Hitler e l’uomo di paglia. I talebani della ricerca alle prese con la logica.

di Alberto Pitton

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Una volta pensavo che il mondo ospitasse una discreta quantità di persone sciocche e arroganti. Poi è arrivato internet e la consapevolezza del loro numero è cresciuta in modo esponenziale. Evidentemente, la sicurezza garantita dall’anonimato dietro lo schermo congiunta alla sensazione di onnipotenza che dà la possibilità di lasciare un segno nel mondo sfiorando appena la tastiera, costituisce una tentazione troppo grande perché degli ego in cerca di conferme possano trattenersi dallo sproloquiare. Questo fenomeno riguarda tutte le tendenze politiche, tutte le convinzioni morali, tutti i gruppi organizzati. Quanto male faccia al movimento di liberazione animale tutto ciò è stato ampiamente trattato in queste pagine. Ragione per cui spero non mi si accuserà di partigianeria se, per una volta, si volge lo sguardo altrove e precisamente a ciò che pubblica un famigerato gruppo favorevole alla sperimentazione animale.

Da tempo lo scarso livello intellettuale e la chiara malafede di questo gruppo mi aveva convinto che non valesse la pena perdere tempo a discutere ciò che scrivono (anche perché sia Serena Contardi che Antonio Volpe ne hanno più volte smontato le vanitose chiacchiere su questo blog sicuramente meglio di quanto potessi fare io). Recentemente, tuttavia, ho visto un amico, persona che stimo moralmente e intellettualmente, guardare con interesse alle indigeribili vacuità pubblicate da costoro. Dunque se anche il mio amico può ritenere credibili queste persone c’è il pericolo che anche altri, in tutta onestà, possano cadere nella stessa trappola. Il motivo è molto semplice e non risiede certo nel valore nullo degli argomenti portati avanti dai signori talebani della ricerca: no, il motivo è la sequela di fandonie e di imprecisioni che circolano in ambito animalista e che squalificano il punto di vista antispecista in partenza se non si è sufficientemente curiosi per spingersi oltre l’apparenza e approfondire le questioni in campo con il necessario rigore. Ciò che fanno i talebani della ricerca è semplice e si chiama straw man argument (“argomento dell’uomo di paglia”): si banalizza e semplifica fino all’assurdo il punto di vista avversario e si “vince” l’argomentazione confutando il manichino che ci si è creati ad arte. Che i talebani della ricerca trovino in giro diversi campioni di idiozia animalista da demolire con comodità non cambia una virgola dal punto di vista logico-argomentativo. L’antispecismo è un insieme di teorie che necessitano di una certa competenza per essere discusse in modo adeguato: “confutare” Singer, Benton e Calarco (che sostengono teorie diversissime tra di loro) attaccando una serie di foto pubblicate su Facebook da qualche scalmanato dà l’idea della serietà e della precisione di questi signori. Se perdo qualche minuto del mio tempo per parlare di queste persone è solo perché spero di rendere evidente il non-senso assoluto che regna in queste lande desolate del pensiero. E lo faccio perché sollecitato in un campo su cui sicuramente ne so di più dei talebani della ricerca.

Marco Vinci, al pari degli altri simpatici cialtroni di “Resistenza Razionalista” (praticamente l’ala cazzara del più serioso gruppo Pro-Test), sente infatti l’irresistibile desiderio di addentrarsi in ambiti del sapere che gli sono del tutto estranei. Non appena questi squadristi da tastiera sollevano l’occhio dal microscopio e provano a guardare il mondo esterno dimostrano tutta la propria miopia e incapacità di affrontare la realtà con strumenti adeguati. Costoro non sanno nulla di filosofia e di scienze sociali. Talvolta se ne vantano addirittura, altre volte danno sfogo ai loro dilettantismi: inevitabilmente quando si affrontano temi delicati come morale, società e democrazia ne parlano come un Unno parlerebbe di un disco di Stockhausen. Oggi è il caso della logica e della famosa reductio ad Hitlerum. Dalle castronerie che scrive Marco Vinci sorge il dubbio che abbia scoperto per caso l’espressione su Wikipedia e, attratto dal nome esotico, abbia pensato di scriverci sopra un post. Ecco come si esprime il dotto Vinci:

I Nazisti apprezzavano la musica di Wagner.
A te piace la musica di Wagner.
Tu sei nazista.
Questo è un esempio corretto dell’errato sillogismo, specificatamente denominato “Reductio ad Hitlerum”.

Anzitutto, la reductio ad Hitlerum non è affatto un “sillogismo”, bensì un modo di argomentare che sposta l’attenzione dal valore razionale dell’argomento alla persona che argomenta istituendo un paragone tra l’argomento in oggetto e lo stesso (o un simile) argomento sostenuto dai nazisti. Il che ovviamente non dimostra la falsità dell’argomento stesso ma mette in difficoltà l’interlocutore costringendolo a difendersi dall’accusa di essere “simile” o “identico” ai nazisti. Ovviamente Vinci non sa cosa sia un sillogismo, probabilmente usa quest’espressione perché “fa fico”, tanto è vero che non è stato in grado di costruirne neanche uno come esempio.

Ho notato che molte persone non sono capaci di riconoscere la Reductio ad Hitlerum e la usano impropriamente per obiettare a qualsiasi confronto con il nazismo, precludendo la valutazione razionale.

Come vedremo una delle persone che non è capace di riconoscere la reductio ad Hitlerum è proprio Marco Vinci che, per altro, non è in grado di riconoscere neanche l’italiano (“la usano per obiettare a qualsiasi confronto con il nazismo” è una frase contorta il cui senso emergerà solo alla fine). Ma ora viene il bello:

La Reductio ad Hitlerum è uno strumento del pensiero logico e gli strumenti vanno usati nella maniera corretta, non vanno applicati alla cieca.

Una fallacia argomentativa come la reductio ad Hitlerum viene da Vinci niente meno che considerata uno “strumento del pensiero logico”! E non ce ne turbiamo, visto che i talebani della ricerca sono soliti usare trucchi sofistici e insolenze verbali per screditare i loro oppositori. Quindi è del tutto ovvio che Vinci consideri le fallacie logiche qualcosa di cui servirsi “con cura”. E ce ne dà subito un esempio lui stesso:

Le tecniche di condizionamento di massa della propaganda nazista sono IDENTICHE alle tecniche propagandistiche che oggigiorno adottano gli animalisti. In sintesi sono: 1) Semplicismo, 2) Ripetitività, 3) Creazione di un Mostro. Il teorico di queste tecniche e Goebbells, per verificarlo leggete i suoi scritti.

Leggere Vinci è molto istruttivo perché grazie alla sua pochezza intellettuale e culturale fornisce un modello esemplare di ciò che altri talebani della ricerca, come “Lo Strano Anello”, nascondono meglio sotto lo scintillio della propria prosa appena più curata e qualche riferimento filosofico in più piazzato lì per fare scena. Ecco infatti in poche righe tutta la rozzezza logica e l’ignoranza storico-sociale di Resistenza Razionalista rappresentate al meglio.

Cominciamo con le “tecniche di condizionamento di massa” che sarebbero usate dai nazisti e dagli animalisti. Perché si possa parlare in modo sensato di “tecniche di condizionamento di massa” occorre: (a) che ci sia un potere centrale che emetta dei messaggi univoci e (b) l’accentramento del potere massmediatico nelle mani di questo potere in modo da ridurre al minimo la possibilità di incontrare messaggi di natura opposta. È perfino ridicolo dover osservare che non è questo il caso: non solo non esiste alcuna “centrale” animalista che emette messaggi univoci (se non nella mente partigiana e paranoica dei resistenti razionalisti) ma è del tutto ovvio che la potenza comunicativa di chi difende gli animali è nulla rispetto ai messaggi contrari che circolano sui mass media. Quello che esiste è una comunicazione di tipo virale che viaggia sui social network (si noti che “l’animalismo da social network” è l’unica forma di animalismo che i talebani della ricerca conoscono e discutono: per i motivi che abbiamo visto sopra, se dovessero confrontarsi seriamente con il pensiero antispecista non avrebbero vita così facile) che è tutto l’opposto di una tecnica di condizionamento.

E veniamo al fatto che, queste presunte “tecniche”, vengono addirittura definite “identiche” a quelle dei nazisti con il che Vinci è caduto nella reductio ad Hitlerum senza accorgersene (ma abbiamo visto che per lui la reductio ad Hitlerum è addirittura uno “strumento logico”, non una fallacia…). Perché i nazisti e gli animalisti usano le stesse tecniche? Perché condividono questi tre elmenti: “Semplicismo”, “Ripetitività”, “Creazione di un Mostro”. Il teorico di tutto ciò sarebbe addirittura il Ministro della Propaganda del Terzo Reich di cui Vinci invita a leggere gli scritti che lui conoscerà sicuramente per averli letti anche se sbaglia a scrivere il nome del loro autore (è “Goebbels”, non “Goebbells”).

Ora è interessante notare che queste tre caratteristiche sono tipiche di tutta la propaganda politica e non sono affatto esclusive del nazismo. Basta conoscere un po’ di storia, ad es. lo stalinismo o il maccartismo, per saperlo e per rendersi conto che questo non basta a squalificare come “para-nazista” l’avversario. Ma la cosa divertente è che tutto questo è vero anche e soprattutto per le cose che scrivono Marco Vinci e i suoi amici talebani!

La propaganda animalista è interamente fondata su slogan semplicistici (si noti che “semplicistico” è diverso da “semplice”, significa che la semplificazione è forviante), ad esempio attribuisce alla sperimentazione animale la causa delle reazioni avverse dei farmaci (vi abbiamo dimostrato più volte che non è così e che l’argomento è più complesso). Lo slogan semplicistico viene poi ripetuto fino allo sfinimento, incessantemente, in maniera martellante, diventa una litania e crea eserciti di persone che belano passivamente gli slogan.

Ora, la “propaganda animalista” non esiste per il semplice motivo che le posizioni in campo a proposito della sperimentazione animale e, in generale, del rapporto tra la società umana e le altre specie sono molte e diversificate e che non è possibile ridurle ad unità come vorrebbe Vinci che si limita a leggere cose su Facebook. Cioè, per citarlo, “l’argomento è più complesso” di come vorrebbe ma lui, evidentemente, ha bisogno di semplificarlo, cioè di renderlo “semplice in maniera fuorviante”.

La creazione del mostro è fattore di coesione nel movimento, il movimento si condensa proprio al fine di combattere il nemico, se non ci fosse il nemico il movimento non esisterebbe: gli animalisti provengono da ceti diversi, sono persone che non avrebbero nulla in comune se non l’obiettivo di combattere lo stesso nemico. Il mostro (l’ebreo per i nazisti, i vivisettore per gli animalisti) rappresenta l’incarnazione del male in terra e va combattuto con ogni mezzo, lecito ed illecito. I ricercatori biomedici, nell’immaginario della propaganda animalista sono sadici vivisettori che si divertono ad infliggere sofferenza e soprattutto si arricchiscono sfruttando indifesi… esattamente come nell’immaginario della propaganda nazista gli ebrei si arricchivano sfruttando i povero popolo tedesco.

La semplificazione è strumentale alla creazione del mostro, Vinci ha ragione. Ma anche in questo caso proietta sull’avversario ciò che lui stesso fa. L’unico elemento di coesione del suo gruppo di squadristi sperimentatori è l’immaginazione che gli animalisti siano tutti uguali, dei pazzi violenti e ignoranti con la bava alla bocca, esattamente “l’incarnazione del male in terra e va combattuto con ogni mezzo, lecito ed illecito”. Sulle pagine di questo blog (ma si potrebbero citare centinaia di pubblicazioni on line e cartacee) la riduzione della sperimentazione a “sadismo” è stata più volte combattuta, così come la riduzione del discorso antispecista all’opposizione amico/nemico. Vinci & consorti conoscono molto bene tutto ciò visto che Asinus Novus è stato per mesi oggetto delle loro attenzioni: il fatto che ignorino la critica che qui viene mossa all’animalismo misantropo è un ulteriore esempio della loro malafede.

Non avendo argomenti logici, Vinci vuole commuovere i suoi lettori auto-celebrandosi come martire. Udite udite: animalisti e nazisti sarebbero simili (anzi “identici”, tanto le parole sono scelte a caso) anche negli “effetti”:

La propaganda nazista e quella animalista sono uguali anche negli effetti. Entrambe hanno instillato un odio cieco e feroce contro il “mostro”. Questo noi lo sappiamo bene perché da anni, tutti i giorni, riceviamo brutali minacce di morte da persone che nemmeno ci conoscono, che desiderano ucciderci (noi ed i nostri parenti) dietro tortura soltanto perché siamo sostenitori della “vivisezione”. Inoltre, come i nazisti marchiarono gli ebrei con la stella di David obbligandoli a portarla sul petto manifestandosi pubblicamente, gli animalisti stilano liste di nomi di ricercatori e le rendono pubbliche.

È ovvio che a Vinci farebbe comodo se a difendere gli animali ci fossero solo gli squilibrati ma purtroppo per lui non è così. E ovviamente da un punto di vista logico-argomentativo non avrebbe alcuna importanza se anche “la maggioranza” di chi difende gli animali corrispondesse alla descrizione che ne dà Vinci. Il suo argomento sarebbe comunque privo di valore. Certo bisognerebbe dimostrare che tale maggioranza sia come ce la descrive Vinci: lui ne è certo perché conosce solo l’animalismo di Facebook e da acuto scienziato quale ritiene di essere non fornisce statistiche in merito. Dunque occorre credergli con un atto di fede. Ma fino a prova contraria (1) non esiste alcun rapporto tra l’antispecismo che è un pensiero radicalmente non-violento e la prassi di minacciare fisicamente esseri umani; (2) non esiste alcuna milizia violenta e intimidatoria che sia organica a un qualsiasi gruppo antispecista/animalista; (3) non solo le minacce di qualche squilibrato isolato non costituiscono la prassi normale dei gruppi animalisti ma vengono combattute e condannate dalla maggioranza di esse (su questo ci sono poche statistiche da fare: le “grandi” associazioni animaliste del mondo sono tutte riformiste e hanno solidi rapporti istituzionali…). Nessuna di queste caratteristiche – che sono quelle essenziali e non le analogie superficiali proposte da Vinci – possono essere attribuite ai nazisti. Evidentemente Vinci ha studiato storia su qualche manuale ad uso degli sperimentatori, ecco perché può permettersi di trarre delle conclusioni esattamente opposte alla verità:

Queste NON SONO REDUCTIO [sic!] AD HITLERUM, sono analogie fondate ed inquietanti.

Ecco in sostanza l’argomento di Vinci: le reductiones ad Hilterum sono fallacie logiche ma in certi casi non lo sono: guarda caso quando le usa Vinci contro gli animalisti! Di tutte queste “analogie” (ma non erano “identità”? ah già, ma tanto sono parole in libertà…) nessuna si è mostrata fondata. A ciò Vinci aggiunge, tanto per gradire, la famigerata opposizione alla sperimentazione animale da parte del Terzo Reich:

E sorvoliamo sul fatto che il governo nazista fu l’unico al mondo ad abolire la sperimentazione animale per condurre esperimenti sui detenuti dei lager, stessa cosa che oggigiorno chiedono gli animalisti a gran voce “sperimentate sui carcerati”. Alcuni animalisti addirittura rivalutato Goring «almeno una cosa buona i nazisti l’avevano fatta sperimentando sui detenuti al posto degli animali».

E, tanto per non farci mancare niente, anche la più famosa e abusata reductio ad Hitlerum: il vegetarismo di Hitler.

E sorvoliamo anche sul fatto che Hitler era vegetariano ed amante degli animali. NEGARE QUESTE ANALOGIE SIGNIFICA RIFIUTARE L’INSEGNAMENTO DELLA STORIA.
La memoria dell’individuo è importante perché preserva l’individuo dall’incorrere sempre negli stessi errori di cui ha avuto esperienza.
LA STORIA È LA MEMORIA DEI POPOLI. Dovrebbe servire ad impedire che gli errori commessi dai popoli si ripetano.

Anche qui la storia è stata studiata su qualche bigino per sperimentatori smargiassi. Vinci non sa cos’è la memoria storica, quindi farebbe bene a non riempirsene la bocca a sproposito. L’amore per gli animali dei nazisti fu uno dei tanti trucchi con cui Goebbels tentò (e a quanto pare riuscì) a dare un’immagine “bonaria” del Terzo Reich e del suo leader. Non solo tutte le associazioni “animaliste” e “vegetariane” del Reich vennero sciolte dal regime, ma la sperimentazione animale non fu mai abolita nella pratica nonostante le roboanti affermazioni in contrario di Göring e anche sul “vegetarismo” di Hilter sarebbe lecito sollevare dei dubbi (si legga, tra gli altri, il documentato saggio di Elizabeth Hardouin-Fugier). Non perché ci sarebbe niente di male se tutto questo fosse vero – la reductio ad Hitlerum è, appunto, una boiata, non uno “strumento argomentativo” – ma perché se anche fosse vero non avrebbe nulla a che fare con l’antispecismo che parte da assunti radicalmente opposti a quelli del nazismo. Non solo il famoso “amore per gli animali” dei nazisti andava di pari passo con l’amore per la caccia ma, la cosa divertente, è che i nazisti erano seguaci di una teoria evoluzionistica radicale che vedeva la storia e la società iscritte nella base biologica dell’uomo. In sostanza, le dottrine naziste sono molto più simili ad alcune delle sciocchezze che Marco Vinci e i talebani della ricerca tirano fuori quando usano Darwin per spiegare le dinamiche sociali. Ad es. questa:

Ciò che gli antispecisti non comprendono è che la natura opera per mezzo della selezione naturale, perciò se le leggi fossero ispirate da un’etica basata sulla natura, si dovrebbe proibire di curare gli animali ammalati o di trarre in salvo gli animali che non sono capaci di salvarsi da sé e lasciarli annegare o morire di qualsiasi altra morte accidentale, per rispetto della selezione naturale. Ma ovviamente non è questo ciò che vogliono gli antispecisti, quello che auspicano gli antispecisti è, senza rendersene conto, l’apoteosi dell’antropocentrismo, ovvero l’applicazione l’etica umana alla natura e non viceversa.

Brevissimo excursus: in effetti va detto che salvare il singolo individuo comporta l’indebolimento della specie, proprio perché si agisce in spregio alla selezione naturale.

Ma poiché la reductio ad Hitlerum è una fallacia e noi argomentiamo logicamente a differenza di Marco Vinci & co. lasciamo volentieri a loro queste sciocchezze.

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Comments
4 Responses to “Hitler e l’uomo di paglia. I talebani della ricerca alle prese con la logica.”
  1. Maria Carmela ha detto:

    Risposta eccellente, ho riso molto. Voglio solo aggiungere una piccola precisazione sulla propaganda. Come giustamente fai notare, gli elementi che il Vinci riporta sono frequenti in tutta la propaganda politica, aggiungerei pre-nazista. Lui, nella sua ignoranza infinita, ritiene che siano un’invenzione di Goebbels…sic! In realtà troviamo quelle indicazioni in un testo ben più antico, “Psicologia delle folle”, del 1895, di Gustav Le Bon…che Hitler lesse in prima persona…ma non solo lui: l’onnivoro Mussolini riteneva Le Bon uno degli uomini più importanti della storia. È un testo molto influente, credo che l’abbia letto anche Beppe Grillo assieme a Casaleggio.

  2. Sergio ha detto:

    Bellissimo scritto che mostra il vero volto di Marco Vinci e di Resistenza Onanista.

  3. derridiilgambo ha detto:

    L’ultima che hai lasciato in sospeso è la solita, volgare, violazione, della legge di Hume, per la quale non si può desumere da un – presunto – stato di cose una condotta morale. Si è discusso tanto di questa “legge”, ma chi è arrivato a rifiutarla (come Putnam) c’è arrivato a suon di argomentazioni (che comunque non convincono di certo tutti, anzi: neanche in tempo di new realism – a cui fra l’altro egli non s’accoda di certo, benché ne ottenga una non desiderata sovraesposizione); e, soprattutto, non l’ha fatto per mascherare sotto il PRESUNTO (ripeto PRESUNTO, perché la narrazione della selezione naturale che qui leggo è degna di un bambino delle elementari che passa il tempo a guardare il wresling) stato di cose una visione bio/tanato-politica.
    Che tutti questi scienziati non conoscano – o fingano di non conoscere – la storia della scienza ottocentesca, fino ai suoi devastanti effetti operativi è piuttosto triste. Che finiscano per ripeterne i dogmi nefasti è inquietante e fa incazzare. Non è vero che la storia se non la si conosce la si ripete, nella misura in cui la si può ripetere anche conoscendola. Ma in effetti non conoscerla è una pesante ipoteca sul pensiero, tanto più sul(l’arrabattarsi a fingere di) fare politica.
    L’immensa classe media costruita dalla biopolitica post-bellica è una garanzia per la sua autoreplicazione in assenza di centro e in clima di spoliticizzazione spinta (di una politica partecipata, che sveglierebbe anche chi, nella convinzione di difendere i propri interessi si crede padrone e invece è schiavo obbediente). Non cadrò nella reductio ad Hitlerum: questa è proprio la “nuova” democrazia in cui gli umani restano incastrati nel cittadino, ma il cittadino è un suddito di un potere che non conosce più, e che lo fa sentire un libero individuo – in regime di libera concorrenza…

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