Moda, calcio e sangue

di Rita Ciatti

“In occasione degli Europei si torna a parlare delle donne dei calciatori. Ricche, belle e amanti della moda sono diventate le protagoniste sugli spalti grazie a look copiatissimi dalle fan. Gli stilisti si sfregano le mani: queste tre settimane di partite possono cambiare le sorti del mercato del fashion. Grazie a nomi come Shakira e Irina Shayk.

Belle, ricche e influenti. Non stiamo parlando di capitane d’industria o presidentesse ma delle WAGS le temibili donne dei calciatori. Alla vigilia degli Europei si torna a parlare di loro sui principali media mentre i patron dei grandi marchi di moda si sfregano le mani. Già perché queste tre settimane di partite possono drasticamente cambiare le sorti dei grandi stilisti.” (D.Repubblica.it)

Moda e Sangue: sembra quasi un binomio inscindibile.

Non esiste infatti, ad eccezione di pochissimi marchi, moda che non sia insanguinata. Non c’è animale che non sfugga alla morsa di questo business. Borsette e scarpe di rettile, pellicce di volpe, cincillà, astrakan  (quest’ultime, tanto per far capire di cosa stiamo parlando e di quanta crudeltà si nasconda dietro determinati imperativi e status symbol lanciati dal mondo della moda, sono pellicce “realizzate” con feti di pecora Karakul – una pecora nera originaria dell’Asia centrale – uccisi 15-30 giorni prima della nascita naturale), camicette in seta, maglie di lana: sulle passerelle di tutto il mondo, modelle dall’eterea bellezza, con passo felpato ed elegante, ignare della lunga scia di sangue che si trascinano dietro,  indossano abiti  ed accessori costosissimi ed inducono migliaia di donne a desiderare e a comprare. Dietro le quinte di questo mondo apparentemente dorato e scintillante non c’è “creazione” – per quanto originale ed eccentrica – che non sia offuscata dall’orrore. La logica del profitto – e quello della moda è un business assai florido – calpesta, come sempre, ogni principio etico.

Anche il mondo del calcio, così come quello della moda, nasconde una realtà dietro le quinte ben diversa da quella che traspare all’esterno: la sua patina dorata fa sempre più fatica a contenere il puzzo del marcio che trapela dal suo interno: corruzione, partite truccate, scommesse clandestine, sono tanti gli scandali che da sempre accompagnano lo sport più amato e praticato al mondo. Un altro elemento di contiguità tra questi due mondi è quello spesso evidenziato dalle cronache rosa: giocatori talentuosi che guadagnano milioni di euro all’anno si accompagnano sovente a modelle bellissime. L’accoppiata giocatore-velina o giocatore-modella è qualcosa di più di un luogo comune.

Oggi il business della moda e quello del calcio potranno vantare un altro elemento in comune: tonnellate di sangue di esseri senzienti versate in loro nome.

In occasione della fase finale degli Europei di Calcio –  che si terranno in Polonia ed Ucraina dall’8 giugno all’1 luglio 2012 – le autorità ucraine hanno messo in atto una facile e sbrigativa “soluzione” per “ripulire” le strade (i termini “soluzione” e “pulizia” non sono scelti a caso) dai cani randagi che vi circolavano: quella dello sterminio sistematico. Decine di migliaia di cani – cuccioli, cagne gravide, adulti – sono stati catturati ed uccisi nella maniera più atroce: avvelenati, presi a bastonate, con armi da fuoco, addirittura bruciati vivi. A nulla sono valsi gli appelli di animalisti, politici, autorità di vari paesi.

Riusciranno i canti e l’esultanza dei tifosi, i fischi degli arbitri, i tonfi della palla che entra in rete a coprire le urla di migliaia di cani uccisi? Riuscirà il verde dell’erba del campo da gioco a coprire il lago di sangue che è stato versato?

Si può morire per gioco? Si può morire per UN gioco? Questo è quel che è successo in Ucraina. Chi glielo spiega adesso a quei cuccioli che sono stati salvati da alcuni volontari e che hanno visto uccidere la loro madre davanti ai loro occhi increduli, che la vita di un essere senziente vale meno di quella di un gioco? Fatelo voi, nel mio vocabolario non esistono parole che possano giustificare questo ignobile massacro.

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Comments
3 Responses to “Moda, calcio e sangue”
  1. buridana ha detto:

    Bravissima, Rita.
    Sì, la moda — come la gastronomia — è fatta di carne e sangue. E se il sangue è quello dei milioni di animali torturati e uccisi per soddisfare una vanità che non esisterebbe se le donne fossero consapevoli di sé e del loro autentico ruolo, la carne è quella delle bellezze che sfilano in passerella, posano per riviste e calendari o si affaccendano dietro ai fornelli sul piccolo schermo: pezzi di carne anch’esse, da macinare per il piacere altrui e da buttare appena si profila all’orizzonte qualcosa di più fresco — di più “appetibile”, appunto.
    Come sempre, il trucco sta nel tenere le persone all’oscuro di quello che realmente si agita dietro il mondo luccicante della moda e dell’entertainement. Come sempre, ci vuole una banda di puri folli, oh felici pochi, per strappare il velo 😉

    • ritaciatti ha detto:

      Grazie! 🙂
      C’è stato un tempo – ma molto tempo fa – in cui anche io ero attratta dalle vetrine scintillanti dei nomi della moda. Poi ho saputo cosa vi si nascondeva dietro. Oggi, quando mi capita di passare in qualche via del centro famosa per le sue “vetrine alla moda” volgo lo sguardo altrove, disgustata.
      In quanto al calcio, non mi è mai piaciuto, ma da oggi avrò un modo in più per starne lontana.
      Eh già, solo ai folli è concesso di dire la verità. 😉

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