LA LOMBARDIA, REGIONE SENZA ANIMALI

di Annamaria Manzoni

Da qualche tempo è in circolazione la Guida ai Servizi della Regione Lombardia, guida a tutto ciò che la regione  fa, ascolta, propone: suo alto scopo, dice il presidente,  è rendere la Lombardia più solidale, protagonista delle sfide che ci attendono. E sembrerebbe proprio che niente e nessuno sia stato dimenticato: vi si  parla di giovani, anziani, disabili, ospedali, scuole, lavoro, si parla di natura, si parla  anche di orti botanici e di foreste da vivere. Ma, per quanta attenzione ci si metta nello spulciare l’indice, una parola non si trova: animali. Ma come, non ce ne sono in Lombardia?  Non ci sono quei milioni di animali di affezione di cui tanto si sente parlare? Non ci sono uccelli nei cieli, non c’è una frenetica vita animale tutta da scoprire dovunque ci sia del verde? Non ci sono allevamenti dei cosiddetti animali da reddito, uccisi ogni anno a milioni per il piacere del nostro palato? Non si accampano nelle piazze lombarde circhi che imprigionano e sottomettono le più svariate specie animali così almeno ci possiamo divertire un po’? Non esiste quella mostruosità legalizzata che è la caccia, così virulenta soprattutto in alcune province lombarde, affollate di cacciatori, che proprio la regione Lombardia coccola, protegge, vizia con tante leggine ad hoc anche in deroga a quelle europee pur che siano contenti, e sparino sparino sparino, così da togliersi qualche sacrosanta voglia,  e senza tutte quelle noiosissime disquisizioni sul momento, la specie, il luogo opportuni: e che diamine! No, proprio non è credibile che in questa magica guida non si parli di animali: dall’indice, in cui non ve ne è traccia, bisogna forse andare alla sezione che si occupa di natura, educazione ambientale, parchi, orti, foreste. Niente da fare: qui si parla di inquinamento da abbattere, di programmi alla scoperta delle bellezze della natura, di panorami unici e prodotti tipici, ma non di loro; si parla di conservazione di specie vegetali, di parchi, ma non di  chi li popola se si eccettua il solo, unico, solitarissimo termine “ fauna”, frettolosamente citata come  destinataria di future oasi.

Ma poi , quando le speranze stanno ormai per morire, ecco una parola che si fa grido: il tarlo! Lui, un pericolosissimo insetto, dannoso per il nostro patrimonio; attenti: dobbiamo segnalarne tempestivamente eventuali avvistamenti, proprio come si dovrebbe fare con altri clandestini: ci sono persino un numero verde e un indirizzo mail. Bene, eccolo qui, unico  rappresentante di specie che non sono umane, a dirci che la Regione Lombardia  gli animali non li ha dimenticati e se ne occupa, come sa fare, aprendone la caccia. Ci sarebbe da sorridere se la questione non fosse che la punta dell’iceberg di un problema dalle dimensioni drammatiche: gli animali sono quegli altri, infiniti nel numero, ma dotati di pressoché totale trasparenza politica. Ci sono, ma è bene che non abbiano corporeità, visibilità; nulla di nuovo sotto il sole, che non ride per nulla. E’ l’atteggiamento che ha segnato la politica italiana di sempre, che, anche nei sempre più diafani casi in cui ritiene degna di attenzione la salvaguardia dei più deboli, in nome di una  laica solidarietà o di un credo religioso, non ha dubbi nel trovare tacito e unanime accordo, pur tra le infinite sfumature che separano partiti e partitini,  sulla necessità di una marcata  linea di confine che separi la zona dei diritti dal mondo degli animali, o della stragrande maggioranza di essi, che ne deve essere escluso.  E anche quelle forze (ma più consono parlare di debolezze) politiche che hanno fatto dell’ecologia e della difesa dell’ambiente il loro credo, sono riuscite nell’ acrobatico esercizio di collegare il mondo umano a quello vegetale bypassando quell’inezia che è il mondo degli animali non umani.   

Politica non solo miope, ma astorica nel suo grigio antropocentrismo che ostinatamente rifiuta di mettere la vita, in tutte le sue forme, al proprio centro. Il discorso è vasto e porta lontano: fermiamoci al fatto che non è esistito paradiso terrestre senza animali, che non esiste paradiso sognato senza di loro. Forse anche la Regione Lombardia dovrebbe scendere dal piedestallo dove si è messa con tutti gli uomini di buona ma anche di cattivissima volontà e, con umiltà, provare a guardare il mondo, come diceva Kafka, dall’altezza degli animali: magari scorgerà le stelle.

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