Planet Terror. Chi semina la paura tra gli animalisti?

di Serena Contardi

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Vorrei qui molto brevemente rispondere all’articolo di Rita Ciatti Tra il dire e il fare ci siamo in mezzo tutti facendo innanzitutto appello al significato della parola animalismo così come lo si può leggere sull’enciclopedia Treccani:

Atteggiamento e comportamento di chi, per amore verso gli animali, interviene attivamente in loro difesa contro maltrattamenti e in genere comportamenti che procurino loro sofferenze e ne limitino la libertà (per es., la caccia, la vivisezione, l’uccisione per ricavarne la pelliccia, l’impiego nei circhi, ecc.).

Nonostante Rita si spinga a definire animalista soltanto «colui che realmente si impegna per porre fine allo sfruttamento degli animali», la quasi totalità dei vocabolari italiani rimanda con questo termine a tutta una serie di generici comportamenti in favore degli animali che non possono essere ridotti al concetto di liberazionismo. Piaccia o meno, zoofilia e protezionismo sono egualmente classificati alla voce animalismo.
E d’altra parte, lasciando perdere i vocabolari, Rita considererebbe l’ENPA un’associazione animalista? È noto che molte delle cene pubbliche dell’ENPA non sono a menù vegetariano (diversi tesserati si impegnano anche duramente nei canili e nei gattili, senza con questo smettere di mangiare carne), dunque forse Rita non considererebbe l’ENPA un’associazione animalista.
Michela Vittoria Brambilla è un’animalista, secondo Rita? Apprezzata e coinvolta nelle sue iniziative da Piercarlo Paderno di Animal Amnesty, la «pasionaria di Green Hill» ha, riguardo alla liberazione animale, una posizione decisamente più scivolosa: pur sponsorizzando iniziative a favore del vegetarismo ed essendo lei stessa vegetariana, è sempre estremamente attenta, almeno per quanto riguarda l’alimentazione, a salvaguardare le intoccabili libertà individuali («Sono vegetariana ma non posso né voglio imporre a nessuno la mia scelta etica»).
E che dire di Edoardo Stoppa di Striscia la notizia, il «fratello degli animali»? Non sono nomi scelti a caso. La chiusura dell’allevamento Green Hill di Montichiari, che Rita celebra come supremo successo degli animalisti, non sarebbe stata possibile senza il contributo delle orde di zoofili commosse dai «cucciolotti» (cit. Edoardo Stoppa) comparsi in prima serata su Canale 5. Sebbene la campagna contro Green Hill sia stata avviata da attivisti radicalmente antispecisti, si è poi velocemente evoluta in una movimentazione di massa, imprevista, scompigliata e a tratti ingenua (le foto dei liberatori sono addirittura state diffuse sui social network, rendendoli così perfettamente riconoscibili), letteralmente trascinata dal rifiuto viscerale che una popolazione a maggioranza zoofila prova nei confronti degli esperimenti condotti sul “migliore amico dell’uomo”. Inutile nascondersi che topi e ratti non avrebbero destato lo stesso clamore. Chi merita il titolo di animalista e chi no, in questa vicenda? Davvero è possibile paragonare gli eventi di Montichiari all’occupazione degli stabulari di Farmacologia dell’Università Statale di Milano?

Sembra che nella fretta di demolire il cliché negativo dell’animalista, Rita si limiti a cambiargli di segno, promuovendo una nuova, solo più rosea, generalizzazione. Animalista è sinonimo di antispecista, e dunque antispecisti sono i manifestanti di Green Hill (sicuri che tutti i liberatori fossero vegani?), i cinque attivisti di Milano coraggiosamente impegnati nella disobbedienza civile e i simpatizzanti del PAE di presidio a Pomezia davanti alla Menarini. Anche i Centopercentoanimalisti che hanno disturbato la manifestazione del primo giugno di Pro-Test Italia, tutti animalisti e ipso facto antispecisti.

Qualcosa non torna. Così come purtroppo non torna la lapidaria asserzione secondo cui gli atteggiamenti poco “consoni” tenuti da alcuni – parecchi – attivisti su facebook (ricordo che dietro gli avatar ci sono persone reali, pienamente responsabili di quello che scrivono) e durante le manifestazioni sarebbero un fenomeno isolato e marginale, ascrivibile al cattivo carattere di qualcuno. Non si capisce come un movimento fatto in massima parte di persone equilibrate e compassionevoli abbia potuto scegliersi come vate, ad esempio, Mr. Gary Yourofsky, che sostiene da anni gli animali cavia dovrebbero essere sostituiti, negli esperimenti, da assassini, stupratori e pedofili [1]. O forse si capisce, leggendo qua e là qualche striscione.

I meriti degli animalisti, che nessun mefistofelico “antispecista politico” intende sminuire [2], non dovrebbero portare a negare un problema che esiste, ed è centrale. Centrale perché connaturato ad un certo modo di intendere la lotta in favore degli animali. Il culto feticistico di personalità prodotte in serie – si pensi al già citato Yourofsky o ad altre popstar internazionali del veganismo – e il furore forcaiolo rivolto contro privati cittadini [3] sono l’inevitabile corollario di un pensiero che grossolanamente fraintende il rapporto tra società e individui, sovrastimando di continuo il peso di questi ultimi. Da una parte gli eroi, dall’altra i mostri. Come molti, troppi animalisti, Yourofsky dichiara a gran voce di empatizzare con le vittime assolute di questo sistema, e di non conoscere pietà per i loro carnefici. Si disinteressa delle dinamiche politiche e sociali in cui tutti siamo presi, scegliendo di rivolgersi solo ed esclusivamente ai singoli, concepiti come “levette” da posizionare sul tasto giusto, on/off – dove “on” ovviamente coincide con la “scelta vegana”, l’accensione (e l’ascesi). È un predicatore e un moralista, e ha grande seguito. Ha soluzioni. Violente: già a partire dalla sua impostazione di pensiero.

Eppure, in un totale capovolgimento della realtà, viene fatto ora passare che gli “antispecisti politici” starebbero seminando il terrore tra gli animalisti, arrogandosi il diritto di parlare ex-cathedra e ordinare loro come muoversi. Anzitutto non è chiaro chi sarebbero, questi “antispecisti politici”: si tratta di un’etichetta di comodo costruita ad hoc per colpire persone che dicono cose diversissime e non sovrapponibili (probabilmente ad accomunarli è la loro antipatia?); in secondo luogo, è davvero curioso che vengano accusati di questo, quando sono i primi a rifiutarsi di fornire precise disposizioni per la prassi – l’imposizione del veganismo e l’invito a non pagare le tasse (a proposito, chi è che comincia davvero a non pagarle?), al contrario, sono precise disposizioni per la prassi: e rimangono tali anche quando formulate in un linguaggio gentile – , che non possono essere calate dall’alto ma devono essere elaborate nel tempo e a più voci, da un intero movimento.

Ora, se un problema di violenza animalista c’è, e c’è, credo sia più utile – e sano – affrontarlo, anziché fingere di non sapere, o nasconderlo sotto al tappeto. Non è chiaro perché chi nomina questa violenza debba essere considerato “giudicante”, quando poi chi la mette in pratica non esita a chiamare “nazisti” il restante 99% dei propri conspecifici.


[1] Cfr. S. Contardi, What’s wrong with Yourofsky?, http://asinusnovus.wordpress.com/2012/09/01/whats-wrong-with-yourofsky/.
[2] A questo proposito, mi permetto di fare presente che su questo stesso blog i liberatori di Farmacologia sono stati strenuamente difesi dalle accuse di terrorismo e dalle calunnie di maltrattamento proprio da me e da Antonio Volpe: trovo profondamente ingiusto che qualcuno possa fingere di ignorare l’impegno profuso.
[3] Cfr. A. Volpe, Mostri animalisti, «Liberazioni», n°10, Autunno 2012

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Comments
81 Responses to “Planet Terror. Chi semina la paura tra gli animalisti?”
  1. pasquale cacchio ha detto:

    eliminate per favore la parola “antispecismo” dalla faccia della terra,
    ho il terrore di morire antispecista politico
    😉

  2. Roberto ha detto:

    Non conosco personalmente Rita, ma ho ascoltato più volte le sue parole e letto molti dei suoi scritti, incluso quello al quale questo articolo di Serena è diretto. Non ho mai notato nessun tratto Yourofskyano nelle parole di Rita e per primo ho applaudito al suo articolo perchè scritto con la pancia (ed il cuore) di chi ha nella mente la sofferenza dell’animale non umano.
    Tuttavia sono stato costretto anche io a discutere con lei su quale era la definizione esatta di animalista, proprio dopo aver letto la definizione del Treccani e dopo la costatazione che di fatto, persino sui social network, gli aspetti sottolineati da Serena non sono un’eccezione, ma la regola.
    Questo articolo di Serena spero che metta in chiaro definitivamente questa sorta di separazionismo che aleggia nel mondo antispecista sopratutto dopo l’uscita dell’ultimo libro di Caffo.
    Se l’animalismo è quello descritto da Serena è bene che chiunque vi si riconosca lo metta in chiaro inequivocabilmente ed altrimenti si schieri distante da questo modo di pensare la liberazione animale.
    Sarei molto deluso se si tornasse a parlare dell’archetipo descritto da Serena come di “Frange estreme minoritarie” dell’animalismo. Semmai, almeno per la mia esperienza, non si tratta di una grande minoranza neanche tra tutti i vegan che ho avuto modo di conoscere.
    Se essere vegan ed animalista significa questo allora non mi sento ne animalista ne vegan, malgrado ricado in ambe le definizioni.
    Antispecista si, questo veramente me lo sento calzare addosso perchè è possibile per un’animalista amare gli animali ed odiare gli umani, ma per un’antispecista, l’uomo E’ un’animale come gli altri.

    • rita ha detto:

      Roberto, ti ringrazio, mi fa piacere che tu abbia apprezzato il mio pezzo.

      Sotto ho spiegato che nel mio pezzo è ben specificato che il termine animalista – che ho difeso – è stato da me inteso in una determinata accezione (“per animalista QUI intendo…). Ossia, non ho scritto che animalista significa una certa cosa in generale e come da dizionario… bensì che io, in quel mio pezzo, l’ho inteso in una certa accezione.

    • Serena ha detto:

      Rita è un’anima candida e non è assolutamente yourofskyana, ma a mio parere fa male i conti. Ha più fan Rita o ha più fan Yourofsky? 😛

  3. rita ha detto:

    Rita, Rita, Rita… ma ti sei innamorata di me, per caso? 😀

    Comunque Serena, mi pare ovvio che io non abbia assolutamente voluto negare la violenza verbale e fors’anche reale di alcuni gruppi animalisti o di singoli individui animalisti (l’ho meglio specificato nei commenti in calce al mio pezzo), quanto contestare che sotto questo termine si voglia racchiudere appunto un’eterogeneità di persone proveniente da percorsi ed esperienze diverse e contraddistinte da comportamenti e approcci diversi alla tematica “sfruttamento animale”.
    Animalisti sono anche i nostri amici Animalisti Friuli Venezia Giulia, no?

    Dunque, anziché demonizzare un intero movimento, composto appunto da migliaia di individui e associazioni, preferisco semmai stigmatizzare i singoli comportamenti (o di un gruppo, se riconoscibili in un intero gruppo).

    E proprio perché animalista vuol dire tutto e nulla.
    Nel mio pezzo ho specificato che quando io parlo e difendo gli animalisti, mi riferisco appunto a quelli realmente impegnati nella liberazione animale (e quindi non alla Peta o a Edoardo Stoppa di Striscia la notizia, sebbene possa riconoscere che anche loro intanto informano su qualche aspetto connesso allo sfruttamento e maltrattamento degli animali), tanto che la mia frase esatta è: “per animalista qui si intende colui…”; “qui”, ossia in questo mio pezzo, non in generale; e quindi non è pertinente che tu ora mi porti le definizioni dei vari dizionari perché il termine nel mio pezzo va inteso nell’accezione da me specificata.

    Poi dove avrei detto che gli antispecisti politici seminerebbero il terrore tra gli animalisti? Ho detto che spesso gli animalisti da alcuni antispecisti vengono dipinti con sarcasmo, denigrati, sbeffeggiati, considerati ingenui, incapaci di analizzare il sistema, ed è vero. Quando si scrive “affaffino” li si prende per i fondelli. O no? Quando si mima il loro insistere sul veganismo, tavolta con ironia lieve, molto spesso con caustico sarcasmo, li si prende in giro o no? Ma non si può fare critica senza sarcasmo? Lo capisci o no che il sarcasmo predispone l’interlocutore a respingere anziché a prendere in considerazione le critiche che gli si muovono?
    Dunque non ho capovolto nessuna realtà, solo notato che anziché stigmatizzare i comportamenti isolati, si preferisce demonizzare un intero movimento. Mi pare che piuttosto qui si voglia negare la realtà, ma lasciamo stare. L’intero articolo di Marco, L’animalismo lava più bianco, implicitamente offende anche tutti gli animalisti. Se per te non è così, si vede che dunque abbiamo sensibilità diverse.

    Mi tiri fuori Yourofsky come se io ne avessi accennato o come se avessi difeso questo tipo di atteggiamento veterotestamentario.

    Comunque sono più che disposta ad affrontare il problema della violenza, tanto che ho sempre preso le distanze da certi atteggiamenti e violenza verbale, e proprio perché la considero pericolosa a livello strategico, nel senso che allontana proprio quella gente e opinione pubblica che noi dovremmo conquistare. E chi l’ha mai negato questo?

    Ma gli animalisti non sono tutti violenti, anzi, questa violenza appartiene a una minoranza, solo che poiché mediaticamente viene messa più in evidenza, sembra che tutti gli animalisti siano così. Ma è lo stesso trucchetto mediatico del dire che tutti gli extracomunitari sono violenti. E no, lo sarà una percentuale minima, solo che ovviamente i media di chi parlano? Di questa percentuale minima.

    In conclusione, nel mio pezzo non ho voluto fare l’elogio della violenza animalista, bensì ho voluto semplicemente affermare che mi sembra molto riduttivo racchiudere sotto un’etichetta un movimento così eterogeneo e farlo passare per essere interamente moralisteggiante, forcaiolo, violento verbalmente ecc..

    Grazie per l’attenzione dedicatami comunque e per lo sforzo di aver scritto un pezzo (con questo caldo, è senz’altro ammirevole).

    • rita ha detto:

      P.S.: riporto per intero la frase del mio pezzo: “Spazziamo via subito alcuni fraintendimenti: per animalista qui si intende colui che realmente si impegna per porre fine allo sfruttamento degli animali, nonché colui che lotta contro la discriminazione morale di specie. Non chi vezzeggia il proprio cagnolino, ma poi indossa la pelliccia”.

      Quindi mi pare evidente che stessi parlando di persone comunque impegnate nella liberazione, non della Peta o di Edoardo Stoppa.

      Colgo l’occasione per dichiarare che invece ammiro molto Piercarlo Paderno, non sempre sono d’accordo con le sue posizioni, ma lo stimo come attivista.
      Peraltro giusto di recente ho avuto modo di vedere il suo documentario su Green Hill e l’ho trovato davvero ben fatto perché ha raccontato – dosando bene l’emotività, senza scadere mai nel retorico – come si costruisce un movimento dal basso e come si dà avvio a un processo di liberazione.

      E anche la Brambilla ha dato comunque il suo contributo, così come tanti altri.

      • simulAcro ha detto:

        “E anche la Brambilla ha dato comunque il suo contributo, così come tanti altri.”

        Rita, prendo questa frase come spunto per esprimere una perplessità di fondo…

        Semplificando moltissimo: chi ha idee e sensibilità “di destra” ammette generalmente che vi siano gerarchie autoritarie e dominio, con tutto ciò che ne consegue… e ciò che ne consegue è, con tutta evidenza, assolutamente inconciliabile con qualsiasi forma di liberazione animale (umani inclusi)…

        Chiedo quindi, senza intento polemico: come può allora essere animalista chi, nelle idee/sensibilità e nella prassi, agisce “verso destra”? Quale può essere il contributo animalista di costoro quando, al di là di azioni e comportamenti “di liberazione” sporadici e contingenti, sostengono sistematicamente “da destra” le politiche, le logiche e le pratiche di sfruttamento generalizzato dei viventi e dell’ecosistema?

    • Roberto ha detto:

      Però Rita, se tiri in ballo Maurizi ed il suo articolo sull’animalismo, forse si potrebbe cominciare a discutere seriamente di quello che non è affatto una sarcastica presa in giro dell’animalista come si sta tentando di far credere.
      Oppure solo io mi sono accorto che ogni capoverso di quell’articolo è un chiaro riferimento alle teorie espresse da Leonardo Caffo nel suo manifesto di un’antispecismo debole?
      Anzi, probabilmente si tratta della prima critica espressa in un linguaggio comprensibile o almeno privo di quelle caratteristiche del dibattito filosofico che è spesso ritenuto troppo “elitario” da un fruitore medio (cosa da molti e da tempo evidenziata).
      Visto in quest’ottica forse si può definire chiaramente di quale animalismo stiamo parlando, o quantomeno di quale animalismo ha parlato Maurizi nel suo articolo.
      Ovvero di quell’animalismo che vede nell”il maiale non fa la rivouzione” il suo manifesto, o, per meglio dire, di ciò che il lettore ha compreso di quel manifesto antispecista.
      Ma forse Maurizi parlava veramente dell’animalismo intero che, proprio a dire di Caffo, lui non vede di buon’occhio, ed io ho preso una cantonata.

      • Roberto ha detto:

        Ps: io mi riferivo non solo all’articolo di Marco da te citato, ma anche e sopratutto all’ultimo articolo “la guerra civile animalista”

      • rita ha detto:

        Roberto, gli articoli di Marco contro Caffo contengono implicite offese anche agli animalisti. Basta fare un po’ di analisi semantica per accorgersene, o anche soltanto leggere l’incipit di L’animalismo lava più bianco.
        Si definisce Caffo populista, uno che farebbe “teoria” (virgolettata, come a sminuirla) infarcita di pseudopoesia che ammicca allo sguardo del maiale per ottenere facili consensi (mi pare che si evinca ciò nell’intervista di Marco sul suo ultimo libro) e gli animalisti vittime del suo populismo.

        A te pare che L’animalismo lava più bianco sia una critica? Definire un filosofo il Vanna Marchi dell’animalismo, a te pare una critica?
        Come giustamente ha scritto Dario Martinelli (non a caso esperto di semiotica), quell’incipit non è un “a parte”, ma è un’attribuzione non meno significativa del resto.

        Leggiti l’ultimo articolo di Andrea Romeo, in cui muove alcune critiche sia all’antispecismo politico, che a quello debole (che non si dica quindi che sia di parte, anzi, è un sostenitore dell’approccio olistico): quella è una critica: priva di frecciate velenose, di sarcasmo caustico e di offese nemmeno tanto implicite.

    • Serena ha detto:

      Ti dà fastidio che io abbia ripetuto tante volte il tuo nome? Io trovo abbia un effetto divertente (non sarcastico) 😀

      Comunque contesto proprio l’operazione che fai. E cioè definire il termine animalista in maniera arbitraria, in modo da comprendere quasi esclusivamente animalisti meritevoli (come i nostri Amici FVG, che sono assolutamente antispecisti!).

      Io non considero la violenza (che imputo anche solo a un’impostazione di pensiero) appannaggio di pochi, o di singoli gruppi. Cioè, mi sa che qui proprio io e te facciamo i conti diversamente: temo che siano gli animalisti che hai in mente tu ad essere una minoranza, non quelli forcaioli.

      P.S.: Ho nominato Stoppa perché citi Green Hill come successo animalista. E se lo fai, devi ciucciarti pure lui e il suo seguito: perché non si può negare che Striscia abbia avuto il suo bel peso, in questa vicenda.

      • rita ha detto:

        Serena, no, non mi dà fastidio che tu abbia citato tante volte il mio nome, in effetti ha fatto ridere anche a me, ho messo la faccina che ride.

        Io rimango convinta che gli animalisti di cui tu, Marco, Giovanna e Barbara parlate sovente con evidente e innegabile tono di sprezzo (suvvia, basta leggere uno qualsiasi dei tuoi articoli o di quelli di Marco in cui compare la parola animalista per “sentire” lo sprezzo che trapela da ogni sillaba, se involontario o consapevole non saprei) siano invece la minoranza e ciò non rende giustizia di un movimento che è invece altamente composito; così come spesso li hai presi in giro sulla pagina Vegani di Garbo.

        Il successo di Green Hill è dovuto anche a tanti cosiddetti “animalisti della domenica”, vero, ma anche qui, non capisco perché li si debba criticare a prescindere, forse che prima di diventare antispecisti non siamo stati tutti noi anche animalisti della domenica (commossi magari per la sorte di un cucciolo, partecipi del sistemi di sfruttamento di tutti gli altri)?

      • Serena ha detto:

        Sì, io disprezzo con tutto il mio essere chi giosce di un inserviente del circo che si suicida perché la tigre ha mangiato la mano al fratello e questo non può più lavorare. Penso che il sarcasmo sia niente in confronto a questa ottusità e a questa…crudeltà. Se credi sia un caso isolato, leggi l’articolo di Antonio Mostri animalisti, dove si elencano tutta una serie di fatti simili (particolarmente significativa la vicenda del linciaggio dell’edicolante di Milano).

        Animal Amnesty purtroppo non è immune da questo tipo di atteggiamenti, che ribadisco secondo me non costituiscono un’eccezione. La foto che ho scelto è di una manifestazione del 2012 di Occupy Green Hill a Firenze. Un’altra cosa che mi ha colpita (una delle tante): il 4 ottobre 2012, il giorno di san Francesco di Assisi, protettore degli animali, la pagina facebook ufficiale di Animal Amnesty ha scelto di celebrare la pacifica ricorrenza con uno scatto del matador Israel Lancho trafitto al costato da Sevilhano (toro di Palha): è un’immagine di violenza che desterebbe raccapriccio in qualsiasi persona sana, che ha strappato a un pubblico vorace commenti di giubilo ed estasiata approvazione (ecco l’INTENTO con cui è stata postata). A me gli animali che si ribellano commuovono: ma non provo piacere nel vedere un altro essere umano imbrattato di sangue.

        Io comunque non critico a prescindere gli animalisti della domenica (anzi, sei tu che sembri quasi criticarli, negando loro il patentino di animalista!).

      • sdrammaturgo ha detto:

        Ma se uno bastona una tigre, quella si rivolta e gli stacca una mano, ma che me deve pure dispiacé?

      • Serena ha detto:

        La notizia è questa: http://notizie.it.msn.com/topnews/circo-tigre-strappa-mano-a-inserviente. Si è ucciso il fratello, perché presumibilmente non ce l’avrebbero fatta a mantenersi.

      • sdrammaturgo ha detto:

        Non sono sufficientemente sensibile.

      • Serena ha detto:

        Non mettere te stesso a modello di una nuova umanità più evoluta e compassionevole, e va tutto bene.

      • Francesco S. ha detto:

        Chi non mostra empatia per l’homo sapiens, non può dar lezioni di etica e empatia verso gli altri animali. Mi sembrerebbe quanto meno un errore logico.

  4. rita ha detto:

    @ simulAcro

    Credo, per rispondere alla tua perplessità, che una società liberata non possa contemplare il pensiero gerarchico, identitario ecc. della destra. Ma nemmeno quello marxista, secondo me. L’unico pensiero che vedo compatibile con l’ideale di società liberata che ci proponiamo, per me, è quello dell’anarchismo, semmai.
    Io però sostengo che la liberazione animale e quella umana possano anche percorrere strade diverse con modalità di approccio e strategie diverse in quanto 1) – non è affatto detto che le due forme di sfruttamento siano sorte insieme; 2) se anche fosse, due fenomeni nati insieme, non è detto che debbano risolversi insieme; 3) lo sfruttamento degli animali non umani è qualcosa di peculiarmente e totalmente diverso da quello degli animali umani. Il primo abbastanza visibile, anche se non contrastato perché fa comodo alla società del dominio, il secondo invisibile, legittimato, non riconoscibile, rimosso ecc. Non mi pare che qualcuno ti venga a prendere a casa e ti trascini dentro un tir destinazione mattatoio dopo averti fatto trascorrere una non-vita dentro una gabbia. Non mi pare che esistano scarpe di pelle umana (sebbene esse vengano realizzate con sudore umano, spesso frutto di sfruttamento minorile o salariale), non mi pare che quando si passeggia nelle vie del centro si vedano umani agonizzanti che giacciono su letti di ghiaccio; esistono condizioni terribili per tantissimi animali umani in ogni parte del mondo (spesso in luoghi di guerra, di estrema povertà ecc.), ma la violenza che viene esercitata sugli animali non è solo diffusa praticamente in ogni angolo del globo, ma, come detto prima, legittimata, normalizzata e resa invisibile, così che la maggior parte delle persone nemmeno riesce a riconoscerla come tale.

    Premesso questo, che a iniziare il processo della liberazione animale o a compiere atti nonviolenti di disobbedienza civile venga anche gente di destra (poi, anche qui, quanta generalizzazione: di quale destra si sta parlando? No, perché se è per questo esiste anche una sinistra profondamente criptototalitarista e non meno violenta di certa destra; del resto ad inneggiare alle foibe ancora aperte a Correzzana, non erano certo persone di destra…) a me non crea problemi, affatto.
    Inoltre penso che il movimento per la liberazione animale e quel che ne scaturirà sia soggetto, come tutto, ad effetti e variabili che oggi nemmeno possiamo minimamente immaginarci; non lo vedo (né lo vorrei) come un movimento diretto dall’alto da qualcuno che vorrebbe imporne e definirne previamente direzioni e confini.
    Ogni atto di liberazione si trascina dietro effetti e risonanze – anche simbolici – che non è possibile arginare o definire solo appannaggio di pochi o di solo una parte politica.

    Conosco persone avvicinatesi in maniera entusiasta agli argomenti dell’antispecismo anche solo perché magari hanno sentito parlare la Brambilla o magari hanno assistito a un presidio animalista; persone che poi potrebbero maturare, in seguito, una piena consapevolezza antispecista. Dunque perché essere escludenti a prescindere?

    E comunque sì, la Brambilla, come tanti altri, ha dato il suo contributo. Un contributo che non mi sento di definire meno utile di altri e proprio perché non ne conosciamo gli effetti.
    Non ho la pretesa di controllare la storia, ne faccio volentieri parte, come tutti, come ogni individuo.
    Come dice Elsa Morante in quel capolavoro che è La storia, appunto, la storia la fanno i singoli, i miliardi di meccanismi di causa-effetto messi in moto in ogni istante da ciascuno di noi.

    A me, in questa fase, interessa soprattutto che il movimento cresca e divenga consapevole dei compiti che dovrà affrontare (che cresca non solo numericamente, ma che si evolva anche), quindi accolgo volentieri l’animalista perché tanti di noi prima di diventare antispecisti (e quindi, per come IO intendo l’antispecismo, anche di default antirazzisti, antisessisti, antiomofobi, antimaschilisti ecc.) sono stati animalisti; e tanti proprio di quegli animalist forcaioli che oggi, giustamente, vengono stigmatizzati.
    Ci sono percorsi da intraprendere per tanti di noi, perché escluderne a priori alcune persone?

    Noto che si accetta, giustamente, il dialogo con gli ecologisti (sì, anche con quelli che approvano la pesca sostenibile, orrore degli orrori, per quanto mi riguarda) e però si vuole escludere a priori quello con gli animalisti; noto che si vuole dialogare con i vivisettori (come mai a loro non si chiede se sono di destra o di sinistra? Come mai si ritiene lecito dialogare con tutti loro?), ma si arriccia il naso solo a sentire il nome della Brambilla?
    Questi per me sono misteri, allora debbo pensare che vi siano dei pregiudizi.
    Ma ragionare per pregiudizi non è mia abitudine.
    Ultima cosa: non giudico le persone comunque dallo schieramento politico cui appartengono, ma per i loro fatti, comportamenti e pensieri espressi. Molti si dichiarano di sinistra salvo poi mostrare un fascismo nell’animo da paura.
    Ultimissima cosa: se il movimento non cresce e se non conquisteremo l’opinione pubblica, come faremo a liberare la società? Ci andremo in quattro? E anche questo è un altro bel mistero per me.

  5. rita ha detto:

    Serena, mi sembra che continui a sfuggirti il senso di quello che io sostengo.
    Lo sprezzo che tu mostri nei confronti di alcuni atteggiamenti, comportamenti e pensieri è legittimo.
    Non è, a mio avviso, molto sensato racchiudere sotto l’etichetta di questo tipo di animalismo che tu disprezzi l’intero movimento, appunto variegatissimo.
    Quello contesto.
    Mi spiego meglio: perché non stigmatizzare appunto comportamenti e individui, a prescindere dal fatto che siano animalisti o meno? E questo perché non è la loro appartenenza alla galassia animalista che fa di essi soggetti violenti, a parole o nei fatti, bensì qualcosa che comunque appartiene al loro carattere a prescindere dal fatto che siano animalisti o meno.

    Credimi, da come voi parlate del mondo animalista sembra che la violenza sia una caratteristica connaturata al movimento, ossia che basti l’abbracciare la causa animalista per sposarne in toto determinate caratteristiche; non è così.

    Non critico gli animalisti della domenica, dico che non hanno ancora raggiunto una piena consapevolezza di cosa voglia dire veramente rispettare gli animali; ovvio che chi si preoccupa dei beagles, ma mangia il prosciutto, ha le idee confuse. Ma non lo critico, nel senso che mi rendo conto che magari sta facendo un percorso, che ci sta arrivando, che chissà, si spera, un giorno capirà che tra il beagle e il maiale non c’è nessuna differenza.

    • Roberto ha detto:

      Rita però scusami eh! Continui a descrivere un ipotetico animalista che è quello che tu vorresti che fosse. Sia Serena che io ti abbiamo fatto osservare che tutte quelle caratteristiche che tu non approvi (dalla violenza all’opportunismo fino alla zoofilia) non sono minoritarie nel movimento animalista. Oppure si tratta di caratteristiche che sono più appariscenti, ma se anche così fosse ed a maggior ragione, questo è quello che appare!
      Poi se vogliamo girare lo sguardo altrove è un’altro discorso, ma se rivendichi l’animalismo, devi prenderti tutto il pacchetto.
      Riguardo le critiche di Maurizi a caffo, io continuo a leggerle come critiche, mentre non posso considerare come risposte ad una critica il video di Caffo. Quello che a te o ad altri sono apparse come offese (purtroppo c’e’ chi si offende alle critiche, addirittura quando vengono rivolte ad altri) o come un “litigio tra primedonne” come è stato detto, non è stato tale. Tra i commenti dell’articolo sull’animalismo/detersivo, c’e’ quello di Marco, anzi c’e’ proprio il copiaincolla del dialogo con Dario al quale hai accennato, che è piuttosto esplicito a riguardo.
      Se poi tu fai distizione tra un tipo di animalista ed un’altro, come facciamo a capire a quale dei due si rivolgesse Maurizi?
      Comunque, avendo anche letto l’articolo di Andrea Romeo (che ho trovato straordinariamente interessante e “propedeutico”) non vedo per quale motivo non si possa portare avanti un discorso olistico/interdisciplinare muovendo comunque delle critiche che, piuttosto, ritengo necessarie.
      E’ dove è stato mai detto che non si possa convivere (se non c’e’ violenza!)?

      • rita ha detto:

        Dunque Roberto, Vanna Marchi è una nota truffatrice che è stata condannata e che si è fatta anche qualche anno di galera.
        Ti sembra che si possa fare una critica paragonando la persona che si intende criticare a una delinquente?

        E ti sembra che dire che si è in cerca di facili consensi sia una maniera di muovere una critica?

        E ancora, ti pare che paragonare il ragionare di una persona a quello di un leghista, sia fare una critica corretta?

        In quanto al resto mi sono già espressa, ma mi pare che proprio non voglia entrarti in testa cosa io stia dicendo.
        Sto dicendo che ridurre tutto il movimento animalista sotto un’unica etichetta non sia un’operazione sensata da fare e proprio perché non è vero che la maggioranza sia violenta come si vorrebbe far credere.

        Riporto ancora quanto scritto sopra: perché non stigmatizzare appunto comportamenti e individui, a prescindere dal fatto che siano animalisti o meno? E questo perché non è la loro appartenenza alla galassia animalista che fa di essi soggetti violenti, a parole o nei fatti, bensì qualcosa che comunque appartiene al loro carattere a prescindere dal fatto che siano animalisti o meno.

        Credimi, da come voi parlate del mondo animalista sembra che la violenza sia una caratteristica connaturata al movimento, ossia che basti l’abbracciare la causa animalista per sposarne in toto determinate caratteristiche; non è così.

        In quanto all’articolo di Andrea Romeo, no, pare che nemmeno lui abbia capito Al di là della natura. Dunque le sue critiche non sono fondate. E poi no, l’approccio olistico non va bene, sempre secondo Maurizi.

      • Serena ha detto:

        (Rita, il mio non era un paragone peregrino, anzi, non era proprio un paragone! L’attacco al relativismo – o ad una visione caricaturizzata di esso – in relazione alle mutazioni genitali femminili è DAVVERO uno degli argomenti favoriti della Lega Padana: http://www.leganordponzanoveneto.org/opinioni.htm.)

  6. rita ha detto:

    Serena, Roberto, perdonate l’insistenza, ma da tempo inoltre mi ronza in testa una domanda:

    come mai i vivisettori, macellai, ecc. sono vittime del sistema e dunque la loro violenza non è un atto arbitrario e irrazionale, bensì imputabile al sistema di (dis)valori implicito nella società del dominio, mentre gli animalisti sono sempre gruppi ben precisi di individui responsabili della loro violenza verbale e quindi soggetti da allontanare perché addirittura ritenuti pericolosi?

    Dunque si giustifica la violenza reale sugli animali in quanto connaturata al sistema, ma si stigmatizza quella verbale degli animalisti?

    Mi pare un po’ contraddittorio, a voi no?

    • Serena ha detto:

      Come credo di averti già detto in passato, “giustificare” è un termine che attiene al lessico della filosofia morale e dunque non mi interessa. Non me ne importa un fico secco di decidere chi va in paradiso e chi no e di prescrivere agli altri come fare ad andarci: si tratta di capire come cambiare realmente le cose, perché così non ci piacciono. Come argomentato da altri meglio di me e anche da me pessimamente, le strategie dell’animalismo classico si rivelano sotto più punti fallimentari: la stessa violenza “verbale”, che spesso si tramuta in violenza psicologica ed è specchio di un pensiero violento già nella sua stessa impostazione, è un suicidio per la “causa”. Questo CI FA INCAZZARE. E’ chiaro o no? Ed è chiaro o no che io ritengo INTOLLERABILE che chi ha l’arroganza di presentarsi all’esterno come fautore di un progresso morale dell’umanità poi GODA nel vedere un essere umano trafitto a morte? Faccio presente che lo stesso Maurizi scrive che nella società specista le responsabilità non sono distribuite in maniera eguale: dunque delle responsabilità individuali ci sono, ma non è possibile tenerle nel debito conto con un approccio miniaturizzato come quello dell’etica formale.

  7. rita ha detto:

    Serena, quindi secondo te quel paragone non era offensivo?
    Tutto bene secondo te?

    • Roberto ha detto:

      Rita ma ha risposto già Maurizi ai “paragoni offensivi”, che poi anche Caffo usa normalmente nel dibattito (come le affermazioni sugli olezzi della teoria “fetecchia” di Marco). La Wanna nazionale è nata e cresciuta come televenditrice ed il titolo lo evidenzia, che poi abbia imboccato la strada della truffa è un’altro discorso e comunque Marco ha riconosciuto che se la poteva risparmiare, come ha riconosciuto che Leonardo in realtà nel video non “sputacchia”. Però non continuamo a girare intorno al dettaglio del linguaggio usato (che semmai è offensivo nei confronti dell’interlocutore e non dell’animalista) e facciamo, se vuoi, un resoconto delle risposte che ha dato Maurizi sia alle critiche di Leonardo che a quelle di Andrea.
      A me sembra che siano risposte argomentate e non come ritiene Caffo, una sorta di cambiamento delle carte in tavola. E’ facile partire col preconcetto che “gli antispecisti politici ogni volta che li critichi rispondono che loro intendevano un’altra cosa”. Io non ho una laurea in filosofia ma mi pare che sia Maurizi che Caffo ripetono sempre la stessa cosa. Anzi! Ogni volta capisco più chiaramente che è così! Anche se dopo 16 pagine di risposta meticolosa si continua a far finta di niente e si ricomincia da capo.
      Mi sono riletto adesso per la seconda volta la risposta di Maurizi ad Andrea Romeo e viene citato in continuazione “Al di la della natura”. Cose dette e ridette e ricitate pari pari come sono state scritte anni fa. Le stesse critiche all’animalismo sono le stesse di anni fa.
      Ma a questo punto, o si fa finta di non capire, o non si capisce oppure si sta cercando una falla nel ragionamento di Maurizi che lui stesso ha più volte auspicato.
      Ma vogliamo ritornare ancora una volta ad affermare che esiste uno “specismo naturale”, o che la società è fatta di individui, o che l’animalismo non sia identitario?
      Bho!?

      • Roberto ha detto:

        “come mai i vivisettori, macellai, ecc. sono vittime del sistema e dunque la loro violenza non è un atto arbitrario e irrazionale, bensì imputabile al sistema di (dis)valori implicito nella società del dominio, mentre gli animalisti sono sempre gruppi ben precisi di individui responsabili della loro violenza verbale e quindi soggetti da allontanare perché addirittura ritenuti pericolosi?
        Dunque si giustifica la violenza reale sugli animali in quanto connaturata al sistema, ma si stigmatizza quella verbale degli animalisti?”

        Ma chi ha giustificato questo o quello ed ha stigmatizzato questo o quello? Chi ha detto che la violenza degli animalisti (ops, scusa “di alcuni animalisti”, ma potrei dire anche “alcuni macellai”) sia un’atto arbitrario e irrazionale e non sia imputabile al sistema di disvalori?
        E’ stato criticato proprio questo! E non mancano neanche le autocritiche all’interno del movimento antispecista, anzi, vengono accolte con entusiasmo e dibattute. Cosa che non vedo fare ne dai macellai ne dagli animalisti (“alcuni animalisti”)!

    • Serena ha detto:

      Non era un paragone, era una constatazione. Che stava a significare che la morale assoluta di Caffo è etnocentrica.

  8. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Rita, tu scrivi: “In quanto all’articolo di Andrea Romeo, no, pare che nemmeno lui abbia capito Al di là della natura. Dunque le sue critiche non sono fondate. E poi no, l’approccio olistico non va bene, sempre secondo Maurizi.”

    Rita, se Romeo non ha capito (o ha volutamente travisato) il pensiero di Marco nel suo libro dovrà farsene una ragione. Il fatto è che Marco non si limita a dire “non mi hai capito. Punto” o “l’approccio olistico” non mi va bene (come se fosse una questione di gusti: “no, a me il gelato alla vaniglia non piace”), ma spiega lungamente e dettagliatamente *perché* Romeo non avrebbe capito il suo libro e *perché* l’approccio olistico non è sostenibile. Questo si chiama argomentare, appunto. Ora, Romeo può benissimo replicare citando altri passi del libro di Marco che lui non ha citato in cui si dimostra che Marco sostiene ciò che gli attribuisce Andrea. Ma se questi passi non ci sono, c’è poco da fare. Il bello è che il libro esiste, e chiunque abbia un minimo di voglia può verificare personalmente che cosa Maurizi realmente sostenga, se ciò corrisponda alla sintesi che lui ne fa nella sua replica ad Andrea e se e in che misura il suo pensiero corrisponda alla ricostruzione offerta da Andrea. In altri termini, la risposta argomentata di Maurizi dà la possibilità di trovare la verità, non si limita a dire “non è così, mi hai travisato”.
    Inoltre, sull’approccio olistico, come si fare a voler unire l’antispecismo “politico” (o quello di Maurizi, se preferite) con un antispecismo (quello debole) che si propone come inconciliabile con il primo? Il pensiero di Maurizi include l’approccio etico, quello di Caffo mira ad *escludere* l’aspetto “politico”, cioè quello riguardante la necessità di pensare e agire a livello sistemico (Giovanna)

    • rita ha detto:

      “Rita, se Romeo non ha capito (o ha volutamente travisato) il pensiero di Marco nel suo libro dovrà farsene una ragione.”

      Volutamente travisato? Ma come ti permetti Giovanna di fare queste supposizioni? Ma ti rendi conto della violenza implicita nell’accusare una persona di aver volutamente travisato il pensiero altrui?

      • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

        Ma quale violenza, Rita? Ho detto “non capito” o “volutamente travisato” semplicemente per citare le due opzioni teoricamente possibili, non voglio affatto insinuare che Andrea abbia travisato di proposito il pensiero di Marco. Il mio punto non era questo. Mi premeva ribadire che, in ogni caso, la risposta di Marco entra nel merito e quindi non vale quanto sostenuto ad esempio da Caffo quando dice che gli antispecisti politici non sarebbero criticabili perché ti rispondono sempre che “volevano dire altro” (Giovanna)

      • MM ha detto:

        Figurati, Giovanna, è una cosa che risale agli anni ’20 accusare i filosofi continentali di “cambiare le carte in tavola”, di dire continuamente “non hai capito” ecc. ecc. Sono trucchi un po’ logori ma sempre efficaci. Tanto chi vuoi che vada a controllare se ciò che ho scritto è veramente coerente e se sono davvero entrato nel merito? Basta dire “quello lì fa in modo di non essere mai criticato” et voilà si è creato il mito del pensatore che rifiuta le critiche. E tutti quelli che non aspettano altro perché per partito preso detestano le tue conclusioni si attaccano a questo. Ovviamente queste persone non possono essere convinte da nessuna dimostrazione. E infatti non scrivo per loro. 🙂

      • stopthatrain ha detto:

        ma tipo aspettare un’eventuale replica? O Romeo è stato già condannato dalla sacra corte?

      • MM ha detto:

        Onestà intellettuale a go-go.

        Se Caffo ironizza è legittimo. Se lo fa Maurizi è offensivo.

        Se Caffo ha un seguito che sui social network va in giro di nascosto ad offendermi da settimane sono tutti individui pensanti con la propria testa e consapevoli e onesti ed è tutto legittimo. Se qualcuno mi difende qui pubblicamente è la “sacra corte”.

        Ma per piacere.

      • stopthatrain ha detto:

        Innanzitutto con “corte” non intendevo nessuno, era una battuta, tant’è che ho scritto prima che Serena Barbara e Pasquale intervenissero a “difenderti” apparentemente dalla mia domanda. Barbara ha poi specificato che non si riferiva a me ma a qualcuno che ha scritto qualcosa su Facebook… non ci passo molto tempo quindi non ho elementi per capire. Ma vabbé.
        Detto ciò ti pregherei, Marco, di smetterla di far riferimento a Caffo nel rispondere a me. Trovo sia una cosa veramente offensiva. Specie perché sembra che ci si debba dividere in gruppetti come alle medie e il fatto che a contrapporsi siano due maschi, con le femmine che pare scontato siano tifose dell’uno o dell’altro, mi pare anche esteticamente molto brutto.
        Non so se tu ritenga che chi non ha pubblicato saggi di filosofia sia intellettualmente cosi irrilevante che ciò che dice debba essere assimilato al contenuto del pensiero tuo o tuo antagonista, evidentemente sì, altrimenti non mi spiego le ragioni per cui tempo fa hai liquidato una mia osservazione giudicandola indegna di risposta in quanto analoga ad una (diversa) di Leonardo, e adesso tiri in ballo il suo sarcasmo che giustificherei in sfavore del tuo. Non ho capito cosa c’entri. Io ho preso le sue difese quando è uscito da Asinus per ragioni delle quali non ha senso parlare qui, ma questo non vuol dire che sono la sua ancella o testimone a vita! Peraltro non mi considero allineata al pensiero dell’antispecismo debole (condivido il cuore dell’argomentazione ma non le conseguenze strategiche che Leonardo suggerisce) ma anche se lo fossi non mi metterei di certo a fare il soldatino senza cervello con la missione di attaccare te o l’antispecismo politico! Se ti ricordi presi le distanze dalle conclusioni di Al di là della natura appena lo lessi, te lo dissi subito e ne discutemmo pure molto, quando Leonardo lo conoscevo a malapena e l’antispecismo debole non era stato nemmeno formulato. Non sarà all’altezza del tuo rivale ma un po’ di rispetto potresti anche concedermelo, grazie.

      • MM ha detto:

        sta storia dei “maschietti” “rivali” con “ancelle” al seguito ha veramente rotto le scatole e che proprio tu me la metti in mezzo mi fa cadere le braccia. Potremmo evitare queste sciocchezze? grazie!

        La tua battuta sulla “corte” era veramente fuori luogo visto che su questa pagina mentre qualcuno discute nel merito del confronto tra me e Romeo c’è invece chi sostiene che io risponda “non hai capito” a prescindere e altre amenità. Dopo aver passato due giorni a scrivere una risposta quanto più analitica possibile che è sotto gli occhi di tutti è il colmo.

        Che ci sia qualcuno che avendo letto la mia risposta mi difenda da questa cattivaeria gratuita è il minimo. Che tu li etichetti come “corte” plaudente per partito preso è, di nuovo, una cattiveria gratuita. Verso me e verso loro.

      • MM ha detto:

        tra l’altro sarebbe cortese evitare anche il riferimento al fatto che non rispondo a chi non ha i titoli accademici per farlo, altra cosa offensiva che viene già abilmente cavalcata da chi ha interesse a trasformare tutto questo in una rissa senza che si possa entrare nel merito delle questioni. Ti ho già risposto l’altra volta che non mi frega niente di chi mi fa obiezioni, mi interessa cosa mi obietta. E se l’obiezione è che io sarei impegnato a fare le macumbe e prevedere il futuro e non vedrei le grande vittorie del movimento il mio interesse a questa obiezione è zero perché (1) la fattucchiera che prevede il futuro è chi parla di “grandi vittorie” dando per scontate tutta una serie di cose su cui io invece ho avanzato dubbi e a cui non si è ancora risposto: (2) in cosa consiste la vittoria? cosa esattamente colpisce la lotta allo specismo? è una lotta unitaria o una pluralità di battaglie? come vanno condotte? con quali strumenti persuasivi o di opposizione? e quando accade qualcosa che ci piace è una vittoria tattica o strategica? come si misura l’avanzamento del movimento? come ci si accorge di aver commesso errori? come si orienta la strategia? ecc. ecc.

      • stopthatrain ha detto:

        Io non parlavo di grandi vittorie né di fattucchiere, ti avevo fatto una domanda circostanziata a partire dal fatto che dall’intervista con Barbara mi pareva di intendere che non ritenessi del tutto inutile la disobbedienza civile per la battaglia specifica contro la vivisezione, ma la bocciassi come strategia politica a lungo termine in quanto ad esempio non praticabile contro gli allevamenti. Ti chiedevo allora se non pensassi fosse invece opportuna un’apertura alla possibilità che – per le ragioni che in quel commento ti ho elencato – quantomeno la sperimentazione (e non mi sembra poco, visto che parliamo di INDIVIDUI e non di numeri) la si possa combattere efficacemente e rapidamente con quell’arma. Ti chiedevo anche se in nome della compattezza della tua teoria fosse davvero il caso di prendersi la responsabilità (non diretta certo, ma per l’influenza che hai su quelli che ti leggono e cercano di impostare l’attivismo ispirandosi alla tua visione) di smorzare l’energia che c’è intorno alle, parziali, vittorie, ottenute in questi tempi (o neanche Green Hill, con tutto quello che seguirà anche in termini processuali per i liberatori, può essere considerato una vittoria?)
        Non è e non era l’obiezione che dici tu e ritengo tu mi abbia risposto del tutto a sproposito. Scripta manent e puoi verificare.

        Non so chi si stia giovando di questa situazione, o voglia soffiare sul fuoco, ma io quando parlo (di nuovo!) non lo faccio per interessi di altri e devo ammettere che non passo in rassegna tutto quello che viene scritto su facebook prima di aprire bocca, perciò trovo assurdo che mi si risponda a partire da quello che altri hanno scritto altrove.
        Con corte, infine, come ti ho già spiegato, parlavo genericamente di tribunale, riferendomi alla tua frase categorica che ti ho menzionato nell’altro commento, e non intendevo riferirmi in modo obliquo a nessuno, non è mio costume fare così.

        Puoi serenamente non crederci comunque, e dipingere il quadretto che preferisci.

        In ogni caso a me tutto ciò dispiace molto, per tutti noi e per come questa rissa appare all’esterno.

      • pasquale cacchio ha detto:

        «che Serena Barbara e Pasquale intervenissero a “difenderti” »,
        Ah ah, Eleonora, quello lì sa difendersi da solo, non ha bisogno di un Sancho Panza.
        Piuttosto devo difendermi io dall’accusa di parteggiare per qualcuno
        e di appartenere, orrendo, a un pensiero antispecista,
        ed, oh, mioddionnò, a un pensiero antispecistapolitico,
        quando io annaspo tra nebbie ben più fitte sulla natura dell’uomo.
        Una rosa blu?
        Hai mai letto ‘sta roba?
        Oddìo, temo di sporcarla.

        http://pasquale75321.wordpress.com/gattolupesco/centoni/

      • pasquale cacchio ha detto:

        e.c. Eleonora > Leonora 🙂

  9. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Leonora, ma chi ha condannato nessuno? Io ho risposto a una frase di Rita, non sono entrata nel merito di ciò che hanno scritto Romeo e Maurizi (Giovanna)

    • sacra corte, Maurizi non accetta le critiche, cambia le carte in tavola, è spocchioso, è offensivo, ce l’ha con gli animalisti, povere vittime indifese di un filosofo-mostro magari troppo antropocentrico per vedere quanto amore per gli animali…… Ma insomma volete scendere con i piedi per terra? volete iniziare DAVVERO a conoscere la società per quello che è non per quello che sognate? vogliamo iniziare a argomentare, discutere seriamente? Sta tiritera per cui Maurizi sarebbe uno snob che in fondo degli animali poco gli importa comincia a darmi i nervi. L’articolo di Romeo è il primo di questo periodo che finalmente ha proposto un dibattito serio. Non è certamente colpa di nessuno se ha male interpretato il libro di Marco, anzi qui vorrei aggiungere che Marco ha scritto DIVERSI articoli e libri e tutta la sua opera va conosciuta per poterlo criticare, laddove criticare però non vuol dire, ah sei stronzo!, vuol dire argomentare. Perchè vedete, la questione qui è seria, e se ci spendiamo in tante parole, leggo ovunque che parliamo troppo, è perchè probabilmente ce n’è davvero bisogno e se invece di ricorrere a mezzucci infantili si discutesse per davvero saremmo tutti già un passo avanti.
      In merito ancora a Romeo, ho letto la risposta di Marco. Si è duro, poco cordiale e può apparire spocchioso. Ma ci vogliamo fermare sempre alla sensazione personale e mai al contenuto? Cosa si insinuerebbe dunque che Marco dice cazzate e si inventa di volta in volta la sua stessa idea di antispecismo? Quello che posso aggiungere infine, è che i testi di Maurizi sono semplici e scorrevoli ma molto molto articolati e soprattutto presumono qualcosa che sfugge: la conoscenza delle scienze umane.
      Tra un tranquillone simpaticone che dice cazzate e uno stronzo profondo e rivoluzionario preferisco decisamente il secondo.

      • Serena ha detto:

        Non ho trovato Marco poco cordiale. Ha impiegato ORE per rispondere, prendendo molto sul serio le critiche che ha ricevuto. Non è da tutti. Specialmente nell’antispecismo. I suoi attacchi, che sono innazitutto TEORICI e qualche volta attingono a un’ironia che io trovo deliziosa, sono PUBBLICI: chi ha argomenti può rispondere. E’ quando gli argomenti scarseggiano che li sostituisce col varietà, o col pettegolezzo più maligno, magari sui social network: chissà perché da quelli le anime sensibili non sono minimamente turbate.

      • MM ha detto:

        No ma soprattutto nel gentile articolo di Romeo siamo stati tutti gentilmente definiti “violenti”, “dogmatici”, gente che “pensa al proprio ego”, che porta avanti una “metafisica bella e buona” senza accorgersene ecc. ecc.

        Un po’ come il famoso macellaio dei Monty Python 😀

        La prossima volta scriverò mezzo articolo di elogi e l’altra metà dico quello che penso 🙂

    • pasquale cacchio ha detto:

      “Sta tiritera per cui Maurizi sarebbe uno snob che in fondo degli animali poco gli importa comincia a darmi i nervi. L’articolo di Romeo è il primo di questo periodo che finalmente ha proposto un dibattito serio. ”

      Sfido qualsiasi lettore a trovarmi chi ha scritto di animali in maniera più appassionata e commovente di Marco Maurizi negli ultimi vent’anni.
      (Perché solo Ceronetti c’è prima di lui.
      Singer, Regan, Coetzee… sembrano ragionieri a confronto).
      Eh eh, sto parlando di sentimenti. 😉

      E sfido a trovarmi chi ha scritto di antispecismo in maniera più rigorosa, più sistematica, con più onestà intellettuale (e quindi con più studio, studio, studio) ed, ehm, con più pazienza nel rispondere anche a obiezioni, pietà di me, idiote.

      Che non sono quelle di Andrea Romeo: si è rivelato l’unico che è entrato nel merito di alcune questioni di “Al di là dalla natura”, provando a toccare il tema dell’origine dello specismo.
      Tema scottante che mi ricorda il dibattito ormai secolare sull’origine delle lingue
      e della musica, basato su quattro crani a distanza di migliaia o decine di migliaia di anni l’uno dall’altro e su qualche bruciatura sul lastricato di qualche villaggio polacco, indostano o etiope.
      “Al di là della natura” è un concentrato di temi filosofici, antropologici, sociali e culturali.
      In ogni angoletto di capitolo si possono trovare spunti per nuove riflessioni e critiche.

      • pasquale cacchio ha detto:

        oops
        mi scuso con gli onorevoli, pazienti, meticolosi ragionieri,
        ma hanno loro affibbiato il significato di prosaici, freddi, apatici…,
        in compagnia di molti animali che hanno subito la stessa sorte 😦

  10. stopthatrain ha detto:

    scusate ma tutta questa levata di scudi mi pare un tantino esagerata, visto che avevo scritto solo 10 parole, a Marco, stupita che fosse già saltato alla conclusione che nessuno andrà a controllare i testi e a verificare la pertinenza della sua replica a Romeo. Può essere che questi voglia a sua volta replicare, o argomentare più a fondo, o motivare meglio quello che ha scritto. Non vedo allora le ragioni per mostrare (ulteriore) sprezzo nei suoi riguardi. Non capisco poi perché la teoria dell’antispecismo mauriziano sembri una sorta di fortino, cui si avvicinano ogni tanto nemici da abbattere, e non qualcosa da poter problematizzare e su cui poter dibattere liberamente a beneficio di un, alto, fine comune. Mi era anche parso, dal primo commento all’articolo di Andrea, che Marco si sarebbe volentieri confrontato con una critica finalmente articolata (parlo di lui in terza persona visto che avete risposto voi, Barbara, Serena e Pasquale al suo posto) e allora non vedo perché dare per scontato che sia finita qua. Scusate l’ardire! 😀

    • MM ha detto:

      sai Leonora quando vedi su FB dei commenti di gente (che probabilmente manco ha letto l’articolo) tipo: “non lo sa più nemmeno lui quello che pensa” il sospetto ti viene, no? 🙂

      E infatti non mi riferivo a Romeo ma ai fans dell’antispecismo caffiano per i quali la verità eterna è stata detta. E, cito, “io avrò torto. Per sempre” 🙂

    • leonora la “levata di scudi” non riguarda te in particolare e non si tratta di levare scudi ma di replicare a certi atteggiamenti e commenti che davvero lasciano sbigottiti. in merito all’articolo di Romeo mi pare che sia stato accolto da tutti, soprattutto da Maurizi come un articolo degno di rispetto e molto serio. nessuno dei cosiddetti antispecisti politici ha mai scritto qualcosa contro Romeo, anzi!! dunque non vedo proprio il problema 😀 Sicuramente Romeo risponderà poichè da quello che scrive risulta una persona intelligente e sensibile, capace e precisa, dubito, e spero, che avrà remore o che prenderà come un “attacco” la risposta di Marco. Sempre che questi dibattiti non risultino stucchevoli ai più e non meritevoli di attenzione…….
      Per inciso, almeno parlo per me, non “difendo” Marco, sa gestirsi le sue relazioni benissimo e anche se così non fosse problema suo, io difendo quello in cui credo, che come già mi è capitato di dire, trova nelle teorie di Maurizi una fortissima affinità e conferma. un ultima cos: magari si iniziasse seriamente un confronto in merito alla teoria dell’antispecismo politico!! ne sarei felicissima!!

      • stopthatrain ha detto:

        ok allora siamo d’accordo. Solo che penso che Andrea si meriti che prima di dire che “ha interpretato male” la teoria di Marco aspettassimo una sua eventuale replica, visto che, come dici anche tu, si è dimostrato persona precisa e attenta.

    • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

      Fortino? Nemici da abbattere? Ma dove? Mi sembra che siamo stati tutti contenti di leggere finalmente una critica argomentata (quella di Andrea) e mi sembra che Marco abbia risposto entrando nel merito. E se ci sarà un’ulteriore replica di Andrea, ben venga. Dove sarebbe il fortino, scusa? (Giovanna)

      • stopthatrain ha detto:

        mi riferivo alla celerità con cui non appena arrivata la risposta di Marco Andrea è stato etichettato come uno che non ha capito o che ha volutamente travisato. Mi pare un atteggiamento da tifosi.

      • MM ha detto:

        mentre la celerità con cui si è scritto che “io cambio le carte in tavola” e “non so nemmeno io più di che parlo” è normale dialettica?

        Tra l’altro NESSUNO qui ha dato per scontato che avessi ragione io e Romeo torto se hai il tempo e la pazienza di leggerti i post precedenti vedrai che si è risposto a RITA e nessuno ha tirato in ballo Romeo.

        Poi oh chi vuol capire capisce, scripta manent.

      • Serena ha detto:

        No, Leonora, è che alcuni dei travisamenti di Romeo sono così grossi che bisognerebbe coprirsi gli occhi con due mozzariselle per non vederli. Ad esempio, tocco una questione che Marco nella sua risposta non ha approfondito ma che a te sta abbastanza a cuore (gli argomenti indiretti, che l’antispecismo debole mette fuori gioco ma che tu consideri utili e anzi necessari da un punto di vista strategico).

        Scrive Romeo:

        […] La dimensione della nutrizione piuttosto che quella dell’ambiente, dell’etica o politica può essere usata ad hoc, in modo strategico. Infatti – cosa non considerata dall’antispecismo politico ad esempio – da un punto di vista olistico non si può non considerare l’aspetto simbolico.

        Ma che sta a dì? Marco mina alla radice la stessa contrapposizione rigida tra argomenti diretti e argomenti indiretti e non è certo l’unico. Nibert, che è stato tradotto di recente anche su Liberazioni, insiste proprio sulla questione della nutrizione… Sta esattamente dall’altra parte il netto rifiuto di argomenti di questo tipo.

        Non sono mica scema del tutto, eh. E tanto meno femminuccia 😛

      • stopthatrain ha detto:

        Serena non sono d’accordo: per come la leggo io qua Romeo non sta imputando all’antispecismo politico il fatto di non considerare che l’uso degli argomenti indiretti possa essere funzionale alla liberazione, ma sta dicendo, diversamente da quello che sostiene Marco, che anche un cambiamento di alimentazione all’apparenza fine a se stesso, dettato da un moto personale di rifiuto della violenza, anche privo di consapevolezza politica a lungo termine, possa avere positive ripercussioni simboliche a livello sociale, aprendo la possibilità ad un avanzamento che non necessariamente segua un percorso razionale ed uno sviluppo preordinato. Anzi è esattamente il contrario di quello che scrive Marco nella disputa sugli argomenti indiretti, dove questi sono inseriti entro una finalità più ampia della liberazione animale, in una proposta di trasformazione sociale e politica che comprende anche gli animali non umani, quindi in un’ottica altamente consapevole.
        MA comunque, ripeto, non entravo nel merito della validità della contestazione di Romeo, solo mi pareva che fosse stato liquidato un po’ troppo sbrigativamente come uno che ha capito male o voluto capire male. Comunque mi auguro che replicherà, così ci togliamo il dubbio 😉

      • Serena ha detto:

        Nono, come ti ha fatto notare anche Giovanna, Romeo più sotto parla esplicitamente di strategia (“È il veganismo base della strategia di liberazione? Dipende. Come detto, una dimensione olistica non crea scale di valori, guardando alla realtà con una visione complessa e non atomistica. La dimensione della nutrizione piuttosto che quella dell’ambiente, dell’etica o politica può essere usata ad hoc, in modo strategico”). Comunque, l’antispecismo cosiddetto politico ha perfettamente chiaro che anche homo sapiens è un animale, e non mi pare proprio che Marco escluda che un rifiuto della violenza all’apparenza fine a se stesso possa avere ripercussioni positive (penso soprattutto al testo Alcuni errori tattici e strategici ma anche all’intervista servi e padroni). Il guaio è quando diventa violento o identitario a sua volta, ma l’atto con cui il singolo libera se stesso è già liberazione animale. Forse questo tema è più forte in Sabonmatsu e in Nibert (e anche in Filippi, che recentemente in un’intervista audio ha detto qualcosa come “la liberazione animale è già in atto, anche a tavola coi nostri pasti vegani”), ma pure questi sono considerati “politici” e dunque non vedo proprio come si possa sostenere che la dimensione simbolica è stata completamente ostracizzata, se non con un grosso fraintendimento.

  11. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Leonora, se leggi bene, io ho scritto “SE Romeo non ha capito ecc. ecc.”. Non l’ho dato per assodato. E ho anche aggiunto che la partita potrebbe non essere finita qui, se Romeo dimostrerà che Maurizi ha torto entrando nuovamente nel merito. Rispondevo a Rita che sembrava lamentarsi del fatto che le argomentazioni di Romeo fossero state confutate con altrettante argomentazioni (Giovanna)

    • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

      E questo è un dibattito argomentato, e se condotto secondo le regole bisogna accettarne le conclusioni anche se possono non piacere (questo e solo questo era il senso della mia replica a Rita, non dire che Romeo ha equivocato o travisato o chissà che altro) Altrimenti sì che si entra nel campo delle tifoserie, delle posizioni per partito preso aldilà di qualsiasi evidenza e con sprezzo della logica, dello scontro tra “visioni del mondo” (?) che rende impossibile qualsiasi sincero e leale confronto teso alla ricerca della verità, obiettivo che dovrebbe accomunarci tutti (Giovanna)

  12. rita ha detto:

    @Marco, ma proprio tu vieni a farci lezioncine di normale dialettica?
    Non farmi ridere, dai, uno che paragona un suo collega alla truffatrice Vanna Marchi e che insinua che farebbe del populismo animalista per ottenere facili consensi ha perso ogni credibilità sotto il profilo di un rispettoso argomentare.
    Due pesi e due misure dunque?
    Una battuta non ti va giù, mentre tu puoi permetterti di insultare?
    Solo a te è concesso fare sarcasmo?
    E no, se lo fai, aspettatelo anche dagli altri.
    Dici bene, scripta manent. Per fortuna! 🙂

    • Serena ha detto:

      Ti consiglio, Rita, il Dictionnaire des injures littéraire, uno spassosissimo (e corposissimo) testo dove sono raccolti gli epiteti che nei secoli scrittori che noi adoriamo si sono reciprocamente scambiati: forse la tua sensibilità ne uscirebbe rafforzata. Però adesso basta co’ ‘sta storia, o comincerò a pensare che quando si insiste tanto sul “rispettoso” è perché manca l'”argomentare” 😀

      E Marco, tu piantala di attaccare pubblicamente i tuoi bersagli teorici, così che tutti possano seguire il dibattito. Sii educato! Sorridi a tutti, e poi vai in giro a denigrarli nelle maniere più volgari sulle bacheche facebook. E bannali, così che non possano più difendersi! E’ così che si fa, non sei aggiornato? Si vede che è da tempo che non frequenti l’ambiente accademico.

      • rita ha detto:

        A me non interessa rafforzare la mia sensibilità Serena, mi sta bene così com’è. 🙂
        Piuttosto mi piacerebbe che quella degli altri si affinasse un po’, ma mi rendo conto che non si può avere tutto dalla vita. 🙂

        Comunque, se non altro per curiosità, cercherò questo dizionario di cui parli. 😉

    • MM ha detto:

      Rita hai una predilezione per l’insieme dei numeri dispari? Vediamo:

      Caffo ironizza (1) = normale dialettica
      Maurizi ironizza (2) = grave offesa
      Romeo dice che Maurizi è “violento”, “dogmatico”, “metafisico”, “terrorizza” ecc. ecc. (3) = gentili e garbate osservazioni
      Maurizi lo contesta e gli fa notare che non è imparziale (4) = gravissima e spocchiosa offesa
      I fan di Caffo sbeffeggiano Maurizi dicendogli che cambia le carte in tavola e bla bla bla (5) = simpatici scherzi che ci possono stare
      Maurizi si difende (6) = che rosicone, non gli si può dire niente…

      Aò, mica siamo tutti fessi qua eh

      Poi come ti è stato già fatto notare la Marchi era una televenditrice prima che una truffatrice, evidentemente il mio riferimento era a quello.

      Infine, sì, se io penso che ci sia del populismo e lo ARGOMENTO (non “insinuo”) posso farlo oppure devo chiedere il permesso ai fan di Caffo che se la prendono a male? Anche perché se uno vuole può rispondermi contro-argomentando.

      Oppure sbeffeggiandomi di nascosto su FB.

      • rita ha detto:

        Marco, tu non hai semplicemente ironizzato, tanto che in altra sede hai anche ammesso di aver lanciato almeno una frecciata intenzionalmente, e il video è venuto dopo.
        Mi riferisco a quando scrivi che Caffo farebbe “teoria” infarcendola di pseudo poesia che ammicca allo sguardo del maiale (o degli animali in genere) per ottenere facili consensi.
        Questa non è ironia, manco per niente. Queste sono offese.

        Il video è venuto dopo.

        Vanna Marchi è stata anche una nota truffatrice, la gente la ricorda anche per questo. E comunque era un personaggio orribile, volgare, grottesco. Me la chiami ironia?
        Al massimo è sarcasmo e anche di quelli belli caustici, non ironia.

        Ci tengo inoltre a specificare che non sto difendendo Caffo per partito preso, ma per semplice amore di giustizia. Quindi ti prego di smetterla di definirmi fan di Caffo, non sono mai stata fan di nessuno, nemmeno a 15 anni. Tanto che ho sempre continuato (ma tu vedi solo quello che vuoi vedere) a rendere merito anche a te, relativamente al tuo lavoro. Non ho mai mancato di citarti o di suggerire i tuoi saggi, quindi non sono fan di Caffo a prescindere. E anche questa tua maniera di definirmi fan di qualcuno credi che non sia offensiva? Come se non avessi una mia capacità critica e un mio pensiero, il quale, peraltro, non rispecchia manco per niente in tutto e per tutto l’antispecismo debole. A grandi linee sì, sicuramente posso definirmi un’antispecista debole, ma questo non fa di me una fan con gli occhi bendati.
        Tanto che io spesso scrivo cose diverse, cose mie, che non c’entrano niente né con l’antispecismo debole, né con quelli di orientamento politico.

        Ad esempio ho una concezione del mondo abbastanza pessimista, un misto tra quella di Leopardi e von Trier, se vogliamo, solo che anziché spegnermi nel nichilismo, mi attacco all’ancora di salvezza dell’affratellamento di tutti i viventi; vedo la natura come un generatore continuo di orrore e morte (e non parlo nemmeno dello sfruttamento o della logica del dominio sociale), ovunque prede che vengono mangiate da predatori, ovunque disperazione, malattia, angoscia. Le mie riflessioni antispeciste dipendono molto anche da questi pensieri. Quindi fan di nessuno, se non di quello che la mia mente elabora, certamente prendendo spunto da tanti autori, compreso te, caro Marco.

        Beh, chiudiamola qui (o almeno la chiudo io qui), cerchiamo tutti di essere un pochino più rispettosi l’uno dell’altro, anche nella divergenza di idee e vedrai che ne uscirà fuori anche qualcosa di molto più costruttivo.

      • MM ha detto:

        Chissà perché dimentichi sempre di citare l’antefatto di tutto questo: ho proposto una confutazione di Caffo mesi prima che uscisse il suo libro e le mie argomentazioni sono state ignorate nel libro. Ho ri-confutato le stesse tesi con un testo più lungo e argomentato del precedente e di nuovo nisba. Questa è serietà? questo è rispetto? O una furba presa in giro? La famosa intervista è venuta dopo che per settimane (in realtà mesi se si conta il primo testo) le mie critiche sono state ignorate. La partigianeria ha decisamente poca memoria (compreso dimenticare che Caffo ha definito “coglioni” metà dei membri della redazione perché non hanno studiato logica formale e sono troppo scemi per capire il suo libro…).

        E poi ridimensioniamo questo oltraggio terribile dell’intervista. A parte il fatto che quella “frecciatina” è, di nuovo, quello che penso e non capisco perché non devo dirlo. Ma poi, in quel caso, non ho voluto essere esplicito non solo perché penso che quello della pseudo-poesia animalista sia un fenomeno più ampio ma proprio per non offendere nessuno direttamente. E mi si rinfaccia che fosse una frecciatina e non andava bene. Poi dico quello che penso direttamente e non va bene nemmeno quello. Insomma bisogna solo dire le cose che pensi tu e addirittura COME le diresti tu, altrimenti sono tutte “offese” e mancanza di sensibilità. Alla faccia della tolleranza!

        E cmq non mi pare di averti definita “fan di Caffo” anche se so benissimo le cose che scrivi di me alla “corte caffiana” (cit. Leonora) quando pensi di non essere letta. E questo fa MOLTA tristezza. E con questo la chiudo qui anche io.

  13. rita ha detto:

    Poi, una volta per tutte.
    Non ho mai parlato di visioni del mondo, ho detto che dalle diverse prospettive con cui si guarda la realtà (o si sceglie di guardare la realtà) possono discenderne diverse interpretazioni o visioni, sì, della stessa, ma il punto è la prospettiva, non la visione in sé e per sé.

    L’ho spiegato cinquecento volte.

  14. rita ha detto:

    Marco, io ho la bacheca pubblica, chiunque può leggermi, quindi non scrivo mai cose pensando “di non essere letta”.
    Quello che penso lo dico senza nascondermi, altrimenti appunto non lo scriverei pubblicamente, sapendo di avere una bacheca pubblica, ti pare?

    Fan di Caffo mi ci hai definita eccome, ma trasversalmente, o pensi che sia scema?

    E guarda che sei abile nel rigirare la frittata, secondo te una persona che si sente offesa dalle tue frecciatine e dal tuo sarcasmo caustico (che, per inciso, non ho notato di certo solo io) e te lo fa notare sarebbe intollerante? 😀

    • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

      Quanto alla pseudo-poesia sullo sguardo del maiale, Rita, lo vuoi capire che questo è ciò che Marco pensa e ha tutto il diritto di dirlo? Se nel pensiero di Caffo Marco ravvisa del populismo e spiega perché, questo non è un insulto! (Giovanna)

    • MM ha detto:

      Niente, proprio non c’è speranza.

      Facci il piacere: tu invece sei molto abile a glissare sempre sulle domande e le osservazioni che mettono in questione la tua posizione e ripetere all’infinito le stesse cose (false o almeno mai confutate) prendendo per stanchezza l’interlocutore. E infatti sì in effetti mi hai stremato: guarda hai ragione tu!

      buona vita

    • Serena ha detto:

      Eh, ma quelle cose mica le ha dette pubblicamente…quindi in pratica non le ha mai dette!

  15. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Leonora (ti rispondo qua perché non mi fa rispondere sotto il tuo commento), innanzitutto ribadisco che io non ho AFFATTO dato per scontato che Romeo avesse equivocato ecc. e se leggi bene le mie parole non potrai che rendertene conto. Anzi, io non sono proprio entrata nel merito delle argomentazioni di Romeo se non per la parte che riguarda la sua pretesa di unire i due antispecismi. Per entrare nel merito dovrei andare a rileggermi il libro di Marco (cosa che non escludo di fare, prima o poi) e confrontare i due articoli, proprio perché sono una persona che pensa con la propria testa o perlomeno ci prova e non si affida ad altri che le dicano che cosa pensare. Come ti ha spiegato Marco, rispondevo a Rita alla quale sembra che neppure una replica argomentata nel dettaglio vada bene se sostiene tesi che a lei non piacciono.

    In secondo luogo, sul veganismo nelle parole di Romeo, ma hai letto bene? Riporto:

    “La questione è “il veganismo” è conditio sine qua non per il raggiungimento della liberazione degli altri animali? La risposta è si, una condizione fondamentale tra le tante, non l’unica. Non essendo l’unica, ma una tra le tante, significa che infatti si può decidere di non diventarlo subito, anche se, in una prospettiva di liberazione animale, volente o nolente sarà una condizione con cui prima o poi bisognerà fare i conti (glielo diciamo a chi lotta con noi che l’obiettivo e’ la chiusura degli allevamenti, o gli facciamo la sorpresa quando finalmente – se mai ciò avverrà – saremo tutti liberi? Glielo spieghiamo prima che non ha bisogno di latte per le sue ossa o aspettiamo che ci pensi qualcuno dopo? Ma non si rischia di fargli venire un infarto per la brutta sorpresa?).
    È il veganismo base della strategia di liberazione? Dipende. Come detto, una dimensione olistica non crea scale di valori, guardando alla realtà con una visione complessa e non atomistica. La dimensione della nutrizione piuttosto che quella dell’ambiente, dell’etica o politica può essere usata ad hoc, in modo strategico.”

    Tutto ciò mi sembra la NEGAZIONE dell’antispecismo debole che non vede il veganismo come un punto di partenza, un punto intermedio, o un punto di arrivo (un punto di arrivo lo sarà sicuramente, se gli animali li libereremo davvero), ma come un imperativo morale assoluto nonché la PRECONDIZIONE per poter stringere qualsiasi alleanza. Quindi, qui Romeo mi sembra stia parlando di ciò che Maurizi e altri sostengono da tempo. In secondo luogo, il bisogno di latte per le ossa? Visione complessa? Dimensione della nutrizione piuttosto che quella dell’ambiente, ecc. da usare ad hoc in modo strategico?? Questo a me sembra antispecismo mauriziano. Per Caffo tutto ciò (argomenti indiretti) è assolutamente vietato! (Giovanna)

    • stopthatrain ha detto:

      Giovanna e Serena, anche rileggendo gli articoli citati continuo a pensare che Romeo voglia suggerire un atteggiamento più conciliante nei confronti di ritiene di combattere per la liberazione animale anche solo con la diffusione del veganismo, considerando anche questa una strategia valida, entro una sinergia di approcci a vari livelli. E’ l’opposto di quanto sostiene Maurizi che, ponendo l’accento continuamente sul rischio identitarismo, non può ammettere tale approccio minimale e “soltanto per loro”:
      “Se il messaggio si concentra sulla diffusione del veganismo come stile di vita individuale piuttosto che sull’idea che sta alla sua base (sviluppare la sensibilità per l’alterità in ogni sua forma – anche umana, un’immaginazione per l’invenzione di nuovi rapporti che non potranno che essere sociali, inter-soggettivi e ultra-soggettivi, il senso del limite e dell’umiltà di specie, ecc.) confonde la conseguenza con il presupposto, l’effetto con la causa. Ciò che deve essere compreso non è che non mangiamo carne o rinchiudiamo animali in gabbia, ma il motivo per cui non lo facciamo. E il motivo per cui non lo facciamo è che cerchiamo di prefigurare oggi quel che potrà essere fatto domani solo da una società che abbia finalmente messo fine alla legge della sopraffazione (anche tra umani).”

      Che poi la posizione di Romeo sia lontana da quella di Caffo mi pare chiaro, credo intendesse suggerire una terza via, meno ideologica e chiusa di entrambe.

      • Badu ha detto:

        Leonora io penso però che non si metta in discussione il veganismo come scelta individuale e collettiva bensì che lo si intenda come strategia di azione finalizzata alla liberazione animale. è innegabile che il confine tra queste due dimensioni è sottile e labile. nessuno si oppone al veganismo anzi!! siamo tutti vegani. è proprio alla base che si propone un approccio differente. c’è anche da dire, e forse grazie proprio agli antispecisti politici (chissà) che negli ultimi due anni anche gli obiettivi began sono cambiati molto rispetto al passato…. credo di aver toccato questo tema da una prospettiva diversa nel mio ultimo articolo, ma non so se sono riuscita a chiarire meglio alcune sfumature.

        E il motivo per cui non lo facciamo è che cerchiamo di prefigurare oggi quel che potrà essere fatto domani solo da una società che abbia finalmente messo fine alla legge della sopraffazione (anche tra umani).”
        sono perfettamente d’accordo, ma ci sono molte modalità di comunicare questi presupposti 🙂

      • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

        Leonora, a costo di beccarmi di nuovo della “tifosa”, continuo davvero a non vedere dove sia la chiusura ideologica nel pensiero di Maurizi. Tutto ciò che dice al movimento è: 1) attenzione che il veganismo da solo non è SUFFICIENTE (non dice che è il MALE) 2) per questo è opportuno che UNA PARTE ALMENO del movimento cominci a pensare ANCHE ad altro, e cioè: strategie più “sistemiche”, fissazione di obiettivi di medio/lungo termine, fissazione di criteri di verifica del grado di raggiungimento degli stessi; 3) siccome il sistema non lo cambi in quattro gatti e siccome l’uomo è un animale quanto gli altri è necessario stringere alleanze con altri movimenti di liberazione “umanisti” a seconda dei casi e delle necessità, quindi apertura verso l’Altro, rifiuto della “purezza vegan” a ogni costo. Quanto all’identitarimo e al moralismo degli animalisti, quella semmai è la pars destruens. E anche lì, possibile che sia solo io a notare un ripetersi ossessivo di slogan e di tattiche sempre uguali? Sono solo io a notare un malcelato – e fastidioso – autocompiacimento nel sentirsi dalla parte “giusta” dell’umanità? Solo io ho la bacheca di facebook inondata di “go vegan!” dalla mattina alla sera? E solo io leggo ogni tre per due commenti contro quei feroci assassini degli onnivori che si ostinano a non voler capire? Davvero non vedi un problema di identitarismo animalista? (Giovanna)

  16. Francesco S. ha detto:

    Da “avversario politico” vi propongo un termine per definire i forcaioli “anti-umanisti”, contrari alla violenza, che può essere anche psicologica (vedi l’imposizione di idee, dividere in buoni e cattivi), verso gli animali tranne che verso l’homo sapiens. Prima di conoscere Yourofsky avevo abbastanza stima degli animalisti, li vedevo come pacifici sognatori. Dopo ho iniziato a combatterli con il razionalismo.

  17. devetag ha detto:

    E poi, aggiungo: le critiche di Maurizi agli animalisti sarebbero un attacco che fa male al movimento. Possibile che invece non ci sia chi capisce che sono preziose per cominciare a correggere la PESSIMA immagine di sé che da sempre l’animalismo offre al mondo esterno? E questo non sarebbe un problema? Per me è IL problema!

    • pasquale cacchio ha detto:

      …e liberarli dallo scherno di cui sono vittime in qualsiasi bar del mondo appena pronunzi la parola animalista 😉

      • devetag ha detto:

        Eh sì, ma tanto che importa se suscitiamo scherno o fastidio al solo sentir nominare la parola? Mica serve chidersi il perché e chiedersi se non siamo un tantinello fallimentari nei nostri metodi. Non è mica un problema, questo, se vogliamo cambiare la società, vero? E poi, soprattutto, è colpa degli altri che sono cattivi e insensibili…autocritica MAI perché indebolisce, è questo l’importante.

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