Chi critica l’Antispecismo, legga di Antispecismo: una bibliografia per i Pro-Testers

di Serena Contardi

toponudo

Pensavamo di essere quattro sfigati, e che non ci si filasse nessuno. Siamo effettivamente quattro sfigati ma, incredibilmente, qualcuno ha cominciato a filarcisi: Pro-Test Italia, associazione no-profit nata in difesa della sperimentazione animale.
In particolare, l’oggetto che suscita l’interesse dei Pro-Testers è questo commento all’occupazione del dipartimento di Farmacologia della Statale di Milano di sabato 20 aprile, pubblicato sul blog a breve distanza dall’accaduto. Il punto del pezzo, che stimano sfuggente, è in verità reso esplicito già a partire dal titolo (Occupazione del Dipartimento di Farmacologia: attentato terroristico o disobbedienza civile?): bollare come false e tendenziose le accuse di terrorismo piovute sulle teste dei cinque attivisti di Fermare Green Hill, e qualificare la loro azione come “disobbedienza civile”. Per inciso, i Pro-Testers accolgono questa definizione, aggiungendo soltanto di trovarla una forma di disobbedienza civile un po’ scema. Non è andata male, tutto sommato: per non essere terroristi, non è necessario essere dei geni.

Lo scritto ha un’impostazione apprezzabile, perché sceglie di rispondere punto su punto alle questioni poste, citando direttamente il testo. Impostazione che, purtroppo, l’articolista non riesce a mantenere fino alla fine del documento: a un certo punto – ed è particolarmente brusco e improvviso il momento di questo stacco – la sua smania di attaccare la filosofia dell’antispecismo nel suo complesso è tale che si appiglia a un’espressione astratta e variamente interpretabile (questa “apertura” è voluta: il metodo definitorio in filosofia non funziona come avviene per ogni altra scienza particolare), la torce verso il significato (chiuso) che gli fa comodo assegnarle e si concede una digressione al vetriolo che sceglie come bersaglio polemico qualcosa che non ci riguarda più in niente (piccola nota: non a caso smette anche di citarci, e al rigore argomentativo subentra lo sfottò).

Ma andiamo con ordine. Poiché commentare nella sua interezza questo emozionante contributo sarebbe un’operazione troppo lunga (e in fin dei conti nemmeno necessaria), scegliamo di rispondere ad alcuni punti programmatici, nella tenue speranza che, d’ora in avanti, chi intende criticare l’antispecismo legga un po’ più seriamente di antispecismo (a questo proposito forniremo in seguito una brevissima bibliografia di base).

Quelli di AN hanno un pregio, dal nostro punto di vista, ma un difetto dal punto di vista della propria stessa causa: non sono demagoghi. LAV, PETA, LIMAV e compagnia cantante sanno che se vuoi abbattere la sperimentazione animale la verità su di essa non basta: servono manipolazioni scientifiche, immagini fuorvianti, linguaggio ad alto contenuto emotivo; oscurità e non chiarezza. Quello di cui AN non si rende conto è che la verità non va a loro favore. Foto contraffatte, dati strampalati, rappresentazioni caricaturali di “vivisettori”, non sono accessori dispensabili nella battaglia contro la sperimentazione animale, perché sostanzialmente sono essi i motivi veri della battaglia. Nessuno ci attaccherebbe se non fossero mostrate foto contraffatte (o, aggiungo io, prive di spiegazioni su cosa rappresentano), dati strampalati e rappresentazioni caricaturali e mostruose degli assassini senza cuore vivisettori.

Il tono oracolare di questa serie di enunciati non garantisce della loro verità. Probabilmente ci sarebbero meno animalisti “forcaioli” a sbavare di rabbia e di ribrezzo alla vista dei “sadici vivisettori”, e questa battaglia richiederebbe più tempo, ma verrebbero contestati ugualmente: noi li contestiamo ugualmente. Le pratiche di sperimentazione, come peraltro si apprende dalle loro stesse FAQ, comportano un’innegabile sofferenza, e fisica e psichica, per l’animale. Comportano la sua stabulazione a vita (delle dodici milioni di cavie “utilizzate” ogni anno nella sola Unione Europea, giusto qualche centinaio non vengono soppresse al termine degli esperimenti, ma date in adozione), comportano la violazione delle sue caratteristiche etologiche.

E infatti lo stesso AN pubblica subito dopo un “interessante documento” che noi faremmo rientrare sicuramente, per come è strutturato, nella categoria foto contraffatte o prive di spiegazione.

Ripubblichiamo il documento, che è un video e non una foto. Ciascuno (specie chi lavora o ha lavorato in laboratorio) può valutare se queste immagini, sì prive di spiegazioni, siano anche poco verosimili. Usiamo anche noi per una volta quel tono apodittico tanto caro allo scrivente: sono chiaramente immagini verosimili.

 

È chiaro tuttavia il messaggio di AN e degli animalisti: per loro derattizzare un quartiere si chiama genocidio e lasciare una trappola per topi omicidio premeditato, per cui suppongo che se un tesista sbaglia un’anestesia si tratta di omicidio colposo. La differenza è evidente: per loro la vita animale è sacra, così sacra quanto nemmeno quella umana è. Per noi, invece, per la quasi totalità della popolazione, non lo è; infatti gli animali li mangiamo pure, perché non sono sacri e ucciderne uno non è omicidio premeditato.

Qui cominciano i fraintendimenti, e cominciano perché, per affossare gli animalisti (messi tutti assieme, ovviamente, niente di nuovo sotto al sole…), si vuole prescindere dal testo cui si fa riferimento. In effetti, ogni volta che l’autore intende sostenere qualcosa di arbitrario, adora farlo precedere da espressioni come “chiaro”, “è chiaro che”, “chiaramente”, che dovrebbero martellare nella testa del lettore conclusioni che a uno sguardo più attento (e obiettivo) non risultano affatto così ovvie.

Specifichiamo inoltre che gli autori di Asinus Novus sono parecchi, e in netto disaccordo tra loro: trattarli come fossero un coro unisono è già di per sé un’operazione pretestuosa.

Cosa significa che per gli animalisti la vita animale è sacra, addirittura “sacra quanto nemmeno quella umana è”? Iniziamo col dire che il nostro Pro-Tester sembra appiattire l’intero antispecismo sull’opera di Peter Singer e Tom Regan (che sono stati del tutto accantonati da una parte rilevante della riflessione antispecista contemporanea, che prende le mosse dalla caratterizzazione dello specismo del sociologo David Nibert), ma neanche a detta di questi la vita animale è “sacra quanto nemmeno quella umana è”.
Secondo Tom Regan, giusnaturalista di matrice kantiana, solo gli esseri con valore intrinseco hanno diritti (il valore intrinseco è il valore di un soggetto indipendentemente dal valore in rapporto con altre persone: soggetto di una vita): tutti i mammiferi mentalmente normali sopra l’anno d’età sono coscienti, e dunque soggetti di una vita, ma lo stesso non vale per tutti quegli animali di cui non è evidente la vita mentale.
Peter Singer, invece, non solo distingue tra quelli che lui definisce individui coscienti (tutti gli animali) e individui autocoscienti (alcuni primati e gli umani), dando maggiore valore alla vita dei secondi in virtù della loro capacità di fare progetti per il futuro, ma desacralizza la stessa vita umana (pure fra gli animalisti, quanti sono rimasti aggiacciati nel sentirlo argomentare a sostegno della liceità morale non solo dell’aborto e dell’eutanasia, ma della possibilità di sopprimere neonati?). Come nota l’antispecista John Sanbonmatsu, critico nei suoi confronti, proprio la «devozione all’utilitarismo gli rende praticamente impossibile trovare qualcosa di erroneo nell’uccisione di un animale, anche umano, se questa è condotta in modo indolore».

Proseguiamo.

[…] vorrei notare che l’azione vandalica ai danni dell’istituto di farmacologia di Milano, se lo scopo era quello di informare e mostrare mostruosità, ha fallito: si vedevano gabbie pulite e animali in buona salute. 1-0 per gli scienziati.

Davvero ci sfugge il motivo di tale puntualizzazione. Lo scopo degli attivisti non era documentare presunti illeciti commessi nel laboratorio di Farmacologia, ma denunciare pubblicamente la violenza della pratica sperimentale in sé, che è perfettamente legale (o non avremmo parlato di “disobbedienza civile”).

A questo punto parte una divagazione, che non riportiamo per la sua estensione, in cui si traccia una condivisibilissima differenza tra “vedere” e “sapere” (e ci si imputa di avere giocato un po’ obliquamente con i due termini, ma siamo pronti a giurare sul nostro cane – dato che valuteremmo la sua vita “più sacra” di quella nostra o di nostra madre – che non si è architettato nulla del genere ai danni del lettore), e si mostrano due video: quello di un’operazione chirurgica di un bimbo epilettico, e quello di una perfusione in vivo su un topo.
Il fine dichiarato di questa manovra è esibire come immagini cruentissime, che possono colpire repulsivamente l’occhio dello spettatore esterno, se corredate di opportune didascalie sortiscono immediatamente effetti opposti: insomma, diventano accettabili.

I nostri paladini della corretta informazione ci tengono molto a “far vedere”, ad avere preziose immagini da non-spiegare o spiegare con parole fantasiose alla gente, ma non ci hanno mai tenuto a “far sapere”.

Sfidiamo lo scrivente a trovare un solo rigo, nel web, dove i due autori dell’articolo che prende in esame commenterebbero fantasiosamente immagini riguardanti la sperimentazione animale. Altrimenti, rispediamo cordialmente questa insinuazione al mittente.

Chiunque abbia subito un’operazione chirurgica o d’altro tipo, sa bene che il dolore vero riguarda il post-operatorio. Non si operano esseri umani per divertimento, così come non si operano cavie animali per sadismo: ma mentre i primi, che hanno vissuto in totale libertà prima dell’operazione e saranno accuditi dai propri cari al suo termine, si ristabiliranno e riprenderanno le loro normali attività, le cavie, che vengono da uno stabulario e non hanno mai respirato un giorno all’aperto, patiranno per quanto lo richiederà la durata della ricerca e infine verranno soppresse. Non esiste possibile parallelismo tra queste due condizioni.
E se la perfusione in vivo non comporta sofferenze per un animale ridotto allo stato larvale, lo stesso non si può dire di quegli studi che non prevedono la somministrazione di anestetico, che potrebbe compromettere i risultati dell’esperimento.

Ricordo infatti che essendo il nostro un lavoro, ed uno finalizzato a pubblicare risultati di rilievo su riviste scientifiche, esso è tutt’altro che segreto: tutte le informazioni sono pubbliche, tutte le procedure descritte nel dettaglio nelle pubblicazioni, moltissime delle quali si possono leggere gratis su internet. Dov’è il difetto di trasparenza? Ah, giusto, non vi facciamo vedere.

Io sono un residuato della cultura della parola scritta, trovo che un testo scritto dettagliato sia più ricco ed interessante di un video; mi accorgo purtroppo però che la gente si scoccia molto a leggere, con tutte quelle parole complicate intrecciate… e poi bisogna studiare per capirle tutte… nah! Vogliamo un bel video, così non dobbiamo pensarci su troppo.

Quanto snobismo! Non è questione di “scocciarsi”: la casalinga e il postino non consultano le pagine di Pubmed con la stessa disinvoltura con cui può farlo uno scienziato. Questo, in effetti, è chiarissimo agli stessi ricercatori, che, in quanto a diffusione di fotografie e video (nah), non hanno davvero nulla da invidiare agli animalisti:

 

Bene, diciamola tutta. Io ci ero arrivato già a metà articolo, ma gli autori ci hanno messo di più: il problema è proprio che la vita animale per loro è sacra, è come quella umana.

Si è già dimostrato di no. Ma cominciamo a pensare quel “sacro” sia ripetuto ad nauseam per suggerire l’abusata analogia tra antispecismo e religione.

Allora io vorrei ricordare che qui il problema non è la sperimentazione animale, per questi individui; per questi grandi filosofi, l’illegittimo morale è porre termine ad una vita animale.

Come volevasi dimostrare: l’autore è rimasto fermo al ’75, anno in cui Singer pubblicava Animal Liberation. Siamo nel 2013, e dal momento che pressoché tutto l’antispecismo di seconda ondata prende le distanze dalla determinazione dello specismo come mero “pregiudizio morale”, forse sarebbe il caso di aggiornarsi.

Fra l’altro, nessuno dei due “grandi filosofi” chiamati in causa è singeriano, né parla mai di “illecito morale”. Né in questo testo, né in altri.

Su queste traballanti basi filosofiche si potrebbe tranquillamente proporre, ad esempio, di deviare i soldi pubblici dalla costruzione di ospedali per umani a quelli per animali; perché infatti una cucciolata di topi non dovrebbe essere considerata parte integrante della comunità come un bambino, e trattata come tale? “È un’esagerazione”, diranno gli animalisti. Ma hanno posto le basi per qualunque esagerazione, insistendo sull’”allargare la comunità privilegiata”.

O forse volevano soltanto negoziare il benessere degli animali? Quello si fa già tutti i giorni, abbiamo fatto incredibili progressi nella cura del benessere degli animali da laboratorio (così come anche di quelli da carne, in realtà); se vogliono negoziare un miglioramento della nostra considerazione degli animali, questo si sta già facendo. Ma non è quello che essi vogliono fare, lo dicono chiaro e tondo; il principio è di rinunciare ad ogni privilegio (“grondante di sangue”(sic!)) che l’umano si è garantito e che gli ha permesso di sopravvivere; insomma come se il lupo rinunciasse al “privilegio grondante di sangue” di mangiarsi il cinghiale, a costo di morire di fame, perché è immorale (proveremo a chiederglielo con una petizione, oppure libereremo per protesta i cinghiali messi alle corde da branchi di lupi affamati).

Allora non è un’esagerazione proporre ospedali per animali come urgenti, più urgenti di quelli per umani; non è un’esagerazione dire che molti di noi dovranno morire di fame perché coltivare i campi a scapito di pesti e parassiti è un illegittimo morale; è la diretta conseguenza di questo punto di vista delirante, come lo è peraltro l’estinzionismo umano, la teoria secondo la quale la specie umana dovrebbe sparire. Essa non è una posizione estremistica che deriva da odio verso l’umanità, come pensano su AN, ma la naturale conseguenza finale di una filosofia secondo la quale l’uomo abbia doveri morali verso la natura, e che la natura non ricambia.
Non c’è novità nel proporre considerazione per gli animali. C’è novità, e anche assurdità, a proporre piena uguaglianza di considerazione per gli animali.

Tocca di nuovo soffermarsi su Singer, pur non avendo adoperato gli argomenti di Singer (quel “piena uguaglianza di considerazione per gli animali” ricalca il sottotitolo del I capitolo di Animal Liberation: “Perché il principio etico su cui si fonda l’uguaglianza umana ci imponga di estendere l’eguale considerazione anche agli animali”). “Specista”, in base alla teoria singeriana, è solo e soltanto l’attributo di proposizioni morali, non un comportamento; non a caso Singer neanche utilizza il lemma “antispecismo”, e si limita a ritenere errate dal punto di vista dell’argomentazione le giustificazioni fornite dai filosofi allo sfruttamento. Certo, se si vuole immediatamente passare da questo piano a quello dell’esperienza, come fanno molti attivisti, ci si imbatte in indubbie difficoltà di ordine pratico: come già diceva Kant, il “devo” non implica necessariamente il “posso”, ma ciò non è mai in grado di delegittimare l’imperativo categorico.

Dato che condizione necessaria perché un confronto un filino sensato possa avvenire è la conoscenza delle motivazioni del pensiero che appartengono all’interlocutore, invitiamo chiunque desideri discettare di antispecismo a mettersi minimamente al corrente del dibattito contemporaneo, che ha quasi completamente abbandonato i lidi della filosofia analitica morale.
Chi scrive non ha certo Peter Singer tra i suoi riferimenti, ma quel filone teorico-politico che va da Rosa Luxemburg alla Scuola di Francoforte, riattualizzato soprattutto dall’antispecismo tedesco.
Cosa debba intendersi per “comunità allargata” non è affatto già deciso in partenza: se il motto marxiano “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni” può essere esteso anche agli altri animali, ciò non significa voler ignorare la limitatezza e la finitezza delle istituzioni umane, ma non fare del necessario riconoscimento di questo limite perpetua apologia dello stato di cose esistente.

 

1. Filosofia antispecista

AAVV, Nell’albergo di Adamo. Gli animali, la questione animale e la filosofia, Mimesis, 2010.

AAVV, Critical Theory and Animal Liberation, Rowman & Littlefield Publishers, 2011.

Ralph R. Acampora, Fenomenologia della compassione, Sonda, 2008.

Matthew Calarco. Zoografie. La questione dell’animale da Heidegger a Derrida, Mimesis, 2012.

Raymond Corbey, Metafisiche delle scimmie. Negoziando il confine animali-umani, Bollati Boringhieri, 2008.

Massimo Filippi, Ai confini dell’umano. Gli animale e la morte, Ombrecorte, 2010.

Massimo Filippi, I margini dei diritti animali, Ortica, 2011.

Massimo Filippi, Natura infranta, Ortica, 2013.

Roberto Marchesini, Intelligenze plurime. Manuale di scienze cognitive animali, Peridsa, 2008.

Roberto Marchesini, Il tramonto dell’uomo. La prospettiva postumanista, Dedalo, 2009.

Roberto Marchesini, Zooantropologia. Animali e umani: analisi di un rapporto, Red edizioni, 1999.

Marco Maurizi, Al di là della natura. Gli animali, il capitale e la libertà, Novalogos, 2011.

Marco Maurizi, Asinus Novus. Lettere dal carcere dell’umanità, Ortica, 2012.

Marco Maurizi, Cos’è l’antispecismo politico, Per animalia veritas, 2012.

David Nibert, Animal Rights/Uman Rights. Entanglements of Oppression and Liberation, Rowman & Littlefield Publishers, 2002.

2. Testi non antispecisti di riferimento dell’antispecismo contemporaneo

Giorgio Agamben, L’aperto. L’uomo e l’animale, Bollati Boringhieri, 2002.

Giorgio Agamben, Homo sacer, Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, 2005.

Theodor Adorno, Dialettica negativa, Einaudi, 2004.

Theodor Adorno – Max Horkheimer, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, 1997.

Theodor Adorno, Teoria estetica, Einaudi, 1977.

Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli, 2007.

Jacques Derrida, L’animale che dunque sono, Jaca Book, 2006.

Jacques Derrida, La bestia e il sovrano, Vol I, Jaca Book, 2009.

Jacques Derrida, La bestia e il sovrano, Vol II, Jaca Book, 2010.

Gilles Deleuze – Félix Guattari, Mille piani. Capitalismo e schizofrenia, Castelvecchi, 2010.

Roberto Esposito, Communitas. Origine e destino della comunità, Einaudi, 2006.

Roberto Esposito, Immunitas, Protezione e negazione della vita, Einaudi, 2002.

Max Horkheimer, Crepuscolo, Einaudi, 1977.

3. Riviste

Animal Studies – Rivista italiana di antispecismo (http://rivistaanimalstudies.wordpress.com/)

Liberazioni – Rivista di critica antispecista (http://www.liberazioni.org/)

 

P.S.: Dal momento che l’articolo di Pro-Test è stato proposto anche sul blog di Resistenza Razionalista, preghiamo il sig. MV, che è lasciato libero di commentare sul nostro sito, di piantarla di rimuovere allegramente tutti i pending dei luoghi virtuali che osano contraddirlo, come già avvenuto per questa critica che gli è stata fatta sul blog Mangiar fiori: Peggio dei Testimoni di Geova? Una risposta a Resistenza Razionalista.

 

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Comments
15 Responses to “Chi critica l’Antispecismo, legga di Antispecismo: una bibliografia per i Pro-Testers”
  1. rita ha detto:

    Serena, vorrei farti notare una cosa. Non è vero che Tom Regan ne I diritti animali considera soggetti di una vita solo i mammiferi di un anno di età; dice invero una cosa diversa e cioè che per ovvi limiti di spazio si limiterà a prendere in esame nella sua trattazione solo questi ultimi, in quanto mettersi ad esaminare e valutare pure la complessità cognitiva delle altre specie (pesci, uccelli ecc.) richiederebbe un lavoro lunghissimo che esulerebbe dagli scopi del suo saggio. Afferma comunque a più riprese che tutti gli animali hanno un valore inerente, ossia non calcolabile sulla base di questa o quella utilità.
    Inoltre mi domando perché nella bibliografia sull’antispecismo tu non abbia inserito anche i testi di Leonardo Caffo, Oscar Horta e Steve Best, che sono filosofi autorevolissimi sull’argomento, che tanto hanno scritto e che certamente avranno qualcosa da dire in merito.
    Capisco che tu abbia voluto dare la preferenza a quei filosofi su quali ti sei maggiormente formata, ma chissà, magari i pro-sa riterrebbero utile leggere anche gli altri.

    • Serena ha detto:

      Ma chi ce l’ha messo il valore inerente negli animali, Gesù? Quella frase l’ho scopiazzata da Caffo: io Regan non l’ho mai approfondito più di tanto, avendo sempre detestato ogni forma di giusnaturalismo…

      E nella bibliografia ho messo i testi su cui mi sono formata io, perché fosse possibile, per chi ne avesse l’umiltà o il desiderio, approfondire realmente l’antispecismo, e scoprire che l’approccio morale anglosassone non esaurisce l’intera filosofia antispecista, specialmente quella degli ultimi decenni, che io reputo assai più interessante e feconda (vuoi che mi tiri la zappa sui piedi? Caffo è davvero un realista morale). Operazione del tutto inutile, direi: hanno già risposto riattribuendomi un punto di vista moralistico, che sarebbe evidente nel mio “afflato etico”. “Afflato etico” = avere nervi e sangue.

      • rita ha detto:

        Beh, una bibliografia parziale, rimane una bibliografia parziale. Poi fa’ un po’ tu.

      • Serena ha detto:

        Ma certo che è una bibliografia parziale.

      • Leonardo Caffo ha detto:

        Scusa Sere. Ammesso che hai scopiazzato da me, visto che non sono tra i tuoi riferimenti bibliografici, non è meglio controllare alla fonte? 🙂 Sul realismo morale, che è una cosa complicata (che non credo tu conosca nella sua accezione tecnica: http://plato.stanford.edu/entries/moral-realism/)- non capisco perché mi tiri in mezzo su questo argomento. Il libro di Calarco si chiama Zoografie, hai messo solo il sottotitolo. Ci sono poi dei problemi, su cui credo dovresti fermarti a riflettere ed è il motivo per cui io, ad esempio, ho scritto testi “simili” a quelli che citi (Flatus Vocis, Adesso l’animalità) ma che tu non citi perché ho scritto anche testi diversi (il maiale non fa la rivoluzione, ecc). Ci sono due dibattiti DISTINTI – quello sull’animalità e quello sulla liberazione animale. Sul primo, mi pare, abbiamo posizioni assai simili – sul secondo no. Ma se li mischi di continuo, rischi di fare dei frullati. Per il resto io non vedo perché tu non debba essere libera di fare le bibliografie che vuoi – parziali o non parziali – se una cosa è firmata a tuo nome, sei una donna libera 🙂

      • Serena ha detto:

        Ehi Leo. Non so se è così grave non conoscere il realismo morale nella sua accezione tecnica: per me rimane roba platonica, esiste un’idea della giustizia che non risente delle contingenze delle cose umane, ecc. L’attacco di pro-test non riguardava solo l’antispecismo di stampo anglosassone, ma indirettamente tutte le pretese di fondare un’etica oggettiva, non empirica. Siccome io non intendo difendere il realismo morale, perché non mi interessa, non ne ho i mezzi e da ultimo neppure mi convince (già in Platone manca una riflessione su come esperienza immediata e sfera del concetto si rapportano tra loro), mi sono limitata a far presente che io ad esempio non sono una realista morale. Ti ho tirato in ballo perché Rita mi ha consigliato di metterti in bibliografia e, visto che il succo della mia risposta era proprio che non tutti quelli che tifano rivolta! contro lo sfruttamento animale si rifanno a questa concezione trascendente dell’etica, le ho spiegato perché mi sembrava fuori luogo citarti.

        (grazie, ho corretto)

  2. Riccardo ha detto:

    scusami Serena, ero intento a leggere tutto l’articolo ma non ce l’ho fatta. Mi sono fermato alla seguente citazione dell’articolo esaminato:

    “La differenza è evidente: per loro la vita animale è sacra, così sacra quanto nemmeno quella umana è. Per noi, invece, per la quasi totalità della popolazione, non lo è; infatti gli animali li mangiamo pure, perché non sono sacri e ucciderne uno non è omicidio premeditato.”

    Tra l’altro, non è una novità che per i pro-SA di Resistenza Razionalista tutta la cultura antispecista inizia e finisce con Facebook. D’altra parte mi pare ovvio che l’unico intento dell’articolo (e dell’intero sito) non è quello di argomentare in modo logico, ma quello di argomentare in modo facile, usando frasi ad effetto (v. sopra) e vari altri artifici per ottenere un facile consenso presso il pubblico. Proprio per questo motivo credo che non serva nemmeno spendere tempo per rispondere in maniera lucida e argomentata, tant’è che non hanno perso tempo a rispondere con un altro articolo (che non ho letto ma che con molta probabilità è dello stesso livello).

  3. Mattone ha detto:

    Il secondo “articolo” in risposta a questo è veramente imbarazzante.
    L’autore continua a martellare con il termine “morale”, lasciando intendere (e anche dicendo esplicitamente) che non esiste nessuna questione politica nell’antispecismo e nessun antispecismo politico. Fa tenerezza vedere come non sappia assolutamente di cosa stia parlando, ma nonostante ciò mostri una boria veramente fuori luogo. Una delle tante perle:

    “[…] se il pensiero dell’autrice o dei suoi ispiratori è davvero chiaro, lineare e coerente, anche una sola frase può consentire di dedurne, con un po’ di ragionamento, tutti i capisaldi e buona parte delle implicazioni.”

    Con ciò non solo liquida i riferimenti dell’autrice di Asinus Novus a R. Luxemburg, alla Scuola di Francoforte e all’antispecismo tedesco (che chissà perché mette in grassetto…), ma tira una bella palata di letame su tutta quella cosa – suppongo per l’autore fumosa e inutile – che risponde al nome di filosofia (ma un po’ su tutte le scienze umane).
    D’altro canto, la logica di quanto appena riportato forse si applica bene a chi la ha esposta:

    “Ricordiamo infatti che l’infrazione di una legge non si giudica secondo le categorie morali di chi l’ha infranta, troppo comodo. Non ci sono criminali e disobbedienti civili, ci sono solo vari tipi di criminali.
    Alcuni, generalmente i peggiori, sono criminali convinti di star salvando l’umanità.”

    Su questo credo non ci sia necessità di commenti…

  4. ubik ha detto:

    ma in questa bibliografia non c’è un solo testo scientifico cui si possa fare riferimento per esprimersi a favore o contro. Quali argomentazioni scientifiche oltre che filosofiche e giuridiche?

    • Serena ha detto:

      Non siamo scienziati, non argomentiamo contro la scientificità della Sa: e d’altronde l’articolo di Pro-Test, cui qui si è risposto, non attaccava l’antispecismo da una prospettiva scientifica.

      • ubik ha detto:

        giusto, io tenterò di approfondire anche se mi sconfortat la vastità e la preparazione necessaria sia scientifica che filosofica

      • derridiilgambo ha detto:

        Si può fare una bella lista di testi etologici, primatologici, di cognitive studies… Se Leonardo non si fermasse ai problemi di sub-sub-routine potrebbe farcela lui…
        Altrimenti appena ho tempo… intanto magari Biologia come ideologia di Lewontin (non antispecista), e E il lupo vivrà con l’agnello di Vincianne Desprait (friendly)

  5. michele ha detto:

    ad ogni modo, anche dal punto di vista reganiano (Regan quello buono) si potrebbe controbattere punto su punto quello che dice il vivisettore.

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