Chi ha paura degli animali?

di Rita Ciatti

 

 Che ne pensate di questa immagine? Io la trovo bellissima. Il gesto di una donna che allatta un cucciolo appartenente ad un’altra specie è quanto di più altruista e meraviglioso possa esistere. E non si pensi che in natura sia un gesto poi così raro, accade di frequente che specie diverse di animali si prendano cura di cuccioli di altre specie, spesso anche se le une sono predatrici e gli altri prede. Così come ci sono comunità indiane ed africane le cui donne allattano anche cuccioli di altre specie. Evidentemente l’istinto materno non conosce remore. Eppure la foto in oggetto, come potete leggere dai commenti a lato, ha suscitato diverse critiche: c’è chi si chiede che cosa vorrebbe dimostrare (a me sembra tanto semplice, dimostra l’amore interspecie, il trionfo dell’antispecismo) addirittura c’è chi l’ha trovata “perversa” e  chi “disgustosa”.
Come aggiunge Serena, curatrice dell’interessante blog mangiarfiori, nei commenti al suo articolo –  dal quale ho preso la foto ed anche l’idea per questo post (ma ci tenevo proprio tanto a condividere certe riflessioni anche con i miei lettori) – ciò che suscita stupore e ribrezzo non è tanto il fatto che si dia del latte materno ad un agnellino – e del resto sull’inverso nessuno avrebbe da ridire, visto che il consumo di latte di animali vari (mucca, capra, pecora) è pratica ben diffusa – quanto il contatto fisico che si viene ad instaurare tra i due. Eppure non c’è nulla di più tenero, grazioso, indifeso ed innocente di un agnellino o di qualsiasi altro cucciolo. Perché dunque quest’immagine “scandalizza” così tanto? Perché addirittura arrivare a parlare di “perversione”?
La risposta è ovvia e su Asinus Novus se n’è discusso a lungo, come ben ricorda Serena. La risposta è la cosidetta “paura degli animali”, da Marco Maurizi definita per l’appunto Teriofobia. Non paura nel senso che essi, gli animali, ci suscitano terrore per qualche motivo, bensì paura dell’animalità che è nell’uomo da cui deriva una rimozione di tutto ciò che ci possa ricondurre sul loro stesso piano (tra cui l’amore interspecie, la naturale empatia: emozioni e sentimenti che tendono ad essere soffocati in nuce, sin dalla nascita. L’uomo che prova amore per gli animali e si immedesima con la loro sofferenza è un patosensibile. Chi si rifiuta di mangiarli è, idem, un patosensibile e così via). Paura di ciò che possa assimilare noi agli animali. Paura quindi di essere animali. Di tornare animali, che è anche paura di perdere il controllo, di non riuscire a gestire le proprie pulsioni o di tornare a sperimentare di nuovo quel terror panico primordiale scaturito dall’immedesimazione totale dell’uomo con la natura.
Se l’ego è separazione, è dunque nel momento esatto in cui l’uomo ha cominciato a separarsi dalla natura che ha acquisito anche consapevolezza di un proprio – illusorio – sé; ciò che gli ha dato la sensazione di essere altro dagli animali. Questa separazione ha creato nei secoli una frattura inavvicinabile, ha stabilito una distanza incolmabile. Soprattutto ha contribuito al formarsi di un concetto di umanità in antitesi con la natura e con il resto del mondo animale e direttamente proporzionale per cui tanto più ci si allontana dall’animale – e lo si depotenzia riducendolo ad oggetto – tanto più si festeggia il trionfo dell’umano.
La presunta superiorità dell’uomo sugli animali, l’antropocentrismo, ciò che poi conduce di fatto allo specismo, non è altro infatti che il risultato di un percorso di differenziazione dagli animali che l’uomo – la cultura dell’umano – ha attuato nei secoli. La religione cattolica poi ci ha messo del suo, adducendo a pretesto la creazione dell’uomo da parte di Dio a sua immagine e somiglianza ed il dono di un’anima immortale che invece gli animali non avrebbero. E infatti cattolici molto noti si vantano di mangiare gli animali per “ribadire la superiorità dell’uomo sul creato”, ma anche per “non mangiare i bambini“.
Vale a dire che un gesto quale quello di nutrire con il proprio latte un agnellino è visto nell’ottica della religione cattolica non per quello che è – ossia un gesto di amore senza confini – ma come un abbassamento, un degradarsi dell’uomo verso l’animalità. Affermando che l’uomo è un animale come gli altri si negherebbe l’immortalità dello stesso, quindi l’avvento del Cristianesimo, la nostra salvezza per mezzo del Redentore, verrebbero per così dire a crollare le fondamenta della religione cattolica stessa; e dev’essere per questo che molti cattolici e molti paesi le cui radici sono intrise di cattolicesimo – quali la Spagna, ad esempio – ci tengono così tanto a mantenere vive alcune tradizioni particolarmente cruente nei confronti degli animali, o a rimarcare la loro avversione per gli ecologisti, gli animalisti, ed i vegani – a loro dire seguaci di Satana –  così come a sottolineare – iconograficamente e simbolicamente – la natura “animale” del maligno; oppure, semplicemente, a manifestare un ribrezzo o meglio indistinto odio per tutto ciò che non è umano (a meno che non si trovi nel piatto).
Questa è la spiegazione per cui un contatto ravvicinato tra uomo ed animale, a meno che non sia quello atto a sancire la pretesa superiorità dell’uno sull’altro – quindi mangiare la carne va bene, bere il latte di mucca va bene, tenere il cagnolino al guinzaglio ed addomesticarlo va bene – nei più provoca ribrezzo e turbamento. Quel che si teme è la propria animalità (Freud direbbe che la civiltà è soppressione degli istinti), quel che si mette in atto è una rimozione della nostra natura animale, quel che inconsciamente manifestiamo è la distruzione dell’animale per meglio esaltare la nostra presunta umanità.
Le reazioni di disgusto all’immagine sopra dovrebbero quindi far riflettere. Far riflettere sul perché ci teniamo così tanto a distinguerci dagli animali, visto che siamo animali anche noi, e del perché essi ci fanno così “paura”.
In sostanza forse è semplicemente di noi stessi che abbiamo paura. È la nostra incapacità di essere abbastanza umani che temiamo. Senza capire che l’amore e l’empatia estesi a tutte le altre specie sarebbero non ciò che ci degrada, ma ciò che ci eleva. Il cammino della civiltà fatto fin qui non va rinnegato – e sbagliano coloro che credono che essere antispecisti significhi ritornare ad uno stato bruto e primitivo perché se oggi siamo capaci di vedere il male che facciamo alla natura è anche grazie al livello di evoluzione raggiunto e di questo non possiamo non tener conto – bensì indirizzato nel nome di un accoglimento e rispetto di tutti gli esseri senzienti.
Allattare un cucciolo di pecora non è un gesto “perverso” o “schifoso”. No. Non lo è. È invece un gesto capace di restituirci a quella natura dalla quale proveniamo e insieme il gesto più compassionevole ed umano che si conosca. Perché non si dimentichi che l’umano è ancor prima animale e non ha mai smesso di appartenere alla natura. La cultura infatti altro non è che la natura modificata dall’uomo, su cui l’uomo è intervenuto.
C’è molto da riflettere quindi su come l’uomo tenti in tutte le maniere di dimenticare chi è e da dove proviene e quanto cerchi di rimuovere la propria essenza attraverso il rifiuto degli altri animali (dell’animalità che è in sé).
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Comments
21 Responses to “Chi ha paura degli animali?”
  1. Serena Contardi ha detto:

    Ciao Rita,
    grazie per questo bel post e per aver parlato così bene del mio. Non è la prima immagine di allattamento interspecifico che vedo, e devo ammettere che quando mi capitò da “vergine” mi fece un effetto strano: forse non ero, non sono ancora libera come te (c’è da aggiungere che quell’altra donna non era giovane e piacente come questa, non c’era lo schermo della bellezza). Mi sono chiesta da dove venisse quel leggero disagio – assolutamente non paragonabile alle reazioni espresse nei commenti – e ci ho ragionato un po’, visto che, come dico sempre, le sensazioni apparentemente più immediate sono sempre le più mediate di tutte. Anche gli antispecisti sono “teriofobi”, ed hai assolutamente ragione a mettere in chiaro che la conciliazione con la natura è una conquista, e non una regressione a chissà quale paradiso mitico. Insomma, io ci sto lavorando: non si tratta di predicare un amore scemo per la natura panica o roba del genere, quanto di far pace con la propria animalità. E’ così banale che ci si imbarazza quasi a dirlo…

  2. rita ha detto:

    Ciao Serena,
    ma no, non è banale dirlo. Per secoli ci hanno indottrinato facendoci credere che appunto essere umani significasse privarsi della parte animale che è in noi e che reprimere gli istinti fosse fondamentale per definirsi civili. Ovviamente in parte è vero, ci sono istinti di aggressività che vanno mediati dalla ragione, ma da lì a rinnegare totalmente la nostra essenza animale o da ritenerci una specie “divina” che nulla ha a che fare con tutte le altre, ce ne passa.
    Io credo che riconciliarsi con la natura significhi in primo luogo accettare che ne facciamo parte, dopodiché usare la ragione, che è la maniera in cui come animali ci siamo evoluti, non per sopraffare, ma per accogliere l’altro.
    Grazie a te. 🙂

  3. Michela Pettorali ha detto:

    Grande Rita! nel commento che ho lasciato pochi giorni fa al post di Serena era proprio questo che intendevo…complimenti.

  4. CatoneIlCensore ha detto:

    Articolo molto interessante, salvo la superficialità con cui è trattato l’aspetto relativo alla religione cattolica. Mancano – in particolare – riferimenti bibliografici alle affermazioni attribuite a “noti cattolici”.

  5. rita ha detto:

    Non servono i riferimenti bibliografici, basta cliccare sulle frasi evidenziate e il link ti rimanderà al contesto in cui i “noti cattolici” – tali Camillo Langone e Costanza Miriano (ho scritto “noti” perché nel mio blog ne ho parlato spesso ed anche perché sono piuttosto seguiti, specialmente la Miriano) – hanno affermato determinati concetti. Cliccaci sopra e vedrai.
    In quanto alla superficialità con cui tratto la religione cattolica, è cosa nota, solo ai cattolici è consentito esprimere opinioni in merito, per noi atei certi concetti sono troppo difficili da afferrare e quindi ci limitiamo ad averne una comprensione assai nebulosa 🙂

    • CatoneIlCensore ha detto:

      Bé ottimo modo per svicolare una critica con una battuta… Scontato dire che non mi sembri difettare di strumenti culturali, ma di reale desiderio di conoscere davvero.
      D’altronde usare Camillo Langone come portavoce della Chiesa Cattolica equivale a citare il WWF per raccontare l’antispecismo!

      • rita ha detto:

        Ho risposto con una battuta perché ci eravamo già scontrati su questo argomento, se non ricordo male. Nell’altro scambio, peraltro, a fronte di miei numerosi interrogativi relativi a determinati punti salienti della religione cattolica (e di alcuni suoi dogmi), non mi pare che se ne venne a capo.
        Conosco la religione cattolica perché ho avuto un’istruzione cattolica (sono stata a scuola persino dalle suore, pensi un po’), quindi non è il desiderio di conoscere che mi manca.
        Concordo, citare Langone come portavoce è in effetti un po’ azzardato (lo cito e lo leggo perché alla fine mi diverte, voglio sperare che non ci sia gente che lo prenda davvero sul serio, pure se a volte dice cose anche interessanti, quando non fa l’omofobo, lo xenofobo, il misogino ecc.), ma la Miriano e diversi partecipanti al suo blog (tra cui anche preti) sono invece voci parecchio rappresentative della posizione della chiesa, vi è persino un iscritto all’Opus Dei e lei stessa si dichiara molto vicina alla posizione del Vaticano. Ora, la posizione del Vaticano sulla natura (ecologia ed antispecismo) la conosco, essendosi pure Ratzinger pronunciato a proposito non tanto tempo fa: “non bisogna dimenticare che al centro della terra vi è l’uomo” (quando ritrovo il pezzo preciso lo riporto, l’avevo pure salvato da qualche parte).
        Gli animali sono sempre stati “usati” nell’iconografia cristiana come allegorie, sempre a rappresentare qualche cos’altro (spesso vizi – come anche nella tradizione letteraria medioevale, basti pensare alla Divina Commedia – o il Maligno), mai nella loro reale essenza o per il loro valore di esseri viventi in quanto tali. Spesso come esseri immondi, sporchi, così che l’uomo che cade nel peccato diviene un uomo che si degrada allo stato di bestie.
        Sempre l’uomo, secondo la posizione ufficiale della chiesa, si eleva al di sopra del resto del creato perché appunto creato ad immagine e somiglianza di Dio (a me verrebbe da dire che è più l’uomo che ha creato un Dio a sua immagine e somiglianza, ma vabbè… ) ed ha un’anima immortale, ciò che lo differenzia dagli animali.
        La Bibbia poi è tutto un sacrificio ed uccisioni di animali e che dire del passo in cui Legione prega Gesù di permettergli di entrare nei porci e Gesù acconsente così che più di 2000 porci dopo essere stati posseduti si gettano dal dirupo? Ovviamente un uomo posseduto lo si esorcizza, se succede agli animali, beh, li si uccide o lascia morire e basta.
        Questo per ribadire l’insanabile distanza, secondo la religione cattolica, tra uomo ed animali e la paura conseguente di perdere, avvicinandosi agli animali, il privilegio della propria umanità.
        La religione cattolica è profondamente antropocentrica. Tutto ciò che fa dimenticare all’uomo la sua natura di essere privilegiato al centro della terra – quindi anche considerarsi animale tra gli animali – non è accettabile.
        Sul blog della Miriano o su altri siti cattolici questo concetto viene ribadito di frequente, ad esempio.
        Avevo scritto, sul mio blog, anche questo articolo ad esempio, in cui rispondo in maniera critica ad un altro articolo apparso su La Bussola Quotidiana in cui si esprime chiaramente il concetto che gli animali NON possono stare sullo stesso piano dell’uomo; mi pare ovvio che come conseguenza di questa distanza vi è appunto il rifiuto di essere paragonati o assimilati all’animale, in quanto essere che non ha la stessa dignità dell’umano.

        http://ildolcedomani.blogspot.it/2012/01/chiesa-e-animali-del-perche-non-posso.html

      • CatoneIlCensore ha detto:

        Mi permetta, ma la tematica mi appassiona.
        Gli animali sono rappresentati come figure anche molto positivo. Gesù Cristo è rappresentato in tantissime chiese come l’Agnello, e addirittura sugli altari, molti non se ne rendono conto ma in Chiesa noi preghiamo inginocchiati di fronte ad un agnello.
        Allo stesso modo San Francesco Da Paola risuscitò due animali e un uomo: gli animali erano un agnellino che aveva affettuosamente chiamato Martinello, e addirittura una trota. Un santo antispecista!! E questi episodi fanno parte della agiografia ufficiale del Santo, che è venerato e riconosciuto dalla Chiesa cattolica. In questo il suo approccio mi sembra ideologico e volutamente un po’ strumentale.
        Poi che il cattolicesimo sia una religione antropocentrica non c’è alcun dubbio. Il punto è che questo fatto può essere meramente descrittivo: la Chiesa riconosce il ruolo dell’uomo a “capo” del mondo. E’ oggettivamente un fatto, e non per forza un bene. Questo non vuol dire che l’uomo sia “migliore” degli animali, o che sia dotato di anima e gli animali no. Un’interpretazione di una parte della Chiesa sosterrebbe ciò, ma si tratta di interpretazione, e all’interno della Chiesa ci sono autorevoli voci che sostengono il contrario. San Paolo parlava dell’intero creato (e non solo l’uomo) che trasfigurerà nella Gerusalemme celeste.
        D’altronde il discorso è simile a ciò che spesso non si capisce dell’organizzazione interna della Chiesa Cattolica: il Papa ne è a capo, e per chi crede è nominato dallo Spirito Santo. Ma questo non vuole assolutamente dire che è un uomo “migliore” degli altri, o che è meno peccatore. Si potrebbe dire che il ruolo del Papa è quello di “gestire” la Chiesa, come quello dell’uomo è di “gestire” la Terra. Ma questa “gestione” può essere buona o cattiva, e anche pessima. I Papi nella storia sono spesso stati crudeli, peccatori, pedofili, e sono di sicuro finiti all’Inferno, come Dante li rappresentava. Ma l’imperscrutabile volontà divina li ha messi in quel posto e in quel momento, e il loro peccato non ha minato la grandezza della Chiesa.
        Si tende spesso a confondere i Papi con i Santi. I primi “gestiscono”, i secondi vanno in Paradiso.
        Ecco per come la vedo io con gli animali il discorso è simile: sono – come i santi – i più vicini a Dio, un po’ come i “fratelli minori” di cui parla il Vangelo (“in verità vi dico: tutte le volte che l’avete fatto ad uno di questi miei fratelli minori, l’avete fatto a me”, Mt 25, 40). Riconoscere il ruolo centrale dell’uomo nel modificare l’esistente è qualcosa che non nega questa certezza.

  6. rita ha detto:

    Certamente Il Vaticano o il Papa non rappresentano o racchiudono tutto il pensiero della religione cattolica. E del resto poi le sacre scritture sono soggette a così tante interpretazioni che è difficile estrarne un pensiero unico. Di questo devo darne atto. Se è per questo conosco anche tanti cattolici vegani. Così come tanti Santi (S.Francesco in primis) sono stati vicini agli animali senza per questo sentirsi degradati.
    Diciamo però che la posizione ufficiale, generalizzata, della chiesa è quella che ho descritto sopra. O almeno è così che culturalmente è stata recepita attraverso i secoli.
    Perché gli animali “fratelli minori”? Già qui mi oppongo. Non fratelli minori, ma diversi.
    Mi oppongo ad una presunta superiorità dell’uomo sul resto della natura.
    Il fatto che l’uomo si sia evoluto intellettualmente e che abbia una capacità cognitiva complessa non significa che sia superiore, ma solo che si è voluto in una determinata maniera.
    Diresti (diamoci pure del tu :-)) che un uccello è superiore all’uomo o ad altre specie perché sa volare? No. Soltanto ha questa capacità particolare che l’uomo non ha. Così come l’uomo sa far di conto o è capace del pensiero astratto mentre un cane no. Pure se le nuove scoperte in campo etologico dicono che anche i cani sono capaci di pensare in astratto, ossia di predeterminare le loro azioni in base ad un desiderio.
    Dici che il concetto di “uomo a capo del mondo” è meramente descrittivo. Però se l’uomo di fatto lo è divenuto è anche perché nei secoli ha creduto fortemente che quello dovesse essere il suo ruolo. Pensiamo un attimo alla visione calvinista (alle radici della cultura americana): segno di grazia ricevuta è l’uomo che lavora, che mette ordine e gestisce il caos della natura. OK, il calvinismo non è il cattolicesimo, però pensiamo a come la secolarizzazione di questo pensiero è giunta a noi tramite un rimasticamento del dominio culturale americano che si è imposto in tutto l’occidente. Pensiamo ad un romanzo come Robinson Crusoe (sto seguendo un po’ le libere associazioni) in cui l’uomo arriva su un’isola vergine e la “sottomette” (sottomette anche il diverso, il nero Venerdì che diventa suo schiavo), ossia la piega alla logica utilitaristica dello sfruttamento delle risorse. Questo è modello d’uomo – quello di successo – che è giunto fino a noi. L’uomo che usa e piega la natura. Pensiamo ad un film come “Ombre rosse” in cui l’indiano è simbolo del selvaggio che deve essere sottomesso o sterminato. Non a caso la diligenza si espone al pericolo man mano che si addentra nella natura selvaggia. Su questo concetto calvinismo e cattolicesimo non divergono molto e del resto sono entrambi di derivazione cristiana. Quello che sto cercando di dire è che al di là delle sfumature o di singoli che hanno divulgato un pensiero diverso, la nostra cultura è fortemente intrisa del concetto che l’uomo deve essere guardiano ed amministratore della natura e degli animali e che tutto ciò che è “selvaggio” deve essere addomesticato, mentre per me l’uomo è semplicemente animale tra gli animali e parte della natura. Anche la soppressione di determinati istinti naturali (l’omosessualità, il desiderio sessuale) ad opera della religione cattolica la dice lunga. Addirittura la chiesa sostiene che gli omosessuali siano persone deviate, malate, mentre in natura il sesso tra animali dello stesso sesso è cosa frequente.
    Io non sono d’accordo sul fatto che il ruolo dell’uomo sia quello di dover gestire la terra. Che di fatto lo faccia per sfruttarne le risorse è un conto, ma che questo sia un ruolo che gli spetti a prescindere perché così è scritto nel disegno divino non lo condivido. Nella mia personale visione l’uomo non ha un ruolo diverso dall’esistere. L’esistenza non ha un senso univoco e valido per tutti, ognuno troverà il proprio.
    Il fatto è che tu credi in un disegno divino, io no. Poi magari io e te viviamo, di fatto, alla stessa maniera, ossia non sto esprimendo un giudizio di valore.
    In merito al ruolo del Papa, ho sentito spesso molti cattolici sostenere che la Provvidenza Divina provvede a far eleggere sempre il migliore dei Papi possibili.
    Grazie per lo stimolante scambio comunque. 🙂

    • CatoneIlCensore ha detto:

      Grazie a te. Mi sembra evidente che le posizioni siano inconciliabili e troppe cose ci sarebbero da rispondere. Due sole battute per precisare in maniera non esaustiva: fratelli “minori” non significa assolutamente inferiori, ma più piccoli. Non è un dato qualitativo, ma diremmo evolutivo. L’uomo è indubbiamente più evoluto degli altri animali, e ha una responsabilità maggiore: un elefante non può distruggere la Terra, l’uomo sì in pochi secondi: è inutile negare questo potere. Non è un bel potere, non rappresenta nessuna superiorità, ma esiste non vedo come lo si possa negare. E in virtù di questo “potere” l’uomo è come il fratello maggiore: diresti che il fratello maggiore è “superiore” del minore? Certamente no. Ma a lui sta il dovere di custodire, accompagnare e curare il fratello minore. Come noi con gli altri animali.
      Poi però se vuoi mettermi il sacrosanto diritto di vivere degli animali, insieme al presunto diritto positivo di persone di uno stesso sesso di costruire una pseudo-famiglia infertile e di farsela riconoscere dallo stato… Allora le nostre posizioni risultano veramente inconciliabili! 🙂

      • rita ha detto:

        Ho capito meglio cosa intendi per “fratelli minori”, e OK, in questo senso condivido. Vero è che l’uomo ha una responsabilità enorme – anche per i danni che può fare, come giustamente noti – verso la terra.
        Riguardo al resto, io sono a favore del riconoscimento da parte dello Stato delle coppie omosessuali, non capisco perché il discrimine dovrebbe essere dato dall’incapacità di procreare o meno. Allora, finché tu parli del modello di famiglia riconosciuto dalla chiesa, visto che di fatto la chiesa riconosce solo quel tipo di famiglia, ossia uomo e donna, possibilmente uniti nel sacro vincolo del matrimonio al fine di generare altri figli, capisco il tuo punto di vista, ossia capisco il punto di vista di chi si dichiara cattolico, pure se non lo condivido. Ma se parliamo di Stato, secondo me, visto che si tratta di uno Stato pur sempre laico dove la chiesa non dovrebbe mettere bocca, non vedo perché non debbano essere contemplati modelli alternativi di famiglia. Il concetto di famiglia non è un assoluto immutabile ed atemporale, potrebbe essere destinato ad evolversi in qualcos’altro con il trascorrere del tempo ed i cambiamenti sociali, culturali e di costume. E non ci trovo nulla di male in questo. Oggi per fortuna essere omosessuali non è un reato, non è una vergogna, è una maniera come un’altra di vivere la propria sessualità, una maniera naturale (perché se l’attrazione omosessuale esiste, e non si tratta di pochi casi isolati, esiste in natura, infatti è presente anche in altre specie animali) e non vedo perché se due vogliono sposarsi non debbano farlo. Voglio dire, che danno fanno agli etero? Nessuno. Cosa tolgono agli etero? Niente. Chi è etero continua ad essere etero e se vuole si sposa, in chiesa o in comune, chi è omosessuale dovrà essere libero di fare altrettanto. In Olanda, Spagna, Inghilterra ed altri paesi europei esiste il matrimonio tra omosessuali e tutto funziona benissimo, non è che si sono verificati chissà quali disordini sociali o chissà cos’altro. Ti dirò di più, se anche l’omosessualità non fosse naturale, ma fosse un mero costrutto sociale e culturale, a me va bene uguale, visto che c’è consentaneità. Ognuno è libero di amare chi vuole e di accoppiarsi con chi vuole, nel pieno di una consentaneità ovvio, e lo Stato dovrebbe avere il dovere di tutelare anche coppie di questo tipo.
        Perché lo Stato non dovrebbe riconoscere le coppie omosessuali, spiegamelo un po’? Che vi importa a voi cattolici, scusate, di quello che fa uno Stato laico?
        Scusa se mi sono scaldata, ma io davvero cado dalle nuvole a sentire che nel 2012 ancora ci siano persone che si esprimono contro il riconoscimento della famiglia omosessuale da parte dello Stato.
        Visioni inconciliabili, sì.
        E per concludere, sì, per me il sacrosanto diritto degli animali di vivere in pace sta insieme al sacrosanto diritto degli omosessuali di formare una famiglia e di farsela riconoscere dallo Stato. Per altro accede in Olanda, Spagna ecc… non vedo perché qui non dovrebbe.
        Saluti.

      • CatoneIlCensore ha detto:

        La mia è una posizione assolutamente laica, la Chiesa non c’entra nulla.
        Lo stato si fonda sulla famiglia tradizionale, esattamente come la casa si fonda con i mattoni. La famiglia tradizionale è l’unica a poter essere riconosciuta dallo stato, per tradizione e per convenzione, oltre che per motivi economici: riconoscere una famiglia significa garantire tutele economiche, “investire”… E questo lo si fa nei confronti di una famiglia che cresce, che quindi rappresenta un investimento nel futuro, non di una assolutamente e irrimediabilmente sterile. Ma è ovvio che la motivazione economica è la meno importante.
        Quello che conta di più è che è la famiglia è in sé il fondamento dello stato, il punto di partenza dell’organizzazione statale così come la conosciamo. E’ una micro-comunità, che conribuisce a costituire una macro-comunità.
        Provo a spiegarmi meglio: mi daresti una buona ragione, razionale, per la quale la poligamia deve essere vietata? Intendo dire: se 3 o 4 persone si “amano” tutte quante, e decidono di mettersi a vivere insieme, lo stato deve riconoscere loro lo status di famiglia? Perché se si scardina il principio della coppia uomo-donna, domani si scardinerà anche il principio della “coppia”, e si aprirà ad altri tipi di “famiglie”. Ma vi immaginate questo cosa significherebbe?
        Anche in natura, come giustamente citi, esiste l’omosessualità. Ma in natura il branco si forma su rigide regole sociali, che nessuno si permette di ribaltare. Nel branco di leoni comanda la leonessa, e non potrebbe essere altrimenti. Nel branco di elefanti uguale.
        In natura esiste l’omosessualità, come esiste nell’uomo, ma non esistono “famiglie” omosessuali.

  7. luk ha detto:

    Complimenti Rita, sia per l’articolo che per l’appassionata difesa dei diritti degli omosessuali!

  8. rita ha detto:

    @ Catone il Censore

    La tradizione non racchiude sempre un valore. Basti pensare a quante tradizioni barbare esistono nei confronti degli animali e a quanto rispettarle e perpetrarle significherebbe non tener conto di un’evoluzione di tipo etico che è avvenuta con il passare dei secoli.
    Non è vero poi che le famiglie omosessuali sono sterili, ogni uomo ed ogni donna può procreare o può adottare dei bambini. Io sono anche a favore dell’adozione di bambini da parte delle coppie omo o della possibilità di mettere al mondo figli attraverso l’inseminazione eterologa.
    Ora parliamo di questo, non vedo cosa c’entri il discorso della poligamia. Comunque sì, non ci vedrei nulla di male in una famiglia allargata riconosciuta dallo Stato, perché no? Ripeto, per me il concetto di famiglia non è chiuso ed immutabile. Non mi spaventano i cambiamenti, anzi… tutto è destinato a cambiare, per fortuna, altrimenti saremmo ancora a sistemi arcaicissimi.
    In altri Stati le coppie omosessuali sono riconosciute da tempo e non mi sembra che questo abbia creato scompensi di tipo economico o sociale. Anzi, sono Stati che funzionano sotto il profilo burocratico di gran lunga meglio del nostro.
    Ma tu sei anche contrario al riconoscimento giuridico delle coppie etero non sposate?

    • rita ha detto:

      P.S.:
      errata corrige:
      perpetuarle, non perpetrarle (in riferimento alla tradizioni)

      • rita ha detto:

        P.P.S.:
        ma poi, secondo te, una coppia omosessuale non ha dunque il diritto di avere gli stessi riconoscimenti di una etero? Ma non ti sembra che sia una forma di discriminazione sociale questa? Ti prego di pensare con il cuore. Se tu fossi omosessuale e ti innamorassi di un altro uomo e desiderassi formare una famiglia, che so, ricevere anche ad esempio gli stessi trattamenti di tipo economico riservati alle famiglie quali assegni familiari, agevolazioni per il mutuo ecc., successione ereditaria in caso di morte improvvisa di uno dei due, non ti sentiresti leso nei tuoi diritti, discriminato, stigmatizzato socialmente nel non potere avere le stesse opportunità delle coppie etero?
        Le coppie omosessuali hanno lo stesso identico valore di quelle etero.
        Ripeto, il riconoscimento delle coppie omo NON è una novità, esistendo in altri Stati e funzionando perfettamente. Non capisco perché in Italia dovrebbe essere diverso. La verità, inutile legarlo e non è per far polemica, è che la politica italiana è fortemente influenzata dal Vaticano, il quale, non solo non riconosce le famiglie omo, ma addirittura considera l’omosessualità come una devianza, una malattia da curare (la chiamano addirittura “omosessualismo”). Su, basta entrare in qualsiasi sito e blog cattolico per capire la posizione della chiesa. Esistono addirittura “terapie cristologiche” per “guarire” dall’omosessualità- 😀 (a me fanno ridere, eh, per questo metto la faccina).
        Comunque, non per sottrarmi al confronto, ma è inutile discutere su questo argomento, abbiamo visioni esistenziali, sociali e politiche troppo distanti (almeno su questo, su altro non saprei).
        E ti prego di credermi sulla parola che le mie opinioni non sono state mutuate frettolosamente sulla base di un pensiero istintivo, ma derivano da riflessioni lunghe ed articolate.

      • CatoneIlCensore ha detto:

        Purtroppo è vero: abbiamo posizioni davvero troppo diverse per trovare un punto d’incontro…
        Comunque non si vuole discriminare gli omosessuali, nel senso di impedire loro di andare a trovare l’altro quando sta male, o di essere citati nel testamento. Tutte queste cose si possono risolvere con provvedimenti, e questa si è una questione di civiltà: ciascuno dovrebbe essere libero di farsi accudire da chi vuole, e di lasciare in eredità i propri beni a chi vuole. Ma questo non implica il “riconoscimento” della coppia omosessuale come “famiglia”. Questa non è più libertà, non è un “diritto”. E’ lo stravolgimento di un intero sistema, così come lo conosciamo da millenni.
        Ciao!

  9. monika ha detto:

    ”La famiglia tradizionale è l’unica a poter essere riconosciuta dallo stato, per tradizione e per convenzione, oltre che per motivi economici: riconoscere una famiglia significa garantire tutele economiche, “investire”… E questo lo si fa nei confronti di una famiglia che cresce, che quindi rappresenta un investimento nel futuro, non di una assolutamente e irrimediabilmente sterile.”
    Quindi, secondo te, una coppia etero che si scopre sterile, non dovrebbe/potrebbe nè sposarsi, nè avere rapporti sessuali?

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