Lettera a un padre

di Marco Maurizi

hi-chimpanzee-03-tiff-6col

Pubblichiamo un estratto dal libro di Marco Maurizi, Asinus Novus. Lettere dal carcere dell’umanità (Ortica, Aprilia 2012). Ringraziamo Francesca Rizzi per l’amorevole trascrizione!

Caro papà,

può sembrare strano che io ti scriva una lettera dopo tutti questi anni e senza un motivo apparente. Ancor più strano che io ti scriva non di me o del tempo che ci separa, bensì degli animali, nei cui confronti per quanto riesca a ricordare, non hai mai avuto particolare simpatia. In realtà, parlando di loro, forse ti parlerò proprio di me e del tempo che ci separa. Cosa diresti infatti oggi se avessi potuto assistere alla metamorfosi di tuo figlio? L’ultimo tuo sguardo si posava su un adolescente mediamente “normale”. Oggi quel ragazzo fa il filosofo, scrive saggi su Marx e , per di più, è vegano. Un disastro. Non riesco ad immaginare nulla di più lontano da ciò in cui credevi, da quello che eri e sentivi. E allora vorrei provare a spiegarti cosa è successo, perché quel figlio che hai conosciuto è lo stesso che ora ti scrive e, anzi, pensa di essere giunto a se stesso solo dopo essersi lasciato alle spalle la crisalide di una troppo comoda ma asfissiante “normalità”.

Parliamo di animali, dunque. Perché, diciamocelo, un figlio “comunista” tocca in sorte anche alle migliori famiglie. E il “filosofo”, anche se strampalato, può anche fare una buona impressione tra parenti ed amici, sempre che le sue quotazioni accademiche non scendano troppo in basso. Ma perché smettere di mangiare carne? Questo, lo so , non l’avresti mai capito.

Per quanto la mia memoria si spinga indietro nel tempo non c’è mai stato un momento della mia vita in cui non avessi questo sia pur vago desiderio di non mangiare animali. Mi piacevano, come a tutti i bambini. Ma mi piacevano vivi ! Perché mi incuriosivano, mi intenerivano, insomma, trovavo bello osservarli da lontano, poterli guardare negli occhi e, magari, giocare insieme a loro. Pensavo che sarebbe stato bello non ucciderli per mangiarseli se c’era un’alternativa. Ricordo che un giorno te lo dissi ma la tua sbrigativa risposta, e più ancora il tono che non ammetteva repliche, mi convinsero per molti anni del contrario. Oggi qualcuno mi dice che se avessi un figlio non dovrei “imporgli” di essere vegetariano. E la cosa mi fa sorridere. Già, chissà perché la tua imposizione di allora verrebbe invece considerata lecita, anche se facevi violenza alla mia sensibilità di bambino. Non intendo accusarti per questo. Sicuramente pensavi di fare la cosa giusta per me e l’idea  che si potesse fare qualcosa di giusto anche per gli animali non poteva che apparirti assurda. Perché lo è. In un mondo in cui l’uomo immagina di essere al centro dell’universo e che tutto gli sia dovuto, che ogni cosa esista o possa essere sacrificata per il suo diletto, pensare il contrario significa ragionare sottosopra.

C’è anche una giustificazione razionale a tutto ciò: l’uomo si è guadagnato nella lotta per la sopravvivenza il proprio posto di supremazia e come gli animali si mangiano a vicenda, come loro non esiterebbero a divorarci se ne avessero’ l’opportunità, così noi facciamo con loro. Se il ricordo non m’inganna anche tu dicesti qualcosa di simile. Che dire? Si tratta di un ragionamento che potrebbe convincere solo un bambino. Basta chiedersi come mai mangiamo solo degli animali inermi, erbivori, che mai potrebbero farci del male, per capire che qualcosa non quadra. Ma poi, anche ammesso che quel ragionamento fosse giusto nelle premesse, lo sarebbe anche nella conclusione? Perché sarebbe giusto fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi?

Ovviamente un bambino non sa nulla di tutto questo. Per me era sufficiente vedere la bellezza  di una gallina spelacchiata che seguiva le sue misteriose traiettorie nel cortile o di un coniglio che ansimava in un modo buffo e incomprensibile in una gabbia per farmi pensare che mai avrei alzato la mano su di loro. Quel cortile e quella gabbia dovevano essere la loro casa, non la loro prigione. Quanta verità può esserci nel pensiero di un bambino? Diventi adulto se ti convinci che da bambino eri in errore. E quanta fatica per convincersi poi, da adulto, di aver invece avuto ragione durante l’infanzia. Così per essere finalmente nel giusto devi aver avuto due volte torto.

Alle volte mi è capitato di sentirmi dire che “i vegetariani devono aver subito qualche choc infantile”. Solo così alcune persone possono spiegarsi perché qualcuno possa fare una scelta così assurda, così  controtendenza rispetto alla gente “normale”. Siamo malati, si dice, “troppo” sensibili. Nel mio caso, per sfortuna di costoro, non fu così. Ricordo che la prima volta che pensai di diventare vegetariano fu durante una trasmissione di Enzo Tortora. Qualcuno stava presentando dei prodotti sostitutivi della carne, seitan, e tofu, credo. Fu davvero uno choc, anzi una rivelazione: potevo vivere in pace con i miei amici animali! Cattiva maestra televisione.

Ma devo confessare che uno choc violento lo vissi davvero, anche se molti anni più tardi. Mi portasti in quella fattoria dietro casa, dove evidentemente andavi ogni tanto a comprare cose “genuine”. Quel giorno venni anch’io con te e ordinasti un pollo o una gallina, non ricordo bene. Osservai l’uomo che entrava nell’aia e afferrava una di quelle povere bestie (in base a cosa aveva scelto? Aveva esitato? Aveva preso a casaccio nel mucchio? E loro, come avevano vissuto quegli attimi eterni prima della morte? Non sapevano ancora nulla dei campi di concentramento ma avevano già imparato che la morte programmata seleziona gli individui con spietata leggerezza  dopo averli ridotti a “numeri”, sostituibili all’infinito). L’animale , immobilizzato per le zampe, venne portato a testa in giù in una stanza semi-illuminata, dove riuscivo a scorgere un enorme macchinario di metallo. L’uomo sparì nella stanza e così l’animale. La macchina venne messa in funzione e il suo rumore sinistro si impresse da qualche parte nella mia mente. Oggi ricordo solo l’impressione agghiacciante che ne ebbi. L’odore nauseante della morte mi invase quando capii che era il suo sangue, residuo di una qualche “lavorazione” che ci avrebbe permesso di avere il suo cadavere pulito e impacchettato per il pranzo. Fu allora che ti chiesi il perché di tutto cio’. Quella vita che si era spenta davanti ai miei occhi rendeva quella bella domenica meno bella e spensierata. La risposta che mi desti fu abbastanza convincente da farmi mangiare quel triste pasto, probabilmente senza rimorsi. Ma non mi portasti più in quella fattoria.

Anche se questa vicenda non fu la causa della mia decisione di non uccidere più animali, mi chiedo: anche ammesso che fosse stato così, cosa ci sarebbe stato di male? Perché un bambino dovrebbe reagire con freddezza e distacco di fronte ad una vita strappata in quel modo? (e non esistono modi “umanitari” per strappare la vita dalle viscere di un animale). E perché se il bambino prova una sensazione di disagio di fronte all’uccisione di un animale, l’adulto non dovrebbe?

Diventare adulti è un esercizio di oblio. Si perde memoria delle paure, dei dolori e dei rancori di un tempo anche se le loro tracce non scompaiono mai completamente dall’animo di chi cresce. Ma anche le gioie e i piaceri dell’infanzia sembrano inaridire dietro la maschera sociale dell’età adulta. Peggio: ciò che era lo smisurato piacere del gioco infantile trapassa come stregato e incattivito nei sollazzi dei “grandi”. Se il bambino gode infinitamente perché la sua coscienza ancora non conosce il senso del travalicare quello stesso limite così faticosamente acquisito. Per questo nel passaggio dall’una all’altra stagione della vita si riesce a stabilire un rapporto equilibrato con gli altri animali. Li vediamo sempre troppo da lontano, sopra o sotto di noi. Da bambini, l’ansia di colmare  questa distanza, il fastidio, forse, per quella loro misteriosa completezza, ce li rende difficili, impenetrabili. Da adulti, li abbiamo già ridotti a cose del mondo e come tutte le cose del mondo  ci sembrano poco interessanti e degni di attenzione. Ciò che il bambino dimentica in questo passaggio all’età adulta è la magia che sprigiona dal corpo dell’animale, quel sinuoso enigma che affascina e atterrisce , di cui l’abracadabra umano non è che la volgare copia. Perché il bambino sa, per un’intensa viscerale polimorfia, che la vera magia è proprio lì, dietro quegli sguardi elusivi, quei musi, quelle zampe, quelle ali addestrati ad una sublime normalità. Ogni altro incantesimo ne deriva come una sorgente infinita. Il bambino attenderà sempre che il cilindro esca dal coniglio. Perché sa che quello è l’ordine naturale delle cose che il mondo adulto rovescia e storpia per adattarlo alla sua meschina unità di misura.

Diventando adulti manchiamo l’animale clamorosamente proprio quando ci sentiamo in grado di raggiungerlo e comprenderlo. Solo i pet riescono a sedare il desiderio infantile di svelare l’essenza e il mistero degli animali. Ma è un trucco che rivela presto il suo inganno. L’animale di cui un bambino dispone come un giocattolo perde tutto il suo mistero: la mano che lo tocca fa evaporare quell’essenza nascosta e irraggiungibile che era il motivo vero della curiosità e del desiderio di possederlo. Quanti pesci rossi hai vinto per me al luna park perché potessi portarmeli a casa! E il criceto che nella sua gabbietta eseguiva i suoi giri frenetici senza scopo…..Quante lacrime per ogni loro inspiegabile morte, per quelle morti che si portavano con se’ intatto il mistero di un’esistenza che avevo cercato invano di afferrare.

Occorre uno sforzo titanico per comprendere il valore del non-possesso, il fascino del non-mio, la seduzione che solo il non-io può esercitare liberandoci dalla gabbia del narcisismo. Uno sforzo che supera  le possibilità di un bambino: avrebbe bisogno di adulti che avessero già raggiunto una simile consapevolezza. Ma in un mondo permeato dalla religione del possesso, del “mio” e dell’io come è possibile? In un mondo costruito sull’oppressione dell’altro umano perché si erge sulla preliminare negazione e distruzione dell’altro non-umano tutto ciò è irrealizzabile. Chi educherà gli educatori?

Ma non vorrei tu pensassi che questa sia una lettera di recriminazione. Sarebbe davvero crudele e assurdo se intendessi celebrare il mio trionfo di figlio “anormale” contro quell’idea di vita adulta sui cui binari tu tanto hai fatto per spingermi. Invece io penso che questo sia il mio modo per renderti omaggio e per onorare i tuoi insegnamenti. Perché non penso di averli rinnegati, bensì di averli spinti oltre i confini tracciati da una tradizione arroccata “a difesa della propria celebrazione” (De Andre’), del proprio egoismo e privilegio. Di quella tradizione, non di te, io sono figlio rinnegato.

Non posso negare infatti che il primo barlume di un comportamento etico mi è venuto dal tuo esempio. Cos’è l’etica? Come diceva Lévinas, l’etica inizia quando davanti alla porta dell’ascensore si dice “prego, dopo di lei!”. E il mio ricordo, bruciante come ogni colpo inferto all’egoismo, va sempre alle parole e ai gesti con cui sapevi farmi vedere gli abusi dell’io e del mio, della volontà che si afferma dimenticandosi dell’altro e dei suoi bisogni. Se educare significa “condurre fuori” (ex-ducere) l’educazione libertaria non è quella che lascia fare senza restrizioni, ma che sa insegnare a vedere i limiti della propria libertà. Il compito dell’ educazione non è quello di “modellare” l’animale umano in forma di piccolo uomo, ma di farlo uscire dalla gabbia dell’egoismo. E la lezione più importante su questo posso dire di averla appresa da te. Ed è quindi  sempre grazie a te che mi sono accorto di quanto anche le persone più educate smettano di dire “dopo di lei” quando quel “lei” è un altro animale.

E’ un mondo volgare e incivile che, come avresti detto tu, non conosce le buone maniere. E questa mancanza di civiltà si fa sentire oggi negli effetti devastanti che si stanno producendo a livello sociale e planetario. E’ un mondo barbaro. Non credo ti sarebbe piaciuto. Soprattutto l’Italia sembra aver ormai raggiunto il climax di un irreversibile declino di civiltà. Quella noncuranza con cui per decenni si sono accumulate ricchezze e potere, quella licenziosità con cui si sono costruite opere faraoniche in spregio ad ogni gusto per il bello e per il rispetto delle altre specie oggi vengono a presentarci il conto di una democrazia in stato terminale. L’attuale classe dirigente è il peggio che la storia repubblicana abbia prodotto (so che ti è difficile immaginarlo, ma è così). Ma un rapido sguardo ai loro elettori fa forse venire ancora più tristezza. Questo mondo che cade a pezzi ci restituisce l’immagine perfetta di una generazione che ha fallito. Adulti che si trastullano con gadget e comodità demenziali, ridotti all’infantilismo più scemo da mass media ammiccanti e senza scrupoli che ascoltano 24 ore su 24 da tv sempre rigorosamente al massimo del volume. E’ pietoso osservarli mentre mietono vittime umane e non-umane, perfino, se non soprattutto,  nei momenti di cosiddetto relax: quando gonfiano a dismisura quelle orribili pance o guidano le loro macchine sportive, noncuranti degli effetti prodotti dai loro consumi (dall’uccisione di animali allo sfruttamento dei lavoratori, fino alla devastazione ambientale). Un mondo di vecchi aridi e senza speranza che calpestano la speranza dei loro figli e nipoti, ripetendo stancamente le filastrocche dello sviluppo e della crescita cui ormai non credono più nemmeno loro. Questo mondo spiritualmente rattrappito, gaudente del suo nulla culturale ed etico, ci viene consegnato con un sorriso sdentato, anche se gronda del sangue di vite umane e non-umane premute fino all’osso.

Per fortuna, ti è stata risparmiata la triste condizione di essere uno degli artefici di questa disfatta epocale. Mentre mi affacciavo all’età adulta tu scomparivi dalla scena di questo teatro dell’assurdo. E se la morte ti ha così donato un’innocenza postuma, sottraendoli alla stirpe dei padri che hanno vissuto bruciando il futuro dei figli, so di aver imparato da te la frugalità e il rispetto che ti rendevano davvero diverso da questa miseria umana dilagante.

Accogli, dunque, l’orgoglio con cui oggi proclamo al mondo: “ le mie mani non si sporcheranno del sangue dei miei fratelli”. Accogli l’ostinata richiesta di giustizia per tutti coloro che soffrono. Così come la forza di uno sguardo che non si china davanti all’abuso, perché sa che non potrebbe vivere dell’infelicità altrui. Accoglili, perché sono il tuo orgoglio, la tua ostinazione e la tua forza.

 

Ti abbraccio come sempre,

Marco

Annunci
Comments
4 Responses to “Lettera a un padre”
  1. Francesca ha detto:

    Grazie a te per averci regalato questa perla di saggezza e amore, amore a 360° !

  2. lu ha detto:

    ho letto il libro qualche mese fà e l’ho trovato bellissimo, corde profonde che si attivano, scrittura densa ma chiara. Da regalare, io l’ho fatto, può aprire porte.
    Lu

  3. roberto d'uva ha detto:

    “Ma in un mondo permeato dalla religione del possesso, del “mio” e dell’io come è possibile? In un mondo costruito sull’oppressione dell’altro umano perché si erge sulla preliminare negazione e distruzione dell’altro non-umano tutto ciò è irrealizzabile. Chi educherà gli educatori?” _____nel mondo di OGGI “è irrealizzabile” una educazione MACROSCOPICAMENTE evidente. ma OGGI sta avvenendo un Disegno straordinariamente miracoloso, che va ben oltre la semplice educazione. STIAMMO ASSISTENDO E VIVENDO LA CREAZIONE DEL MONDO. non è una creazione fatta in fretta e fatta male, molto male, in 7 giorni. è una Creazione fatta dall’Uomo, dall’uomo “ragionevole” ed avviene attraverso il tempo di piu’ generazioni. oggi a differenza’ di ieri , abbiamo il dono di un altro “miracolo” reale fatto dall’uomo all’uomo: la rete. oggi a differenza di ieri Uomini come Te marco, hanno uno strumento Umano (non divino) alla portata diretta ( o indiretta) delle mani : la tastiera che accede al web. Uomini come Te, con la “giusta” Umana sensibilita’, nel passato ci sono sempre stati : seneca, pitagora, da vinci, solo per fare 3 nomi. anche Essi hanno partecipato a questo Progetto seppure nel modo piu’ “macroscopicamente” meno evidente rispetto al macroscopicamente di oggi. questa Creazione sta avvenendo attraverso il contributo di “geni”. sono i geni della vita costruita sulla vita. una Creazione di luce che fara’ oblio di quella avvenuta a nostra inconsapevolezza nelle tenebri, con la vita costruita con la morte. questo uovo è ormai fecondo. il miracolo è in atto. la sua schiusa io e te non la vedremo. i suoi tempi sono i necessari tempi dell’evoluzione. non assisteremo alla gioia di una vita Umana per tutti. ma possiamo portare ai nostri cuori la gioia di essere vissuti al tempo della Creazione e avervi, secondo le nostre umane e Umane posssibilita’, partecipato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: