Ma gli antispecisti deboli non sono meglio dell’antispecismo debole?

di Serena Contardi

ANIMAL LIBERATION

Poiché Rita Ciatti mi rimprovera spesso di essere eccessivamente sarcastica, cercherò con quanto segue di illustrare la mia posizione, fortemente critica verso l’antispecismo debole, mantenendo un tono quanto più possibile pacato. Non intendo attaccare la persona di Leonardo Caffo ma il suo pensiero, che ritengo sotto più punti problematico, augurandomi che le obiezioni sicuramente modeste che sollevo possano dare un contributo benché minimo al dibattito.

Una prima differenza che rilevo, forse arbitrariamente, tra animalismo e antispecismo, è che il primo si pone come esterno e contrapposto alla società, mentre il secondo è ben conscio di farne parte. Considero, forse di nuovo arbitrariamente, l’antispecismo debole una forma mascherata di animalismo proprio perché si configura, esattamente come il celebre testo di Screaming Wolf (anche se in forma non violenta) [1], come una dichiarazione di guerra nei confronti del resto della società. Avvisaglie di questo si possono cogliere anche in alcune affermazioni del suo ideatore, di qualche tempo precedenti alla compiuta formulazione del nuovo pensiero. Nel testo Io sono Vegano, una caustica risposta a David Cain, Leonardo Caffo scrive:

[…] Ma come ti permetti, Cain, di dire queste cose? Hai presente come si sente fuori dal mondo una mucca? Un maiale? Un cavallo? Hai presente che uscire dal mondo di chi toglie il mondo agli animali è l’unico modo che abbiamo per aggiustare il mondo?

Uscire dal mondo per aggiustarlo. Non muoversi insieme ad esso, non dialogarci, interrogarlo e pungolarlo: il resto del mondo è completamente oggettualizzato e posto a distanza, come si trattasse di grezza materia passiva che attende di essere ricondotta alla giusta forma dall’intervento unilaterale e salvifico dell’animalista. Siamo molto lontani dalle parole di Massimo Filippi, che parla più modestamente di «politiche dell’amicizia» volte a connettere «le lotte a favore degli animali non umani con quelle di chi a “l’Umano” non ha mai voluto assimilarsi (ad esempio, femministe ed ecologisti radicali, queer, ecc.)» [2]. O da quelle di Marco Maurizi, secondo cui «non siamo i soli a voler cambiare il mondo e forse possiamo dare agli altri un tassello di verità in più con cui costruire un mondo migliore». Per citare Leonardo Caffo, la forma con la quale l’antispecista debole si rapporta all’esterno è più prosaicamente quella di un sonoro fanculo [3].

D’altronde, val la pena ricordare che l’antispecismo debole muove i suoi primi, incerti passi sul blog culturale Minima et Moralia: allora non presentandosi ancora col nome di “antispecismo debole”, ma con quello di “terzo antispecismo”. L’occasione di scrivere su un sito fino ad allora digiuno di argomenti strettamente animalisti fu fornita a Caffo da Christian Raimo dopo un violentissimo scontro tra i commentatori del blog sviluppatosi in calce all’intervista di Matteo Nucci al filosofo Fernando Savater, autore di Tauroetica, che Raimo stesso scelse di pubblicare col disgraziato titolo Contro la rogna dell’antispecismo. Caffo si trovava improvvisamente tra le mani la possibilità di rivolgersi a un vasto numero di lettori non antispecisti ma curiosi dell’antispecismo, certamente ignoranti (nel senso etimologico del termine) ma non chiusi. Sebbene sarebbe stato lecito aspettarsi, da parte di Caffo, una rassegna critica delle più note teorie antispeciste classiche e contemporanee, l’articolo si presentò come una spietata confutazione delle medesime (definite nascostamente «speciste»), seguita dal primo abbozzo di una nuova filosofia. Ecco come chiosa lo scritto Il terzo antispecismo. Stato dell’arte e proposta teorica, poi ripubblicato in forma quasi identica ne Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole (Sonda, 2013):

I seguenti punti, schematicamente isolati, si caratterizzando come fondamentali per un ‘terzo antispecismo’:

1.L’antispecismo è tale se e solo se rinunciamo a una parte della natura umana: salvare gli animali non umani è togliere alcuni privilegi (la maggior parte inutili, tuttavia) all’umano.

2. I comportamenti individuali sono fondamentali come gesto di disobbedienza civile alla Thoreau: lo sterminio animale non può continuare nel consenso e col contributo economico dei cittadini. Quindi bisogna violare apertamente la legge non pagando tasse che comportano violenza animale, ecc., accettando, se serve, la reclusione in carcere, le multe, e tutti gli altri problemi che questi gesti comportano;

3. L’antispecismo non può avere alleati politici che fanno dell’umano l’unico obiettivo di salvezza: come abbiamo argomentato, le due lotte seppur unite da una struttura logica di sfruttamento, non hanno collegamenti necessari o evidenti che possano far pensare a un’implicazione delle rispettive liberazioni;

4. L’antispecismo, proprio per questi motivi, se è davvero ‘oltre la specie’ deve accettare solo argomenti diretti (interessati a salvare solo gli animali, e nient’altro che loro) per la comunicazione e la lotta animalista anche quando questi sono contrari all’intuizione specista: ovvero quando gli effetti potrebbero causare problemi alla società umana.

Per tutti questi motivi si potrebbe dire che l’antispecismo è impossibile, in quanto supererogatorio. Rimangono allora due strade: (a) darsi a uno dei due antispecismi – morale o politico – nella consapevolezza che in realtà andrebbero chiamati specismi moderati, e nei limiti filosofici che ho evidenziato; (b) sacrificare buona parte di ciò che ci rende umani ed essere realmente antispecisti: accettare la punizione dello stato, comprendere che la liberazione animale potrebbe essere la nostra fine, che l’ecologia attuale mal sopporterebbe questa liberazione, che la nostra è una lotta contro l’uomo e non per l’uomo e che, il volto di un maiale lacrimante prima della gogna, vale – da solo – più di tutti i sogni dell’umanità che conquista (distruggendoli) mari, monti e pianeti. Io, ovviamente, sono per (b).

L’antispecismo è una «lotta contro l’uomo»: questa è la prima immagine che il nostro lettore ignorante ma non chiuso si sarà fatto del movimento di liberazione animale. E in effetti il primissimo commento all’articolo, significativamente, recita:

molto interessante. Ringrazio Caffo per la chiarezza delle sue conclusioni, per aver così nettamente spiegato che l’antispecismo non esclude, anzi mette in conto (e forse in qualche misura auspica) l’estinzione della specie umana.[…]

Va detto per onestà che nel suo successivo libro Leonardo Caffo sceglie di mitigare quest’espressione, riportando soltanto che l’antispecismo non è una lotta per l’uomo: ma l’impianto che nei mesi precedenti l’aveva coerentemente portato a trarre quell’inquietante conclusione rimane immutato, e dunque si tratta di una sottrazione calcolata, non sostanziale. Che il volto del maiale lacrimante valga da solo «più di tutti i sogni dell’umanità che conquista (distruggendoli) mari, monti e pianeti», invece, è asserzione che ne Il maiale non fa la rivoluzione viene riproposta per intero. Immaginiamo che un volontario di Medici senza frontiere che dedica la sua vita a soccorrere i bambini siriani massacrati dalle bombe legga questo passo: il corpicino esanime che stringe tra le braccia appartiene a quell’umanità che conquista (distruggendoli) mari, monti e pianeti, e dunque vale meno del volto del maiale lacrimante. Di più: tutti i corpicini che ha stretto tra le braccia valgono meno del volto di quel solo maiale. Cosa dovrebbe pensare? Che l’antispecismo è un pensiero orribile; non solo, che è una forma di specismo molto peculiare rivolta contro l’animale umano (ciò che Filippo Schillaci chiamerebbe «specismo speculare»): io, onestamente, fatico a dargli torto.

Talvolta i sostentitori dell’antispecismo debole insistono di non essere affatto misantropi, o addirittura di essere altrettanto attivi in movimenti “umanisti”: quello di cui non si rendono conto, è che è la teoria stessa che essi sposano ad essere venata di misantropia (paradossalmente, i “debolisti” predicano male e razzolano bene!). Accade anche che, pur intuendo la presenza di un difetto strutturale alla radice dell’antispecismo debole, si richiamino a un generico significato etimologico del termine antispecismo, che ai suoi albori stava a designare la sola battaglia in difesa degli animali non umani. Eppure Ryder coniò il nuovo lemma modellandolo sui concetti di antirazzismo e antisessismo, che rifiutano la svalorizzazione di individui preventivamente ridotti a un marcatore dell’identità come il “colore” o il “genere”. Un altro marcatore dell’identità è…la specie. Come l’antirazzismo non è una lotta contro il bianco e l’antisessismo non è una lotta contro il maschio, io credo che l’antispecismo non dovrebbe essere una «lotta contro l’uomo». Si tratta di abbandonare l’idea di una distinzione umano/animale, divenuta insostenibile dopo Darwin, simpatizzante, e non è casuale, sia di società antischiaviste che di società animaliste, come la Society for the Prevention of Cruelty to Animals – come notano Desmond e Moore, la sua compassione era per ogni cane bastonato «indipendentemente dal fatto che si trattasse di schiavi, di maori o – letteralmente – di cani» [4]. Darwin vedeva animali capaci di intelligenza e sensibilità, oltre la razza e oltre la specie. Non è questo che dovrebbe fare l’antispecismo?

Eppure Caffo cerca di mantenersi ben saldo al discrimine di specie, che solo garantirebbe all’antispecista di dimostrarsi puro e disinteressato nei suoi intenti – quest’esigenza è talmente forte in lui, che nella conclusione del libro arriva a chiedere al lettore se sarebbe disposto a tradire la sua stessa specie («se y – la liberazione animale – dovesse diventare la fine dell’umanità, saremmo disposti a farlo lo stesso?»): questo perché, come avevamo già letto anche su Minima et Moralia, a premergli sopra ogni cosa è che l’antispecismo sia davvero «supererogatorio». Cosa significa? Supererogatorio è un termine di derivazione cattolica, che vuol dire completamente gratuito; e in effetti Caffo ama ripetere che il movimento animalista si costituisce come la sollecitazione più altruistica che la storia abbia mai conosciuto [5]. Per inciso, questa è una tesi che mi pare fare acqua da tutte le parti. Forse che Darwin, mentre indirizzava tutto il suo immane sforzo teoretico a mettere in discussione la nozione di “inferiore” nella creazione per liberare dalle catene gli schiavi africani, era meno altruista di quando faceva lo stesso per impedire al vicino di casa (poi denunciato) di maltrattare le sue capre?
C’è qualche ragione di credere che un accento così acuto sul carattere ineditamente altruistico della rivendicazione animalista sia alimentato da quello che Judith Butler definisce un «egoismo nascosto», ovvero l’«inversione che molto spesso si instaura tra purezza morale e narcisismo morale, tra etica dei principi o della convinzione e politica della persecuzione» [6]. È molto indicativo che Caffo riassuma la sua critica all’antispecismo politico, reo di prestare scarsa attenzione ai comportamenti individuali, nella formula «come sembrare innocenti rimanendo colpevoli» [7]. Ora, a decidere chi è innocente e chi colpevole è sempre e solo un tribunale. Ma al cosiddetto antispecismo politico non interessa sembrare innocente o sembrare colpevole, come d’altronde non gli interessa ergersi a giudice di nessuno. Ciò che gli interessa è fare davvero qualcosa di buono per (tutti) gli animali: che può voler dire sapersi elevare al di sopra della vuota forma del dovere, se questo accanimento morale non produce nulla, non dà vita ad azioni efficaci, ma si concretizza in un’incapacità cronica di uscire dal proprio bozzolo e tessere autentiche relazioni intersoggettive. Se non dobbiamo avere alleati politici con obiettivi non immediatamente riconducibili ai nostri, che ne è della tanto sbandierata apertura al «mostruosamente altro» di Derrida?

Per conservare la purezza del suo cuore, fugge il contatto dell’effettualità e si impunta nella pervicace impotenza di rinunziare al proprio Sé affinato fino all’ultima astrazione e di darsi sostanzialità, ovvero di mutare il suo pensiero in essere e di affidarsi alla differenza assoluta […] il suo operare è l’anelare che non fa se non perdersi nel suo farsi oggetto, privo di essenza, […] in questa lucida purezza dei suoi momenti, una infelice anima bella, come la si suol chiamare, arde consumandosi in se stessa e dilegua qual vana caligine che si dissolve nell’aria

(G.W.F. Hegel)


[1] Cfr. S. Wolf, Declaration of war. Killing people to save animals, http://www.supportwalter.org/Images/links/Dec_Of_War.pdf.
[2] M. Filippi, Antispecismi, «Liberazioni», Anno III, n°10, Autunno 2012, p.48.
[3] Scrive Caffo: «Il messaggio implicito, di quello che dovrà essere uno spazio architettonico nostro e per tutte le forme di vita, è fanculo lo specismo e le sue certezze». L. Caffo, Animal Junkspace: Bozzetto in 10 punti, http://asinusnovus.wordpress.com/2012/12/14/animal-junkspace-bozzetto-in-10-punti/.
[4] A. Desmond – J. Moore, La sacra causa di Darwin. Lotta alla schiavitù e difesa dell’evoluzione, Raffaello Cortina, Varese 2012, p. 162.
[5] No Harlan, No Vivisection! Intervento di Leonardo Caffo, http://www.youtube.com/watch?v=13nWFzZ2cnU.
[6] J. Butler, Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006, p. 146.
[7] L. Caffo, Il segreto dell’anatra-lepre, http://caffoleonardo.wordpress.com/2013/06/20/il-segreto-dellanatra-lepre-volterra-vegan-2012/.
Curiosamente, nel suo recente intervento al Futura Festival Leonardo Caffo afferma davanti a una platea non vegan che l’antispecismo non ha di mira la correzione dei comportamenti individuali ma la fine dello sfruttamento, contraddicendo apertamente quanto detto altrove e trasformandosi in quella stessa “anatra-lepre” che gli sembra così ambigua.

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Comments
22 Responses to “Ma gli antispecisti deboli non sono meglio dell’antispecismo debole?”
  1. Mario Bonica ha detto:

    Confutare le tesi caffiane di un presunto nuovo antispecismo credo che non richieda grandi sforzi… All’ambizione dell’autore corrisponde nient’altro che una sommatoria di affermazioni contro un altrettanto presunto antispecista politico (una vera caricatura fumettistica!), mentre manca del tutto una coerente teoria del presunto manifesto dell’antispecismo più puro che debole… La sensazione netta è che l’autore giochi il più possibile a “spararla grossa” per ottenere il plauso dell’ingenuo lettore armato di sacro furore contro chi non mette avanti a tutto gli animali, uniche vittime dell’uomo (entità astratta) malvagio e crudele. Il successo è garantito! e ha ragione Maurizi quando afferma che l’ultimo libro di Caffo soddisfa pienamente le aspettative di quell’animalismo autoreferenziale che pratica lo specismo contro una specie animale chiamata “uomo”!

  2. loise ha detto:

    continuate a parlare di argomenti astratti con paroloni e vi fate la guerra per niente, mentre tutte queste energie si potrebbero impiegare per altre cose. Una volta per tutte, potreste almeno spiegare a noi comuni mortali, cosa si intende per antispecismo debole, che odiate così tanto e visto che ci siete si potrebbe avere anche una soluzione (ma concreta) alternativa a questa corrente? quali sono le linee guida? cosa dovremmo fare ogni giorno per cambiare il mondo nel modo giusto? Grazie
    Una lettrice ignorante.

    • Serena ha detto:

      Cara Loise,
      non mi sembri così ignorante, visto che sei riuscita a mettere insieme questo commento pieno di rancore in perfetto Italiano. Sono certa che se hai fatto questo sei anche in grado di leggere il mio articolo, che non contiene grandi paroloni e cita nientemeno che la primissima formulazione dell’antispecismo debole. Prova a rileggere, non buttarti giù così! Le soluzioni concrete invece io mi rifiuto di offrirtele in un commento su un blog, ma se hai voglia di metterti in gioco puoi provare a seguire il dibattito, che a te sembra così inutile e a me tanto necessario 🙂

      • Badu ha detto:

        la verità è anche che chi promuove un antispecismo-animalismo solo per loro non sente la necessità di una teoria. Per questo vede l’inutilità del dibattito o dell’argomentazione stessa. in fondo agli animali che gliene fotte delle elucubrazioni mentali di quattro filosofi(che poi non solo filosofi, ma questo è volutamente ignorato) che appaiono vivere in una torre d’avorio invece che nella realtà? c’è questa immagine malsana del pensatore che è un coglione nullafacente che pensa a stare seduto a pensare (come se questo di per sé poi non fosse azione) anziché “muovere il culo” sbattersi per “loro”. ora esco in strada e comincio a ansimare dietro i cani e ai gatti che incontro nella speranza di salvarli, poi vado davanti a un allevamento a urlare brutti assassini e poi vado in un laboratorio di ricerca, salgo prendo a schiaffi un vivisettore a caso, gli sputo in faccia e me ne torno a casa a mangiare un pò di seitan. così mi sentirò di aver fatto abbastanza per oggi. azione qui e ora. senza pensare, quello non serve.

  3. aldo sottofattori ha detto:

    Bella e ironica esposizione dell’animalista classico questa di Barbara 🙂 Vorrei solo dire questo. Premetto di possedere una visione ampiamente inquadrabile in quel grappolo di approcci che in modo approssimativo e con espressione non bella viene chiamato “antispecismo politico”.
    Tuttavia ho l’impressione che il “pathos” racchiuso in questo approccio si stia – come dire – un po’ chiudendo in se stesso anziche’ scaricarsi verso l’esterno. La figura del “nemico” è contenuta piu’ altrove che non nell’approccio critico. E questo è paradossale. Capisco che bisogna tenersi lontani dai casi illustrati da questo commento di Barbara e occorre sottolineare l’assurdita’ dei casi portati spesso ad esempio da Antonio. Ma L’antispecismo critico e’ fondamentalmente una teoria della guerra perche’ ogni liberazione prevede un nemico. Entro questa teoria ci sono i momenti dell’attacco, della ritirata, dell’armistizio e, all’occorrenza, della pacificazione. Insomma e’ una teoria che individua un nemico che deve essere combattuto. Evitando di credere che questo nemico abbia le sembianze umane, visto che e’ nella sostanza impersonale e si identifica in strutture, istituzioni, tradizioni, modi di produzione. Non so se Leonardo giochi a “spararla grossa”. Spero (e voglio credere) di no e in ogni caso il processo alle intenzioni non mi interessa molto. So invece che esprime una grave carenza di teoria necessaria perche’ se non si riesce a interpretare il mondo non lo si puo’ nemmeno cambiare. Pero’ una cosa e’ certa. Il mondo non lo si cambia (naturalmente per quanto e’ possibile con le forze che si hanno) nemmeno se dopo aver inquadrato il reale ci si arresta soddisfatti. Ultimamente ricevo l’impressione che “gli antispecismi politici” siano un po’ troppo sbilanciati sulla riflessione. Mi do anche una spiegazione. Siamo cosi’ pochi e la pertinacia dell’animalismo classico e’ cosi’ insistente nel confermare le sue assurde pretese che la “massa critica” necessaria per dare inizio a nuove prospettive stenta a formarsi 😦
    Approfitto per congratularmi per il livello del dibattito su qusto blog

  4. Riccardo ha detto:

    sto seguendo, molto approssimativamente devo dire, gli ultimi articoli, e i relativi commenti, e mi pare che tutto il dibattito si sia ridotto in “antispecismo politico vs antispecismo debole”. Ora, io non sostengo le idee di Maurizi (o quel che ne ho capito, cioè immagino molto poco), quindi mi rimane solo un’alternativa? cioè l’antispecismo debole? dunque dovrei definirmi un antispecista debole? In realtà concordo con alcuni o forse molti punti proposti da Caffo, ma Caffo è Caffo e io sono io. Caffo ha le sue idee, la sua visione del mondo e il suo concetto di antispecismo, e io ho le mie idee, la mia visione del mondo e il mio concetto di antispecismo, come forse credo dovrebbe essere così per tutti. Di solito non mi piace identificarmi completamente con le idee di qualcun altro (chiunque sia questo qualcun altro, si chiami pure Cristo), perchè allora significa che non sto pensando più conla mia testa, ma con la testa di un altro. Per quel che mi riguarda, posso sentirmi più vicino alle idee di Caffo, ma questo non significa che concordi con tutto ciò che dice o pensa Caffo. Posso allora anche condividere alcune critiche mosse a Caffo, come alcune cose dette da Serena qui, ma questo non significa che sia un antispecista politico. E se non sono un antispecista politico non significa neppure che sia un animalista lobotomizzato, come mi pare sembra credere Maurizi nell’articolo della guerra civile animalista, di cui tra l’altro condivido alcune critiche (meno i modi), anche se, appunto, mi sembrano vaghe e generalizzate. Forse allora un antispecista politico sarà sorpreso a sapere che un antispecista non-politico è finito a pranzare con un cacciatore e senza spaccargli una bottiglia di vino in testa… ebbene sì (e mi son dovuto pure vedere le foto sul cellulare dei suoi amati cani da caccia).

    • Badu ha detto:

      Riccardo io non credo che il punto sia questo. non credo che sia una contesa tra 2 posizioni. Queste riflessioni teoriche, ormai evidentemente antitetiche per ragioni oggettive, non nascono per prendere posizioni e formare schieramenti. Anzi! il punto è proprio questo. il movimento di liberazione dovrebbe seguire una linea teorica solida e ben strutturata che manca. Come dici tu, l’antispecismo debole è condivisibile in parte, e quello politico, per te ancora meno… qual’è allora la strada? è questo che ci dovremmo domandare tutti. Perchè vedi, io sono convinta che per essere forti e cambiare la società specista dovremmo avere appunto una linea comune, che di fatto manca, e non manca per personalismi o ego vari ma perchè le riflessioni proposte non hanno una condivisione collettiva. Proprio per questo si continua a ragionare! Queste teorie dovrebbero avere riscontro nella prassi e se la prassi non è efficace dobbiamo porci dei problemi!!!
      tu scrivi:
      Forse allora un antispecista politico sarà sorpreso a sapere che un antispecista non-politico è finito a pranzare con un cacciatore e senza spaccargli una bottiglia di vino in testa… ebbene sì (e mi son dovuto pure vedere le foto sul cellulare dei suoi amati cani da caccia).

      e perchè mai? ma se l’antispecista politico è proprio quello che ti dice che dobbiamo scendere in mezzo agli altri nella vita reale!! non diciamo affatto che gli antispecisti politici sono “violenti” necessariamente nei modi. quello che viene detto, anche in questo articolo, è che alla base del modo di concepire la realtà e gli altri ci si pone in antitesi binaria e che l’unico modo per risolvere questa antitesi è prevedere che l’altro cambi secondo il nostro approccio. Ovvero, tu come consideri il tuo amico cacciatore?

      Aldo, hai perfettamente ragione. in tutti i sensi! 😀

      • Badu ha detto:

        correggo: antispecisti deboli sono….

      • Riccardo ha detto:

        ciao Barbara, non vorrei essere stato frainteso (ho forse sono io che ho frainteso quello che hai scritto tu), ma sopra non ho voluto dire che il tutto si sia ridotto ad una schermaglia tra bambini come mi pare qualcuno vi ha accusato, volevo solo dire che tra le idee di Maurizi e le idee di Caffo ci sono molte sfumature, che non mi pare vengano ben considerate nel dibattito che si sta svolgendo qui. Leggendo l’articolo della guerra civile animalista di Maurizi, ad esempio, ho l’impressione che si creda che da una parte ci siano gli antispecisti politici, riflessivi, aperti con l’altro, attenti alle dinamiche sociali, ecc, dall’altra ci sia tutto il resto, una massa informe di animalisti misantropi, ottusi, intolleranti, insomma dei subumani davvero brutti, e questa netta separazione mi pare che emerge con chiarezza nella chiusura dell’articolo stesso: “Militanti antispecisti seri [leggi: “politici”] combattono ogni giorno non solo per gli animali (tutti, umani compresi) ma anche contro gli animalisti…”.

        > non diciamo affatto che gli antispecisti deboli sono “violenti” necessariamente nei modi

        Beh, secondo Maurizi io, in quanto antispecista non-politico, avrei dovuto nutrire un profondo odio per il cacciatore commensale (“per l’animalismo i nemici vengono identificati solo dal fatto di essere o non essere vegani/vegetariani”), come minimo una bottigliata in testa avrei dovuto dargliela, così, giusto per simpatia! 🙂

        > quello che viene detto, anche in questo articolo, è che alla base del modo di concepire la realtà e gli altri ci si pone in antitesi binaria

        ho capito, sarà forse così per Caffo, sarà così per molti animalisti, ma non per me, io non sono Caffo e non sono nemmeno gli altri animalisti, è questo che intendevo dire, non ci sono solo due opzioni, A e B, ma anche C, D, E…

        > tu come consideri il tuo amico cacciatore?

        Per come la vedo io, il cacciatore nello specifico di cui parlavo (ma molto probabilmente vale per molti cacciatori) proveniva da un ambiente rurale dove la caccia rappresenta una tradizione consolidata inculcata fin da bambino, mi pare evidente che una persona così è stata soggetta a un condizionamento psicologico e morale fortissimo, quale colpa può avere allora se per lui la caccia è un valore, un forte segno di virilità e tutto quello che rappresenta nella sua cultura? Questo per me è lo specismo e quelli i suoi effetti, e per me l’antispecismo significa lottare non contro il soggetto specista, ma contro la cultura specista. Che poi lo specismo sia parte di una più vasta ideologia di dominio mi pare anche chiaro, ma non per questo credo che ora dovrei iniziare a parlare di capitalismo, proprietà privata, gerarchie sociali, ecc.

        ciao,
        R

      • MM ha detto:

        Brevemente:

        “Militanti antispecisti seri [leggi: “politici”] combattono ogni giorno non solo per gli animali (tutti, umani compresi) ma anche contro gli animalisti…”.

        No l’aggiunta “politici” l’hai messa tu non era affato implicita in quel passo: io per altro non so cosa voglia dire “antispecista politico” ormai è diventata un’espressione diffamatoria usata a manetta da ALTRI, io non la uso mai. Gli “antispecisti seri” come si evince dal resto del testo di quell’articolo sono quelli che rifiutano l’identitarismo, il moralismo e la misantropia dell’animalismo e che quindi la combattono. Se lo fai anche tu, benissimo, sei uno di quelli.

        Poi: “animalista” e “animalismo” per come li uso io non sono né generalizzazioni né tantomeno pregiudizi, sono idealtipi:

        http://it.wikipedia.org/wiki/Idealtipo

        L’idealtipo è una costruzione concettuale che serve a illuminare determinati aspetti della realtà sociale. E’ implicito che gli individui non corrispondano perfettamente all’idealtipo.

        Per il resto, sì, ci sono mille sfumature. Ma non venire a dirlo a noi, dillo a chi continua ad etichettarci per evitare di rispondere nel merito alle obiezioni che gli vengono fatte 🙂

      • Badu ha detto:

        Riccardo, vedi che avendo prospettive diverse è proprio difficile capirsi. ad esempio sulla domanda del cacciatore…. benissimo che valuti le ragioni culturali, ma detto ciò, come risolveresti il problema del cacciatore?
        Quando io, ma anche Maurizi, ma chiunque faccia analisi, affermo qualcosa lo faccio per linee generali e di logica, non c’è mai pre-giudizio e non c’è mai nulla di personale. ovvio che ogni attivista prenderà ciò di cui ha bisogno e che corrisponde al suo personale pensiero. Tuttavia è un problema questo che andrebbe analizzato…. se ognuno fa come gli pare, ha le sue idee, dov’è il movimento!? questi sforzi teorici servono proprio a trovare una linea comune. Dunque io credo che anziché prendersela con Maurizi che, pensate voi, attacca chi lavora per la causa, senza domandarsi cosa stia dicendo, sarebbe ora di ragionare davvero. Se il sentire comune del movimento è “debole” prendiamone atto, peccato dico io, ma pazienza. Non è che uno passa la vita a struggersi perchè il Sig. Caffo è acclamato. Sarei davvero curiosa di sapere in quanti però hanno realmente letto il libro. Detto questo, davvero, sarebbe bello che qualcuno mi spiegasse come fare a controvertire le scienze umane e tutte le considerazioni contemporanee che abbiamo a disposizione. Mi piacerebbe anche che qualcuno mi dicesse che infatti anziché controvertire si sta ignorando totalmente questo problema, scavalcandolo. Dunque siamo davanti a un antispecismo che di fatto e in teoria non vuole cambiare radicalmente la società, non sogna una società liberata ma solo un luogo in cui, non sa come e perchè, finisca lo sfruttamento animale, e in cui gli individui, con tutte le loro particolarità, non si sa in nome di quale etica, smetteranno il sistematico e sistemico mortifero sfruttamento animale. Devo dire che raramente nella mia vita sono rimasta così sbigottita come in questi mesi.

  5. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Riccardo, allora sei un antispecista politico 😀 A parte gli scherzi, nemmeno a me piacciono le etichette, ma la tua descrizione di come vedi il cacciatore fa comprendere come tu sia molto più in sintonia con quella forma di pensiero che non con chi vede nel singolo l’origine di tutti i mali. E no, non è affatto vero che Maurizi e altri sostengano che tutti gli animalisti gli tirerebbero una bottigliata in testa, molti cercherebbero di “convertirlo” con le buone, ma siamo sempre lì, ad agire sul singolo e basta nella speranza che si illumini sulla via di Damasco. E poi, chi l’ha detto che l’antispecista “politico” parla solo di capitalismo e proprietà privata, intendendo dire con ciò che sia contro l’uno e contro l’altra per partito preso? Ad esempio, sarebbe un bel terreno vergine di indagine e dibattito il cercare di capire se e in che misura un regime di proprietà privata e libero mercato (molto diverso dall’attuale, che libero non è per nulla) sia o meno compatibile con l’assenza di sfruttamento e con l’instaurarsi di una società solidale. Maurizi avrà le sue idee in merito ma si possono discutere e confutare (Giovanna)

    • Riccardo ha detto:

      > No l’aggiunta “politici” l’hai messa tu non era affato implicita in quel passo

      ciao Marco, in quel passo mi riferivo a chi combatte “per gli animali (tutti, umani compresi)”, come contrapposizione, mi pareva di aver capito, a chi combatte per gli animali (soltanto per gli animali non umani), io essendo tra questi ultimi (pur non definendomi un antispecista debole) quindi ho dedotto che non sarei tra i “militanti antispecisti seri”, anche leggendo il resto dell’articolo, poi, dove critichi variamente un po’ tutte le posizioni, mi pareva di aver capito questo. Se non è così, allora ho frainteso io.

      > E’ implicito che gli individui non corrispondano perfettamente all’idealtipo.

      ok, ma a me non mi pare comunque corretto fare una separazione, da una parte gli antispecisti politici (e solo loro), dall’altra tutto il resto, questo volevo dire.

      > Tuttavia è un problema questo che andrebbe analizzato…. se ognuno fa come gli pare, ha le sue idee, dov’è il movimento!? questi sforzi teorici servono proprio a trovare una linea comune

      certo, ma neanche mi pare un bene ridurre il tutto in “A oppure B”, dove A = Caffo (versione riduzionistica) oppure A = massa animalista (versione generalizzata), e B = antispecismo politico. Comunque, come ho detto sopra, non sono qui a criticare che si faccia dibattito, anzi, se c’è un problema (e nell’animalismo attuale c’è un evidente problema) è bene parlarne, solo mi è sembrato che il dibattito sia impostato in termini poco realistici.

      > anziché prendersela con Maurizi che, pensate voi, attacca chi lavora per la causa, senza domandarsi cosa stia dicendo

      grazie per il voi maiestatis! 🙂 scherzi a parte, perchè dici queste cose a me? perchè mi hai subito catalogato in un ipotetico gruppo avversario? io semplicemente non sono d’accordo con il suo punto di vista, che poi assimilo in generale a chi sostiene l’approccio antispecista che va oltre la questione animale (e non c’è solo Maurizi). Al massimo posso dire che a volte i suoi modi di comunicare possono essere facilmente percepiti come un attacco, come l’articolo della guerra civile animalista. E’ davvero facile percepire una critica proposta in modo poco cauto come un attacco personale…

      > Riccardo, allora sei un antispecista politico

      ciao (Giovanna?), sì, in realtà è proprio così, solo credo che i tempi per un movimento di liberazione totale non siano ancora maturi e che, allo stato attuale, c’è ancora molto da lavorare per la condizione degli animali, per come la vedo io poi è inevitabile che i vari movimenti di giustizia sociale, umani e non umani, siano destinati a confluire insieme, mi pare evidente ad esempio che rispetto a solo dieci anni fa c’è una maggiore sensibilità sociale verso la sofferenza animale (poi deviata verso il protezionismo, ma questo è un altro discorso… e un altro grande problema, secondo me). Poi, il mio parere è che se si desidera costruire un movimento per la liberazione totale, questo non dovrebbe essere identificato con il movimento antispecista, che credo dovrebbe rimanere distinto, ma come un nuovo e più ampio movimento di integrazione delle varie lotte sociali. Questo credo risolverebbe anche ogni disputa interna all’antispecismo. Comunque, io non sono un pensatore di professione, sono solo un pensatore occasionale 😉

      R

      • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

        Sì, sono Giovanna e pure io sono una pensatrice occasionale 😉

  6. Stefania Barsi ha detto:

    i mio commento? Ah beh, ormai lo sanno pure i muri e lo confermo: QUI E ORA. Le modalità da seguire….? Ne cito una a caso: se al rodeo di Tolfa, invece di essere 60 persone fossimo stati 500, quell’abuso si fermava senza colpo ferire, quello come TANTI altri sparsi ovunque, c’è solo l’imbarazzo della scelta. A cosa serve? No di certo a cambiare il sistema sbagliato, di certo a dare un attimo di respiro…e non è cosa da sottovalutare…mentre aspettiamo le centinaia di anni che serviranno per la liberazione totale, umana e non. Le oasi mentre attraversi il deserto, serviranno pure a qualcosa…..Saluti

    • Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

      Stefania, non so se il tuo commento è una risposta al mio commento sul “qui e ora”. Se lo è, dico solo che non si tratta di “aspettare centinaia di anni” che accada qualcosa ma di iniziare a lavorare ANCHE a questo, in modo che sperabilmente accada prima di “centinaia di anni”. Saluti, Giovanna

      • Stefania Barsi ha detto:

        Si, era riferito al tuo commento “qui e ora” e ribadisco che lavorare ANCHE sull’obiettivo a lunga (o media poco conta) distanza, non esclude che si possa lavorare ANCHE nell’immediato. Io lavoro anche a quello che tu proponi, allo stesso tempo ti ho proposto una situazione immediata del “qui e ora” che necessita di partecipazione…che fate, venite?

    • Badu ha detto:

      sarei curiosa di sapere quanti di quelli che parlano del qui ed ora, e dunque dell’antispecismo “debole” erano presenti a Tolfa. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensano del PAE dei 100% e di tutto il resto. Sarei altresì curiosa di sapere anche in termini più teorici se condivido quell’azione specifica, e se si, come mai non c’erano. Dunque non vedo il senso di questo intervento e non capisco contro chi è indirizzato.

      • Stefania Barsi ha detto:

        Eccomi Badu, ho parlato, come sempre del resto, del “qui e ora” ed ero presente a Tolfa. Cosa ne penso del PAE, beh…se ne condivido le azioni è ovvio che ne penso bene. Penso soprattutto che chi mette in gioco molto del suo ha tutto la mia approvazione e chi non c’era non può capire cosa intendo. Ma è un pensiero molto complesso il mio e dovrei chiamare in causa i diretti interessati, dar modo anche a loro, in questo preciso contesto di esprimere la propria opinione, anche perché c’è molto dialogo nel gruppo che non esclude una critica costruttiva (cosa che viene fatta spesso) e possibilità di miglioramenti. Parlare in loro assenza, tutto sommato, nemmeno lo ritengo corretto. Dei 100%? Beh…diciamo che a loro non è vietato partecipare. Vero, ad una valutazione esterna alcuni loro atteggiamenti appaiono estremi, ma mai ci si parla, mai si arriva ad un accordo e anche in questo caso il discorso è complesso e articolato. I 100% NON sono una singola persona…Al resto non posso rispondere perché c’ero. P.S. il mio intervento non è un “contro” semmai è un pro, è un invito preciso.

  7. Parte in Causa - Associazione Radicale Antispecista ha detto:

    Io credo che, più che il “soltanto per loro”, in questo disinteresse verso lo sforzo intellettuale che a volte sfocia in aperto disprezzo conti il “qui e ora”. Altrimenti la tiritera del “piantatela di chiacchierare e passate all’azione” non avrebbe ragione di esistere, dato che l’unica risposta sensata sarebbe “quale azione, scusa?” Credo che, in fondo, la maggior parte degli animalisti e anche dei cosiddetti antispecisti deboli, anche se non ne sono pienamente coscienti, abbia come obiettivo dell’azione quello di salvare più animali possibile QUI e ORA, dove il “qui e ora” significa in questa società così com’è. Al massimo alcuni di loro sperano che la società prima o poi cambi da sola, magari per qualche miracoloso “effetto valanga” delle loro azioni singole moltiplicato grazie a qualche esternalità positiva. Premesso che attribuisco grandissimo valore all’azione volta a salvare anche una singola vita animale, e quindi che mai mi sognerei di criticarli per questo (e anch’io, nel mio piccolo, cerco di agire oer salvare singole vite), ritengo che molti animalisti dovrebbero riconoscere che in fondo, a loro, di cambiare davvero la società in senso antispecista poco importa. Non per cattiveria, ma perché non saprebbero come fare (d’altra parte non lo sa nessuno, ma se nessuno inizia a lavorarci non si saprà mai). Mentre l’azione volta a salvare vite dà la sensazione fallace di avanzare verso un qualche obiettivo “globale” e soprattutto, quando riesce, fornisce una gratificazione enormemente “saliente”, come direbbe Schelling (l’economista, non il filosofo). Il rinforzo positivo fornito dall’avere contribuito a salvare una, dieci, cento o mille vite singole di individui animali, la gratificazione di vederli o immaginarli liberi e felici e scampati a qualche fine orrenda (gratificazione che ovviamente comprendo e condivido) è una “trappola” fortissima per continuare nello stesso identico tipo di azione. Siamo cani di Pavlov anche noi (Giovanna)

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    […] Dopo aver scritto questo passo ho scoperto che Serena Contardi ha usato un’espressione analoga per descrivere lo stesso […]



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