Il proprio corpo come strumento di lotta nonviolenta: Davide Battistini e lo sciopero della fame contro l’uso della catena per i cani

di Rita Ciatti

I quotidiani ne hanno parlato poco e niente, qualche trafiletto, come fosse una questione secondaria. index3
Eppure c’è un uomo, un coraggioso e straordinario attivista per i diritti degli animali, che oggi sta affrontando il quarantesimo giorno di sciopero della fame per ottenere che la sua regione, l’Emila Romagna, abolisca il vergognoso uso della catena per i cani. In realtà, val la pena ricordare, tenere un animale incatenato rientra a pieno titolo nel reato di maltrattamento dello stesso, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nel 1993 con una sentenza nella quale si specifica che “… non è richiesta la lesione fisica all’animale, essendo sufficiente una sofferenza, poiché la norma mira a tutelare gli animali quali esseri viventi capaci di percepire con dolore comportamenti non ispirati a simpatia, compassione ed umanità” (C. Cass., sez. V, 03/12/2003, n. 46291/2003) e che, a quanto egli stesso riferisce, c’è già una normativa in tal senso da parte della Regione, ma che di fatto resta inapplicata.
Purtroppo sono assai frequenti i casi di cani tenuti in queste condizioni del tutto lesive della loro dignità, costretti a dover trascorrere – ma sarebbe meglio dire a subire – una non-vita completamente a catena, la cui lunghezza spesso non gli consente nemmeno la possibilità di compiere il seppur minimo movimento; spesso si tratta di cani adoperati per la caccia o per la ricerca dei tartufi, cui è consentito muoversi solo durante tali attività e lasciati legati il resto del tempo (tanto sono considerati cose o poco più, strumenti di lavoro o per il proprio passatempo); ancora più spesso si tratta di cani presi appositamente per “fare la guardia” (alla propria abitazione o struttura lavorativa) e quindi considerati al pari di una sorta di “allarme vivente”, sempre, comunque, in un’accezione prettamente utilitaristica. Queste povere creature talvolta sono costrette a restarsene sdraiate o a consumare i pasti in mezzo ai loro escrementi, considerando che non hanno la possibilità di allontarsi fisicamente per soddisfare le loro esigenze fisiologiche. Spesso senza nemmeno un riparo sotto cui ripararsi.
Immaginate voi di trascorrere l’intera vostra vita in catena e poi sappiatemi dire!
Premessa l’ovvia necessarietà di questa specifica battaglia, quel che mi preme raccontare è la portata e la serietà dell’impegno di Davide Battistini, attivista da oltre trent’anni e determinatissimo nelle sue lotte ispirate ai principi della nonviolenza gandhiana.
Ieri sera ho avuto l’opportunità di ascoltarlo in un’intervista rilasciata su Liberi TV, condotta da Maria Giovanna Devetag, segretaria di Parte in Causa, associazione radicale antispecista, cui sono iscritta. A tal proposito ricordo che la suddetta associazione ha intrapreso uno sciopero di due giorni a staffetta tra i propri iscritti (il mio turno sarà domani e dopodomani) per sostenere Davide nella sua richiesta alla regione, così come molte altre associazioni e singoli. Ammetto di essere rimasta profondamente colpita dalla serenità e determinazione con cui sta affrontando tutto questo, uno sciopero doloroso che si protrae dall’inizio dell’anno: “praticamente quest’anno non ho mai mangiato”, dice Davide, “sostenendomi solo con vitamente, sali minerali, acqua e con l’aggiunta, nell’arco complessivo dei quaranta giorni, di qualche brodino vegetale”. Dichiara poi che se la Regione non dovesse essere disposta ad ascoltarlo, negando la sua richiesta, proseguirà con lo sciopero anche della sete, previsto a partire dal 17 febbraio: ma spero che non debba mai iniziarlo e che i politici cui è indirizzata la richiesta lo ascoltino, anzi ci ascoltino, visto che ad oggi ben 11.000 persone hanno firmato la petizione da lui lanciata. Alla domanda del perché proprio il 17, risponde che quel giorno mancherà una settimana al termine della campagna elettorale, per cui la sua battaglia non potrà più passare inosservata.
Si parla tanto, nel movimento per la liberazione animale, delle varie strategie usate o che sarebbe opportuno mettere in atto per sensibilizzare sempre più l’opinione pubblicata in merito alla necessità di includere nella nostra considerazione morale anche gli animali non umani, esseri senzienti capaci di soffrire esattamente come noi, non solo sotto il profilo fisico, essendo provvisti di un sistema nervoso centrale o centralizzato, ma anche psicologico, in quanto dotati di diverse complessità cognitive ed emotive. Diverse, non inferiori per grado. Come ha ricordato anche Steve Best nel ciclo di conferenze in Italia dello scorso anno (se n’è parlato qui), il proprio corpo può divenire un efficace strumento di lotta nonviolenta, probabilmente il mezzo più valido che abbiamo per esprimerci politicamente e per dotare di un significato più ampio i nostri atti, non più finalizzati e circoscritti entro un raggio limitato di azioni già preordinate dal sistema in cui ci troviamo a muoverci come semplici, banali cittadini (“Esistono atti inediti, mai compiuti, che possono divenire autentici mezzi di liberazione e disturbo del “quieto” vivere? E cosa possiamo imparare dagli animali per cambiare lo stato di cose presenti?” – si e ci chiede Leonardo Caffo nel suo esemplare Flatus Vocis). Può dunque una battaglia – condotta attraverso il sacrificio del proprio corpo, attraverso il rifiuto di quella che rimane la necessità primaria per vivere, ossia mangiare – volta ad abolire l’uso della catena per i cani, divenire anche il simbolo della negazione di ogni catena, compresa quella che ci impedisce mentalmente di immaginare una società diversa, finalmente libera da ogni tipo di oppressione del vivente animale, sia esso umano o non umano? È quello che mi auguro possa essere l’esito di questa sofferta lotta di Davide Battistini, andando addirittura ben oltre l’ottenimento della sua richiesta, giungendo a sensibilizzare sempre più persone sulla necessità di liberare tutti gli animali dal dominio e dall’oppressione, da ogni tipo di catena che li tiene imprigionati come schiavi: gli schiavi che, di fatto, purtroppo ancora sono, quelli che stanno peggio di tutti, sotto a tutto, nelle cantine di quel famoso grattacielo che Horkheimer descrive come metafora per rappresentare la struttura verticistica del Potere.
Quel che è importante capire è che non è vero che le rivoluzioni si possono fare solo impugnando le armi, esiste anche un uso legittimo del proprio corpo e della propria esistenza in quanto espressione politica; esistono piccoli gesti e scelte quotidiane che si innalzano dalla mera utilità e necessità contingente per divenire simboli di un desiderio di cambiamento. Esiste una “disobbedienza civile”, per citare Thoreau, che diviene legittima nel momento in cui ciò che avviene con il consenso di una “norma” stabilita dalla maggioranza e dalle istituzioni, viene ritenuto ingiusto da quella minoranza che ha invece ben chiari gli orizzonti di un nuovo progresso etico e culturale da raggiungere, inclusivo del rispetto di tutti i senzienti e non più soltanto di quelli che, per legge, restano fuori dalla considerazione morale.
Per questo dobbiamo essere più che mai solidali con Davide Battistini, esprimergli il nostro sostegno, riconoscere la validità della sua iniziativa, diffondere la sua voce (a dispetto degli scarsi trafiletti apparsi nei quotidiani nazionali), scrivere alla regione dell’Emilia Romagna e firmare la petizione per chiedere il riconoscimento della sua richiesta. Sperando, ripeto, che non debba mai intraprendere il previsto sciopero della sete.
Tenere un essere senziente alla catena è una barbarie. Scriviamo, facciamo il passaparola della sua lotta, così importante, così dannatamente giusta.
Qui, per chi volesse approfondire, il link al suo blog: scatenarediritti.blogspot.it

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Comments
2 Responses to “Il proprio corpo come strumento di lotta nonviolenta: Davide Battistini e lo sciopero della fame contro l’uso della catena per i cani”
  1. Davide ha detto:

    Sono Davide Battistini, vi ringrazio per il sostegno, la politica sta giocando sporco, prima han detto accogliamo la richiesta di civiltà proveniente dalla società civile. Adesso parlano di abolizione solo per i cani nati dopo il varo della nuova legge. Poi parlano di deroghe per chi non ha i soldi per il recinto e quindi il cane rimarra schiavo della catena. Questi politici italiani sono feccia, vanno spazzati via come si estirpa il cancro da un corpo. Il 24 non votate con leggerezza. Usate il voto come un bisturi.
    Grazie a tutti gli attivisti, continuate col mail bombing ai media.

    Earth First!

    • rita ha detto:

      Grazie a te Davide!
      Da antispecisti siamo ovviamente solidali con la tua battaglia, ti sosteniamo e raccogliamo il tuo invito ad usare bene il nostro diritto al voto.

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