Ancora sulla sperimentazione animale: intervista al Prof. Bruno Fedi

di Rita Ciatti

Il 28 aprile 2012 alcuni attivisti riescono a scavalcare i cancelli di Green Hill – l’allevamento di cani beagles destinati ai laboratori per la sperimentazione animale – e a liberare qualche decina di cuccioli. Le immagini fanno il giro della rete, vengono diffuse su tutti i media, compresi i tg e quotidiani nazionali e sollevano un’ondata di protesta che in breve scatena uno dei più accesi dibattiti che si sia mai avuto nel nostro paese sulla legittimità o meno dell’uso degli animali nei laboratori.
Quando si ha a che fare con la vita di esseri senzienti – tali sono gli animali non umani su cui si effettuano esperimenti di ogni tipo – e quando scrivo “senzienti” intendo proprio in grado di percepire, soffrire, intendere, volere, desiderare – il dilemma dovrebbe essere essenzialmente di tipo etico, ma di fatto i sostenitori della sperimentazione animale riconducono tutte le loro motivazioni ad una presunta necessaria utilità del “modello” animale per fini medico-scientifici. Così recentemente su ben due riviste nazionali – Panorama e L’espresso – sono usciti articoli in cui si dà voce – una voce però che rimane essenzialmente di parte – a coloro che, medici, farmacologi e ricercatori, sostengono l’utilità dell’uso degli animali nei laboratori. Ora, esaminando questi articoli sotto il profilo linguistico e semantico, quel che intanto salta immediatamente agli occhi è l’uso strumentale dello strategemma retorico per cui con il “sacrificio” di “alcuni” animali, si potranno salvare “molte” vite umane (il primo articolo di Panorama, di Barbara Gallavotti si intitola proprio “O la cavia, o la vita“, mentre quello dell’Espresso, a firma Ignazio Marino, recita “Diciamo grazie a un babbuino“); intanto già il termine “sacrificio”, evocando un che di sacro e riecheggiando i motivi delle culture primitive volti ad ottenere i favori delle divinità mira a depotenziare la reale condizione di abuso e sfruttamento di migliaia di esseri senzienti, in secondo luogo il numero effettivo degli animali uccisi e costretti a patire le sofferenze più indicibili in nome della scienza è sempre minimizzato.
Ma, anche volendo tralasciare simili considerazioni, quel che trovo di estremamente fuorviante negli articoli suddetti è l’aver dato voce soltanto a ricercatori direttamente implicati nella sperimentazione animale (Panorama interroga ad esempio Silvio Garattini, direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri) e l’aver messo in rilievo la presunta utilità degli esperimenti sugli animali, tacendone invece i danni ed escludendo totalmente qualsiasi altra considerazione di natura etica. La domanda vera di un paese civile che si dichiara rispettoso della vita altrui non dovrebbe essere infatti se sia giusto o meno uccidere migliaia di esseri senzienti per salvare vite umane, ma se, visto il progresso raggiunto, anche sotto il profilo etico, sia possibile percorrere altre strade, soprattutto considerati i sempre maggiori traguardi raggiunti nella ricerca alternativa ai “modelli” animali.
Asinus Novus ha quindi il piacere di rivolgere qualche domanda al Prof. Bruno Fedi, tra i soci fondatori dal Movimento Antispecista, membro del direttivo dall’anno della fondazione (2001) e co-autore del “Manifesto per un’etica interspecifica”, ma anche, soprattutto un valido esponente della comunità medico-scientifica che da oltre quarant’anni si batte per dimostrare non solo l’infondantezza della presunta utilità della sperimentazione animale, ma persino quanto essa possa essere in realtà fuorviante; laureato in medicina e chirurgia, specialista in urologia, anatomia patologica, ginecologia, cancerologia, citolgia, flebologia, bioetica;  docente di urologia presso l’Università La Sapienza di Roma, già Primario di anatomia patologica a Terni, ha pubblicato oltre 100 lavori scientifici e diversi libri di ecologia e bioetica a carattere divulgativo, tra i quali “L’evoluzione distruttrice” (ATRA,1992), e “Uccidere per avere” (ATRA, 1994).

– Professore, dopo il caso Green Hill che ha posto all’attenzione pubblica la spinosa questione della sperimentazione animale, sono usciti diversi articoli in cui ricercatori, anche piuttosto noti, hanno espresso parere favorevole all’utilizzo di animali nei laboratori perché, a loro dire, si renderebbe necessario per trovare e sperimentare nuovi farmaci e progredire nella ricerca; cos’ha da dire Lei in proposito? L’uccisione di migliaia di esseri senzienti – oltre ad essere inaccettabile sotto il profilo etico – è davvero utile, tenendo conto anche della diversa fisiologia tra animale umano ed animale non umano?

Prof. Fedi – la sperimentazione su animali fornisce dati che non sono trasferibili all’uomo perché, nell’uomo, la genetica è diversa. Conseguentemente sono diversi, metabolismo, risposte immunitarie, ecc. ecc.. Tutto è diverso. Soprattutto il metabolismo e le risposte immunitarie. Casualmente, può avvenire che le risposte siano simili (cioè simili dal punto di vista qualitativo) ma, in questo caso, sono diverse dal punto di vista quantitativo (cioè, le dosi efficaci, le dosi tossiche, le dosi mortali sono diverse). Per conoscere le dosi giuste sull’uomo bisogna sempre, obbligatoriamente, ripetere l’esperimento sull’uomo. Allora, a cosa è servito quello sull’animale? E’ stato inutile, se non fuorviante. Per questa ragione, le dosi dei farmaci, nei bambini, nei vecchi, nelle donne, sono spesso sbagliati. Non sono stati sperimentati su di loro. Solo dopo lunga sperimentazione, sui pazienti stessi che comprano i farmaci, si capiscono quali siano le dosi giuste. La controprova di quanto affermato sta nell’enorme numero di effetti indesiderati, sull’uomo, che non si erano visti, negli animali. Le statistiche  “Usa” riportano 100.000 casi di morte ogni anno, per effetti indesiderati. E’ accettabile tutto questo? Nel secondo articolo di Panorama si dichiara che il disastro del Talidomide avvenne perché non era stata fatta la sperimentazione su animali. Falso. Fu fatta e non si ebbero risultati che facessero prevedere effetti malformativi. Dopo le prime osservazioni sull’uomo, la sperimentazione fu ripetuta, su altre specie, ma non si ebbero effetti malformativi. L’unico animale, in cui ci sono tali effetti, è l’uomo ed anche un ceppo di conigli, non comuni. Per avere una risposta attendibile, su animali, si dovrebbe sperimentare su tutte le specie esistenti! Nell’articolo, si dice anche, che il topo è geneticamente uguale all’uomo, per l’85 per 100. E’ una differenza che sembra trascurabile solo a chi ha una mentalità antiscientifica. La differenza di un solo aminoacido, nel cromosoma 6, determina la comparsa dell’anemia drepanocitica!  Non si può scrivere un articolo scientifico, scrivendo simili falsità. L’articolo e le opinioni basate su falsità, sono antiscientifici.

– Sappiamo che molti farmaci che sono stati previamente testati sugli animali, dando un certo tipo di risultati,  hanno poi causato notevoli danni all’uomo, spesso provocandone la morte; crede che vi sia un occultamento della verità teso a minimizzare l’inaffidabilità del “modello” animale?

Prof. Fedi – Penso sia un occultamento deliberato della verità. Le industrie, hanno ottenuto, nel corso degli anni, una legislazione favorevole, rispettando la quale, esse sono deresponsabilizzate da errori commessi, dal punto di vista economico e penale. Non pagano, per errori commessi, in buona o mala fede. Nessuno ha pagato, per il disastro del Talidomide. Sarebbe già sufficiente, ma non basta. I risultati su animali sono facilmente falsificabili, manipolabili: si può far dire loro tutto ciò che si desidera. Dunque, è facile manipolare qualcosa e chiedere fondi statali, europei, o anche ai privati cittadini, fingendo di aver ottenuto risultati “promettenti” nelle sperimentazioni su animali. In breve: si fa leva sul timore di malattie terribili; sulla speranza di aver trovato il rimedio e sull’ignoranza della verità scientifica dei parlamentari e dei cittadini. Il numero di errori e di imbrogli deliberati di ricercatori, riportato nella letteratura è impressionante, ma queste cose non vengono mai a conoscenza dei cittadini. L’imbroglio più semplice che si può fare, è tacere i risultati sfavorevoli. Controprova di quanto detto, è il fatto che molte industrie provano, in modo semisegreto, i loro farmaci, su cavie umane, pagate profumatamente, nei paesi dove questo è consentito.

– Esistono oggi metodi alternativi ugualmente affidabili cui ricorrere? Quali sono? E perché la scienza ufficiale non vi investe adeguatamente?

Prof. Fedi – La base teorica della critica alla sperimentazione su animali è che nessun specie ha lo stesso corredo genetico dell’uomo: conseguentemente, le risposte sono diverse fra uomo ed altri animali. E’ chiaro che, per sapere la risposta giusta, bisogna ripetere gli esperimenti, appunto, sull’uomo. Dunque: quali metodi sono affidabili? Quelli con animali con genetica umana, cioè uomini. Ma questo è inaccettabile; allora, l’alternativa è usare colture di cellule umane, di cui abbiamo enormi quantità, finora, sprecate. Basti pensare a tutti i cordoni ombelicali che, fino a pochi anni fa, venivano gettati via. Altre alternative sono: le simulazioni al computer (20 anni fa, scrissi, sull’Espresso, un articolo: “Il Computer Li Salverà”); inoltre, tutte le ricerche cliniche (tutte sprecate!), specialmente quelle statistiche ed anatomopatologiche. Ci sono tumori (il Burkit, per esempio!), in cui la statistica è stata fondamentale. Concludendo: perché si difende disperatamente la ricerca su animali, chiaramente crudele? Perché è obbligatoria per legge: dunque rispettando la normativa, si evitano le conseguenze penali. Si è deresponsabilizzati, cosa che non avviene in nessun altro campo. Poi, perché queste ricerche servono alla falsificazione scientifica e, conseguentemente, a raccogliere enormi somme di denaro pubblico e privato, con la semplice dichiarazione di aver già ottenuto risultati promettenti. La terza ragione è che, con questo sistema, si escludono dal mercato le piccole e medie industrie, cioè Asia ed Africa. Una cosetta da nulla!

Asinus Novus ringrazia il Prof. Fedi per la sua disponibilità e per aver fatto un po’ di luce sull’oscuro business della sperimentazione animale.
Vorrei inoltre aggiungere che inchinarci ad una scienza priva di etica, quasi fosse un dogma fideistico, oltre a togliere dignità a miliardi di animali non umani, la toglie anche all’umano stesso.

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Comments
4 Responses to “Ancora sulla sperimentazione animale: intervista al Prof. Bruno Fedi”
  1. stopthatrain ha detto:

    La panzana che il Talidomide non sarebbe stato adeguatamente sperimentato su animali e per questo avrebbe creato i disastri che sappiamo, viene detta anche in Uomini e Topi, la puntata di Report sulla vivisezione. Anche là viene smentita, dati alla mano. Ma allora io non capisco, è tale il disprezzo di questi illustri scienziati per il volgo, da pensare che si possa dargli in pasto qualunque idiozia per tenerlo a bada, o piuttosto quello loro è, se non tutto almeno in gran parte, davvero un enorme bluff? Perché altrimenti tirare in ballo argomenti così deboli, in un articolo di giornale in cui basterebbero pochi colpi, ad effetto e ben assestati? Davvero non riesco a spiegarmelo.

    • ritaciatti ha detto:

      Ciao Leonora,
      penso che si confidi molto sull’ignoranza dei cittadini. Chi legge un articolo su Panorama o altre riviste simili, a tiratura nazionale, lo considera autorevole e quindi non va a cercare informazioni più dettagliate su quanto si afferma.
      Considera che dopo il primo articolo pubblicato su Panorama si è aperto un dibattito; per tutta risposta, Panorama cosa fa? Decide di pubblicare un secondo articolo per far chiarezza in cui però intervista e dà voce solo a chi nella sperimentazione animale è direttamente implicato. Come andare a chiedere ad un cacciatore cosa pensa della caccia, no? Può dirsi informazione questa?
      Tu pensa anche a quante scempiaggini vengano dette sulla carne e sul latte, che farebbero bene, che sarebbero necessari per la crescita ecc., e come la gente in effetti prenda per oro colato tutto ciò.

  2. Volpina ha detto:

    CAvoli Rita… meno male che c’è qualcuno che fa un po’ di chiarezza… ma io mi chiedo come cazzo sia possibile che ancora nel 2012 si facciano gli esperimenti sugli animali… non riesco proprio a concepirlo un perchè. E’ semplicemente ASSURDO.

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