Non resta che far torto o patirlo, ovvero perché dovete essere favorevoli alla sperimentazione animale

di Serena Contardi

Hitler amante degli animali, Hitler vegetariano, Hitler antivivisezionista… sarebbe divertente consigliare a chi ama tanto ricorrere a questo “argomento” la lettura de La mia vita, scritta di proprio pugno dal Führer ed edita da Bompiani, e domadargli in seguito se riterrà ancora opportuno richiamarsi al paragone col nazionalsocialismo per screditare le istanze dell’antispecismo. Ora, è molto probabile che il nostro non leggerà l’autobiografia hitleriana, proprio come non si sarà premurato di leggere la puntuale confutazione delle tesi di Luc Ferry sul presunto animalismo di Hitler ad opera di Elizabeth Hardouin-Fugier, ma val lo stesso la pena di dire due parole sulla concezione della Natura che emerge da tale contesto e confrontarla con le obiezioni più diffuse che certo anti-animalismo muove ai sostenitori della liberazione animale. La Natura è sovente descritta come il regno della lotta e della sopraffazione; da essa, «crudele regina di ogni saggezza», l’essere umano dovrebbe trarre validi consigli per orientare la sua prassi nel mondo. Non è un caso che la massima offesa che Hitler rivolge ai suoi nemici sia quella di andare «contronatura»: contronatura sono i pacifisti, che pretendono di emanciparsi dalla violenza del dominio, e contronatura sono gli ebrei, «razza di eversori della natura», spesso presentati come effeminati e dunque innaturalmente recalcitranti ad un ruolo virile e padronale. Lo sguardo sul mondo animale del Führer trabocca di ammirazione, più che di amore, o comunque di ossequioso rispetto. La superiorità degli animali, di contro alle mollezze della civiltà, sta tutta nell’adempiere senza inutili remore alla durezza che regola i cicli biologici; essi mirano unicamente a dilagare e a riprodursi, ciò che dovrebbe fare l’ariano: «Inutile blaterare di umanità», perché «un essere beve il sangue dell’altro. Uno trova nutrimento della morte dell’altro».

Qualcuno ha da morire, qualcuno deve venire sacrificato. Chi? «Colui che non ha potere» e che, ipso facto, perde il diritto alla vita; non l’ha mai guadagnato. La stessa Hitler-Jugend veniva educata a ciò che Nietzsche chiamava amor fati: si deve amare ciò che si è, e versare il sangue necessario alla preservazione della Volksgemeinschaft con la fermezza e la serietà che si addicono all’uomo degno di questo nome. Questo è la vita, un tragico imperativo che si presenta nella forma di un lacerante aut aut, il non resta che far torto o patirlo di adelchiana memoria. Ogni aspirazione egualitaria che si proponga di allargare la comunità e comprendere entro le sue cerchie il subalterno, colui che si colloca al di fuori dei suoi angusti confini, rappresenta un tradimento della Natura e va perciò debellata. Lo stesso marxismo è considerato l’ideologia colpevole nei confronti della Natura par excellance, il degno parto dell’«idiozia ebraica».

È quantomeno curioso che chi s’affanna a trovar nessi tra il regime nazista e l’antispecismo si appelli, come ragione suprema per difendere la sperimentazione animale, allo stesso identico principio su cui Hitler basò l’intera sua propaganda. Le immagini che ritraggono un bambino occidentale («potrebbe essere tuo figlio») e lo contrappongono ad una cavia da laboratorio intimandoti di scegliere per il tuo DNA, come Natura comanda, sono una particolare specie di ricatto, denso di emotività seppure travestito di razionalismo, che riafferma la validità di quel ritornello: non è possibile si stia tutti un po’ peggio perché si stia tutti un po’ meglio, scegliere è necessario, aut aut. La cosa si fa ancora più interessante quando i paladini della sperimentazione animale si trovano a dover affrontare il tema scomodo e scottante dell’operato delle case farmaceutiche nel cosiddetto Terzo Mondo. Essi sono obbligati dalla forma della propria argomentazione ad affermare che i test tornino a vantaggio di un gruppo omogeneo e coeso noto come «umanità», ma questo caso particolare mostra che non esiste, non è mai esistita, una fantomatica umanità che beneficia omologamente del nostro modo di condurre la ricerca: essa è un artificio retorico, un gioco di prestigio o, se vogliamo, un tipo particolarmente crudele di sineddoche, la parte per il tutto, l’Occidente ricco per la specie. Coerentemente con una definizione di umanità tanto parziale ed esclusiva, i diseredati della Terra, meno-che-umani, possono venire sacrificati: e in effetti su di loro si sperimenta. Lontano dagli occhi e dal cuore, mentre noi ci becchiamo le fiale.

Nel gennaio di quest’anno i giornali di tutto il mondo hanno diffuso la notizia della multinazionale americana del farmaco GlaxoSmithKline (GSK) condannata a pagare un risarcimento di 180mila euro per avere sperimentato nuovi vaccini su neonati di famiglie povere (i test sono costati la vita a 14 bambini). La circostanza ha contribuito ad attirare l’attenzione pubblica sulla spietata logica del profitto che muove le case farmaceutiche, le quali hanno molto da guadagnare dalla continua ideazione di cure – certamente più che dalla prevenzione – e lo fanno calpestando i più basilari diritti umani: l’ennesimo segnale che avrebbe potuto/dovuto condurre ad un ripensamento dell’attuale sistema socio-economico, cui la ricerca scientifica è necessariamente sottoposta, che per sua stessa natura prevede una minoranza dell’umanità tenga la maggioranza in scacco per continuare a riprodurre il proprio modus vivendi, socialmente ed ecologicamente insostenibile, la escluda dalle risorse, la usi come discarica e infine la ammali per ricavarne nuovi farmaci. Questo non è avvenuto, perché il culto dell’attività scientifica e l’illimitata fiducia nel suo progresso impediscono se ne colga il legame con un determinato interesse sociale e il suo essere irrimediabilmente invischiata nella spirale autodistruttiva che accompagna l’espansione dell’Occidente capitalistico, che mentre progetta nuove cure a beneficio dell’«umanità» sta demolendo pezzo per pezzo l’oikos planetario, bruciando di fatto le stesse possibilità di sopravvivenza della specie. Si dice la scienza sia ammalata di antropocentrismo, macché! Si cominci piuttosto a parlare di provincialismo…

La reazione che lo scandalo GlaxoSmithKline ha suscitato nei supporters della sperimentazione animale è tanto grottesca quanto densa di significato. Abituati ad additare come complottista chiunque osi sollevare il problema del nesso tra interessi privati e ricerca, si sono improvvisamente trovati nella situazione di dover fare i conti con una serie impressionante di scheletri nell’armadio, scheletri usciti da ogni dove e di cui, forse, da perfetti adepti della religione positivista, beatamente ignoravano l’esistenza. Lo stratagemma messo a punto per cavarsi fuori d’impiccio è stato, incredibile ma vero, dare la colpa agli animalisti. Visto che gli animalisti ci rompono i coglioni e rendono sempre più difficile condurre test su animali, noi siamo costretti a farlo sui figli dei pezzenti. Animalisti, siete dei mostri: guardate cosa ci costringete a fare! E così accanto alla foto del figlioletto bianco contrapposto al sorcio ne compare un’altra, sottratta ai reportage di qualche missione umanitaria, di occhietti lucidi che fanno capolino da faccini neri e tristi e manine ossute che si affidano alla carità dello spettatore: «se la Sperimentazione Animale venisse abolita, non è difficile intuire chi potrebbe prendere il posto delle cavie animali, per garantire le cure mediche all’occidente…». Uno slogan che è un’allusione, pedopornografia, molto di più. È la firma della miseria spirituale, dell’alienazione scientista e tecnocratica, della «volgarità aperta, cosciente di sé del capitalista» (Marx). Il re è nudo, si è denudato da solo, e non trova motivo di vergognarsene. Esibisce anzi le sue vergogne, le ostenta, e con ostentazione gorgheggia l’antica cantilena: non è possibile si stia tutti un po’ peggio perché si stia tutti un po’ meglio, scegliere è necessario, aut aut. Da una parte l’umanità di serie A – curarlo o non curarlo, quell’angelo? – , dall’altra, inesorabilmente, l’umanità di serie C – qui la scelta cade diversamente: si può solo eventualmente risparmiarlo, quel poveraccio. Avanti, è il vostro turno. Che sia la domanda stessa ad essere sbagliata, che sia frutto di un’enorme, marcescente, falsa dicotomia, può vederlo soltanto chi a quel re, nudo, ha smesso di obbedire da tempo. Gli altri pronuncino la loro risposta, e subito saranno chiusi «tra quelle sbarre donde non s’esce più».

 

 

 

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Comments
255 Responses to “Non resta che far torto o patirlo, ovvero perché dovete essere favorevoli alla sperimentazione animale”
  1. rita ha detto:

    @ lo stranoanello

    Quando ti fa comodo sei animale tra animali e quindi le scosse elettriche con cui terrorizzi i topi sarebbero la stessa cosa del leone che mangia la gazzella, quando invece vuoi minimizzare quello che fai (ossia minimizzare il danno) allora saresti il genio che opera il bene perché tanto i ratti sono animali cretini (e quindi, secondo te, sacrificabili) ed in virtù di un contratto sociale (ancora a Hobbes stiamo qui, ma quando l’hai firmato ‘sto contratto poi?) allora sei qualcosa di diverso.
    Mi sembri come quei cattolici che citano la bibbia in continuazione e quando gli fa comodo dimostrare una tesi prendono versi alla lettera, mentre quando non torna utile allora dicono che vanno interpretati.
    Non puoi essere un momento un genio e quello dopo animale tra animali che si comporterebbe come il predatore (che sbrana per fame, per istinto, per necessità): la tua necessità di mangiare il prosciutto dov’è? Non c’è, è solo gusto, solo egoismo. La necessità di stressare animali e di sperimentarci sopra per scrivere una qualche cazzo di pubblicazione che dimostra che un topo stressato è più soggetto alla depressione di uno non stressato, dov’è?
    I gatti li guardo negli occhi tutti i giorni. Di recente ho letto un articolo scritto da una etologa che ha osservato dei gatti per un lungo periodo: solo il 40% di essi cacciava topi o altri animali, il resto non ha mai preso un animale, prova è che gli animali cacciano soprattutto per fame o per questioni territoriali, non con la presunzione di operare il bene o per puro divertimento. Ti posso dire che dei nove gatti con cui convivo solo alcuni si divertono a rincorrere lucertole, non tutti, dipende dal carattere. Pure tra loro ci sono quelli stronzi e quelli no.
    In genere comunque gli animali cacciano per fame.
    L’essere umano li sfrutta ed uccide per i più disparati scopi, persino per divertimento. Tipo quelli che pescano, vanno a caccia, usano gli animali nei circhi ecc..
    Quindi sì, c’è differenza tra morte capitata per vecchiaia, per sfiga, per malattia e morte data di proposito.
    A te fa comodo dire il contrario. Ma non hai ragione. Non ce l’hai bello mio. Manco per niente.
    Di una cosa sono immensamente contenta (in fondo non è stato inutile tutto sommato discutere con te): il tempo che ti ho tenuto occupato a rispondermi è tutto tempo risparmiato per gli animali. Invece di stare in laboratorio a torturarli, stai qui a scrivere.
    E ora vai, rispondi ancora.

    • lostranoanello ha detto:

      Ma non dovevi lasciarmi l’ultima parola? Mannaggia, non puoi proprio fare a meno di me, vero? 😉
      Però sei scaduta parecchio, diciamolo. Non ci provi manco più XD
      L’uomo è un animale come gli altri. E’ tutto qui, fa come il leone che si mangia la gazzella. Tuttavia, perfino i leoni mangiano le gazzelle, ma NON altri leoni (se non in casi particolari). L’uomo è l’unico animale che ha capito che stipulare un contratto razionale e aiutarsi a vicenda ti permette di sopravvivere più facilmente. Insomma gli uomini si alleano fra di loro contro tutto il resto dell’universo che, com’è normale, cerca di sopraffarli. Lo fanno anche tanti animali, ma nessuno a uno stesso livello di raffinatezza, perché manca loro lo sviluppo corticale per poterlo fare. Speriamo non ci arrivino mai, se tutte le specie avessero la capacità di stipulare contratti sociali l’uomo sarebbe estinto.
      Ora, la necessità di mangiare la carne non ce l’ho. Lo faccio per egoismo, sì. Problemi? Tu per egoismo (chiamo egoismo in senso stretto, ogni comportamento che sottrae risorse al sociale per deviarle verso di sé, e egoismo in senso lato tutto il resto. Altruismo è un termine fuorviante) vuoi impedirmelo. Tutto qui. Se invece si parla di sperimentazione animale, il tuo egoismo è solo ancora più grave, perché la necessità di sperimentare, come dimostrano i progressi della biologia e in conseguenza della tecnica medica, è assai più pressante di quella di mangiar carne. Tu non puoi stabilire il limite della “necessità” come pare a te, non ne hai il diritto. Le so io le mie “necessità”, tu saprai le tue.
      Sì, ho ragione 🙂 Indipendentemente da quello che pensi, l’ho dimostrato e lo dimostro ancora. Il resto è divertimento retorico.

      PS: quella di mettere un “solo” davanti a “40%” è un coupe de maitre 😀
      Come se io dicessi “solo il 99,9%”; detta così sembra poco, vero? 😛

      • rita ha detto:

        Sei come le telenovelas: uno dice, basta, non le guardo più e poi sul finale episodio ti buttano là qualcosa per cui sei costretto a vederle ancora una volta.
        Mi spiace paragonarti ad una telenovela, ma è così.

        Comunque, non hai affatto dimostrato di aver ragione. Ma dove? Nella tua testa l’hai dimostrato, hai la tua logica e ti sostieni con quella. Ma un ragionamento logico non è per forza di cose anche giusto. O moralmente ineccepibile.
        Problemi che ti mangi la bistecca? Non per me, tu sembri sempre dimenticare il terzo elemento in gioco che sono gli animali. E’ un problema per quei poveri animali che ci vanno di mezzo.

        Beh, 40%, se i numeri vorranno pur dire qualcosa, è meno della metà ed è un valore assai distante dal 99,9%.
        Io mi sarei aspettata che ogni gatto si dedicasse alla caccia per gioco o per istinto predatorio e invece no.
        Comunque i gatti sono perdonati, seguono il loro istinto.
        Se anche tu seguissi il tuo istinto capirei anche te. E invece parli di contratti sociali, vanti di essere un genio, di possedere un intelletto raffinatissimo, per fare cose, in definitiva? Quel che fa qualsiasi altro predatore in natura?
        Ma ripeto, lui lo fa per necessità, tu no.

        Mo’ l’egoista sarei io?
        Tu mangi il maiale per soddisfare il tuo palato e l’egoista sarei io?

        E, torno a ripeterti, non sono contro la ricerca, la scienza, le cure (mica posseggo un istinto di autodistruzione), solo che voglio una ricerca etica. Che non causi sofferenza.

        Nemmeno tu puoi stabilire il limite delle tue necessità come piace a te. Di quelle degli animali (esseri senzienti; un paio di testi sull’etologia te li ho pure indicati mi pare) pure bisognerà tener conto. Chi sei tu per dire di no?

        P.S.: non è che sono scaduta o che non ci provo manco più. A me non interessa rivaleggiare con te, le sfide non mi piacciono, non ho bisogno di vincere perché vince comunque il valore delle mie idee, si sostengono da sole.
        Un po’ stanca lo sono, lo ammetto, discutere porta via energie, energie che in effetti potrei impiegare meglio. Ma almeno ti tengo occupato e torturi qualche topo in meno.

      • lostranoanello ha detto:

        Eh sì, do dipendenza 🙂
        E’ un’altra delle caratteristiche di chi ha ragione: ha sempre qualcosa di nuovo da dire. Laddove chi non ce l’ha non può che ripetere sempre le stesse…
        Ho dimostrato di avere ragione “solo con la logica”. certo, come dire “hai dimostrato che gli asini non volano, ma solo con le leggi della fisica terrestre!”, “hai dimostrato il teorema di pitagora, ma soltanto con la logica!”
        Certo, nel paese delle meraviglie o nei tuoi mondi onirici potrei anche avere torto. Su questo pianeta avere ragione con la logica significa essere nel giusto molto più di quanto tu possa mai sperare nelle tue fantasie più folli.

        E’ un problema per i “poveri animali”? E allora che vengano loro a discuterne. Si può riempirmi di insulti, ma non si potrà certo dire che rifiuti di negoziare, ti pare? Io penso alle mie necessità, alle loro dovranno pensarci da soli. Oppure possiamo fare così: io penso alle loro e loro pensano alle mie. Insomma, qualcuno dovrà pur pensarci al fatto che io devo mangiare, vestirmi, abitare da qualche parte, no? Oppure devo lasciarmi morire per donare il mio corpo alla saggia madre natura? Io devo essere altruista, gli animali non devono, tu non devi… insomma mi puzza un pochetto di fregatura ‘sta storia che i sacrifici in tutto l’universo senziente e non li devo fare solo io.

        Il resto è la solita musicaaaa… Là-là-là… Insomma gli animali qualunque cosa fanno son sempre innocenti, noi qualunque cosa facciamo sempre colpevoli, visto che se ci comportiamo come loro siamo considerati dei mostri. Di conseguenza non ci resta che levar le tende, via, a gonfie vele verso l’estinzione!
        Ma poi che diavolo vuol dire “necessità”? Gli animali mangiano ogni volta che ne hanno la possibilità. Conoscono il senso di sazietà, ma non si spingono certo a fare ascesi o a porsi dei limiti razionali a quello che mangiano o agli animali che cacciano. Per non parlare di quella minuscola percentuale del 40% (ma sul serio mi stai venendo a dire che il 40% è trascurabile? Mi vien da domandarmi se sai contare a ‘sto punto).

        Poi va be’, diventi divertentissima quando dici che vorresti una ricerca che non causi sofferenza XD
        E io voglio mangiar carne fresca senza ammazzare animali. Stop alla macellazione! W i metodi alternativi per produrre carne! Ma andiamo, dai, lo vedi che non ti stai nemmeno sforzando di dire cose che abbiano un minimo di senso?
        E meno male che le tue idee son forti e si sostengono da sole. Io mi farei rimborsare.

  2. Krop ha detto:

    Sfogliavo in questi giorni un libro – abbastanza divulgativo – di Mainardi, incentrato sulla diversità delle intelligenze animali. C’è un breve e interessante capitoletto sulla differenti culture sviluppate da diverse popolazioni di scimpanzè: l’ho trovato riportato nell’archivio del Corriere, posto il link nel caso interessasse a qualcuno. http://archiviostorico.corriere.it/1999/luglio/18/quante_cose_sanno_fare_gli_co_0_9907187049.shtml

    “Mai prima d’ ora ci si era resi conto che una specie non umana possedesse un cosi’ complesso patrimonio di abitudini non specie – specifiche, ma invece caratterizzanti singole, differenti e isolate popolazioni. La nostra visione antropocentrica del mondo, quando si scopre una qualche caratterizzazione “quasi umana” in un’ altra specie, tende a farci ragionare come se si trattasse di un qualcosa di perfettibile avendo in mente la nostra presunta perfezione. Ottica errata. Gli scimpanze’ , per dire del caso attuale, non puntano finalisticamente a divenire umani. Il loro percorso evolutivo e’ stato ed e’ diverso dal nostro. Diverse le loro capacita’ adattative, diverso l’ ambiente dove vivono. Diverse dunque le loro caratterizzazioni culturali, che ovviamente non si basano, come le nostre, su un linguaggio simbolico (o cosi’ simbolico) e su cosi’ elevate capacita’ intellettive. Detto altrimenti: loro sono loro e noi siamo noi, ciascuna specie a suo modo perfetta, anche se, forse, la parola perfezione sarebbe meglio non usarla mai.”

    Il capitolo precedente, guarda un pò, è incentrato sulla trasmissione culturale nei topi. 😉

    • rita ha detto:

      Grazie Krop, a me interessa.
      Ma infatti l’errore maggiore che si commette è quello di giudicare le altre specie a partire da parametri tutti umani, in particolare quello della complessità cognitiva, appunto il cosiddetto antropocentrismo. E invece no. Ogni specie appunto si evolve in maniera differenziata.
      Lo stesso errore lo si commette per quanto riguarda le culture, ossia si giudicano le altre a partire dai parametri della nostra (etnocentrismo).

  3. rita ha detto:

    Ma veramente ora stanno mettendo a punto la carne in provetta (quindi magari tra qualche anno, chi vorrà mangiare carne potrà farlo senza uccidere animali). Senti, se nel cinquecento avessi detto che un giorno sarebbe stato possibile andare sulla luna, qualcuno mi avrebbe rinchiusa in manicomio, no?
    La società antispecista oggi è un’utopia ancora, vero. Ma non è qualcosa di irrealizzabile, affatto. Questo ti fa comodo pensarlo a te, ora.
    Ti domando questo: se tu davvero sei così convinto che le nostre siano solo baggianate come mai ti dai tanto da fare per smentirle, per criticarle? Oh, se io sento uno che mi dice che gli alieni verranno a rapirci dopodomani, mi metto a ridere e me ne vado, non è che ci perdo tempo ad argomentare. Tu, da una parte dici che scrivo cose ridicole, che vivo a Topolinia (semmai a Paperopoli poi, mi piaceva di più), dall’altra ti impegni a smentire. Ma se sono stupidaggini… dovresti aver lasciato perdere da un pezzo.
    Come dice sempre Sdrammaturgo, ma di che vi preoccupate tutti? Avete la legge dalla vostra, la cultura dalla vostra, la massa della gente dalla vostra, le multinazionali, economia e finanza dalla vostra, ma perché vi date tanto da fare per criticare le nostre posizioni?

    Ma comunque la capacità di andare oltre, di sognare, di immaginare un qualcosa che ancora non esiste, non dovrebbe essere prerogativa proprio del genio?

    Gli animali stanno tentando eccome di negoziare, solo che lo fanno con i loro mezzi, con il loro “linguaggio”, che non deve essere necessariamente il nostro, ossia quello del potere in rapporto a loro (leggi per favore cosa ha scritto Krop appena sopra e cosa ho risposto io: ossia che noi faremmo l’errore di rapportare le altre specie alla nostra, giudicandole con parametri solamente umani e per questo nessuna specie potrà, secondo questa visione antropocentrica e miope, essere mai all’altezza della nostra; errore anche dell’etnocentrismo, ossia quello di giudicare le culture altre con parametri solo della propria, poi hai studiato antropologia quindi lo sai di cosa sto parlando) e questa cosa già te l’ho detta, ma tu glissi e sminuisci e butti in caciara qualsiasi cosa ti dica, talmente sei supponente e presuntuoso (e scusa eh, non è per attaccarti, ma così).
    Gli animali megoziano eccome (ti ho anche citato, pure qui, un altro bel libretto, ma scommetto che non hai nemmeno preso nota), quando esprimono la loro ribellione. Certo se ti aspetti che scioperino dentro gli allevamenti in cui sono rinchiusi, non gli riesce. Hanno altre abilità.
    Ora, quando la diversità (in questo caso gli animali) deve negoziare, ovvio che non può farlo solo secondo i parametri di chi domina, altrimenti, che negoziazione sarebbe?
    Sarebbe come se noi donne, in passato, per ottenere diritti, avessimo dovuto farlo dimostrando che avevamo il cazzo pure noi. E invece no, siamo diverse. E la negoziazione si fa proprio ascoltando le esigenze delle due parti, e le due parti comunicano ognuna le proprie istanze secondo quelle caratteristiche che gli appartengono e che vogliono far valere.
    Il topo che squittisce, la mucca che piange, il maiale che si lamente, la tigre domata a suon di pungoli elettrici e privazione del cibo che però appena può si ribella, sono tutti tentativi di negoziazione.
    Gli animali non sanno scrivere, ma sanno pretendere e volere la libertà. E questa è già una richiesta di negoziazione.
    La verità, caro lostranoanello, è che i miei ragionamenti ti suonano ridicoli e ti fanno sorridere perché non riesci a guardare oltre il tuo naso.

    • lostranoanello ha detto:

      Ho scritto più sopra che essendo il negoziato un rapporto di potere fra due soggetti, ENTRAMBI i soggetti devono affermare se stessi su un piano comune. Essere in grado di negoziare significa essere in grado di proporsi e ove necessario di imporsi sull’altro soggetto per cambiare la propria condizione. Se uno deve adeguarsi completamente all’altro senza poter dettar nessuna condizione vuol dire che il negoziato è già concluso. Ciò dici non ha senso in partenza, perché se potessero negoziare davvero NON SAREBBERO nella loro condizione.
      Questa è una delle tue innumerevoli contraddizioni: alle altre possiamo aggiungere l’eguaglianza senza responsabilità, l’intelligenza senza intelligenza e simili. Anche a te, come ad altri qui, piace giocar con le parole, ma di volo ce n’è uno solo. SI può volare meglio o peggio, ma se non ti libri in aria non è “un modo diverso di volare”. Al massimo è cadere con stile.

      Ti domandi perché continui a conversare. Rita, la conversazione per me è finita quando hai detto che “ho ragione solo con la logica” XD
      Significa che ho ragione, e se lo hai detto tu che posso aspettarmi di meglio? Tu sai che hai torto, ma come quasi tutti fanno, persisti anche nel torto. CI sono molti stratagemmi per mettere da parte questa nozione. Non pensi davvero che io speri di convincerti, no? Se fosse possibile ragionare con te ti avrei convinta venti commenti fa, come ho già convinto in passato altri animalisti… E il bello è che sono rimasti animalisti anche dopo, hanno solo iniziato a ragionare con coerenza.
      Vuoi sapere perché perdo tempo a parlare di antispecismo?
      Un po’ è perché mi diverto. Ragionare è quello che so fare meglio e un confronto verbale è il modo migliore per svolgere un ragionamento. E un po’ perché è vero, voi non potete fare una società antispecista. Questa non è una profezia, quanto una certezza che non ammette nessun genere di dubbio. Io so che prima o poi morirai, non è una profezia, so che non sei una dea e quindi morirai. So che non potete farlo, e a dire il vero penso che lo sappiate anche voi. O almeno i più svegli di voi. Però potete ottenere dei piccoli risultati, delle piccole violenze, dei piccoli soprusi, dei piccoli inganni, che vi permettano di vivere in una società ancora e sempre specista, ancora e sempre egoista, ma che segue il vostro egoismo più che il mio. Questa prospettiva ovviamente la combatto; non essendo un animale, non ho bisogno che qualcuno decida per me quali sono o non sono le mie esigenze e si sforzi di imporle agli altri senza che nessuno gliel’abbia chiesto. Mi piace partecipare nelle lotte che mi riguardano e condurle come piace a me, e lo faccio sui vari piani in cui ritengo di poter dare il meglio. E nell’ambito del pensiero morale la vittoria la conseguo anche con una certa facilità, come in realtà hai già potuto vedere.

      • rita ha detto:

        No, la logica non è aver ragione. Nel medioevo dicevano che la terra era ferma ed argomentavano pure con pensieri logici (tutte le cosmogonie del passato, per quanto viziate dalla teologia, erano comunque logiche, in effetti c’è una logica anche nelle religioni, pure se basata su assunti completamente infondati), ma avevano torto.
        Dipende sempre appunto su quali assunti basi la tua logica. Se essi sono errati, saranno errate anche le conseguenze, pur avendo una logicità interna.
        Alcuni malati di mente argomentano in maniera perfettamente logica, ma si tratterebbe di una logica interna alla loro testa.
        Tu argomenti con la logica specista, che ti sei formato in questa società e cultura specista.
        Il macellaio uccide per denaro. Logico. Ma mica c’ha ragione, mica è giusto quel che fa.
        Il mafioso uccide per denaro anch’esso. Logico, no? Ma mica c’ha ragione. Voglio dire, non sempre la logica è sinonimo di giustezza e torto.

        Se io dico” uccido un animale perché posso farlo”, questa è logica. Ma non significa che sia giusto o che chi compie l’azione debba per forza aver ragione commettendo l’atto di uccidere.
        Se io dico: “prendo a calci lostranoanello perché è una cosa che con i tacchi alti mi può riuscire assai bene” (non lo farei mai, tranquillo), è logica, ossia esprimo una proposizione logica, ma non significa che sia giusta.

        Ma, torno a ripeterti, a me non interessa nemmeno che tu o io si abbia ragione o torto (questo interessa a te, anche perché mica stiamo discutendo delle squadre di calcio, si parla di visioni esistenziali contrapposte e chi sei tu per dire che la tua sarebbe migliore della mia? Io infatti, bada bene, non dico affatto che quella antispecista sia la migliore in assoluto, dico solo che sarebbe la migliore per porre fine allo sfruttamento degli animali umani e non umani, ossia la più logica per ottenere questo fine che ci interessa che è smettere di vedere animali massacrati e considerati alla stregua di oggetti), a me interessa, appunto, dicevo fra parentesi, evitare di far soffrire essere viventi senzienti e per sapere che farli soffrire è mostruoso non mi serve la logica, né di dimostrarti che sono più brava di te di argomentare, mi serve di capire che in effetti soffrono e di iniziare a considerare varie strategie e strade affinché si realizzi questa visione. L’antispecismo ha uno scopo: si tratta di capire e studiare le strategie migliori per ottenerlo. Logico, no? Perfettamente logico.
        Che lo sfruttamento degli animali esista è un dato di fatto, perfettamente logico anch’esso (e qui sei tu che diventi ridicolo quando ti arrampichi sugli specchi volendo far credere che esso sarebbe la stessa cosa, solo più sofisticata, del leone che sbrana la gazzella, avendo tu persino ammesso che invece mangi carne per gusto, come tutti del resto, ossia per gusto tutti quanti, quindi buona parte di questo sfruttamento è per fini esclusivamente voluttuari). Ma se anche ritenessi in parte utile la S.A., mi opporrei comunque perché eticamente aberrante.
        Io infatti non sono una sostenitrice dell’AVS, ma dell’AVE.

        Comunque io lo so che morirò molto prima che si realizzi anche qualcosa che lontanamente assomigli ad una società a-specista, ma comunque sia, farò del mio meglio per mettere i bastoni tra le ruote a chi massacra gli animali.
        Come mi ha definita una volta Serena io sono una “kantiana”, seguo l’etica delle intenzioni, ossia porto avanti la mia azione, quella che ritengo la migliore, la più giusta, anche senza conoscere se andrà a buon fine.
        Sì, morirò prima, ma intanto se vedo un pescatore che pesca gli rompo i coglioni (come ho fatto oggi).
        Soccomberò, ma gli specisti, voi specisti, avrete sempre la vita meno facile. Non è una minaccia, lungi da me, ma una constatazione. Intanto più di metà della popolazione è contraria alla S.A. e se solo i macelli fossero di vetro (come ha detto qualcuno, ma non ricordo chi al momento), molta più gente diventerebbe vegana o vegetariana. Se solo la propaganda la smettesse di usare le immagini finte del maialino che ride mentre viene affettato, di lobotomizzare i bambini sin da piccoli rimuovendo dalla loro vista la realtà di quel che avviene in certi luoghi, di usare gli spot in cui ad un certo tipo di cibo animale è sempre associato un certo tipo di benessere sociale, di rassicuranti certezze che poi sarebbero quelle cui aspira la massa mediocre priva di capacità critica, prona all’ovvietà di quel che è considerato e riproposto in mille salse e confermato come “normale” ecc. ecc.., di usare la retorica rassicurante del sesso e famigliola felice con funzione apotropaica per indurre la gente a consumare latte, carne, pellicce ecc., ci sarebbero molti più vegetariani. E poiché, ti assicuro che è vero, diventando vegetariani è come se poi venisse finalmente a cadere un velo, muterebbe anche tutta la percezione del contesto vigente e l’orrore che ci circonda (quello dello sfruttamento animale) apparirebbe finalmente in tutto il suo marciume. Muta la prospettiva, e mutando essa, muta tutto. Ma tu questo privilegio non potrai mai averlo. Perché non sai guardare al di là del tuo naso. E non sai quello che ti perdi.

      • lostranoanello ha detto:

        Disgraziatamente la logica invece è una sola 🙂
        Possono cambiare gli assiomi, ma una volta che siano assodati non possono condurre a errore. E no, uccidere un umano per soldi non è molto logico. Infatti spessissimo i mafiosi sono i primi a finire ammazzati per via di quello che fanno. Io non lo farei mai, essendo logico. Invece potrei fare il macellaio, non comporta nessun rischio.

        Il resto di quello che hai scritto mi piace. E’ venuto fuori lo spirito egoista e aggressivo. Il tuo cammino verso il lato oscuro è compiuto XD
        Ed è anche risolto finalmente uno dei quesiti più frequentemente posti su questo blog: perché gli animalisti stanno sul cazzo al 90% della popolazione mondiale?
        Perché rompono grandemente i coglioni. Azione-reazione 😛

        Però lascia stare etica e, soprattutto, psicologia (il velo che ti cade dopo l’illuminazione divina del vegetarianesimo ‘un se po’ sentì XD). Non ci sei decisamente portata…

        I miei ossequi ^^

  4. rita ha detto:

    Come volevasi dimostrare: è qualcosa che ti sfugge e sempre ti sfuggirà. Ma non si tratta di un’epifania o di qualcosa di mistico, di semplice percezione che muta mutando un determinato contesto. E, modestamente, in psicologia sono abbastanza ferrata invece.
    Certo che sono aggressiva. Io sostengo la nonviolenza, ma non il pacifismo.
    La filosofia del “porgi l’altra guancia” non mi appartiene. E se uno mi rompe i coglioni reagisco eccome. E pure se li rompe agli animali indifesi.

    Ma, alla fine della fiera, quello che tortura i topi in laboratorio sei sempre tu.

    Ah, e di stare sul cazzo al 90% della popolazione sai cosa mi importa? 😀
    Stimo pochissime persone e sono proprio quelle che ricambiano perché altrettanto stimano me. Il riconoscimento sociale non mi è mai interessato.
    Ricambio gli ossequi.

    • lostranoanello ha detto:

      Ferratissima. SI vede guarda XD
      va be’, dai, non mi resterebbe che prenderti in giro a questo punto, e anche se è abbastanza divertente credo sia meglio soprassedere.

      Io ho ottenuto quello che volevo. Buona guerra a questo punto, e che vinca quello più utile all’umanità 😛

      • rita ha detto:

        Pure io. Ti ho tenuto parecchie ore occupato a scrivere. Quindi parecchie ore dietro allo schermo di un pc anziché in laboratorio a torturare topi.

      • lostranoanello ha detto:

        Seeee, che secondo te passo la vita a fare esperimenti sui topi, guarda 😛
        L’ultima volta che ho “torturato” un topo, come dici tu, è stato circa quattro mesi fa. C’è anche altro da fare con i topi in un laboratorio che ucciderli o stressarli, sai? A dire il vero finora in tutta la mia vita ne ho ucciso uno con un’overdose di anestetico… Anche se mi son passate fra le mani varie carogne. E senza neanche contare tutto quello che c’è da fare SENZA i topi. Non voglio deluderti perché tutti abbiamo bisogno di uno scopo nella vita, ma negli ultimi giorni sto lavorando più del solito XD

        Cioè, in realtà non dovresti essere delusa, ma contenta, a rigor di logica. Ma ho riscontrato finora che gli “antivivisezionisti” ci restano più male che bene se scoprono che nei laboratori non c’è tutto l’inferno che si aspettavano. Sarà il fascino del male? O forse si vedono minacciati nel loro ruolo da eroi? Boh…

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