E gli animali domestici?

Dal Breviario

Cosa ne pensate, da antispecisti, del problema degli animali domestici?

Per “animali domestici” si intendono sia i cosiddetti animali “da reddito” (mucche, maiali, pecore, galline ecc.) che quelli “da compagnia” (cani, gatti, criceti e, oggi, anche serpenti e altre specie esotiche). I primi sono chiaramente l’esito di una volontà di dominio da parte dell’uomo e fanno parte del sistema di sfruttamento integrale che combattiamo. I secondi sono vittime “privilegiate” di questo sistema: infatti le condizioni in cui vivono sono senz’altro migliori di quelle delle altre specie anche se la loro vita è comunque regolata sulle nostre esigenze, sui nostri ritmi, sui nostri spazi, cioè non è affatto “libera”.
Da questo punto di vista pongono un problema importante perché, se pensiamo ad es. al cane, esso si è di fatto co-evoluto insieme a noi e dunque il rapporto psicologico ed emotivo che abbiamo con lui è sicuramente unico (e funziona probabilmente, anche ma non solo, da “valvola di sfogo” controllata per tutti i rapporti che invece ci precludiamo con gli altri animali). Non dimentichiamo che la co-evoluzione tra cani e esseri umani è anche cognitiva. I cani, infatti, hanno sviluppato strutture cognitive mediante le quali sono in grado di comprendere le creature umane. È allora ovvio che in questo caso l’empatia – il “contagio emotivo” – funziona in modo del tutto particolare (pensiamo a In morte di un cane di Jean Grenier). Dal momento che vivere in armonia con gli altri, agire in modo coordinato e prendersi cura di chi ha bisogno non sono caratteristiche esclusive delle creature umane, condividere la vita può diventare un arricchimento reciproco. L’empatia in questo caso potrebbe aiutarci a capire come mai ci preoccupiamo sia per nostri simili sia per gli altri animali e come mai amiamo condividere con loro casa, vita ecc. E non è un caso che alle volte il rapporto con gli animali “da compagnia” possa aprire la strada ad una maggiore consapevolezza del rapporto con gli altri animali. Ma non è sempre così e il motivo è che questo rapporto è comunque distorto alla radice dall’antropocentrismo e dallo specismo della società in cui viviamo.
Il problema è che anche l’empatia e l’amicizia tra specie non possano essere vissute in modo libero, neanche quando si hanno le migliori intenzioni di farlo. Con l’animale da compagnia è necessario avere un rapporto gerarchico: siamo noi a decidere quando può uscire, devo portarlo al guinzaglio, siamo noi che ci facciamo rappresentanti presso di lui delle regole che irreggimentano la sua vita, decise unilateralmente da umani. Non possiamo, in questa società toglierci da questo imbarazzo nel rapporto con loro.
In secondo luogo, non dobbiamo dimenticare che questi animali sono anche “carnefici” involontari e partecipano, attraverso noi, dello sfruttamento degli altri animali (anch’essi fanno parte della catena alimentare che tortura e uccide ogni anno miliardi di altri animali non-umani). Non è un caso che gli animali con cui l’uomo ha stretto questa sorta di “amicizia forzata” (cani e gatti) siano carnivori; è una specie di “patto” fra predatori. Bisogna pensare che i cani erano usati per difendere i greggi, per cacciare, così come oggi li usiamo per compiere indagini “poliziesche” etc.; i gatti  per uccidere topi, insetti e forse altro (nel bel volume di Elisabetta Fiorani, Selvaggio e Domestico, si mostra come l’addomesticamento sia una tappa nel dominio).
Il problema va quindi visto sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo la presenza degli animali da compagnia nelle nostre case è una necessità cui dobbiamo far fronte per tutelarli di fronte al mondo umano ostile: in una società in cui non c’è spazio per una vita libera dei non-umani perché verrebbero detenuti, torturati o uccisi o comunque non troverebbero cibo, addomesticarli e tenerli con noi è un male minore. Nel lungo periodo, tuttavia, il fine della nostra azione dovrebbe essere quella di edificare un mondo in cui sia possibile l’incontro libero tra individualità autonome e dunque in cui non ci siano più animali domestici. E questo sarà possibile solo una volta che le gerarchie di potere infra ed extraumane siano state abolite.

Michael Tomasello, Le Origini Culturali della Cognizione Umana, trad. it. di M. Ricucci, Il Mulino, Bologna 2003; Elisabetta Fiorani, Selvaggio e Domestico, Franco Muzzio Editore, Padova 1993; Jean Grenier, In morte di un cane, trad. it. di C. Pastura, Mesogea, Messina 2011; Konrad Lorenz,
E l’uomo incontrò il cane, trad. it. di Amina Pandolfi, Adelphi, Milano 1983.

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Comments
6 Responses to “E gli animali domestici?”
  1. Rita ha detto:

    Argomento interessantissimo questo, che mi tocca da vicino, vivendo con un cane e diversi gatti (tutti trovatelli salvati dalla strada, trovati investiti, ammalati e curati… e poi, vivendo in città, non me la sono sentita di rimetterli per strada, in mezzo al traffico, alle auto…).

    Anche io credo che il fine ultimo debba essere quella della liberazione di tutti gli animali e per arrivare a questo bisognerà combattere il primo luogo il commercio di cuccioli e poi il deprecabile fenomeno dell’abbandono che è causa diretta del randagismo.

    Per quanto riguarda il rapporto che ho con il cane, Marty, mi sa che è lui che ha impostato la mia vita secondo i suoi orari e le sue esigenze: praticamente sono un burattino nelle sue mani… ops, zampette. 😀

    Scherzi a parte, sono d’accordo con questa riflessione: “Nel lungo periodo, tuttavia, il fine della nostra azione dovrebbe essere quella di edificare un mondo in cui sia possibile l’incontro libero tra individualità autonome e dunque in cui non ci siano più animali domestici. E questo sarà possibile solo una volta che le gerarchie di potere infra ed extraumane siano state abolite.”.

  2. pasquale75321 ha detto:

    …per non parlar della castrazione, ipocritamente ‘sterilizzazione’
    Nei confronti degli animali ci troviamo sempre spiazzati, anche quando li trattiamo bene.
    E “Cuore di cane” di Bulgakov?

    • marcomaurizi74 ha detto:

      già è vero! va messo in bibliografia 🙂

    • Sono entrato da poco, ansi, ora in questo blog, sito, coso….vabbè. Ed ho letto con interesse “Animali domestici” e commenti… Devo ovviamente studiare più approfonditamente il senso di “antispecista” per una comprenzione più generale. Ma come appassionato di antropologia ho trovato l’articolo molto interessante. La caratterizzazione dei nostri rapporti con gli animali domestici va sicuramente studiata e perché no, rivista. condivido anche le considerazioni brevi che definiscono ipocritamente la “sterilizzazione degli animali domestici al fine di dominare i loro impulsi naturali.

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  1. […] pensano gli antispecisti degli animali “da affezione”, inoltre, vi inviterei a leggere questo scritto. Credo possa bastare a mettere in luce tutta l’assurdità di certe critiche mosse in cattiva […]

  2. […] altro deprimente articolo da regalo. A dire la verità, una antispecista considera la stessa domesticazione una violenza nei loro confronti e si augura, in una futura società aspecista, non esistano più […]



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