamento che qualificheremmo come “etico”, anche tra specie diverse.

    10) Lei mi accusa di voler obbligare gli umani ad “ampliare” lo spazio morale ai non-umani.
    Falso e irrilevante. La mia posizione al riguardo è politica, non etica. Io faccio un’analisi dei meccanismi di sfruttamento e osservo che la società di classe si organizza attorno ad un meccanismo di dominio che riduce ad oggetto tanto l’umano quanto il non-umano. Se l’uomo può/vuole liberarsi dalla logica del dominio deve liberare anche gli animali non-umani che ha soggiogato, altrimenti proceda allegramente verso l’auto-distruzione.
    Spero non mi accusi di non aver dimostrato questo assunto che richiederebbe qualche pagina in più. Mi basta averle mostrato perché la sua critica fosse totalmente fuori fuoco.

    11) Lei mi accusa di aver proseguito il discorso nell’ “utopia più folle: quella marxista”.
    Falso e irrilevante. Non perché io non sia marxista, ma perché nell’intervento parlo solo di un generico “superamento del capitalismo”. Proprio perché il mio breve intervento era metodologico non ho parlato in alcun modo del come e verso dove si debba superare l’attuale sistema produttivo.
    Non so se devo anche rispondere a chi dice che il pensiero di Marx era una “follia”, più che una critica mi sembra un’asserzione che non ammette repliche.

    12) Poi c’è l’accusa di fare continuamente riferimento allo specismo “teoria in sfacelo”.
    Temo, su questo, di essere in realtà almeno in parte d’accordo con lei. Ma anche qui c’erano elementi nel mio intervento per comprendere che il problema dell’antropocentrismo per me è complesso e sfumato: ad es. dove dico che nell’attuale sistema gli individui solo “nominalmente” sono al centro della considerazione morale. In realtà, l’attuale società è antropocentrica solo “per modo di dire” poiché l’uomo stesso è asservito e reso schiavo.

    13) Lei sostiene una teoria sulla dialettica specismo-antispecismo secondo cui la morale sarebbe superata e il dominio diventa norma a se stesso.
    Trovo interessante questo suo pensiero e lo condivido almeno in parte. Ovviamente non nelle conclusioni. Non posso dimostrarlo qui ma lei non potrà mai dimostrare che il dominio è “naturale” e quindi “va accettato”.
    Per farlo dovrebbe passare da una descrizione di fatto ad una prescrizione morale, il che è vietato dalla legge di Hume che non mi risulta lei abbia ancora confutato.
    Lei cerca di convincerci confondendo la necessità “morale” con la necessità “naturale”. In realtà la sua è una banale “contraddizione performativa” dovuta al fatto di usare in modo ingenuo i concetti di “natura” e di “naturale”. Poiché lei è modestamente convinto di conoscere l’ordine “naturale” delle cose, noi saremmo gente che pensa e agisce “contro-natura” e quindi le nostre idee e azioni sarebbero assurde. Da ciò se ne deduce che o (a) l’uomo non può che pensare e agire in modo “naturale” e dunque noi non dovremmo esistere e se esistiamo per un qualche misterioro “errore” delle leggi implacabili della natura è perfettamente inutile combatterci, non vinceremo mai: dunque arrivederci! Oppure (b) l’uomo può pensare e agire in modo contrario a ciò che lei considera “naturale” e noi ne siamo la prova. Il suo livore cieco è tutto fondato sulla giustificata paura che il suo concetto di “natura” sia soggettivo e campato in aria e noi siamo la prova vivente di ciò, per questo lei deve in ogni modo farci sparire o metterci a tacere.

    14) Lei mi accusa di voler abolire il “dominio” il che sarebbe fattualmente impossibile
    Critica priva di efficacia perché equivoca. Ammetto che nel mio intervento il concetto di “dominio” non è stato chiarito ma il suo concetto di “dominio” non significa nulla. Di fatto lei identifica “dominio” e “violenza” il che è comunque errato o molto impreciso.
    In effetti non ho definito nemmeno il concetto di “sfruttamento” ma credo che, a partire dal caro Hegel, nonché dall’amico Marx, dovrebbe essere intuitivo che dominio (Herrschaft, “signoria”) e sfruttamento si implicano a vicenda. Esattamente questa è la differenza tra “violenza” e “dominio”: nel secondo caso l’incontro-scontro tra viventi li definisce come poli di un rapporto per cui l’uno è asservito all’altro. Esempio: la caccia è una prassi violenta, non è una forma di sfruttamento (a meno che gli animali non vengano allevati per essere rilasciati e poi cacciati); l’omicidio è un atto di violenza, non un atto di dominio; l’allevamento e il lavoro schiavistico sono atti di dominio in cui la violenza nonché gli attori del rapporto subiscono una trasformazione qualitativa.
    Dunque la sua accusa è corretta se io avessi inteso abolire la “violenza”, è errata visto che io intendo abolire il “dominio” che è un costrutto storico-sociale, non una “legge della natura”.

    15) Se non capisco male – purtroppo l’ironia un po’ cazzona le ha impedito di esprimere chiaramente il suo pensiero – lei mi accusa anche di dire che “lo sfruttamento umano si origina dalla natura umana”
    Se ciò è vero è una cosa senza senso che non ho detto mai. Inoltre è completamente contraddittoria alla visione marxista che mi attribuisce. E’ vero però che lei ritiene io sia un idiota, dunque secondo lei io sarei capace di dire qualunque assurdità

    15a) Lei mi accusa di non riconoscere gli “equilibri” “necessari” della “natura”.
    Le confesso che da darwiniano non so cosa siano gli equilibri necessari della natura. Provi a chiedere a un dinosauro se lo incontra.

    15b) Lei mi accusa di non riconoscere gli “equilibri” “necessari” della “natura”.
    Ma facciamo conto che esistano questi magici equilibri. Per quale motivo un qualsiasi fenomeno biologico dovrebbe diventare norma di comportamento umano? Prima di rispondere le ricordo la fallacia naturalistica dell’amico Hume.

    16) Infine lei mi accusa di volere “l’abolizione del male sulla terra”
    Accusa priva di fondamento. Non dico nulla di questo nel mio intervento. Ad ogni modo diciamo che sì intendo sicuramente fare in modo di lenire per quanto possibile questo dolore. Sarebbe assurdo? Ebbene, la morte e la sofferenza esistono ma da sempre l’uomo non ci si rassegna ed è solidale verso chi soffre. Dunque l’uomo è folle? La domanda che ci si pone è quanto riusciamo/vogliamo essere solidali e con chi?

    Personalmente non ho una risposta a questa domanda che infatti per me è un problema da affrontare, per lei una fesseria da spazzare via a insulti.
    Nel mio intervento comunque c’è una frase chiave che fa almeno intuire la prospettiva: “il fatto di non poter fare tutto non è un argomento per non fare nulla”. Mi sembra ragionevole almeno chiedersi, e chiederselo seriamente non con vani sarcasmi, se e fino a che punto ciò possa valere anche per i non-umani.

    Io pongo l’attenzione su alcuni problemi che mi sembrano rilevanti e il mio intervento si può certo non condividerlo ma non capisco come lo si possa accusare di essere addirittura assurdo: sia perché è molto generico, sia perché parecchio sfumato in molte delle tesi che espone. Dunque ha proprio scelto un bersaglio a casaccio e le è andata male. Con quell’atteggiameneto da bulletto che la canta a dovere avrebbe potuto scegliersi qualche singeriano di ferro che almeno si muove sul suo stesso terreno filosofico. Tra l’altro lei dà anche nel commiato del suo post un altro meraviglioso esempio di carattere aggressivo-proiettivo. Le sue critiche scomposte e rudimentali infatti sembrano provenire proprio da una persona che potremmo definire ottimamente usando queste parole, le sue: uno dei tanti tizi che irritano per “la sicumera con cui presentano le loro sciocchezze, con cui ritengono di aver trovato la chiave di lettura del mondo, con cui danno lezioni”
    Anche la chiusa del suo intervento è ottima per comprendere come le sue violente provocazioni non siano basate altro che “sull’emotività, e poi una sofistica costruita ad hoc per giustificare decisioni già prese”.

    Mi auguro che dopo averle dedicato tutto questo tempo avrà la compiacenza di scegliere un terreno più sereno e cordiale per eventuali futuri dibattiti, poiché il tempo e la sensibilità necessari ad impegnarsi in questi scambi verbali sono beni preziosi che non regalo al primo che capita. E sicuramente non intendo continuare a farle credito di essi.

    Distinti saluti
    Marco Maurizi

  20. Marco Maurizi ha detto:

    Gentile OI,

    mi inchino alla sua superiore intelligenza e competenza. Sperando così di aver soddisfatto il suo ego mi auguro possa tornarsene allegramente a scrivere sul suo blog e lasciarci alle nostre “assurdità ontologiche”. Mi rincresce di dover ribadire infatti che non ho tempo né voglia di dialogare con lei.

    Anzitutto perché lei è chiaramente in mala fede. Secondo perché è, sì, una persona sgradevole e maleducata e io sono solito evitare questo tipo di frequentazioni. Terzo perché le cose che dice con l’aria di chi proferisce chissà quali verità messianiche sono banalità che ho sentito già tante volte e a cui non ho alcun interesse a rispondere.

    La mia precedente risposta era solo un atto di cortesia, per altro non dovuto, visto il modo rozzo e volgare in cui lei e il suo amichetto siete intervenuti in questo blog.

    La mia precedente risposta chiarisce punto per punto non le mie tesi, come lei ancora non ha compreso, ma il motivo per cui ho considerato e considero tuttora del tutto irrilevanti e prive di cogenza le sue “obiezioni”.

    Se lei non si accorge di quanto sia ridicolo prendere un intervento a braccio – presentato per altro in un convegno antispecista e non certo in un’aula universitaria per “neofiti” – e sparare a zero su ogni singola parola con quell’aria da “ti spiezzo in due”, veramente penso lei sia un caso senza speranza.

    Se davvero le interessano – come so non le interessano – le mie “tesi” sull’argomento, potrà leggere proficuamente il libro che le ho già citato in cui le ho esposte con chiarezza e ampiezza di argomentazione.

    La mia precedente risposta è l’ultima riposta che avrà da me su questo blog. Se vorrò, quando vorrò dedicare o meglio (sempre per citare il vostro gergo) “perdere il mio tempo” con voi, verrò io sul vostro blog a leggere i vostri sacri testi.

    A presto
    Marco Maurizi

  21. Rita ha detto:

    Ciao Maurizio,
    vorrei solo dirti che trovo molto interessante il tuo pensiero e che mi prenderò il mio tempo per approfondirlo. Non ho, come avrai potuto capire dai brevissimi ed estemporanei commenti che ho lasciato sopra in replica a “resistenza razionalista” una formazione filosofica, ma solo letteraria. Ho letto I diritti animali di Regan, che ho apprezzato molto, ma di cui in effetti non tutto mi convince, specialmente oggi, a distanza di tempo (pure se rimane un testo cui resterò sempre molto affezionata perché capitato in un momento particolare di un mio percorso personale e che mi ha definitivamente spinta verso la decisione di diventare vegetariana; ora sono vegana).
    Diciamo che, compiuto quel passo, non ho approfondito molto le basi teoriche dell’antispecismo, limitandomi a metterlo in pratica.

    Premesso ciò, ho trovato particolarmente illuminante questa tua affermazione:
    “Infine, gli animali, secondo lei, dovrebbero “farsi soggetti da sé tramite la formazione di organizzazioni e strutture sociali che possano negoziare con le nostre” che è un po’ come dire che neri, donne ed omosessuali avrebbero dovuto negoziare il proprio status di soggetti diventando bianchi, maschi ed eterosessuali. La negoziazione si fa a partire dalla diversità, non dall’identità, altrimenti non c’è niente da negoziare. Perché la soggettività animale possa manifestarsi siamo noi che dovremmo metterci in ascolto di essa secondo le sue modalità. Cosa problematica, come ho riconosciuto nel mio intervento, ma non certo “assurda” o “idiota”. Le ricordo di nuovo che l’aver considerato gli animali delle “macchine” per secoli ha impedito fondamentali avanzamenti nella scienza etologica. E se fosse per persone come lei staremmo ancora lì.”

    In effetti, parlando sempre da neofita, da persona “comune” che si relazione nel quotidiano con altrettante persone comuni (ossia non con filosofi), ho sempre difficoltà nel tentare di far comprendere che gli animali sono soggetti morali tanto quanto noi e per tagliar breve, rimettendomi a ciò che ho appreso da Regan, mi rimetto a dire che sono comunque almeno pazienti morali così come i bambini, i minorati mentali e comunque tutte le persone non in grado di compiere delle scelte di ordine morale ma comunque soggetti di una vita e come tali soggetti di una precisa volontà che è quella di voler continuare a vivere secondo le caratteristiche proprie della specie cui appartengono ecc.ecc.
    Affermazione questa che non convince fino in fondo i miei interlocutori perché rimane comunque irrisolta la questione dell’alterità tra animale ed uomo; ho trovato quindi illuminante quanto da te scritto e che ho voluto riportare perché finalmente risolve la questione della soggettività animale suggerendo che dovremmo essere noi a sintonizzarci sulle sue frequenze per poterla infine comprendere (ed è più che mai pertinente la tua analogia con i gruppi che nel corso della Storia hanno rivendicato la loro autonomia di soggetti a partire dal riconoscimento della loro peculiare identità).

    Non pensare che sia ozioso questo mio commento, è solo che finalmente ho trovato una risposta da poter eventualmente dare a chi mi chiederà, e… niente, volevo lasciarti qui un segno di apprezzamento e gratitudine.

    • marcomaurizi74 ha detto:

      Cara Rita,
      ti ringrazio per queste gentili parole di apprezzamento. Bene, vorrà dire che essere stati bersaglio delle squadracce nazi-darwiniste alla fine è servito a qualcosa 😉

      Marco

  22. Rita ha detto:

    P.S.:
    perdonami, per errore di scrittura ho confuso il tuo cognome con il nome; colpa della stanchezza e dell’ora tarda. 😉

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