Le gambe delle giraffe

di Sara Romagnoli

apparso su Antispecismo.net (Venerdì, 28 Settembre 2012 11:26)

Molto spesso, buona parte di articoli che riportano notizie come questa, sono frutto di riflessioni che tradiscono un pregiudizio sul quale verrebbe da sorridere, se non fosse specchio di un pensiero le cui tragiche derive al momento paiono essere solo sotto gli occhi di alcuni.

Le strade delle possibilità che si aprono quando ci si appresta ad interpretare i fatti e gli individui sono infinite, e senz’altro è indice di poca lungimiranza se non forse di qualunquismo, ragionare dando per scontato qualcosa; un banale esercizio di empatia però (e quindi anche di logica), può talvolta tornare utile se non per giungere a conclusioni certe, per riflettere su quali siano gli aspetti da scartare in partenza senza vi sia bisogno di ricorrere al frammento C.S.I. style del giorno.

L’anelito alla libertà non è appannaggio esclusivamente umano. Cerchiamo di farcene una ragione quanto prima e forse, e dico forse, anche i domatori del XXI secolo eviteranno di farsi prendere dallo sconforto accasciandosi a terra, quasi increduli innanzi al disperato tentativo di fuga di una giraffa, dalla sua ZooLogicaPrigioneCircense.

Un filosofo tedesco purtroppo non abbastanza studiato, H. Jonas, effettua un’analisi molto approfondita e pertinente in merito alla libertà ed ai diversi “gradi” attraverso i quali gli organismi vi tendono. Il capitolo intitolato “La nobiltà della vista”*1, presenta argomentando (cosa rarissima di questi tempi), il senso di cui gli occhi sono strumento, come emblematico e testimone di una tensione alla libertà che è prerogativa di buonissima parte dei viventi e che al tempo stesso determina il nostro/loro agire.

Vedere è “(r)accogliere” ciò che ci circonda in una sorta di frame visivo che racchiude uno spazio estremamente mobile, vasto e traboccante di vie di fuga differenti ma compossibili tutte allo stesso modo.

Vista e motilità sono strettamente correlate proprio perché chi ne è provvisto dispone della potenzialità di scegliere quella porzione di mondo ove collocarsi, o più semplicemente esistere. E se la motilità è o avvicinamento a qualcosa o fuga da questo (mediante l’attraversamento di N° punti nello spazio), la vista ci fornisce una raccolta ricchissima di possibilità simultanee, dilatabili, estendibili e moltiplicabili per tutti i differenti punti del vedere che decidiamo di adottare semplicemente muovendoci. Il desiderio di libertà altro non è che l’effetto del presentarsi di una possibilità che ci muove, ci affligge, ci si para innanzi e spesso ci induce ad agire in una direzione piuttosto che in un’altra.

Questo desiderio e le sue eventuali (spesso frequenti per quanto incomprese)manifestazioni empiriche, i suoi tentativi di concretizzazione, meriterebbero rispetto e considerazione maggiore proprio in quanto richieste di libertà che ogni individuo fa a se stesso e contemporaneamente espressione di questa.

Una giraffa che corra in preda al panico, senza una meta precisa (chi può dirlo?), cavalcando un mare di cemento, non dovrebbe necessitare di equipe di psicologi e comportamentisti, né la sua successiva morte dovrebbe richiedere l’intervento di interpreti premurosi che la dissezionino per valutare cosa l’abbia uccisa.

Notizie di cronaca ci sbattono in faccia periodicamente morti fulminanti per paura o per il dolore di una perdita senza che nessuno si spertichi per darne conferma certa. Fa troppo magicamente romantico per permettere al cinismo della medicina di smentirle.

Eppure l’evidenza di una corsa disperata, che segue alla tragicità di una vita da reclusa, non ci sembra abbastanza capace di parlare di sé e d’altronde il sistema specista non può permettersi il lusso di trarre conclusioni che lo minerebbero alla base costringendolo a rimettere tutto in discussione.

Il fatto è che siamo MOLTO MENO animali razionali di quel che crediamo, vantandoci rispetto agli altri animali, il nostro rapportarci con loro ne è una prova continua e decisamente lapalissiana, ed il prezzo che paghiamo per questo, a noi stessi e al resto dei viventi, è una lunga serie di menzogne ben confezionate ed allenate.

E se è noto a tutti che le bugie han le gambe corte… è certo però, che si rivelano comunque più lunghe di quelle delle giraffe, purtroppo.

Note:

1. H. JONAS, Organismo e libertà [1994], Frankfurt a/M, Insel, 1999, Biblioteca Einaudi,
p. 179.

 

 

 

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Comments
One Response to “Le gambe delle giraffe”
  1. Fine ha detto:

    Povera stella imprigionata in un mondo di merda.
    Ha assaporato solo paura e dolore nella sua vita e questo tuo scritto non le rida’ neanche la giustizia che merita.

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